giovedì 15 aprile 2010

prosegue Kafkuna


L’essere – prosegue Kafkuna –
sta alla quiete, al compimento, all’inattività come il possedere
sta all’impazienza, all’estinzione, alla lotta.

sospira Uni

Oh,Principe- sospira Uni -
non c’erano tutte queste case non c’erano cancelli,
l’erba cresceva ovunque,anche dentro di noi.
nel cielo una mattina una grande rondine,
le sue ali come le corna di una vacca in volo.

etrusco canto


La mia gente è strana. Puzza di sudore e reti
fin dentro le ossa, parla una lingua incomprensibile
di ammiccamenti e gesti rubati al vento,
ma in una T al centro della fronte
custodisce i segreti del tempo.

mercoledì 14 aprile 2010

inside


oggi che non trovo le parole
stò facendo un giro
nel languore del cuore

Mi spiega Richiunte


Mi spiega Richiunte che la vita vegetale o animale che sia nel suo prepotente in "venire" accoglie sempre con benevolenza clandestini e sentimenti e,cospirando insieme,concilia ogni teatro d'insopportabile condizione umana.

martedì 13 aprile 2010

Tomba degli Auguri - Tarquinia


Gli studiosi interessati  ritengono che il termine “persona” (equivalente a maschera) derivi dall’etrusco “Phersu”. Il phersu è  un uomo con una maschera in volto e cappuccio in testa al cui braccio c'è una fune che tiene legato un cane. Il “gioco” consiste nell’aizzare il cane contro l’altro uomo che, anch’esso incappucciato, brandisce una specie di clava per tentare la difesa dagli attacchi del cane e del phersu.
E' un gioco mortale al pari di tanti altri, come la lotta ad esempio; ma è anche un rito funerario etrusco, uno tra i tanti che accompagnano il defunto attraverso la porta che accedeva all’aldilà. Purtroppo è anche un fatto reale, violento, crudele e perverso, ma come gioco è stato  introdotto a Roma diventando uno dei più seguiti e richiesti giochi gladiatori.
Nel gioco entrambe le persone non mostrano il volto. Entrambi sono contemporaneamente “umani” e “bestiali”. Dietro il phersu, il carnefice, c’è un uomo che incarna il bestiale come espressione di violenza e di godimento nell’atto violento. Dietro il prigioniero, la vittima, c’è un uomo che incarna la bestia mandata al macello, colui che non avrà altra consolazione se non quella di morire il prima possibile
Dietro la maschera del phersu, la persona agisce come vuole, senza essere riconosciuta: i suoi gesti, le sue azioni, forse anche le sue parole, diventano legittimi. Non è la persona che si esprime, è la maschera che indossa, è l’altra parte di sé, la sua parte oscura. Un lato oscuro che emerge e si rende visibile e reale attraverso la maschera che la persona indossa.
Dietro il volto coperto del prigioniero c’è la paura e il terrore, che non devono essere mostrati né visti da altri. Non a caso le paure personali più oscure sono segrete, invisibili a tutti; e l’uomo, chiunque esso sia, non può dimostrare nemmeno di temere la morte.
Incutere timore è il potere di esercitare il controllo, anche sulla paura della morte. Il rito sacro, il rito funerario che serve ad esorcizzare lo spettro, diventa il gioco del phersu perché solo così può essere accettato e perché solo così può essere riproposto ad un pubblico che applaude la vittoria del più forte.
Il più forte, attraverso una maschera dietro cui si nasconde una persona, riuscirà ad incarnare quel ruolo anche in altri momenti di ogni epoca.
Quando il condannato a morte, a viso scoperto, sale sul patibolo ha davanti a sé il phersu, il boia con il suo cappuccio e le sue armi di morte; quando il carnefice non ha la sua maschera, è il condannato ad essere bendato per non guardare in faccia la morte.
A volte, il prigioniero, in un gesto di rivalsa e ribellione, si toglie la benda, mostrando il viso al carnefice che, nonostante stia per eseguire la condanna, sentirà per la prima volta la propria paura della morte.
Chi indossa la maschera è persona e può essere contemporaneamente vittima e carnefice. Solo chi non porta maschera è se stesso.
Il cane non porta maschera, non è persona. Solo il cane è se stesso.
Solo l'animale è unico; l'uomo è sempre doppio.

rinascita


Il transito dell'inverno è preghiera degli alberelli scalzi. Impastati con un baco viola,
cercano ansimando  la fine del buio.

Urple,l'Ostentario


Il vostro vero problema,Principe,  
è venir alla luce senza esserne informati,
- osserva Urple l'Ostentario-
 

lunedì 12 aprile 2010

Thane Strpnei


Se i lampioni notturni impediscono di guardare le stelle
Thane Strpnei  dice di non protestare,
bensì di accendere un lume

