martedì 27 aprile 2010

surrround

Tutto quello che è passato, e già passato e non posso cambiarlo.
Quando sono nei vostri occhi , che cosa ho bisogno?
C'è qualcosa di più grande di quello?
Non ho mai sognato che avrei mai potuto vivere una vita in questo modo
Restiamo nel presente, non abbiamo tempo da perdere , i secondi sono preziosi per me
Non posso pensare al passato, la mia vita è ancora davanti a me
Ora io sono con voi e con voi voglio vivere.

domenica 25 aprile 2010

smile

25
La vita è un gioco.
Per vincere devi prenderlo molto sul serio
senza prenderti troppo sul serio.

Sorridi ogni volta che ti ricordi di essere divino
e che tutto ciò che attraversi
in fondo sei stato tu a causarlo.

Quando imparerai a conoscere la tua potenza
ti amerai profondamente.

Non sottovalutare la potenza che risiede nei tuoi compagni di viaggio.
Anche loro stanno giocando una partita
a te ignota.

Mira al perfezionamento di te stesso
in ogni istante della tua vita.
E' l'unico modo perché anche gli altri facciano altrettanto.


La vita è un gioco di squadra.
Rispetta le regole,
dai il meglio di te,

Aspettati sempre il meglio dai tuoi compagni,
e gioisci di ogni tuo successo.

E sorridi.
La vita è un gioco che ricomincia sempre.

Finché non taglierai il traguardo
e voltandoti indietro sarai felice...
Buon compleanno!

venerdì 23 aprile 2010

- mi consiglia Larth Clisna Sepu


Mai prendere tutto  per scontato Principe
- mi consiglia Larth Clisna Sepu .
Tieni  tutte le persone vicino al tuo cuore
perché potresti  svegliarti un giorno e  renderti conto che hai perso un diamante
mentre eri troppo occupato a raccogliere pietre.

- chiedo a Sepu -


Perché i desideri non si realizzano e i sogni non si avverano?
 - chiedo a Sepu -
 Per far sì che ciò avvenga, bisogna sapere come fare, mi risponde l'etrusco  . E per farlo devi  imparare ad ascoltare  il “fruscio delle stelle del mattino”, la voce senza parole, la riflessione senza pensieri, il suono senza volume.

giovedì 22 aprile 2010

Ramthie, Il Phersu - 7 -

Belva divorante.
Artigli,lunghi e pericolosi,
mortali al semplice tocco...
Occhi,occhi rossi come brace ardente,
sguardo malefico e bramante di sangue...
Zanne,affilate come rasoi,
pronte a penetrare, a strappare la carne viva,
a mordere con tutta la loro forza.
Sangue,
sangue che schizza dalla giugulare recisa,
sangue copioso del rosso più  acceso,
sangue dolce e puro...
Sangue e carne, notte di nutrimento...

folle


Sogno un magnifico palmizio,
laggiù,
 nei paesi del sole.
22
M'intristisco,
cupo e solitario.
 Qui c'è solo un bosco bruciato.

mercoledì 21 aprile 2010

Turan,dea dell'amore e della vitalità


L'aruspice Zilunte mi dice. "Il  naufragio che ha sommerso la letteratura etrusca ha trascinato con sé la maggior parte dei miti dell’antichissima nostra  religione tirrena. Così, ben poco sapete  sulle originarie divinità etrusche, quali erano prima che venissero accostate a quelle greche, subendone l’influenza. Una sorte che è anche toccata a Turan, la dea dell’amore e della vitalità. Il nome, che ha  la stessa radice di "torre" e "tiranno", rivela che Turan è  considerata "la Signora".

diversa mente

Un pianeta il cui cielo
ospita nuvole
sempre diverse.

osservante


Qui si Canta dell'occhio
che non può vedere se stesso
se non nel mentre che osserva.

