giovedì 15 aprile 2010
prosegue Kafkuna
sospira Uni
l’erba cresceva ovunque,anche dentro di noi.
nel cielo una mattina una grande rondine,
le sue ali come le corna di una vacca in volo.
etrusco canto
mercoledì 14 aprile 2010
Mi spiega Richiunte
martedì 13 aprile 2010
Tomba degli Auguri - Tarquinia
Dietro la maschera del phersu, la persona agisce come vuole, senza essere riconosciuta: i suoi gesti, le sue azioni, forse anche le sue parole, diventano legittimi. Non è la persona che si esprime, è la maschera che indossa, è l’altra parte di sé, la sua parte oscura. Un lato oscuro che emerge e si rende visibile e reale attraverso la maschera che la persona indossa.
rinascita
Urple,l'Ostentario
è venir alla luce senza esserne informati,
- osserva Urple l'Ostentario-
lunedì 12 aprile 2010
Thane Strpnei
Thane Strpnei dice di non protestare,
bensì di accendere un lume
Ramthie, il Phersu - 4 -
fatales
i germi dell’infelicità, Principe,
domenica 11 aprile 2010
Zilunte parla
ARUSPICE mi chiamano e sono colui che decifra.Cammino oltre del bene e del male.Sono per me strade le vene e il sangue è la lingua,la materia sintassi che pulsa e i nervi predicati oscuri che illuminanola notte.Qui io sono cresciuto, tra le zolle del confine,i miei giorni sono il solco dell’aratro e le mie mani un vomere che scortica le sillabe.Qui,dunque, ho piantato le mie radici, qui vivo.E’ un terreno il cielo che indago su cui la mia mente alligna in forme di fiori stellati che sono la bocca attraverso cui parla e ammonisce dentro la notte di fuori.Padroni di buoi portano al macello spinti avanti su campi bianchi, uomini che un bianco aratro trassero e neri semi seminarono: ecco le piante divelte.Le viscere sono parole, mutevoli calligrafie gli uccelli, le folgori vertigini di rampicanti.E’dalla notte che a fiotti prorompe il giorno.Mi chiamarono per affondare la mano perché dicessi,ad allargare il palmo perché toccassi il mormorio melmoso delle parole che nelle profondità si nascondono.Ecco lo squarcio, dunque,ecco lo straripamento del buio.Si dia inizio alla decifrazione, allora, si proceda.Si scenda nella notte della sintassi, dove i globuli sono sillabe e verbo il fluire del sangue: siano il corpo un’entrata e le viscere i gradini.
sabato 10 aprile 2010
Selvans
- afferma Selvans -
perchè desideravo vivere con saggezza,
per affrontare solo i fatti essenziali della vita,
e per vedere se non fossi capace di imparare
quanto essa aveva da insegnarmi,
e per non scoprire, in punto di morte,
che non ero vissuto.
Non volevo vivere quella che non era una vita,
a meno che non fosse assolutamente necessario.
Volevo vivere profondamente,
e succhiarne tutto il midollo.
innamorato
- mi consiglia Fabiu Cerni -
venerdì 9 aprile 2010
Laris, l’Artista
Laris, l’Artista Etrusco di Pupluna, fissa l'uomo che cammina verso casa sua. Sbatte le palpebre, si stropiccia gli occhi e poi guarda ancora. La sua mano prende la bottiglia di vino al suo fianco, e la rovescia . 'Oh Tinia', pensa. L'uomo venuto direttamente lungo il sentiero a casa sua, bussa alla porta. Laris ha aperto, osseva l'uomo, vestito in costumi stravaganti, con un trench, nastri sulle spalle e con un cappuccio al posto di un cappello. L'uomo parla, "Sono stato mandato qui per sfuggire al Flagello. Tuttavia, il mio battaglione è stato attaccato mentre eravamo ubriachi di vino in Sicilia, E tutti i miei uomini sono stati uccisi. Sono sopravvissuto, ma nella fretta di scappare sono inciampato su una radice d'albero sul bordo di un abisso, e caduto dentro. Come sono caduto, ho sentito una forza strana intorno a me, cercava di tirare ogni parte me in tutte le direzioni, e la prossima cosa che so, che io sono ai piedi della scogliera . Gli assalitori erano spariti, così ho girato per un po’ finché la gente mi ha lapidato e mi ha spinto via, e ora mi chiama un demonio. Credo che fosse per i vestiti che indossavo.Loro erano tutti in abiti bizzarri. Ho vagato in giro finché non arrivo a un cimitero abbandonato, dove ti ho visto scavare qualche tomba . Le date sulle tombe erano strane. Erano tutti 640 anni prima del mio tempo. In ogni caso, ti ho lasciato fare. Dubito che stavi facendo qualcosa di bene in tale cimitero, così se mi aiuti a scappare io terrò la bocca chiusa.
canto polposo
giovedì 8 aprile 2010
Ramtha Papni
mercoledì 7 aprile 2010
amore bambino
- mi spiega Laris Hapsnei.