Ramthie, il Phersu - 4 -


La luce tremola mentre la bestia si attacca al collo di Ramthie e ne fa sgorgare il primo sangue. L’eroe etrusco, attanagliato dalla paura, come le ombre è avvicinato sempre più dal pensiero che torna al tempo della madre scomparsa.
Il sole brucia allegramente. Qualche passo piccolo,mente la bestia si stringe intorno a lui e quindi la gravità assume i fotoni della luce trasformata da forma d'onda per formare particelle e fermando la caduta e il male successivo. È stato convocato dalla luce per scendere in un luogo sicuro. Egli contempla la luce intorno a lui. Non sa niente altro.
La luce in tutte le direzioni. Darkness in mente. La luce in modo brillante il buio scompare. La luce, la luce e quindi più luce. Un mondo pieno di luce.
Ramthie va al riparo dalla luce. Entra in un mondo di mezze tenebre. Può ancora sentire, da molto lontano, ricostituzioni occasionali nella fontana della vita.
L’eroe combatte, ma non può vincere. Ha dato il suo ultimo scoppio di energia. La luce si spenge. Affacciato per un attimo vede l'inferno. Non riesce a pensare di nuovo.

fatales


11

i germi dell’infelicità, Principe,
sono nella volontà di controllare e correggere
gli errori della natura - sostiene Clintu Haspe -

non c’è arbitrio personale,febbrile passione,
artificiale logorazione
per la maturazione del naturale bubbone

chi
si intromette
guasta - termina lo spettro etrusco.

domenica 11 aprile 2010

Zilunte parla



ARUSPICE mi chiamano e sono colui che decifra.Cammino oltre del bene e del male.Sono per me strade le vene e il sangue è la lingua,la materia sintassi che pulsa e i nervi predicati oscuri che illuminanola notte.Qui io sono cresciuto, tra le zolle del confine,i miei giorni sono il solco dell’aratro e le mie mani un vomere che scortica le sillabe.Qui,dunque, ho piantato le mie radici, qui vivo.E’ un terreno il cielo che indago su cui la mia mente alligna in forme di fiori stellati che sono la bocca attraverso cui parla e ammonisce dentro la notte di fuori.Padroni di buoi portano al macello spinti avanti su campi bianchi, uomini che un bianco aratro trassero e neri semi seminarono: ecco le piante divelte.Le viscere sono parole, mutevoli calligrafie gli uccelli, le folgori vertigini di rampicanti.E’dalla notte che a fiotti prorompe il giorno.Mi chiamarono per affondare la mano perché dicessi,ad allargare il palmo perché toccassi il mormorio melmoso delle parole che nelle profondità si nascondono.Ecco lo squarcio, dunque,ecco lo straripamento del buio.Si dia inizio alla decifrazione, allora, si proceda.Si scenda nella notte della sintassi, dove i globuli sono sillabe e verbo il fluire del sangue: siano il corpo un’entrata e le viscere i gradini.

sabato 10 aprile 2010

Selvans


Andai nei boschi,
- afferma Selvans -
perchè desideravo vivere con saggezza,
per affrontare solo i fatti essenziali della vita,
e per vedere se non fossi capace di imparare
quanto essa aveva da insegnarmi,
e per non scoprire, in punto di morte,
che non ero vissuto.
Non volevo vivere quella che non era una vita,
a meno che non fosse assolutamente necessario.
Volevo vivere profondamente,
e succhiarne tutto il midollo.

innamorato


Solo per oggi, compirò una buona azione temeraria
e non lo dirò a nessuno.
 Solo per oggi mi farò un programma: forse non lo seguirò perfettamente, ma lo farò. E mi guarderò dai due malanni: la fretta e l'indecisione.
 Solo per oggi saprò dal profondo del cuore, nonostante le apparenze, che l'esistenza si prende cura di me come nessun altro al mondo.
Solo per oggi non avrò timori. In modo particolare non avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere nell'Amore.
Posso ben fare per 10  ore ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare tutta la vita.

- mi consiglia Fabiu Cerni -


Non credere a nulla di quanto sentito dire
- mi consiglia Fabiu Cerni -
e non credere che alla metà di ciò che vedi.

venerdì 9 aprile 2010

Laris, l’Artista


Laris, l’Artista Etrusco di Pupluna, fissa l'uomo che cammina verso casa sua. Sbatte le palpebre, si stropiccia gli occhi e poi guarda ancora. La sua mano prende la bottiglia di vino al suo fianco, e la rovescia . 'Oh Tinia', pensa. L'uomo venuto direttamente lungo il sentiero a casa sua, bussa alla porta. Laris ha aperto, osseva l'uomo, vestito in costumi stravaganti, con un trench, nastri sulle spalle e con un cappuccio al posto di un cappello. L'uomo parla, "Sono stato mandato qui per sfuggire al Flagello. Tuttavia, il mio battaglione è stato attaccato mentre eravamo ubriachi di vino in Sicilia, E tutti i miei uomini sono stati uccisi. Sono sopravvissuto, ma nella fretta di scappare sono inciampato su una radice d'albero sul bordo di un abisso, e caduto dentro. Come sono caduto, ho sentito una forza strana intorno a me, cercava di tirare ogni parte me in tutte le direzioni, e la prossima cosa che so, che io sono ai piedi della scogliera . Gli assalitori erano spariti, così ho girato per un po’ finché la gente mi ha lapidato e mi ha spinto via, e ora mi chiama un demonio. Credo che fosse per i vestiti che indossavo.Loro  erano tutti in abiti bizzarri. Ho vagato in giro finché non arrivo a un cimitero abbandonato, dove ti ho visto scavare qualche tomba . Le date sulle tombe erano strane. Erano tutti 640 anni prima del mio tempo. In ogni caso, ti ho lasciato fare. Dubito che stavi facendo qualcosa di bene in tale cimitero, così se mi aiuti a scappare io terrò la bocca chiusa.

