Il vaticinio della ninfa Porrina sulla venuta di Rita da Cascia.
Una profezia sulla cui autenticità si possono nutrire molti dubbi, ma che dimostra comunque la suggestione esercitata dalle sibille pagane sull’immaginario cattolico, è quella che una gentile tradizione umbra indica come precognizione pagana della nascita di Rita da Cascia, mistica e taumaturga tra le più venerate della cristianità. E la profezia
della sibilla Porrina, vissuta in un mitologico passato nella valle di Roccaporena, dove nacque sul finire del secolo XIV Rita Lotti, destinata a divenire la “santa degli impossibili” per gli straordinari miracoli che le vengono ancora oggi attribuiti, soprattutto in fatto di guarigioni.
Aleggia tuttora sulla valle in cui nacque santa Rita una sorta di indefinibile incantesimo, che una toponomastica inquietante rende ancora più misterioso. Vi si accede da due gole dette Passo Inferno e Passo Male. Sovrasta il minuscolo abitato di Roccaporena, in corrispondenza di quello ch’era l’orto miracoloso di Rita, dove fiorirono fichi e rose in pieno inverno, una maestosa caverna detta Grotta Nera, nella quale i devoti oggi vanno a chiedere grazie. La fronteggia sul versante contiguo la Grotta d’Oro, che si diceva fosse stata dimora della ninfa Porrina, una indovina esule in Umbria dall’Arcadia, donde era fuggita con la sorella Carmenta, anche lei dotata di poteri mantici, e con il figlio di quest’ultima Evandro, sovrano scacciato dal suo regno di lirici pastori.
Entrambe si erano cercate in Italia un sito adeguato al mistero che l’esercizio dell’arte profetica richiedeva: Carmenta si era insediata con il figlio sul monte Palatino, l’altra nella valle in cui sarebbe venuta al mondo qualche millennio dopo santa Rita.
A Porrina la voce popolare attribuiva una profezia, di cui però venne trascritto il testo soltanto negli anni Trenta di questo nostro secolo dallo storico casciano Adolfo Morini, che asserì di averlo letto su di un manoscritto in possesso di un vecchio contadino, il quale però non volle affidarglielo, consentendogli semplicemente di ricopiarlo a mano.
«Questa è la terra sacra indicatami dal mio dio», diceva la sibilla, e ne anticipava i futuri splendori «fino alle più lontane generazioni». Veniva poi la profezia vera e propria: «Correranno venti centinaia di anni dopo di me, e da queste balze rocciose luminerà una luce divina, ignota al mondo, cui curveranno il capo financo le fiere del bosco: e sarà la seconda. Appresso altre cinque, da queste pareti granitiche verrà alla luce una pietra preziosa, la margarita, che brillerà dopo altre cinque ancora. E sarà la più grande, e supererà le terre e i mari, perocché l’umiltà vincerà la vanità. Qui ancora accorreranno le genti tratte da ogni luogo a osannare il Dio eterno, e questa angusta e misera valle avrà nome eterno nel mondo».
Il senso del messaggio parrebbe corrispondere all’intenzione di stabilire una continuità tra il retaggio sacromagico del primordiale paganesimo italico, agli albori mitici della civiltà romana, e la nuova grande tradizione cristiana, nella quale Rita è coinvolta insieme ad altre «luci divine». Di tali presenze luminose l’Umbria è prodiga, ma tra tutte la margarita è la più splendente, dice la sibilla, ed è destinata a varcare con la sua fama mari e monti, richiamando pellegrini da ogni angolo di mondo.
Non si può essere certi dell’autenticità del manoscritto cui fa riferimento il Morini, ma è significativo che ne valuti la data intorno alla prima metà del Seicento (agli anni, cioè, del processo di beatificazione, che rappresentò di fatto il riconoscimento del culto ritiano, già popolare) per la qualità della carta, il carattere grafico e lo stile «ampolloso, eccessivamente prolisso
La mancanza del documento, andato smarrito dopo la morte del contadino, sempre che sia esistito, autorizza il sospetto che la “scoperta” potesse rientrare nella politica culturale del regime fascista, tendente a imporre ascendenze latine alle grandi tradizioni popolari. Ricercando anche parentele o filiazioni dirette, laddove possibile, tra i grandi santi cattolici e le deità romane
Scrisse d’altronde il Morini che il vecchio contadino aveva trovato il testo della profezia tra le carte ingiallite di un gentiluomo morto cinquant’anni prima. Il che sa di romanzo popolare, ingenuamente interpretato da perfetti archetipi — come il villano e il signore — di quell’Italia rurale e aristocratica che la retorica dell’epoca prediligeva. Giustificano ulteriormente ogni dubbio l’anno della pubblicazione (1933) e il carattere della rivista «Latina Gens», cui venne affidato lo scoop. Ma questo non toglie nulla all’effettivo spessore di quella devozione popolare che il vaticinio, tanto più se falso, esprimeva. Semmai dimostra il protrarsi in età moderna di quello che nell’antichità è stato un atteggiamento ricorrente del potere politico nei confronti dell’arte divinatoria: strumentalizzarne i responsi, o inventarli del tutto, a supporto dei propri disegni.