Quando diventa adulto comincia ad intravedere la vecchiaia e non sa come affrontarla - continua l'Etrusco. Dovrebbe essere un bambino e mantenere lo stupore e il candore, godere delle coccole e delle carezze, ridere degli scherzi e delle facce buffe, trovare sempre nuovi nomignoli. Non dovrebbe mai smettere di parlare quella lingua fatta di parole evocative, di versi, di suoni, di strane assonanze. L’amore deve aspettare i pacchi dei doni e non desiderare di aprirli per non smettere di immaginare il contenuto, giocare con i nastri e le coccarde prima ancora che con il nuovo giocattolo. Non deve conoscere il senso del tempo. Quando impara cosa vuol dire “dopo”, ha già perso il “prima” e non riesce più ad essere felice del momento presente. L’amore deve correre, saltare, nascondersi ed inseguire. Quando rimane seduto ad aspettare è ormai un vecchio stanco, divenuto scorbutico e scostante, che teorizza dell’”io” e di tutto ciò che avrebbe potuto essere. Da vecchio avrà capito cosa significa essere in ritardo, dire una parola di troppo, trovare compagni non disposti a fare lo stesso gioco. Avrà capito il significato delle parole “potere”, “ricchezza”, “povertà”, “lavoro”, “dovere”, “regola”, “colpa”, “peccato”, “punizione”, “Dio”.
Quelle parole serviranno solo a comporre il significato della parola “morte”.
L’amore deve rimanere un bambino per dialogare con gli altri bambini, compagni, figli, fratelli, genitori. Deve vedere i vecchi come bambini più saggi e immaginare che il mondo sia fatto di cose più piccole. Un amore, proprio come insegnano ai bambini, non rimane mai da solo.
Quando si sentirà abbandonato, quell’amore smetterà di essere dolce, romantico, istintivo, scanzonato e potrà solo scegliere tra diventare vecchio o finire.
Quell’amore, se rimarrà un bambino - sorride Laris -non saprà fare nulla, se non amare.
martedì 6 aprile 2010
Lucumone parla a Fuflunia
brughiera
ricordi
lunedì 5 aprile 2010
vita in Fuflunia
“Dov’è Khaile?” chiese Clillu a uno degli Accademici. Era un ragazzo, uno dei figli di Macna e non era più stupido della media.
Parco Archelogico di Carmignano
chiedo a Ctli Smurtie
domenica 4 aprile 2010
sogni infranti
nulla, neppure le fugaci illusioni della vita e i bei momenti possono scalfire l'oceano sconfinato
Questa è solo apparentemente un’affermazione scontata, basti infatti pensare che se un popolo segue una falsità per tradizione non se ne può più liberare: in nome poi di una “verità” accettata ciecamente possono essere concepiti ed operati crimini di ogni sorta; la terza conseguenza, quella più grave, consiste nel fatto che una menzogna accettata collettivamente, come una religione o un’ideologia di massa per esempio, vanifica la possibilità di conoscere.
vane religioni
sabato 3 aprile 2010
Anniversario
Ramthie il Phersu - 3 -
Mentre Ramthie, si avvicina impaurito ai piedi della bestia, l'essere immondo scatta velocemente e attanagliando il collo dell'etrusco ha un breve sussulto e torna con la mente ai ricordi della sua vita passata e vede sua madre,come se fosse li in quel momento. Guarda sua madre che avrebbe voluto essere sempre sicura come una roccia e invece era come acqua che scorre e non sa mai che terreno trova. Era mare che arriva e si ritrae. Era vittima della sua depressione. Ora voleva che il suo abisso non esistesse,che l'etrusco angosciante svanisse ed al suo posto contemplare un prato fiorito ( lei sapeva parlare sempre di cose rassicuranti ). Invece era lì e intorno a lei vedeva tanti corpi inanimati che provavano ad essere giganti vendendo sè stessi al mercato delle pulci
venerdì 2 aprile 2010
fuori
approdo
giovedì 1 aprile 2010
osserva Atne Camsiu
Osserva Atne Cramsiu che tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente.Mistero vitale
mercoledì 31 marzo 2010
mi chiede l'Augure
Ti sei mai chiesto Principe qual'è la differenza tra un sogno e un'ambizione?- sorride l'Augure ?Ultimanente io mi sono posto questo interogativo e chiaramente sono giunto ad una mia personale conclusione.
Chiaramente il sogno che intendo io sarebbe il raggiungimento di uno scopo, l'ottenere qualcosa di impossibile o quasi, l'irraggiungibilità di un qualsiasi scopo ci porta a definirlo un sogno, perchè solo nei sogni (quelli che facciamo di notte mentre dormiamo) accadono spesso cose impossibili o quasi! E chiaramente quelli belli vorremmo che diventassero realtà.