martedì 20 aprile 2010

Ramthie, il Phersu - 6 -


Ramthie lotta con l'ombra della bestia.
Fuori la luce, e il mundus,
dentro la luce, la pura luce.
Sente l’apertura in bilico,
 la timidezza allo specchio,
e ride, sa che resisterà nulla al suo furore.
 la madre
lo guarda, e si vede,
si china su di lei .
i fianchi son grassi, e i seni,
anche loro granulosi,
pendono come melagrane.
Su un trono di fango
 ora gode della luce,
gode vergando la terra,
gode dei semi e dei frutti. sa,
 e ciò gli basta.
Sa che il sole si leva a oriente,
 che la terra lo nutre,
sa che per questo deve rendere grazie.
Porta  oltre per le sue ceneri.

interviene Mania Veltune


Pensate  di essere vivi, Principe - interviene Mania  Veltune - volete  illudervi che sia così.
L'illusione estrema non è poi un male per la sopravvivenza in un mondo ostile ... ciononostante rimanete  solo delle ombre,
ombre che si illudono di avere una parvenza di essere... siete sogni angoscianti e angosciati, memorie che in eoni continuano a sopravvivere come echi quantistici
che si propagano come periodiche oscillazioni disperate, ossessive e sbiadite ...vite perennemente reiterate

canto fluttuante


deboli fluttuazioni
appena superiori
ad un livello di vuoto
20
 nella fibra il sospetto
che vi siano contenute
 memorie intrappolate

lunedì 19 aprile 2010

Certe volte Larisa Matuta


Certe volte Larisa Matuta corre.
Abbreviando i tempi 
Perde il gusto di scoprire dove và.

canto mutante

ù
19
solo ciò che è vivo
può mutare
– ghigna Persne -

sostiene Persne Avluna -


Il fascino - sostiene Persne Avluna -  
è la sola bellezza che non sfiorisce mai.
 Tutto il resto passa.

aplomb

Nella stanza, accesa la lampada notturna, niente dorme: la mosca della sera prima ha ripreso a volare, i ragni la spiano, le pagine dei libri lasciati aperti aspettano di essere voltate, la lama della sveglia taglia in due le quattro.

domenica 18 aprile 2010

confesso all'Aruspice Zilunte,


Non so cos'abbia di diverso nel mio aspetto ora - confesso all'Aruspice Zilunte, ma quello che avverto è la sensazione di un cambiamento profondo, come di un alone rosso fuoco che mi abbraccia e mi rende consapevole di ciò che sono. Mi sento forte, mi sento uragano, mi sento vulcano aperto al mondo.

endurance


La calma nell’azione.
Come una cascata diventa nella caduta
 più lenta e sospesa.

asfodelante

      
    E' solo la mia vita che va. Rimango.Nel profilo immobile  asfodeli scorrono oltre il vetro. Distese continue che la memoria frantuma.E' solo la mia vita che va.

sabato 17 aprile 2010

Ramthie , il Phersu - 5.-


Come un animale in caccia cercavo cauto sollecitando fibre
sensibilità,scrutavo attento reazioni, sussulti
per capire quando l'altro animale
travolti tutti i limiti sarebbe esploso fuori dal
sé per coglierlo d'un balzo e insieme svanire.

spiega Larth Airunthe


Il vostro sguardo non è capace di cogliere l’invisibile e la vostra ragione meccanicamente trae le proprie conclusioni ed emette i propri rigorosi giudizi basandosi esclusivamente sull’evidenza di un’apparenza - spiega Larth Airunthe . Su quest’ultima poi costruite velocemente opinioni, atteggiamenti, relazioni, la stessa considerazione che avete di voi stessi e degli altri.

Vi sentiate speciali se qualcuno, meglio se molti, vi riconoscono come tali, delle perfette nullità se in tutto ciò che fate o diciamo, non trovate riconoscimento, ossia non venite visti, come quel boa che digerisce un elefante …
Naufragate o veleggiate sulla superficie mutabile del visibile.

venerdì 16 aprile 2010

Larth Airunthe


Spurgando nebbia e turismo dozzinale Larth Airunthe testimonia il mio passaggio compilando altero di quotidiana puntigliosità una personalissima anagrafe del traffico pesante.