sabato 14 novembre 2009
tela vuota
significa nessun colore,
nessun disturbo,
e così allude efficacemente
alla nullità del luogo di raffigurazione.
Il foglio bianco
è la trapassabilità pura,
la pura assenza
e la pura potenzialità.
papa Meilland
Papa Meilland ® Var. Meicesar
Colore Rosso scuro vellutato
Colore Rosso scuro vellutato
Profumo Molto
Altezza 80-90 cm
Diametro Fiore 13 cm
Numero Petali 35-45
Portamento Grandi fiori
aspettative
Vorrei veder accadere cose nella mia vita.
- si lamenta Hubne Luserna .
So che niente è come sembra,
ma non riesco a trovarne una prova.
pescecane cavaliere
Vi narrerò l'istoria commovente
del pescecane ch'era un cavaliere,
pur mangiandosi un uomo come niente
a pranzo, a cena, oppure a colazion.
a pranzo, a cena, oppure a colazion.
Borghesi o militari, belli o brutti,
preti oppur laici, nobili o plebei,
gente per bene, oppure farabutti,
in un boccone li mandava giù.
Ma incontrando una donna od un bambino
era tutto riguardi e cortesie,
e sorridendo, con un bell'inchino,
per i fatti lor li lasciava andar.
Caduta un giorno in mare, una signora
si dibatteva disperatamente;
già si vedeva all'ultim'ora...
ma capitò lo squalo cavalier,
E disse: - Non temete, o bella dama, -
offrendole il suo braccio, ossia la pinna:
solo di carne maschia sento brama,
ma le donne e i fanciulli lascio andar.
Io non sono uno squalo mascalzone,
e conosco e rispetto il galateo,
e so come si trattan le persone
a seconda del sesso e dell'età.
Ammirati da tanta cortesia
tutti a bordo batterono le mani;
e il capitano, prima d'andar via,
ordinava una salva coi cannon.
E, messo intanto un picciol schifo in mare,
con quattro marinari e col nostromo
vi scendeva egli stesso a ripescare
la bella dama su dall'ocean.
Ma proprio in quel momento il pesce immane
si ricordò chi era, e con la coda
rovesciato lo schifo,(senza pane
e crudi) tutti i maschi trangugiò.
Ed è questa l'istoria commovente
del pescecane che era un cavaliere
ma si mangiava un uomo come niente
a pranzo, a cena, oppure a colazion.
venerdì 13 novembre 2009
nerworking,la rete come arte
Il primo tentativo di ricostruzione della storia del networking artistico in Italia. Un'analisi sull'uso creativo e condiviso delle tecnologie, dal video al computer e sulla formazione di una comunità hacker italiana. Una riflessione sul ruolo dell'artista che si fa networker, ricollegandosi alle neoavanguardie degli anni Sessanta
Scritto da Tatiana Bazzichelli. Prefazione di Derrick de Kerckhove. Postfazione ed editing di Simonetta Fadda (Costa & Nolan, Milano,
Scritto da Tatiana Bazzichelli. Prefazione di Derrick de Kerckhove. Postfazione ed editing di Simonetta Fadda (Costa & Nolan, Milano,
Fare network significa creare reti di relazione, per la condivisione di esperienze e idee in vista di una comunicazione e di una sperimentazione artistica in cui emittente e destinatario, artista e pubblico, agiscono sullo stesso piano.
In Italia, grazie all'uso alternativo della rete Internet, nel corso di venti anni di sperimentazione si è formato un vasto network nazionale di persone che condividono obiettivi politici, culturali e artistici. Attivi in ambienti underground, questi progetti utilizzano media diversi (computer, video, televisione, radio, riviste) e si occupano di sperimentazione tecnologica, ovvero di hacktivism, secondo la terminologia in uso in Italia dove la componente politica è centrale.