canto polposo


Per me è un esperimento
 ogni essere che incontro .
Che nasconda un gheriglio?
9
 Il volto di una noce  si mostra identico sulla pianta,  
 ma che all'interno via sia polpa,
occorre allo scoiattolo e a me.

giovedì 8 aprile 2010

Ramtha Papni


A volte la musica mi salva, proprio quando sto per buttarmi -  mi confida sospirando  Ramtha Papni. Arriva da lontano, attraverso il vento che accompagna le mie passeggiate, mi scopre la faccia, mi sveglia, mi apre gli occhi fino a farli lacrimare. Il vento arriva dal mare, come tutte le cose belle. Dove c'è il mare c'è sempre una speranza da cavalcare, nuda come un'onda.

sola mente


si vive una volta sola
- afferma Larth Cifie –
e a volte nemmeno quella

mercoledì 7 aprile 2010

amore bambino

L’amore dovrebbe essere bambino
- mi spiega Laris Hapsnei.
Quando diventa adulto comincia ad intravedere la vecchiaia e non sa come affrontarla - continua l'Etrusco. Dovrebbe essere un bambino e mantenere lo stupore e il candore, godere delle coccole e delle carezze, ridere degli scherzi e delle facce buffe, trovare sempre nuovi nomignoli. Non dovrebbe mai smettere di parlare quella lingua fatta di parole evocative, di versi, di suoni, di strane assonanze. L’amore deve aspettare i pacchi dei doni e non desiderare di aprirli per non smettere di immaginare il contenuto, giocare con i nastri e le coccarde prima ancora che con il nuovo giocattolo. Non deve conoscere il senso del tempo. Quando impara cosa vuol dire “dopo”, ha già perso il “prima” e non riesce più ad essere felice del momento presente. L’amore deve correre, saltare, nascondersi ed inseguire. Quando rimane seduto ad aspettare è ormai un vecchio stanco, divenuto scorbutico e scostante, che teorizza dell’”io” e di tutto ciò che avrebbe potuto essere. Da vecchio avrà capito cosa significa essere in ritardo, dire una parola di troppo, trovare compagni non disposti a fare lo stesso gioco. Avrà capito il significato delle parole “potere”, “ricchezza”, “povertà”, “lavoro”, “dovere”, “regola”, “colpa”, “peccato”, “punizione”, “Dio”.

Quelle parole serviranno solo a comporre il significato della parola “morte”.
L’amore deve rimanere un bambino per dialogare con gli altri bambini, compagni, figli, fratelli, genitori. Deve vedere i vecchi come bambini più saggi e immaginare che il mondo sia fatto di cose più piccole. Un amore, proprio come insegnano ai bambini, non rimane mai da solo.
Quando si sentirà abbandonato, quell’amore smetterà di essere dolce, romantico, istintivo, scanzonato e potrà solo scegliere tra diventare vecchio o finire.
Quell’amore, se rimarrà un bambino - sorride Laris -non saprà fare nulla, se non amare.

gioco di bimba


rimugina Calu


Se tengo una pena – rimugina Calu -
quasi posso dire che non io ho la pena
ma è la pena che ha me.

martedì 6 aprile 2010

Lucumone parla a Fuflunia


Prima che cominci a parlare,Larth Calisna Sepu, Lucumone Etrusco di Ferentu  mi chiede con gentilezza di spegnere tutte che luci che splendono in quell'immensa stanza, di coprire qualsiasi spiraglio che faccia trapelare anche un solo raggio di luce. Non esito affatto ad ubbidire alla sua richiesta, la cosa per me più importante è quella di sentire parlare il Lucumone , di ascoltare cosa ha da raccontare. Quando si accorge del mio disagio in quella fitta oscurità, con lo sguardo disorientato in un vuoto stupefatto di spazio, allora, mi invita ad accendere una piccola lampada sostenendo che, in fin dei conti, un raggio soffuso non gli avrebbe dato alcun fastidio. Mi siedo su di un tavolo con le gambe sospese nel vuoto e mentre la mia ombra riflette sulla parete di un muro, inizio a prestargli ascolto e a perdermi nelle sue parole.

"Nei Libri di Lino  si parla di me e della mia nascita. Ero presente prima che qualsiasi forma di vita respirasse, prima che qualsiasi luce accecasse la vista e desse colore e forma ad ogni cosa. Ero lì presente quando la terra era ancora informe e deserta, quando le acque erano assenti ed io ne ricoprivo l'abisso col mio manto fitto ed opprimente. Colui che regnava mi presentò alla Luce con la quale credevo di poter condividere tutto pur essendo il suo elemento opposto, di donare enfasi alla sua presenza, di creare un contrasto di armonie che la risaltasse agli occhi del mondo, ma lei non aveva affatto bisogno di questo. Pensavo che la rivalità tra due cose diverse non fosse sinonimo di inimicizia. Ma poi accadde che egli , colui che regnava, reputò solo la Luce come cosa buona, mi divise per sempre da essa e mi chiamò oscurità. Fissò un astro splendente e luminoso, abbagliante ed infuocato sospeso nel vuoto del cielo che potesse osservarmi dall'alto dissolvendo completamente la mia impalpabile materia: avevo capito che era nato il primo giorno. Quando il tempo scorreva lentamente e la Luce si dileguava verso sera, cominciavo a respirare liberandomi da quel fastidioso bagliore che mi teneva oppresso per lunghe ore ed io regnavo indisturbato nella notte. Anche in quel momento mi accorsi della tregua che mi era stata negata: guardando verso l'alto vidi un corpo celeste affascinante e pallido che illuminava senza invadere troppo la mia profondità. Provai rassegnazione alla compagnia di una luna discreta e riservata. Da quel momento in poi mi fu sempre impossibile vincere la Luce, olio di una fiamma che non si estingue mai, la cui brillantezza penetra l'oscurità e la dissolve con una velocità irrefrenabile. Il mio spettro ormai vaga negli angoli più nascosti e nei meandri più fitti di tutte le cose dove sono certo che lei non potrà arrivare mai."