L'ambizione invece - prosegue Pavle - non la possiedono tutti, non tutti siamo ambiziosi di diventare qualcosa nella vita o raggiungere i posti di comando. Ovvero, forse siamo tutti ambiziosi, ma spesso la sorte ed alcuni episodi della vita ci portano a perdere le speranze nel raggiungimento della propria ambizione, del proprio scopo di vita.
Secondo me, per quanto mi riguarda, sogno e ambizione viaggiano su due linee, ma non parallele (quelle che non si incontrano mai), ma con un angolo di 0,1°, dando solo l'impressione di essere parallele, ma prima o poi s'incontreranno.
Nel mio caso il mio sogno è anche la mia ambizione.- conclude Falkunte.
martedì 30 marzo 2010
storia di Ramthie l'Etrusco
A Fuflunia ,capitale
I suoi genitori non erano nobili né ricchi, ma fecero in modo che nulla mancasse per fargli avere una buona educazione; Ramthie crebbe in maniera del tutto normale, circondato dell’amore dei suoi genitori e dei suoi parenti, rigorosamente per la maggior parte donne, ( conobbe solo le nonne sia paterna che materna e le sue zie erano ben cinque e due soli gli zii).
Trascorse la sua gioventù studiando le materie che i suoi precettori preparavano per il completamento della sua cultura con un profitto appena sufficiente per quello che gli era richiesto. Non essendo destinato né alla carriera religiosa all'interno del Tempio, né a quella di studioso per il Collegio Lucumonico , i suoi studi, per quanto condotti con un profitto che avrebbe potuto essere migliore, erano già molto in un'epoca nella quale era ancora molto alto il numero di analfabeti.
Il tempo che gli rimaneva libero dagli studi e dai doveri, che come ogni ragazzo di quegli anni doveva adempiere, era dedicato da Ramthie alla conoscenza dei popoli che avevano abitato nei tempi passati le terre allora conosciute.
Non a caso la materia che più l'interessava anche all'Accademia era proprio la Storia in tutte le sue sfumature: l'Arte, le Leggende, l'Architettura, tutto quello che riguardava il passato emanava per lui un fascino assoluto, e coltivava questa sua passione girovagando ad ogni occasione per le strade e i vicoli dell'antichissima Città di Fuflunia, imparando a conoscerne ogni angolo, anche il più nascosto, il più segreto; ogni palazzo, ogni Tempio, non avevano segreti per lui, ogni particolare delle decorazioni, o dei fregi di un frontale, ogni quadro, ogni statua erano per lui delle frequentazioni quasi giornaliere.
Piaceva a Ramthie fermarsi a parlare con gli Anziani della Città Antica, gli abitanti di questa parte della Città erano la memoria storica di mille leggende e storie vere, custodi inconsapevoli della cultura popolare, veri e propri ultimi residuati di un tempo ormai lontano, parlare con loro era ogni volta una vera scoperta di nuovi aneddoti, di nuove leggende, di rivelazioni sui segreti delle passate Civiltà. La Capitale era ormai abitata da moltitudini eterogenee, immigrati dai paesi più poveri , clandestini dalle Terre Orientali e dai Paesi del lontano Est, sfuggiti alle persecuzioni successive alla caduta dell’Impero dei Regni Uniti e, quando ne aveva l’occasione, passeggiare in compagnia di un Anziano era davvero una delle cose che più piaceva fare al giovane Ramthie. Nella parte più vecchia di Fuflunia dove rimanevano più vestigia dei tempi passati, dove più forti erano le tradizioni e più vivi i ricordi e le leggende, c'era, e ancora oggi c'è, al centro del Fiume la piccola Isola della Nave di Pietra, così chiamata a causa della sua forma simile all'imbarcazione che la leggenda diceva giacesse sepolta sotto le sue fondamenta marmoree.
L'Isola è tuttora attraversata da un ponte che unisce le due rive del fiume e nello stesso tempo ne consentiva l'accesso, sotto una delle arcate di quel ponte, alla base di uno dei piloni si formava una piattaforma, lì Ramthie si fermava a riposare dalle sue passeggiate, proprio accanto a una cascatella formata dal fiume e proprio lì era solito pensare e raccogliere le idee, a volte leggendo un libro, a volte suonando il suo liuto a volte mangiando le fragole che acquistava dall'ortolano che aveva la sua bottega sull'Isola.
L'abitudine che aveva di andarsene a girovagare da solo o in compagnia di qualche Anziano rendeva Ramthie un po' diverso dai suoi coetanei i quali preferivano passare il loro tempo in giochi di guerra o in corse a cavallo oppure in gare di abilità, ma d'altra parte, i suoi genitori pensavano fosse giusto assecondare le sue inclinazioni alla riflessione e all'introspezione augurandosi che infine qualcosa di buono sarebbe potuta venir fuori da un ragazzo così silenzioso e solitario.