Il network italiano propone infatti una forma di informazione critica, diffusa attraverso progetti indipendenti e collettivi in cui l'idea della libertà di espressione è centrale. Allo stesso tempo, costruisce una riflessione sul nuovo ruolo dell'artista e autore che si fa networker, operatore di reti collettive, ricollegandosi alle pratiche artistiche delle Neoavanguardie degli anni Sessanta (prima fra tutte Fluxus), ma anche alla Mail Art, al Neoismo e a Luther Blissett.
Un percorso che va dalle BBS, reti telematiche alternative diffuse in Italia dalla metà degli anni Ottanta ancor prima di Internet, fino agli Hackmeeting, alle Telestreet e alle pratiche di networking e net art di diversi artisti e attivisti, fra cui 0100101110101101.ORG, [epidemiC], Jaromil, Giacomo Verde, Giovanotti Mondani Meccanici, Correnti Magnetiche, Candida TV, Tommaso Tozzi, Federico Bucalossi, Massimo Contrasto, Mariano Equizzi, Pigreca, Molleindustria, Guerriglia Marketing, Sexyshock, Phag Off e molti altri
Hautne Conelei
L'ultima tentazione - mi sussurra Hautne Conelei -
è il tradimento più grande:
fare la cosa giusta per la ragione sbagliata.
flusso nettuniano di venere
Dentro il locale le arie di Rossini
Un ubriacone reclama Puccini.
Un ubriacone reclama Puccini.
Ebbri tra gli habitué si compete
in cori stile Domingo e Pavarotti,
e si ciancia con toni pseudodotti
sui dilemmi del pianeta, si sfogliano
i giornali, l'attenzione si convoglia
sulle news e lo sport, o meglio ancora,
sul foglio centrale con le vignette,
nel quale ogni giorno Garfield si mette
pancia all'aria e s'ingrassa. Si colora
di polemica qualche discussione,
ma sulla birra non c'è divisione.
Laris Esheru
L'inverno non si lamenta
perchè ha troppo freddo
- osserva Laris Esheru -
ma lentamente indurisce
ogni piega di lenzuoli vuoti,
perchè ha troppo freddo
- osserva Laris Esheru -
ma lentamente indurisce
ogni piega di lenzuoli vuoti,
Venerdì 13: i simbolismi di una data
Tutto (o quasi) quel che c’è da sapere per affrontare il giorno più malfamato nel calendario della superstizione.
Se il calendario vi ha appena ricordato che oggi è Venerdì 13 (la fatidica data!), non c’è davvero motivo di inquietarsi, né più né meno che in qualunque altro giorno della settimana o del mese.
A meno che non siate superstiziosi… poiché, a quanto pare, niente porta più sfortuna che l’esserlo.
Sia il venerdì che il 13 come numero in sé trovano da sempre radicate tradizioni, non solo in Occidente, che li considerano come fattori negativi o infausti. Il più evidente simbolismo, almeno per la nostra cultura, si trova nel novero dei commensali dell’Ultima Cena, con il tredicesimo del presenti, Giuda, che si rende traditore di Gesù, il quale proprio di venerdì muore sulla croce.
Sono poi sufficienti poche coincidenze storiche perché la combinazione della data assuma o confermi l’oscura suggestione della propria fama. Per esempio, pare cadesse proprio di venerdì quel 13 di ottobre del 1307 in cui re Filippo il Bello fece arrestare tutti i Templari sul territorio francese, confiscando i loro beni e consegnandoli all'Inquisizione.
Se il numero 12 viene generalmente considerato come rappresentativo di un ciclo concluso (dodici i mesi, dodici i segni zodiacali, e via elencando), il 13 vi aggiunge una sorta di unità perturbante, estranea e complementare a un tempo, così che il tredicesimo elemento si presenta come trasgressione, antitesi o minaccia di un sistema altrimenti ideale.
Secondo un racconto del mito nordico, in una tarda versione apocrifa fortemente influenzata dal Cristianesimo, il malvagio Loki si unisce come tredicesimo convitato a un banchetto divino, e a causa delle sue macchinazioni ha luogo la morte del luminoso dio Balder.
Il 13 ricorre nel calendario delle antiche società matriarcali, basato su un ciclo lunare in 13 mesi di 28 giorni, in contrapposizione all’anno solare della successiva e dominante civiltà maschile. I filosofi greci definivano il 13 un “numero imperfetto”, mentre persino nella tradizione Induista un raduno di 13 persone nello stesso luogo era considerato di cattivo auspicio.
L’usanza di escludere tale cifra dall’uso quotidiano, specialmente diffusa in America, sembra risalire sino al XVII secolo, ignorando il 13 nella numerazione delle stanze d’albergo, dei piani di certi moderni palazzi, dei tavoli nei locali pubblici e in ogni altro utilizzo comune… Esempi che potrebbero proseguire fino all’ossessione, trasformandosi in una vera e propria fobia patologia come la triscaidecafobia, ovvero la paura del numero 13.