Uni Kafkuna


Sei vittima di un complotto extraterrestre Principe
- mi spiega Uni Kafkuna- Ti hanno dipinto come un essere nudo e pieno di terrori che per ordine del Cielo muove guerra a tutto: a tutto quel che ha vita, e per vendicativa complicazione a te stesso. Così l’uomo diventa il peggiore nemico dell’uomo, e si moltiplica sulla terra per il danno di tutti. Il tuo potere è vago e transitorio, ma con le tue macchine puoi guastare tutto, sporcare le fonti della vita.

giovedì 15 aprile 2010

prosegue Kafkuna


L’essere – prosegue Kafkuna –
sta alla quiete, al compimento, all’inattività come il possedere
sta all’impazienza, all’estinzione, alla lotta.

sospira Uni

Oh,Principe- sospira Uni -
non c’erano tutte queste case non c’erano cancelli,
l’erba cresceva ovunque,anche dentro di noi.
nel cielo una mattina una grande rondine,
le sue ali come le corna di una vacca in volo.

etrusco canto


La mia gente è strana. Puzza di sudore e reti
fin dentro le ossa, parla una lingua incomprensibile
di ammiccamenti e gesti rubati al vento,
ma in una T al centro della fronte
custodisce i segreti del tempo.

mercoledì 14 aprile 2010

inside


oggi che non trovo le parole
stò facendo un giro
nel languore del cuore

Mi spiega Richiunte


Mi spiega Richiunte che la vita vegetale o animale che sia nel suo prepotente in "venire" accoglie sempre con benevolenza clandestini e sentimenti e,cospirando insieme,concilia ogni teatro d'insopportabile condizione umana.

martedì 13 aprile 2010

Tomba degli Auguri - Tarquinia


Gli studiosi interessati  ritengono che il termine “persona” (equivalente a maschera) derivi dall’etrusco “Phersu”. Il phersu è  un uomo con una maschera in volto e cappuccio in testa al cui braccio c'è una fune che tiene legato un cane. Il “gioco” consiste nell’aizzare il cane contro l’altro uomo che, anch’esso incappucciato, brandisce una specie di clava per tentare la difesa dagli attacchi del cane e del phersu.
E' un gioco mortale al pari di tanti altri, come la lotta ad esempio; ma è anche un rito funerario etrusco, uno tra i tanti che accompagnano il defunto attraverso la porta che accedeva all’aldilà. Purtroppo è anche un fatto reale, violento, crudele e perverso, ma come gioco è stato  introdotto a Roma diventando uno dei più seguiti e richiesti giochi gladiatori.
Nel gioco entrambe le persone non mostrano il volto. Entrambi sono contemporaneamente “umani” e “bestiali”. Dietro il phersu, il carnefice, c’è un uomo che incarna il bestiale come espressione di violenza e di godimento nell’atto violento. Dietro il prigioniero, la vittima, c’è un uomo che incarna la bestia mandata al macello, colui che non avrà altra consolazione se non quella di morire il prima possibile
Dietro la maschera del phersu, la persona agisce come vuole, senza essere riconosciuta: i suoi gesti, le sue azioni, forse anche le sue parole, diventano legittimi. Non è la persona che si esprime, è la maschera che indossa, è l’altra parte di sé, la sua parte oscura. Un lato oscuro che emerge e si rende visibile e reale attraverso la maschera che la persona indossa.
Dietro il volto coperto del prigioniero c’è la paura e il terrore, che non devono essere mostrati né visti da altri. Non a caso le paure personali più oscure sono segrete, invisibili a tutti; e l’uomo, chiunque esso sia, non può dimostrare nemmeno di temere la morte.
Incutere timore è il potere di esercitare il controllo, anche sulla paura della morte. Il rito sacro, il rito funerario che serve ad esorcizzare lo spettro, diventa il gioco del phersu perché solo così può essere accettato e perché solo così può essere riproposto ad un pubblico che applaude la vittoria del più forte.
Il più forte, attraverso una maschera dietro cui si nasconde una persona, riuscirà ad incarnare quel ruolo anche in altri momenti di ogni epoca.
Quando il condannato a morte, a viso scoperto, sale sul patibolo ha davanti a sé il phersu, il boia con il suo cappuccio e le sue armi di morte; quando il carnefice non ha la sua maschera, è il condannato ad essere bendato per non guardare in faccia la morte.
A volte, il prigioniero, in un gesto di rivalsa e ribellione, si toglie la benda, mostrando il viso al carnefice che, nonostante stia per eseguire la condanna, sentirà per la prima volta la propria paura della morte.
Chi indossa la maschera è persona e può essere contemporaneamente vittima e carnefice. Solo chi non porta maschera è se stesso.
Il cane non porta maschera, non è persona. Solo il cane è se stesso.
Solo l'animale è unico; l'uomo è sempre doppio.