brughiera


Il tempo passa, leggero come il vento tra gli arbusti e l’erica della brughiera, leggero, ma come quel vento inesorabile,
e altre stagioni che si susseguono.

ricordi


Ami la vita Principe? - mi chiede Hapne Chairei.
Allora non sciupare il tempo,
perché è la sostanza di cui la vita è fatta.

radente


Vivere remando
 e non sentire il male.
Potendo.

lunedì 5 aprile 2010

vita in Fuflunia


Wasichu , abituato alla vita all’aria aperta, aveva preferito imitare Ctli  ed era uscito a cavalcare con Thane . Gli Accademici non avevano avuto niente da ridire. Macna , la donna che li guidava, non era l’unica normale tra loro e quel ristretto gruppo che non era stato contaminato dalle tare ereditarie vedeva di buon occhio la permanenza dei cinque stranieri. La cometa apparsa nel cielo era per loro il segno che qualcosa stava per cambiare. Il mondo si sarebbe svegliato dal suo letargo e l'Accademia sarebbe tornata allo splendore di un tempo. Gli stranieri avrebbero potuto aiutarli a essere all’altezza del compito che li attendeva. Se rimanevano di loro spontanea volontà era meglio e Macna, dotata di un forte spirito pratico, aveva lottato contro l’ormai connaturata gelosia per i libri e aveva incoraggiato il Principe Straniero  a consultare la sezione scientifica che sembrava interessarlo particolarmente.
“Dov’è Khaile?” chiese Clillu  a uno degli Accademici. Era un ragazzo, uno dei figli di Macna e non era più stupido della media.
“Nella sezione scientifica. Vuoi che ti accompagni?”
Si chiamava Vinnai  e da un paio di giorni le ronzava intorno ogni volta che poteva. La madre gli avrà ordinato di fecondarmi, pensò con amara ironia.
“Conosco la strada” rispose.
“Lo so, ma potrebbe essere pericoloso. Quelle creature che vi hanno assalito potrebbero ancora aggirarsi nel palazzino.”
“Non credo proprio. Ma se insisti...”
Vinnai sorrise e le camminò accanto, con la balestra imbracciata.
“Tu sai leggere?” le chiese, mentre percorrevano il corridoio del piano terra, diretti alle scale.
“Si. Nella mia città ero addetta alla biblioteca reale.”
“Allora anche tu sei una Accademica.”
“In un certo senso. Amo molto i libri.”
“Anch’io, moltissimo.”
“E non sai leggere.”
Vinnai sentì un rimprovero in quelle parole.
“Solo il capo-Accademico  deve saper leggere” si difese.
“E se tua madre morisse, chi la sostituirebbe?”
Il ragazzo le lanciò un’occhiata.
“Potresti sostituirla tu.”
“Io?”
“Sì. Di regola il successore dovrebbe essere mia sorella. Ma è stupida e per insegnarle a leggere ci vorranno anni. Mia madre lo dice sempre. Tu invece sai già leggere. Certo, c’è il problema dell’età. Sei vecchia e rimarrai fertile ancora per poco. - La guardò come per soppesarla. - Cinque, forse sei figli. Ma potrebbero bastare.”
Vinnai doveva aver visto circa sedici o diciassette anni di guerra. Secondo le regole vigenti a Fuflunia  avrebbe potuto esserle figlio.
“Non ho alcuna intenzione di succedere a tua madre, Vinnai. Tua sorella può stare tranquilla.”
“Oh, a lei non importa. Ma importa a me. L’ho fecondata già un paio di volte e ha perso tutti e due i figli. Mia madre dice che succede perché siamo fratelli. Ma tu non sei mia sorella e credo che fecondare te mi piacerebbe moltissimo.”
Erano arrivati alle scale.
“Sono troppo vecchia per te, Vinnai. Ora, se non ti dispiace, posso continuare da sola.”
Il ragazzo sembrò non averla sentita.
“Mia madre dice che essere fecondata da un ragazzo è molto piacevole per una donna anziana. Per questo mi preferisce ai miei fratelli.”
“Hai... hai fecondato anche tua madre?”
Vinnai annuì, orgoglioso e aggiunse con malizia: “Non vorresti anche tu un po’ di carne giovane?”
Le venne da ridere, tutta quella situazione era assurda.
“Ci penserò Vinnai, e ti farò sapere” rispose, poi salì le scale, continuando a ridere. Carne giovane. Lei si sentiva giovane, ma Vinnai non aveva tutti i torti. Macna non doveva aver visto più di trentacinque anni di guerra e quindi aveva solo cinque anni più di lei. In un mondo dove la vita media era sui cinquanta anni, erano anziane, tutte e due. Carne giovane. Fra se e se sorrise e tirò avanti.