Altrettanto antica la fama del dì solitamente indicato come il meno propizio della settimana, celebrato pure in un proverbio che lo indica come il più inadatto, insieme al martedì, per sposarsi, partire, o “dar principio all’arte”.
Se già si è accennato alla Crocifissione, nella tradizione biblica il venerdì è anche il giorno della tentazione di Adamo ed Eva, dell’inizio del Diluvio Universale e della distruzione del Tempio di Salomone. Nella Roma pagana il sesto settimanale rappresentava il giorno delle esecuzioni, come più tardi in Inghilterra per l’impiccagione dei condannati. Nel Nord Europa, il venerdì è il giorno dedicato alla dea Freya (Friday in inglese, Freitag in tedesco), che se può coincidere nel dies Veneris con la figura di Venere, possiede rispetto alla divinità greco-romana l’ulteriore caratteristica di essere protettrice delle arti magiche, e per estensione del culto delle streghe.
Ulteriore spinta alla contemporanea diffusione di leggende e pregiudizi sulla sventura di questa particolare giornata, tanto da renderla leggenda comune a tutto il mondo, si deve in buona misura al ciclo cinematografico di Venerdì 13, inaugurato dal primo Friday the 13th di Sean S. Cunningham nel 1980, film che ha consacrato la sinistra maschera di Jason Voorhees ad autentica icona del genere horror.
da bambino
"Quando il bambino era bambino ...
voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente
e questa pozza...
il mare.
giovedì 12 novembre 2009
Cortona - Curtuns . Mappa
Il territorio e la città di Curtuns - Cortona uniscono ai valori ambientali e naturali del paesaggio toscano un complesso di monumenti archeologici che abbracciano il periodo etrusco e quello romano. All’interno di Curtuns - Cortona si possono apprezzare i resti della città nel periodo etrusco con le principali opere costituite dalle poderose mura, dalla porta bifora, e da una serie di strutture sotterranee (l’arco a volta di palazzo Cerulli Diligenti, la volta a botte di via Guelfa, il muro etrusco di palazzo Casali); del periodo romano si possono osservare resti dell’acquedotto costituito da condutture in cocciopesto presso porta Montanina e dalla cisterna dei “Bagni di Bacco” accanto alla chiesa di S. Antonio. All’esterno dominano la pianura i “meloni”, tumuli etruschi di età arcaica, uno ubicato a Camucia e due presso la località Sodo.
Tra questi spicca il tumulo II del Sodo, con la spettacolare gradinata-terrazza decorata da gruppi scultorei ed elementi architettonici di stile orientalizzante. Sulla fascia pedecollinare, tra oliveti di rara bellezza, si possono visitare la tanella di Pitagora, celebre monumento noto ai viaggiatori fin dal 1500, la tanella Angori e la tomba di Mezzavia. Al di sopra di tale area, nella montagna cortonese, è stato di recente recuperato un fitto reticolo di strade basolate di periodo romano. Sul versante prospiciente il lago Trasimeno sono i notevoli resti della villa tardo repubblicana e imperiale di Ossaia.
Tutte le emergenze sono descritte all’interno del MAEC, indicate da apposita segnaletica stradale e di dettaglio sul posto e possono essere raggiunte in macchina o attraverso percorsi trekking.
Tra questi spicca il tumulo II del Sodo, con la spettacolare gradinata-terrazza decorata da gruppi scultorei ed elementi architettonici di stile orientalizzante. Sulla fascia pedecollinare, tra oliveti di rara bellezza, si possono visitare la tanella di Pitagora, celebre monumento noto ai viaggiatori fin dal 1500, la tanella Angori e la tomba di Mezzavia. Al di sopra di tale area, nella montagna cortonese, è stato di recente recuperato un fitto reticolo di strade basolate di periodo romano. Sul versante prospiciente il lago Trasimeno sono i notevoli resti della villa tardo repubblicana e imperiale di Ossaia.
Tutte le emergenze sono descritte all’interno del MAEC, indicate da apposita segnaletica stradale e di dettaglio sul posto e possono essere raggiunte in macchina o attraverso percorsi trekking.
Tutti i monumenti, distanti tra loro anche alcuni chilometri, sono ampiamente descritti all'interno del MUSEO DELL'ACCADEMIA ETRUSCA E DELLA CITTA' DI CURTUNS - CORTONA (MAEC) che funge anche da centro di documentazione del parco archeologico e punto erogatore dei servizi di accoglienza, di orientamento e di smistamento dei visitatori.