rinascita


Il transito dell'inverno è preghiera degli alberelli scalzi. Impastati con un baco viola,
cercano ansimando  la fine del buio.

Urple,l'Ostentario


Il vostro vero problema,Principe,  
è venir alla luce senza esserne informati,
- osserva Urple l'Ostentario-
 

lunedì 12 aprile 2010

Thane Strpnei


Se i lampioni notturni impediscono di guardare le stelle
Thane Strpnei  dice di non protestare,
bensì di accendere un lume

Ramthie, il Phersu - 4 -


La luce tremola mentre la bestia si attacca al collo di Ramthie e ne fa sgorgare il primo sangue. L’eroe etrusco, attanagliato dalla paura, come le ombre è avvicinato sempre più dal pensiero che torna al tempo della madre scomparsa.
Il sole brucia allegramente. Qualche passo piccolo,mente la bestia si stringe intorno a lui e quindi la gravità assume i fotoni della luce trasformata da forma d'onda per formare particelle e fermando la caduta e il male successivo. È stato convocato dalla luce per scendere in un luogo sicuro. Egli contempla la luce intorno a lui. Non sa niente altro.
La luce in tutte le direzioni. Darkness in mente. La luce in modo brillante il buio scompare. La luce, la luce e quindi più luce. Un mondo pieno di luce.
Ramthie va al riparo dalla luce. Entra in un mondo di mezze tenebre. Può ancora sentire, da molto lontano, ricostituzioni occasionali nella fontana della vita.
L’eroe combatte, ma non può vincere. Ha dato il suo ultimo scoppio di energia. La luce si spenge. Affacciato per un attimo vede l'inferno. Non riesce a pensare di nuovo.

fatales


11

i germi dell’infelicità, Principe,
sono nella volontà di controllare e correggere
gli errori della natura - sostiene Clintu Haspe -

non c’è arbitrio personale,febbrile passione,
artificiale logorazione
per la maturazione del naturale bubbone

chi
si intromette
guasta - termina lo spettro etrusco.

domenica 11 aprile 2010

Zilunte parla



ARUSPICE mi chiamano e sono colui che decifra.Cammino oltre del bene e del male.Sono per me strade le vene e il sangue è la lingua,la materia sintassi che pulsa e i nervi predicati oscuri che illuminanola notte.Qui io sono cresciuto, tra le zolle del confine,i miei giorni sono il solco dell’aratro e le mie mani un vomere che scortica le sillabe.Qui,dunque, ho piantato le mie radici, qui vivo.E’ un terreno il cielo che indago su cui la mia mente alligna in forme di fiori stellati che sono la bocca attraverso cui parla e ammonisce dentro la notte di fuori.Padroni di buoi portano al macello spinti avanti su campi bianchi, uomini che un bianco aratro trassero e neri semi seminarono: ecco le piante divelte.Le viscere sono parole, mutevoli calligrafie gli uccelli, le folgori vertigini di rampicanti.E’dalla notte che a fiotti prorompe il giorno.Mi chiamarono per affondare la mano perché dicessi,ad allargare il palmo perché toccassi il mormorio melmoso delle parole che nelle profondità si nascondono.Ecco lo squarcio, dunque,ecco lo straripamento del buio.Si dia inizio alla decifrazione, allora, si proceda.Si scenda nella notte della sintassi, dove i globuli sono sillabe e verbo il fluire del sangue: siano il corpo un’entrata e le viscere i gradini.