Parco Archelogico di Carmignano

Dopo che per decenni è stato saccheggiato il patrimonio lasciato dal popolo Rasna , ignorando scopi primari e conseguenze catastrofiche, nasce in Toscana un nuovo polo dell'Archeologia dedicato agli etruschi: il Parco Archeologico di Carmignano (Po) che comprende il nuovo Museo Archeologico di Artimino e i monumentali siti etruschi del territorio. Sono gia' aperti i cantieri per la realizzazione del nuovo parco e museo, che inaugureranno al pubblico il 5 febbraio 2011 e per cui sono stati stanziati oltre 2 milioni di euro.
Il nuovo Museo Archeologico ospitera' ritrovamenti fondamentali non solo per la storia di Artimino, una delle piu' importanti citta' etrusche dell'antichita', ma anche e soprattutto per la storia degli Etruschi in Toscana.
Tra gli oggetti piu' spettacolari, i corredi funebri delle tombe principesche del periodo Orientalizzante, tra cui un famoso incensiere di bucchero con iscrizione in alfabeto etrusco settentrionale (VII sec. a. C.). Dal tumulo di Montefortini arriva una bellissima coppa di vetro turchese risalente al 640-630 a.C., un pezzo di straordinaria bellezza, tra i piu' pregiati e rari reperti di vetro mai scoperti in sepolture principesche etrusche. Sempre da Montefortini proviene inoltre la straordinaria serie di oggetti in avorio che saranno esposti per la prima volta al pubblico. Si tratta di circa 10.000 frammenti di avorio che restaurati, stanno restituendo una grande quantita' di oggetti come piccole figure femminili e maschili, pettini, pissidi, placchette, tra cui quelle che dovevano ricoprire un manufatto andato distrutto nel tempo, forse un trono.Il resto è sparito prima dei ritrovamenti.

chiedo a Ctli Smurtie


  in questi giorni  chiedo a Ctli Smurtie se è vero, come dicono le canzoni, che l'amore può tutto.  È vero, mi  risponde l'etrusco, ma farai bene a non crederci.

domenica 4 aprile 2010

inizio


Ciò che accade
è l'inizio
di ciò che si rivelerà

sogni infranti


“Lasciai la terra dei sogni infranti,
-mi racconta l'Aruspice Zilunte .
Una terra desolante dove persone e cose
 hanno contorni definiti all'inizio
ma che poi si sfumano in un’aura ovattata e perdono colore disperdendosi nella nebbia,
la terra della perenne tristezza e del vuoto,
la terra che mi toccò in amara eredità per le colpe
che inesorabilmente il tempo lega al nostro essere
a causa della vecchiaia ...
vita e morte hanno meno senso e turbano meno
quando tutto è ottenebrato dalla tristezza
nulla, neppure le fugaci illusioni della vita e i bei momenti possono scalfire l'oceano sconfinato
della tristezza e della colpa ...”

Gli stolti, coloro che seguono il rito e la forma che vivono dell’ombra vegetativa, si fidano ciecamente di ciò che il primo impostore sacro propina loro con vana scienza - prosegue  Zilunte -  L’accettazione cieca e collettiva di una menzogna, che avviene presso molti popoli anche ritenuti civili, porta a tre conseguenze drammatiche: quando un uomo segue fideisticamente una bugia ne accetta anche tutte le conseguenze, ovvero viene seguito il principio secondo cui una bugia non giunge mai sola.
Questa è solo apparentemente un’affermazione scontata, basti infatti pensare che se un popolo segue una falsità per tradizione non se ne può più liberare: in nome poi di una “verità” accettata ciecamente possono essere concepiti ed operati crimini di ogni sorta; la terza conseguenza, quella più grave, consiste nel fatto che una menzogna accettata collettivamente, come una religione o un’ideologia di massa per esempio, vanifica la possibilità di conoscere.

vane religioni


Vane religioni del Dio unico, del dio bestia che pretende dall’essere umano supina e cieca obbedienza - mi spiega l'Aruspice Zilunte … Questo accadde alla storia delle persone , libere e creative dal libero pensiero e accompagnate dai molti dei prima e poi succubi mortificati dal dio unico, lo scheletro nero dagli occhi di sterco, che ha sparso veleni e ha castrato il pensiero e la libertà.

Il mondo Etrusco ha una visione fatalista e libera del mondo in virtù del politeismo, la morale di forma è qualcosa che tutti possono  facilmente eludere e senza condanna alcuna, ma quei giorni sono lontani, molto lontani e il vostro tempo si trova vi ritrovate a convivere con un’umanità involuta, conformista e morale, quella stessa morale in nome del quale vengono sacrificati i sogni e desideri più nobili di una specie un tempo gloriosa che è oggi al livello di scimmie ignoranti ed arroganti.
Quale prezzo avete pagato e che cosa ne avete  avuto in cambio? Bugie e veleni che hanno intossicato il mondo, hanno portato il cancro dell’essere… impotente assisto alla degradazione di uomini e donne  in vili scimmie, vedo ora una specie essenzialmente chiusa alla conoscenza, che l’ha svenduta per lineari ed assurde religioni con conseguenti comodi conformismi, dove è l’assenza di pensiero a fare da padrona.

sabato 3 aprile 2010

analysis

Oggi esploro sentieri spaventosi.
Come quelli che si presume 
esistano su Plutone.