Arnth Simplu
"Che ogni giorno tante moltitudini muoiono
e vanno agli Inferi
e vanno agli Inferi
e tuttavia quelli che rimangono
vivono come se fossero immortali"
vivono come se fossero immortali"
Welthur Cabbiu spiega dio
Egli poi asserisce che le onde quantiche dell'universo potrebbero derivare dall'attività onirica di un "cervello superiore" (fa una similitudine con il Grande Spirito aborigeno) : grande fantasia o l'universo e noi potremmo essere davvero i prodotti di un mega-cervello quantistico che sogna?
Imperatrice Alchemic
Modifica il tuo carattere,conducilo verso il bene.
L'amore ti perfeziona ogni giorno di più.
Ciò che avrai ottenuto sarà tuo per sempre..
Oggi Esce Tarocco 3 sintesi del giorno 12
L'Imperatrice è la Venere Urania dei greci, la Vergine dei cristiani, la Pistis Sophia degli gnostici. Tutto nella sua figura, a cominciare dalle ali, simbolo dell'aria e quindi del piano mentale, allude alla prontezza dell'intelletto e alla versatilità delle idee. Ed è proprio grazie a questa superiorità intellettuale, simboleggiata dalla corona e dallo scettro, entrambi emblemi imperiali di comando, che l'Imperatrice si eleva al di sopra del mondo oggettivo, fino alla sfera immobile della perfezione, dove risiedono i modelli platonici della realtà, gli archetipi, le idee primordiali da sempre compagne dell'uomo. L'Imperatrice rappresenta quindi la scintilla mentale, la creazione nella fase progettuale sempre precedente la realizzazione pratica
chi è dio
Due pesci rossi vivono in un vaso di vetro.
Nuotando pigramente in tondo hanno anche tempo per filosofare.
Un giorno un pesce chiede all'altro:
"Tu credi in Dio?".
"Tu credi in Dio?".
"Certo!".
"E come fai a saperlo?".
"Chi credi che ci cambi l'acqua, tutti i giorni?".
Laris Hansina
Stiamo creando una mappa delle galassie- mi spiega Laris Hansina E’ come un vortice sospeso dentro qualcosa che potrebbe essere chiamato infinito ma che forse infinito non è. La via lattea è un agglomerato minuto, in mezzo a miliardi di galassie che contengono miliardi di stelle e di pianeti.
In questo vortice cosmico in un angolo infinitesimale e sperduto ci siete voi come microbi che abitano un pulviscolo.In questo immenso roteare c’è la terra ove una specie nazista di microbi tirannici domina su altre specie di microbi innocenti. In mezzo a questo turbinare vicino al quadro di una santa mignotta, che ora descriverò, c’è un vaso di vetro che contiene un pesce rosso.
mercoledì 11 novembre 2009
nodo d'amore
Il legame sentimentale fra due persone può essere simboleggiato da un nodo. La pratica di annodare un drappo, una corda o rametti flessibili costituisce una delle pratiche più diffuse nell'ambito della magia d'amore. Il rito di vincolare due anime ad un nodo si effettua con una vera e propria cerimonia accompagnata da invocazioni propiziatorie, formule e preghiere con preliminari ben codificati dalla manualistica esoterica tramandata nei secoli. La corda o il drappo annodati vanno posti in un luogo segreto. Solo un incantesimo di scioglimento può annullare la "potenza" del nodo.
Thane Velanas
Bisogna avere un cuore grande e forte
per avere il coraggio di aprirla la porta al sogno
- mi sussurra Thane Velanas
creator
Di boschi, foreste e altro
ma noi dovevamo costruire una foresta
dove metterci tutte le cose
che in un altro angolo del pianeta ci starebbero strette
alberi con le foglie a sfidare il sole come le parole dei poeti
e fiumi biblici di acque fonde come i tuoi occhi
e uccelli leggiadri e violenti
come la vita che se ne va tra amori e dolori senza senso
ma noi dovevamo costruire una foresta
dove nessun grillo parlante
venisse a suggerirci con discrezione e violenza
strade autostrade e percorsi alternativi dove non ci fossero
preti gesuiti marxisti in odore di santità
laburisti esperti di filosofia e astronomia
uomini di est e di sud-est
dove nessuno, dico nessuno,
si permettesse di pensare
che a renderla vivibile una foresta
macdonald ci vogliano e atéliers case eleganti e ben pulite
letti con le lenzuole fresche di bucato e di scopate
scuole che ti insegnino a morire un libro dopo l’altro
e ospedali dove ti rubano anche la morte
ma noi dovevamo costruire una foresta
non un orticello dove coltivarci zucche patate e un po’ di pomodori
e stare seduti a guardare il tramonto e la vita che passa
come i fraticelli che aspettano l’eterno
e un dio che se c’è c’è e son cazzi suoi
una foresta dove, amore, la morte non è la fine di tutto
Gagarin
Io sono Gagarin,
per primo ho volato
per primo ho volato
e voi volaste dopo di me.