sabato 10 aprile 2010

Selvans


Andai nei boschi,
- afferma Selvans -
perchè desideravo vivere con saggezza,
per affrontare solo i fatti essenziali della vita,
e per vedere se non fossi capace di imparare
quanto essa aveva da insegnarmi,
e per non scoprire, in punto di morte,
che non ero vissuto.
Non volevo vivere quella che non era una vita,
a meno che non fosse assolutamente necessario.
Volevo vivere profondamente,
e succhiarne tutto il midollo.

innamorato


Solo per oggi, compirò una buona azione temeraria
e non lo dirò a nessuno.
 Solo per oggi mi farò un programma: forse non lo seguirò perfettamente, ma lo farò. E mi guarderò dai due malanni: la fretta e l'indecisione.
 Solo per oggi saprò dal profondo del cuore, nonostante le apparenze, che l'esistenza si prende cura di me come nessun altro al mondo.
Solo per oggi non avrò timori. In modo particolare non avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere nell'Amore.
Posso ben fare per 10  ore ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare tutta la vita.

- mi consiglia Fabiu Cerni -


Non credere a nulla di quanto sentito dire
- mi consiglia Fabiu Cerni -
e non credere che alla metà di ciò che vedi.

venerdì 9 aprile 2010

Laris, l’Artista


Laris, l’Artista Etrusco di Pupluna, fissa l'uomo che cammina verso casa sua. Sbatte le palpebre, si stropiccia gli occhi e poi guarda ancora. La sua mano prende la bottiglia di vino al suo fianco, e la rovescia . 'Oh Tinia', pensa. L'uomo venuto direttamente lungo il sentiero a casa sua, bussa alla porta. Laris ha aperto, osseva l'uomo, vestito in costumi stravaganti, con un trench, nastri sulle spalle e con un cappuccio al posto di un cappello. L'uomo parla, "Sono stato mandato qui per sfuggire al Flagello. Tuttavia, il mio battaglione è stato attaccato mentre eravamo ubriachi di vino in Sicilia, E tutti i miei uomini sono stati uccisi. Sono sopravvissuto, ma nella fretta di scappare sono inciampato su una radice d'albero sul bordo di un abisso, e caduto dentro. Come sono caduto, ho sentito una forza strana intorno a me, cercava di tirare ogni parte me in tutte le direzioni, e la prossima cosa che so, che io sono ai piedi della scogliera . Gli assalitori erano spariti, così ho girato per un po’ finché la gente mi ha lapidato e mi ha spinto via, e ora mi chiama un demonio. Credo che fosse per i vestiti che indossavo.Loro  erano tutti in abiti bizzarri. Ho vagato in giro finché non arrivo a un cimitero abbandonato, dove ti ho visto scavare qualche tomba . Le date sulle tombe erano strane. Erano tutti 640 anni prima del mio tempo. In ogni caso, ti ho lasciato fare. Dubito che stavi facendo qualcosa di bene in tale cimitero, così se mi aiuti a scappare io terrò la bocca chiusa.

canto polposo


Per me è un esperimento
 ogni essere che incontro .
Che nasconda un gheriglio?
9
 Il volto di una noce  si mostra identico sulla pianta,  
 ma che all'interno via sia polpa,
occorre allo scoiattolo e a me.

giovedì 8 aprile 2010

Ramtha Papni


A volte la musica mi salva, proprio quando sto per buttarmi -  mi confida sospirando  Ramtha Papni. Arriva da lontano, attraverso il vento che accompagna le mie passeggiate, mi scopre la faccia, mi sveglia, mi apre gli occhi fino a farli lacrimare. Il vento arriva dal mare, come tutte le cose belle. Dove c'è il mare c'è sempre una speranza da cavalcare, nuda come un'onda.