Anniversario


Chinati. - mi sussurra  Ramu Barbisa .
Ti devo sussurrare all’orecchio qualcosa:
per tutto io sono grata,
 3
per un osso di pollo come per lo stridio delle forbici
che già un vuoto ritagliano per me,
 perchè quel vuoto è Tuo.

Ramthie il Phersu - 3 -


Mentre Ramthie, si avvicina impaurito  ai piedi della bestia, l'essere immondo  scatta velocemente e attanagliando il collo dell'etrusco ha un breve sussulto e torna con la mente ai ricordi della sua vita passata e vede sua madre,come se fosse li in quel momento. Guarda sua madre che avrebbe voluto essere sempre sicura come una roccia e invece era come acqua che scorre e non sa mai che terreno trova. Era mare che arriva e si ritrae. Era vittima della sua depressione. Ora voleva che il suo abisso non esistesse,che l'etrusco  angosciante svanisse ed al suo posto contemplare un prato fiorito ( lei sapeva parlare sempre di cose rassicuranti ). Invece era lì e intorno a lei vedeva tanti corpi inanimati che provavano ad essere giganti vendendo sè stessi al mercato delle pulci
...Come guardo sopra ( la bestia,stranamente,ragiona) io vedo un buco nero grande.  Quando guardo giù vedo, il mio corpo, senza la mia anima. Chi sono io? Mi sembra di aver perso la mia identità, Io, me stessa, ma non del tutto me, Ho smesso di essere un soggetto. Bah! Chi se ne frega se io sono un fantasma mostruoso, Credo ancora esistono. Non so cosa accadrà ora. Pur essendo un fantasma potrebbe essere molto divertente, Io passo in un altra vita . O posso passare alla successiva emanazione. Come mi muovo attraverso il buco nero, Io non vedo nessuno, nessun uomo etrusco davanti a me, ne fantasma. Ho pensato di essere con la mia natura Avrò tutta la mia vita per essere giudicata. Anche se un angelo che non ho mai cercato di essere. Mi sento qualche strana aura, qualche energia, Sono io ora mi rendo conto, Penso di fare una transizione Come comincio a vaporizzare. Ora mi rendo conto che la morte è al di là di ciò che possiedo, E la morte di fede, di credo e di religione, E c'è un umano che stampa  tutto. E partirà come un atomo, una minuscola entità della potenza divina, Quando morirò ho appena finito di dissipare, E l'energia è tutto quanto è possibile recuperare.

venerdì 2 aprile 2010

fuori


Sogno  poco d'aprile  perchè seguo vie naturali. 
 Ora un vento impetuoso non soffia costantemente.
Un temporale non dura un'intera giornata.

approdo


C'è un rimpianto in un angolo di te - mi dice l'Aruspice Zilunte - che trascina le tue forze impone loro nuovi ritmi e ti sovvengono ricordi di una età diversa in cui la tua conoscenza della realtà era intuitiva e alcun filtro v'era fra te , me e il creato Ora....Come un'animale che annusa una traccia nel bosco cerchi nell'aria , cerchi nell'Arte.. l'approdo per un lungo incanto

petalo


oggi le parole saranno come petali di rosa
resi incerti dal peso
delle gocce di rugiada...

giovedì 1 aprile 2010

osserva Atne Camsiu

Osserva Atne Cramsiu che tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente.

1 aprile


Il disco gira bianco
Nel tumulto
 acquoso.
1
Come la realtà calma
Orologi serenamente
girano nel cielo.

Mistero vitale


La vita è un mistero - mi dice l'Augure Pavle Falkunte -  Più ti ci addentri e più si infittisce. Non puoi ridurlo a una formula, non puoi ridurlo a una teoria. Non diventerà mai una dottrina. Più scendi in profondità in quel mistero e più ti senti ignorante; ma quell’ignoranza ha una bellezza assoluta è una benedizione perché in quel non sapere il tuo ego muore. Se non speri l'insperabile, non lo scoprirai.

mercoledì 31 marzo 2010

mi chiede l'Augure

Ti sei mai chiesto Principe qual'è la differenza tra un sogno e un'ambizione?
- sorride l'Augure ?Ultimanente io mi sono posto questo interogativo e chiaramente sono giunto ad una mia personale conclusione.
Chiaramente il sogno che intendo io sarebbe il raggiungimento di uno scopo, l'ottenere qualcosa di impossibile o quasi, l'irraggiungibilità di un qualsiasi scopo ci porta a definirlo un sogno, perchè solo nei sogni (quelli che facciamo di notte mentre dormiamo) accadono spesso cose impossibili o quasi! E chiaramente quelli belli vorremmo che diventassero realtà.
L'ambizione invece - prosegue Pavle - non la possiedono tutti, non tutti siamo ambiziosi di diventare qualcosa nella vita o raggiungere i posti di comando. Ovvero, forse siamo tutti ambiziosi, ma spesso la sorte ed alcuni episodi della vita ci portano a perdere le speranze nel raggiungimento della propria ambizione, del proprio scopo di vita.
Secondo me, per quanto mi riguarda, sogno e ambizione viaggiano su due linee, ma non parallele (quelle che non si incontrano mai), ma con un angolo di 0,1°, dando solo l'impressione di essere parallele, ma prima o poi s'incontreranno.
Nel mio caso il mio sogno è anche la mia ambizione.- conclude Falkunte.