Uomini, o uomini
ingenui spacconi
Pensate…
Come potete cadere tanto in basso se volate così in alto?
porta del cuore
su una stanza immensa,
ancora adesso per lo più intuita.
I sottili capillari delle connessioni
che riesco ad intravedere
mi lasciano spesso dei brividi,
una sorta di guida a ciò che sento
premermi addosso,
a cui ero sordo ma non insensibile...
martedì 10 novembre 2009
...e camminacammina...
Dal PIL al BIL, anche il “Sole 24 ore” si accorge della differenza
Anche il Sole 24 ore ha cambiato prospettiva: oltre alla solita classifica del PIL, il Prodotto Interno Lordo, quest'anno ha proposto anche quella del BIL, il Benessere Interno Lordo. Per quanto sia difficile ridurre in numeri la vera felicità, questa apertura segna un importante passo avanti che in futuro potrà forse portare a un cambio di mentalità.
di Fracu Peliqunte
Il Pil è un indicatore ormai superato. Al suo posto il Sole 24 Ore propone il Bil. Pur partendo dalla precisazione che si tratta di «una sorta di gioco senza pretesa di rigore scientifico», il Sole 24 ore sembra aver carpito, pur sfuggevolmente, una sostanziale differenza nell’individuazione dei criteri attraverso i quali calcolare la reale qualità della vita delle persone: in aggiunta alla tradizionale classifica che pubblica ogni anno – imperniata sul PIL, il Prodotto Interno Lordo –, il quotidiano milanese ha infatti pubblicato in questi giorni la graduatoria del BIL, il Benessere Interno Lordo, raccogliendo la “provocazione” del presidente francese Sarkozy, che ha formato una commissione incaricata di individuare criteri capaci di definire il “benessere pluridimensionale”.
Il BIL è la risultanza di otto indicatori che prendono in esame ambiti della vita quotidiana dei singoli e delle comunità andando al di là del dato meramente economico. Si parla quindi di condizioni di vita materiali, di salute, di istruzione – misurata attraverso gli iscritti all’università –, di attività personali, di partecipazione alla vita politica – in questo caso fa fede l’affluenza alle urne in occasione delle scorse europee –, di rapporti sociali, di insicurezza economica e fisica fino all’ambiente, variabile importante che può denotare, se di segno negativo, situazioni particolarmente gravi, come quella di Siracusa, ultima città italiana nella graduatoria del BIL a causa di una situazione ambientale critica, in cui spiccano i 25 chilometri quadrati di discariche abusive.
La zona dove il benessere sembra esistere realmente è quella di Marche e Romagna: sette delle prime dieci città si trovano infatti in queste due regioni. In fondo alla classifica troviamo, come già detto, Siracusa, mentre la capolista è la provincia di Forlì-Cesena. Nel prospetto riassuntivo viene anche indicata la differenza di posizione rispetto al tradizionale calcolo del PIL, evidenziando discrepanze notevoli: Bolzano, Roma, Torino e Venezia sono le città che perdono più posti, ovvero quelle i cui abitanti sono ricchi ma infelici; a Rieti, Lecce e Ascoli (che guadagnano rispettivamente 54, 53 e 50 posizioni) invece è proprio il caso di dire che “i soldi non fanno la felicità”. Una curiosità: è Pordenone l’unica città che occupa la stessa posizione sia nella classifica del BIL che in quella del PIL.
Il Sole 24 Ore ultimamente sta dando molti segnali che vanno in direzione della decrescitaAl di là delle amenità che può suscitare la lettura e l’analisi di una classifica interessante e simpatica come questa, è doveroso fissare alcune riflessioni sulla situazione.
Anzitutto, è da considerarsi certamente un fatto positivo che importanti figure della politica internazionale e dell’informazione – penso a Sarkozy, che ha incaricato l’economista Joseph Stiglitz, fra l’altro già avvezzo alla trattazione di questo tipo di tematiche, di formare la commissione per la ricerca del “benessere pluridimensionale” o al Sole 24 ore, che ha raccolto questa sfida e stilato la classifica del benessere – si siano sganciate dal paradigma dominante, quello proprio dell’homo economicus, il quale pretende di misurare ogni cosa attraverso la fattibilità, la remunerabilità, senza prendere in considerazione alcun criterio che non possa quantificare il guadagno personale.