sola mente


si vive una volta sola
- afferma Larth Cifie –
e a volte nemmeno quella

mercoledì 7 aprile 2010

amore bambino

L’amore dovrebbe essere bambino
- mi spiega Laris Hapsnei.
Quando diventa adulto comincia ad intravedere la vecchiaia e non sa come affrontarla - continua l'Etrusco. Dovrebbe essere un bambino e mantenere lo stupore e il candore, godere delle coccole e delle carezze, ridere degli scherzi e delle facce buffe, trovare sempre nuovi nomignoli. Non dovrebbe mai smettere di parlare quella lingua fatta di parole evocative, di versi, di suoni, di strane assonanze. L’amore deve aspettare i pacchi dei doni e non desiderare di aprirli per non smettere di immaginare il contenuto, giocare con i nastri e le coccarde prima ancora che con il nuovo giocattolo. Non deve conoscere il senso del tempo. Quando impara cosa vuol dire “dopo”, ha già perso il “prima” e non riesce più ad essere felice del momento presente. L’amore deve correre, saltare, nascondersi ed inseguire. Quando rimane seduto ad aspettare è ormai un vecchio stanco, divenuto scorbutico e scostante, che teorizza dell’”io” e di tutto ciò che avrebbe potuto essere. Da vecchio avrà capito cosa significa essere in ritardo, dire una parola di troppo, trovare compagni non disposti a fare lo stesso gioco. Avrà capito il significato delle parole “potere”, “ricchezza”, “povertà”, “lavoro”, “dovere”, “regola”, “colpa”, “peccato”, “punizione”, “Dio”.

Quelle parole serviranno solo a comporre il significato della parola “morte”.
L’amore deve rimanere un bambino per dialogare con gli altri bambini, compagni, figli, fratelli, genitori. Deve vedere i vecchi come bambini più saggi e immaginare che il mondo sia fatto di cose più piccole. Un amore, proprio come insegnano ai bambini, non rimane mai da solo.
Quando si sentirà abbandonato, quell’amore smetterà di essere dolce, romantico, istintivo, scanzonato e potrà solo scegliere tra diventare vecchio o finire.
Quell’amore, se rimarrà un bambino - sorride Laris -non saprà fare nulla, se non amare.

gioco di bimba


rimugina Calu


Se tengo una pena – rimugina Calu -
quasi posso dire che non io ho la pena
ma è la pena che ha me.

martedì 6 aprile 2010

Lucumone parla a Fuflunia


Prima che cominci a parlare,Larth Calisna Sepu, Lucumone Etrusco di Ferentu  mi chiede con gentilezza di spegnere tutte che luci che splendono in quell'immensa stanza, di coprire qualsiasi spiraglio che faccia trapelare anche un solo raggio di luce. Non esito affatto ad ubbidire alla sua richiesta, la cosa per me più importante è quella di sentire parlare il Lucumone , di ascoltare cosa ha da raccontare. Quando si accorge del mio disagio in quella fitta oscurità, con lo sguardo disorientato in un vuoto stupefatto di spazio, allora, mi invita ad accendere una piccola lampada sostenendo che, in fin dei conti, un raggio soffuso non gli avrebbe dato alcun fastidio. Mi siedo su di un tavolo con le gambe sospese nel vuoto e mentre la mia ombra riflette sulla parete di un muro, inizio a prestargli ascolto e a perdermi nelle sue parole.