Ma invero né loro né nessun altro si accorse per molto tempo degli strani poteri di Ramthie , quelli stessi poteri che fecero di lui negli anni seguenti il famoso Principe del Tempo.
Successe ad un tratto, all'improvviso, un giorno di Aprile, nell'anno nel quale avrebbe compiuto il tredicesimo compleanno, egli giaceva ammalato nel suo letto in preda ad una forte febbre, i Medici Aruspici avevano riscontrato una anomalia ritmica del suo cuore derivata da una malattia alle tonsille avuta qualche anno prima, le conseguenze di questa febbre avevano lasciato un segno indelebile sia al suo cuore, lasciandolo indebolito, sia causando un allentamento del nervo ottico del suo occhio destro.
La febbre lo stava debilitando velocemente e nessun rimedio di quelli fino ad allora tentati sembrava sortire un effetto valido, nel dormiveglia causato dall'indebolimento dovuto dalla febbre Ramthie sognava, come altre volte gli era capitato, di essere su una spiaggia che ben conosceva, era la spiaggia ad ovest di Ramthie , vicino alla foce del Fiume Biondo, una lunga spiaggia costeggiata da un serie di dune non molto alte, e ininterrotta per chilometri, con una ricca vegetazione di cespugli di erbe aromatiche e fiori selvatici, su quella spiaggia andava a volte a cercare e recuperare nei ruderi delle case abbandonate dagli abitanti, reperti, porcellane, qualche volta vecchie monete per quella che era diventata ormai una ricca collezione di cose antiche; nel sogno camminava lentamente in riva al mare, un caldo sole riscaldava l'aria di quella che sembrava una stagione non ancora estiva, ma non più invernale, un lento volo di gabbiani ricamava di volteggi leggeri e arditi un cielo azzurro e sereno, i profumi delle erbe selvatiche riempivano l'aria, e ad un tratto lo stormo di gabbiani si abbassava repentinamente verso di lui quasi a sfiorargli la testa per rialzarsi subito in un volteggio elegante e per Ramthie, nel sogno, fu automatico spiccare un salto e aprire le braccia, quasi fossero ali, a cercare in loro un sostegno per un volo inaspettato e imprevisto, ma diventato subito naturale e inebriante allo stesso tempo.
La sensazione nel sogno era di estrema naturalità lo sguardo di Ramthie si allargava su tutto il panorama, poteva vedere sia il mare fino all'orizzonte verso Ovest, sia la foce del fiume . Tutto sembrava estremamente realistico e vero, con un elegante volteggio aereo, piegando le braccia - ali con un movimento millimetrico riusciva a compiere evoluzioni e capriole aeree imitando quelle dello stormo dei gabbiani, precipitando velocemente verso le onde per risalire altrettanto velocemente verso il sole. Un'ultima cabrata e poi con un elegante gesto aereo eccolo atterrare sulla spiaggia proprio accanto al frangersi delle onde. Il sogno terminò, lasciando a Ramthie una sensazione di estremo benessere e calma, non si sentiva affatto sorpreso da quella sensazione né dal sogno che aveva appena fatto, tutto sembrava estremamente naturale, come se fosse sempre stato così, come se fosse normale per lui volare come i gabbiani.
Una sensazione di ansia e di angoscia lo prese nel profondo, la capacità di riuscire a vedere in anticipo i suoi movimenti, i suoi gesti, non riusciva a spiegarsela, non riusciva a capire come potesse essere accaduto, come fosse potuto succedere che si fosse potuto verificare quella specie di incantamento. Poi, calmatosi, dette colpa alla febbre che lo divorava da più giorni, imputando alla malattia quella sorta di incubo, e d'improvviso si rese conto che la febbre era sparita, dissolta come una nebbia primaverile al sole dell'alba, non c'era più traccia ne di febbre, ne di dolore, portate via allo svanire del sogno.
Non parlò mai a nessuno di quello che gli era accaduto, e mai nessuno seppe mai spiegarsi come la febbre che lo aggrediva fosse potuta svanire all'improvviso.
Ma in lui rimase a lungo la sensazione di angoscia e allo stesso tempo di onnipotenza che sentiva a causa di quello che gli era successo, la capacità di dominare e insieme di subire lo scorrere del tempo. Non riusciva ancora a capire se desiderasse o temesse il ripetersi di un episodio simile, ma sapeva, sentiva che tutto sarebbe accaduto nuovamente, di certo però non immaginava ne il come, ne il quando, ne il perché.






































