domenica 13 settembre 2009

kaitli ama le sue erbe selvatiche


Se affondo nel silenzio,
mi sento piena;
appena apro bocca,
ecco il vuoto.
La vita passata è morta.

Questa morte mi dà gioia,
poiché per essa so che è stata viva.
La vita morta è corrotta.
Questa corruzione mi dà gioia,
poiché per essa
so che ancora non è il vuoto.
I resti putrefatti della vita stanno sulla terra,
non generano grandi alberi
ma solo erbe selvatiche.
E questa è la mia colpa.
Le erbe selvatiche hanno radici superficiali,

fiori e foglie non belli:
eppure succhiano la rugiada e l'acqua,
succhiano sangue e carne dei morti imputriditi;
a una a una, strappano la propria esistenza.
Vive, saranno calpestate e tagliate,
finché moriranno e si corromperanno.
Ma io sono serena, contenta.
Riderò e canterò.
Amo le mie erbe selvatiche.
Ma detesto questa terra
che se ne fa un ornamento.
Sotto la terra si agita e rotola il fuoco;
un giorno il magma proromperà
e brucerà tutte le erbe, e i grandi alberi.
E anche la corruzione avrà fine.
Ma io sono serena, contenta.
Riderò e canterò.
Col mondo così quieto,
non posso ridere né cantare.
Ma in un mondo non così quieto,
forse neppure lo potrò.
Questo cespuglio di erbe selvatiche
lo offro a testimonianza
nella luce e nell'ombra,
in vita e in morte,
nei termini del passato e del futuro,
ad amici e nemici, uomini e bestie,
a chi mi ama e a chi non mi ama.
Per me, per amici e nemici,

per uomini e bestie,
per chi mi ama e per chi non mi ama,
spero nella morte e nella corruzione
di queste erbe selvatiche,
e che arrivi presto il fuoco.
Diversamente, non sarei neppure esistita,
e questo mi farebbe ancor più infelice
della morte e della corruzione.
Andate ora,
erbe selvatiche,
così legate alla mia introduzione.

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