"Nei Libri di Lino  si parla di me e della mia nascita. Ero presente prima che qualsiasi forma di vita respirasse, prima che qualsiasi luce accecasse la vista e desse colore e forma ad ogni cosa. Ero lì presente quando la terra era ancora informe e deserta, quando le acque erano assenti ed io ne ricoprivo l'abisso col mio manto fitto ed opprimente. Colui che regnava mi presentò alla Luce con la quale credevo di poter condividere tutto pur essendo il suo elemento opposto, di donare enfasi alla sua presenza, di creare un contrasto di armonie che la risaltasse agli occhi del mondo, ma lei non aveva affatto bisogno di questo. Pensavo che la rivalità tra due cose diverse non fosse sinonimo di inimicizia. Ma poi accadde che egli , colui che regnava, reputò solo la Luce come cosa buona, mi divise per sempre da essa e mi chiamò oscurità. Fissò un astro splendente e luminoso, abbagliante ed infuocato sospeso nel vuoto del cielo che potesse osservarmi dall'alto dissolvendo completamente la mia impalpabile materia: avevo capito che era nato il primo giorno. Quando il tempo scorreva lentamente e la Luce si dileguava verso sera, cominciavo a respirare liberandomi da quel fastidioso bagliore che mi teneva oppresso per lunghe ore ed io regnavo indisturbato nella notte. Anche in quel momento mi accorsi della tregua che mi era stata negata: guardando verso l'alto vidi un corpo celeste affascinante e pallido che illuminava senza invadere troppo la mia profondità. Provai rassegnazione alla compagnia di una luna discreta e riservata. Da quel momento in poi mi fu sempre impossibile vincere la Luce, olio di una fiamma che non si estingue mai, la cui brillantezza penetra l'oscurità e la dissolve con una velocità irrefrenabile. Il mio spettro ormai vaga negli angoli più nascosti e nei meandri più fitti di tutte le cose dove sono certo che lei non potrà arrivare mai."

brughiera


Il tempo passa, leggero come il vento tra gli arbusti e l’erica della brughiera, leggero, ma come quel vento inesorabile,
e altre stagioni che si susseguono.

ricordi


Ami la vita Principe? - mi chiede Hapne Chairei.
Allora non sciupare il tempo,
perché è la sostanza di cui la vita è fatta.

radente


Vivere remando
 e non sentire il male.
Potendo.