Larisa sfida


Larisa Matuta
ha paura dell'ignoto e
vive solo per sfidarlo.

martedì 30 marzo 2010

storia di Ramthie l'Etrusco


A Fuflunia ,capitale
della Lucumonia del Sud , nacque il venticinquesimo giorno del mese delle Rose in Boccio, prendendo il nome che fu del padre di suo padre,solo otto anni dopo la fine della terribile Seconda Guerra di Conquista del Paese di Centro, quella che poi passò alla Storia per il primo impiego del terribile Incantesimo della Morte Assoluta, guerra che si era conclusa con la sconfitta e la morte del crudele dittatore Altyan . Quella guerra pur così vicina non influì, se non in minima parte, sulla sua gioventù, della quale d'altra parte non si sa molto e della quale lo stesso Ramthie non amava parlare, considerando l'inizio della sua vera vita il giorno che fu dichiarato uomo al compimento dei suoi quindici anni.

I suoi genitori non erano nobili né ricchi, ma fecero in modo che nulla mancasse per fargli avere una buona educazione; Ramthie crebbe in maniera del tutto normale, circondato dell’amore dei suoi genitori e dei suoi parenti, rigorosamente per la maggior parte donne, ( conobbe solo le nonne sia paterna che materna e le sue zie erano ben cinque e due soli gli zii).
Trascorse la sua gioventù studiando le materie che i suoi precettori preparavano per il completamento della sua cultura con un profitto appena sufficiente per quello che gli era richiesto. Non essendo destinato né alla carriera religiosa all'interno del Tempio, né a quella di studioso per il Collegio Lucumonico , i suoi studi, per quanto condotti con un profitto che avrebbe potuto essere migliore, erano già molto in un'epoca nella quale era ancora molto alto il numero di analfabeti.
Il tempo che gli rimaneva libero dagli studi e dai doveri, che come ogni ragazzo di quegli anni doveva adempiere, era dedicato da Ramthie alla conoscenza dei popoli che avevano abitato nei tempi passati le terre allora conosciute.
Non a caso la materia che più l'interessava anche all'Accademia era proprio la Storia in tutte le sue sfumature: l'Arte, le Leggende, l'Architettura, tutto quello che riguardava il passato emanava per lui un fascino assoluto, e coltivava questa sua passione girovagando ad ogni occasione per le strade e i vicoli dell'antichissima Città di Fuflunia, imparando a conoscerne ogni angolo, anche il più nascosto, il più segreto; ogni palazzo, ogni Tempio, non avevano segreti per lui, ogni particolare delle decorazioni, o dei fregi di un frontale, ogni quadro, ogni statua erano per lui delle frequentazioni quasi giornaliere.
Piaceva a Ramthie fermarsi a parlare con gli Anziani della Città Antica, gli abitanti di questa parte della Città erano la memoria storica di mille leggende e storie vere, custodi inconsapevoli della cultura popolare, veri e propri ultimi residuati di un tempo ormai lontano, parlare con loro era ogni volta una vera scoperta di nuovi aneddoti, di nuove leggende, di rivelazioni sui segreti delle passate Civiltà. La Capitale era ormai abitata da moltitudini eterogenee, immigrati dai paesi più poveri , clandestini dalle Terre Orientali e dai Paesi del lontano Est, sfuggiti alle persecuzioni successive alla caduta dell’Impero dei Regni Uniti e, quando ne aveva l’occasione, passeggiare in compagnia di un Anziano era davvero una delle cose che più piaceva fare al giovane Ramthie. Nella parte più vecchia di Fuflunia dove rimanevano più vestigia dei tempi passati, dove più forti erano le tradizioni e più vivi i ricordi e le leggende, c'era, e ancora oggi c'è, al centro del Fiume la piccola Isola della Nave di Pietra, così chiamata a causa della sua forma simile all'imbarcazione che la leggenda diceva giacesse sepolta sotto le sue fondamenta marmoree.

L'Isola è tuttora attraversata da un ponte che unisce le due rive del fiume e nello stesso tempo ne consentiva l'accesso, sotto una delle arcate di quel ponte, alla base di uno dei piloni si formava una piattaforma, lì Ramthie si fermava a riposare dalle sue passeggiate, proprio accanto a una cascatella formata dal fiume e proprio lì era solito pensare e raccogliere le idee, a volte leggendo un libro, a volte suonando il suo liuto a volte mangiando le fragole che acquistava dall'ortolano che aveva la sua bottega sull'Isola.

L'abitudine che aveva di andarsene a girovagare da solo o in compagnia di qualche Anziano rendeva Ramthie un po' diverso dai suoi coetanei i quali preferivano passare il loro tempo in giochi di guerra o in corse a cavallo oppure in gare di abilità, ma d'altra parte, i suoi genitori pensavano fosse giusto assecondare le sue inclinazioni alla riflessione e all'introspezione augurandosi che infine qualcosa di buono sarebbe potuta venir fuori da un ragazzo così silenzioso e solitario.