Purtroppo gran parte della società occidentale si fonda su questi ragionamenti ed è ordinata da queste valutazioni; tale apertura, seppur parziale e limitata, pare quindi un incoraggiante segnale di rottura rispetto alla consueta logica mercantilista.
Un evidente limite di questa originale classifica è tuttavia insito nella sua stessa natura: il tentativo di ingabbiare simili indicatori in una graduatoria costituita da cifre, segni e valori è infatti un’evidente forzatura. Questo per due motivi: intanto perché dal punto di vita strettamente statistico è un arduo compito quello di trovare canoni oggettivi che possano ad esempio stabilire se una città è sicura o se la sua popolazione è istruita; qualunque criterio si adotti, il rischio è quello di scattare una fotografia che non rappresenta davvero la realtà dei fatti. In secondo luogo, è sbagliato l’approccio concettuale: è indiscutibile che un quotidiano come il Sole 24 ore non sia certamente la sede migliore per proporre profondi discorsi filosofici ed esistenziali, ma una delle proprietà più importanti della ricchezza non materiale, del benessere, è proprio la sua incommensurabilità, la sua natura astratta e intima, che si manifesta secondo sentimenti, sensazioni, azioni singole o collettive e che quasi mai può essere quantificata e ridotta in numeri.
Quello che di oggettivo questa classifica suscita e suggerisce sono le azioni che possiamo compiere tutti noi per migliorare il benessere, per “far crescere il BIL”: adoperarci per rinsaldare quei legami che sono in grado di trasformare una società contrattualista e utilitarista in una comunità che sia tale anche nello spirito e negli intenti; adottare uno stile di vita sostenibile e consapevole, riducendo i consumi, la produzione di rifiuti e l’inquinamento; acculturandoci, non necessariamente iscrivendoci all’università quanto piuttosto leggendo libri, confrontandoci fra di noi, approfondendo la conoscenza della nostra tradizione culturale e di quelle che ci circondano.
Ben venga quindi la classifica del benessere, un primo, timido tentativo di scardinare l’ideologia dell’utile e della crescita che fa capo al PIL per rivolgersi verso quella della consapevolezza, del dono e della decrescita espresse dal concetto di BIL.
Ben venga quindi la classifica del benessere, un primo, timido tentativo di scardinare l’ideologia dell’utile e della crescita che fa capo al PIL per rivolgersi verso quella della consapevolezza, del dono e della decrescita espresse dal concetto di BIL.
capo volto
Con la testa sotto la sabbia come forma di protesta
In abito elegante, il gruppo d'azione "Put People First" ("Metti le persone al primo posto") hanno scelto un modo particolare per inscenare la loro protesta in occasione del G20 dei ministri della finanza in Scozia: farsi fotografare con la testa sotto la sabbia per mimare l'atteggiamento del mondo della finanza, soprattutto dopo che la proposta del ministro inglese Brown (tassare le transazioni finanziare e responsabilizzare di più le banche) è stata bocciata.
incapaci di amare capaci di uccidere
Spiegatemi cos’è la normalità.
Mentre ci barcameniamo nel nostro miserabile quotidiano, mentre la cattolicissima massaia ingozza il suo baby con pezzi di martoriato vitello o di agnello maciullato, il tempo ci elargisce le cifre dell’orrore.
Mentre ci barcameniamo nel nostro miserabile quotidiano, mentre la cattolicissima massaia ingozza il suo baby con pezzi di martoriato vitello o di agnello maciullato, il tempo ci elargisce le cifre dell’orrore.
Sono 48 miliardi gli animali che massacriamo ogni anno.
Ogni giorno facciamo a pezzi e divoriamo 131 milioni di animali.
Cos’è la normalità?
La normalità è sterminare 91.000 animali al minuto.
Massacrare1500 bestie al secondo.
Altro che Gengis Khan e Tamerlano: qui abbiamo il ragioniere Brambilla, l’uomo comune berluscolensis, membro di una specie egemone mostruosa con i caratteri compositi di Hitler, Pol Pot, Stalin, Ivan il terribile, Caligola, Nerone e il Conte Dracula.
Cos’è la normalità?
La normalità è ciò che afferma che il Corano, il Vangelo e la Bibbia permettono a questa specie assassina di massacrare 131 milioni di animali al giorno perché Dio, cioè Jahvé –Allah, lo autorizza e perché le bestie non hanno un’anima. Ed è tutto provato da Mc Dougall che affermò, in un famoso esperimento eseguito nel 1907, che alle bestie mancavano i famosi 21 grammi calcolati, pesando i moribondi umani, al momento del decesso. E che altro gioiello ci elargì il sapiente americano?