lunedì 5 aprile 2010

vita in Fuflunia


Wasichu , abituato alla vita all’aria aperta, aveva preferito imitare Ctli  ed era uscito a cavalcare con Thane . Gli Accademici non avevano avuto niente da ridire. Macna , la donna che li guidava, non era l’unica normale tra loro e quel ristretto gruppo che non era stato contaminato dalle tare ereditarie vedeva di buon occhio la permanenza dei cinque stranieri. La cometa apparsa nel cielo era per loro il segno che qualcosa stava per cambiare. Il mondo si sarebbe svegliato dal suo letargo e l'Accademia sarebbe tornata allo splendore di un tempo. Gli stranieri avrebbero potuto aiutarli a essere all’altezza del compito che li attendeva. Se rimanevano di loro spontanea volontà era meglio e Macna, dotata di un forte spirito pratico, aveva lottato contro l’ormai connaturata gelosia per i libri e aveva incoraggiato il Principe Straniero  a consultare la sezione scientifica che sembrava interessarlo particolarmente.
“Dov’è Khaile?” chiese Clillu  a uno degli Accademici. Era un ragazzo, uno dei figli di Macna e non era più stupido della media.
“Nella sezione scientifica. Vuoi che ti accompagni?”
Si chiamava Vinnai  e da un paio di giorni le ronzava intorno ogni volta che poteva. La madre gli avrà ordinato di fecondarmi, pensò con amara ironia.
“Conosco la strada” rispose.
“Lo so, ma potrebbe essere pericoloso. Quelle creature che vi hanno assalito potrebbero ancora aggirarsi nel palazzino.”
“Non credo proprio. Ma se insisti...”
Vinnai sorrise e le camminò accanto, con la balestra imbracciata.
“Tu sai leggere?” le chiese, mentre percorrevano il corridoio del piano terra, diretti alle scale.
“Si. Nella mia città ero addetta alla biblioteca reale.”
“Allora anche tu sei una Accademica.”
“In un certo senso. Amo molto i libri.”
“Anch’io, moltissimo.”
“E non sai leggere.”
Vinnai sentì un rimprovero in quelle parole.
“Solo il capo-Accademico  deve saper leggere” si difese.
“E se tua madre morisse, chi la sostituirebbe?”
Il ragazzo le lanciò un’occhiata.
“Potresti sostituirla tu.”
“Io?”
“Sì. Di regola il successore dovrebbe essere mia sorella. Ma è stupida e per insegnarle a leggere ci vorranno anni. Mia madre lo dice sempre. Tu invece sai già leggere. Certo, c’è il problema dell’età. Sei vecchia e rimarrai fertile ancora per poco. - La guardò come per soppesarla. - Cinque, forse sei figli. Ma potrebbero bastare.”
Vinnai doveva aver visto circa sedici o diciassette anni di guerra. Secondo le regole vigenti a Fuflunia  avrebbe potuto esserle figlio.
“Non ho alcuna intenzione di succedere a tua madre, Vinnai. Tua sorella può stare tranquilla.”
“Oh, a lei non importa. Ma importa a me. L’ho fecondata già un paio di volte e ha perso tutti e due i figli. Mia madre dice che succede perché siamo fratelli. Ma tu non sei mia sorella e credo che fecondare te mi piacerebbe moltissimo.”
Erano arrivati alle scale.
“Sono troppo vecchia per te, Vinnai. Ora, se non ti dispiace, posso continuare da sola.”
Il ragazzo sembrò non averla sentita.
“Mia madre dice che essere fecondata da un ragazzo è molto piacevole per una donna anziana. Per questo mi preferisce ai miei fratelli.”
“Hai... hai fecondato anche tua madre?”
Vinnai annuì, orgoglioso e aggiunse con malizia: “Non vorresti anche tu un po’ di carne giovane?”
Le venne da ridere, tutta quella situazione era assurda.
“Ci penserò Vinnai, e ti farò sapere” rispose, poi salì le scale, continuando a ridere. Carne giovane. Lei si sentiva giovane, ma Vinnai non aveva tutti i torti. Macna non doveva aver visto più di trentacinque anni di guerra e quindi aveva solo cinque anni più di lei. In un mondo dove la vita media era sui cinquanta anni, erano anziane, tutte e due. Carne giovane. Fra se e se sorrise e tirò avanti.

Parco Archelogico di Carmignano

Dopo che per decenni è stato saccheggiato il patrimonio lasciato dal popolo Rasna , ignorando scopi primari e conseguenze catastrofiche, nasce in Toscana un nuovo polo dell'Archeologia dedicato agli etruschi: il Parco Archeologico di Carmignano (Po) che comprende il nuovo Museo Archeologico di Artimino e i monumentali siti etruschi del territorio. Sono gia' aperti i cantieri per la realizzazione del nuovo parco e museo, che inaugureranno al pubblico il 5 febbraio 2011 e per cui sono stati stanziati oltre 2 milioni di euro.
Il nuovo Museo Archeologico ospitera' ritrovamenti fondamentali non solo per la storia di Artimino, una delle piu' importanti citta' etrusche dell'antichita', ma anche e soprattutto per la storia degli Etruschi in Toscana.
Tra gli oggetti piu' spettacolari, i corredi funebri delle tombe principesche del periodo Orientalizzante, tra cui un famoso incensiere di bucchero con iscrizione in alfabeto etrusco settentrionale (VII sec. a. C.). Dal tumulo di Montefortini arriva una bellissima coppa di vetro turchese risalente al 640-630 a.C., un pezzo di straordinaria bellezza, tra i piu' pregiati e rari reperti di vetro mai scoperti in sepolture principesche etrusche. Sempre da Montefortini proviene inoltre la straordinaria serie di oggetti in avorio che saranno esposti per la prima volta al pubblico. Si tratta di circa 10.000 frammenti di avorio che restaurati, stanno restituendo una grande quantita' di oggetti come piccole figure femminili e maschili, pettini, pissidi, placchette, tra cui quelle che dovevano ricoprire un manufatto andato distrutto nel tempo, forse un trono.Il resto è sparito prima dei ritrovamenti.