Ma invero né loro né nessun altro si accorse per molto tempo degli strani poteri di Ramthie , quelli stessi poteri che fecero di lui negli anni seguenti il famoso Principe del Tempo.

Successe ad un tratto, all'improvviso, un giorno di Aprile, nell'anno nel quale avrebbe compiuto il tredicesimo compleanno, egli giaceva ammalato nel suo letto in preda ad una forte febbre, i Medici Aruspici avevano riscontrato una anomalia ritmica del suo cuore derivata da una malattia alle tonsille avuta qualche anno prima, le conseguenze di questa febbre avevano lasciato un segno indelebile sia al suo cuore, lasciandolo indebolito, sia causando un allentamento del nervo ottico del suo occhio destro.

La febbre lo stava debilitando velocemente e nessun rimedio di quelli fino ad allora tentati sembrava sortire un effetto valido, nel dormiveglia causato dall'indebolimento dovuto dalla febbre Ramthie sognava, come altre volte gli era capitato, di essere su una spiaggia che ben conosceva, era la spiaggia ad ovest di Ramthie , vicino alla foce del Fiume Biondo, una lunga spiaggia costeggiata da un serie di dune non molto alte, e ininterrotta per chilometri, con una ricca vegetazione di cespugli di erbe aromatiche e fiori selvatici, su quella spiaggia andava a volte a cercare e recuperare nei ruderi delle case abbandonate dagli abitanti, reperti, porcellane, qualche volta vecchie monete per quella che era diventata ormai una ricca collezione di cose antiche; nel sogno camminava lentamente in riva al mare, un caldo sole riscaldava l'aria di quella che sembrava una stagione non ancora estiva, ma non più invernale, un lento volo di gabbiani ricamava di volteggi leggeri e arditi un cielo azzurro e sereno, i profumi delle erbe selvatiche riempivano l'aria, e ad un tratto lo stormo di gabbiani si abbassava repentinamente verso di lui quasi a sfiorargli la testa per rialzarsi subito in un volteggio elegante e per Ramthie, nel sogno, fu automatico spiccare un salto e aprire le braccia, quasi fossero ali, a cercare in loro un sostegno per un volo inaspettato e imprevisto, ma diventato subito naturale e inebriante allo stesso tempo.

La sensazione nel sogno era di estrema naturalità lo sguardo di Ramthie si allargava su tutto il panorama, poteva vedere sia il mare fino all'orizzonte verso Ovest, sia la foce del fiume . Tutto sembrava estremamente realistico e vero, con un elegante volteggio aereo, piegando le braccia - ali con un movimento millimetrico riusciva a compiere evoluzioni e capriole aeree imitando quelle dello stormo dei gabbiani, precipitando velocemente verso le onde per risalire altrettanto velocemente verso il sole. Un'ultima cabrata e poi con un elegante gesto aereo eccolo atterrare sulla spiaggia proprio accanto al frangersi delle onde. Il sogno terminò, lasciando a Ramthie una sensazione di estremo benessere e calma, non si sentiva affatto sorpreso da quella sensazione né dal sogno che aveva appena fatto, tutto sembrava estremamente naturale, come se fosse sempre stato così, come se fosse normale per lui volare come i gabbiani.

Ma quello che lo sorprese fu ciò che accadde dopo, la febbre non era ancora scesa e il sogno sembrò trasformarsi in un’allucinazione ad occhi aperti, Ramthie vedeva tutto intorno a se muoversi in maniera accelerata, ogni suo gesto, pur lento, era visto a velocità aumentata, quasi una visione anticipata della fine di quel gesto, quasi una premonizione sul gesto successivo. Questo sì che lo sconvolse, balzò a sedere sul letto con la fronte imperlata di sudore freddo, il respiro affannoso, gli occhi spalancati fissi sulla parete di fronte a lui, dove aveva visto proiettare i suoi movimenti accelerati.

Una sensazione di ansia e di angoscia lo prese nel profondo, la capacità di riuscire a vedere in anticipo i suoi movimenti, i suoi gesti, non riusciva a spiegarsela, non riusciva a capire come potesse essere accaduto, come fosse potuto succedere che si fosse potuto verificare quella specie di incantamento. Poi, calmatosi, dette colpa alla febbre che lo divorava da più giorni, imputando alla malattia quella sorta di incubo, e d'improvviso si rese conto che la febbre era sparita, dissolta come una nebbia primaverile al sole dell'alba, non c'era più traccia ne di febbre, ne di dolore, portate via allo svanire del sogno.

Non parlò mai a nessuno di quello che gli era accaduto, e mai nessuno seppe mai spiegarsi come la febbre che lo aggrediva fosse potuta svanire all'improvviso.

Ma in lui rimase a lungo la sensazione di angoscia e allo stesso tempo di onnipotenza che sentiva a causa di quello che gli era successo, la capacità di dominare e insieme di subire lo scorrere del tempo. Non riusciva ancora a capire se desiderasse o temesse il ripetersi di un episodio simile, ma sapeva, sentiva che tutto sarebbe accaduto nuovamente, di certo però non immaginava ne il come, ne il quando, ne il perché.