Il saggio del Massachusetts ci spiegò che i cani che morivano (esperimentò su 15 povere bestie) non pesavano 21 grammi di meno al momento del decesso; e ne dedusse, con un’intuizione geniale, che era riuscito a pesare l’anima immortale e che l’entità pesata l’aveva in dotazione soltanto la specie assassina.
Cos’è la normalità?
La normalità è ciò che afferma che a un uomo qualunque è permesso di far massacrare – e non di massacrare direttamente che sarebbe più onorevole - per divorarli 20 animali all’anno e che giustifica l’immane ecatombe (che fa passare Pol Pot e Hitler per due certosini) dal momento che i vitelli sono meno intelligenti di noi.
furti romani
Un tempio etrusco camuffato dai conquistatori romani all'interno del Parco Naturale della Maremma, lungo la strada che porta a Marina di Alberese: e' questa la scoperta di un gruppo di archeologi che hanno riportato alla luce i resti monumentali di un tempio databile intorno al IV secolo d.C.. Si tratta di una struttura rettangolare di circa 11, 5m per 6, 5m, costruito in opus testaceum (tecnica edilizia etrusca trafugata dai romani, costituita da un muro in mattoni che riveste un vespaio in pietra) e successivamente rivestito da lastre marmoree. E' stato rinvenuto in localita' Scoglietto, all'interno del Parco Naturale dell'Uccellina a circa tre km dalla spiaggia di Marina d'Alberese. Insieme ai resti del tempio, che testimoniano un importante insediamento romano, sono state rinvenute oltre 50 monete e una ingente quantita' di reperti ceramici provenienti dall'intero bacino del Mediterraneo, in particolar modo dall'area africana tunisina. Tutto il resto dei ritrovamenti lo troverete nelle ville romane contemporanee sovrastanti il sito .
La scoperta, avvenuta dopo una campagna di scavi durata tre mesi, testimonia come, con molta probabilita', l'Uccellina e la foce dell'Ombrone, già in epoca etrusca , fossero un importante porto di scambio merci provenienti dall'Africa e da tutto il Mediterraneo e dirette: a nord verso Roselle e Siena e a sud verso Heba e l'ager Cosanus. Il progetto archeologico prevede ulteriori campagne di scavi (il team di archeologi e' convinto che, sempre in localita' Scoglietto, sia presente un altro tempio eretto in onore di Diana Umbronensis) finalizzate a studiare le dinamiche insediative nell'area della foce dell'Ombrone tra il II secolo a.C e il VI secolo d.C.
(21 Ottobre 2009)
furto d'autore
E dunque siamo a Milhiarnia . E una nostra amica invita a cena con noi al ristorante la sua vicina di casa, una simpatica ottantenne. Si mangia, beve, chiacchiera. A un certo punto la vecchietta, tutta ben vestita e curata, si alza e va in bagno. Quando torna ci accorgiamo che ha un fagotto e, credendo di passare inosservata, infila in borsa due rotoli di carta igienica.
Mio fratello ci resta male. Dice: "Poraccia! Sembrava se la passasse bene e invece è alla canna del gas, ruba pure la carta igienica". Al momento del conto paghiamo noi la sua parte. Lei insiste perché non lo facciamo, poi cede. E vorrei vedere, dice mio fratello.
La riaccompagniamo a casa. Il palazzo è bello: come potrà permetterselo un appartamento lì? La nostra amica ci guarda perplessa: "E' ricca sfondata. Ha venduto l'azienda del marito e campa di rendita".
"Ma allora perché ruba la carta igienica?"
"Perché l'azeinda del marito produceva carta igienica. Non ha mai dovuto pagarla e dice che non intende farlo mai, da qui alla morte".
apertura d'ali
Mi sento un contenitore di essenza e conoscenza umana e non umana straordinariamente rara, che nel suo concetto fondamentale non è possibile paragonarlo a niente di fattibile e limitato riscontrabile in qualsiasi altra anima vivente che fondamentalmente in realtà, non sa chi è ma vive per quello che la sua mente concede, perché concetti e situazioni vissute anche in una precedente vita possono solo riaffiorare nel momento in cui un altro essere umano che è sulla mia stessa onda e sul mio stesso percorso di conoscenza oltre i limiti, può riscontrarsi, confrontarsi, capire con interesse e grande profondità, scoprendo qualcosa che è irripetibile.
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