La tomba aveva la seduzione dell’insoluto.
Del resto il mondo era rimasto affascinato da tutto quell’oro e quel blu rinvenuto nel sepolcro del faraone Tutankhamon. Mosaici aurei, strani animali, statue dorate, monili, oggetti. E poi un carro, figure in dimensione naturale, lettucci dorati e intarsiati, addirittura un trono reale tutto d'oro.
E il suo magnifico sarcofago, la sua maschera.
Potente, straordinaria, splendida.
Era arrivato al Cairo solo per un’importante ricerca di laboratorio.
Nel suo lavoro di ricercatore aveva scoperto una molecola che sarebbe stata in grado di curare il morbo di parkinson.
Ma ora era lì, nella valle dei Re, dentro la tomba che Howard Carter nel 1922 aveva portato alla luce. Era lì unicamente perché si era concesso una pausa. Pura curiosità. Consultò l’orologio. Era mezzogiorno in punto. Aveva pochissimo tempo.
Era solo, e nell’atmosfera di quella penombra rarefatta, quasi lattiginosa, sentiva qualcosa di insolito percorrergli la spina dorsale. Un brivido, una specie di vertigine.
La fiaccola alla sue spalle oscillò debolmente come se un soffio leggero fosse penetrato da quelle pietre solenni e massiccie.
Un’eco del passato…
Gli occhi si soffermarono su una scritta incisa sulla statuetta del dio Horus
«Possa la morte rapire con le sue tetre ali chiunque osi disturbare il sonno del faraone»
Un severo avvertimento che annunciava nel dio il sommo protettore della tomba.
E subito gli occhi furono calamitati dalla raffigurazione dipinta sullo schienale del trono.
Due figure reali, il faraone e la sua giovane sposa Ankhesenamon.
Il soffio cominciò a provocargli una leggera vertigine, un piccolo giramento di testa
La donna calzava un solo sandalo, l’altro piede era nudo. Per gli egittologi il significato era chiaro. I due si erano promessi amore eterno nel bene (piede con il sandalo) e nel male (piede nudo).
I suoi occhi non potevano staccarsi dalla donna.
Una strana malìa lo avvinceva.
Gli occhi femminili truccati e allungati lungo le tempie parevano trafiggerlo nella loro penetrante fissità. Guardavano lui. Erano occhi vivi….
Scrollò il capo cercando di scacciare l’ebbrezza di quella eterea visione che pareva impalpabile alla realtà. La vertigine aumentò quando percepì un lieve fruscio, la sensazione di una luce in movimento, l’invisibile che si rende tangibile.
La donna lentamente chinò la testa e si slacciò l’altro sandalo. Un movimento impercettibile, ma così fluido da sembrare oro colato.
Nel movimento i suoi folti capelli le scesero sulla tunica bianca. Una tunica che le arrivava alle caviglie. Poi volse gli occhi verso di lui e lo fissò.
- No. Non sta capitando a me…non è reale… -
Ma non ebbe molto tempo per razionalizzare perché nel brivido che lo aveva colto, ora sapeva di avanzare verso di lei, passo dopo passo.
Una forza arcana lo sospingeva da quella donna.
Guardò il suo viso accuratamente truccato, aggraziato, le labbra rosee appena accennate in un misterioso sorriso. Una collana a più fili sul collo, gli orecchini infilati ai lobi, e in fronte il serpente ureo intrecciato tra i capelli.
- Sei qui…sei venuto finalmente… ti ho aspettato tanto -
Fu quasi un bisbiglio, ma la voce di lei gli giunse limpida, come avesse attraversato i secoli.
Ora lui era sparito. Ora lui sapeva chi era…
Il cuore gli martellava in petto al cospetto della sua promessa sposa. La sua sposa egiziana, mai vista nella vita terrena, mai raggiunta, solo immaginata
- Mi hanno ucciso prima che varcassi il confine –
- Lo so.. per questo, dopo di lui – indicò Tuthankamon – mi fecero sposare il gran visr Ay e gli intrighi a palazzo cessarono solo quando egli, sposandomi, divenne il faraone –
Lei gli si avvicinò senza mai distogliere gli occhi dai suoi. Erano vicinissimi, potevano sfiorarsi.
- Ero il figlio di un re ittita. L’Egitto non avrebbe mai acconsentito alla tua blasfema provocazione prendendo in sposo un principe straniero. Mio padre Shuppiluliuma mi mandò da te, ma non arrivai mai, mia dolce luce -
- Ay ordinò la tua morte. Io non lo seppi mai. Ma ti aspettavo, Zannanza… -
- Sono qui adesso, Ankhesenamon…vieni…vieni da me -
La donna a piedi nudi si alzò sulle punte e lo circondò con le sue braccia.
Gli si appoggiò contro e con gesto sensuale gli baciò il collo, poi aspettò l’incontro delle loro labbra. Quando si unirono, il tempo si lacerò in quell’unica scheggia di oro e blu.
Un bacio che marchiò di piacere e di dolore la loro eterna solitudine, la loro assenza da se stessi, il tempo mai colmato dalle gioie dell’amore, della passione. Dalla loro non-storia.
L’ebbrezza durò un attimo o un eternità.
Lui non seppe dirlo… ma quando la vertigine passò, la donna non c’era più. Era scomparsa, rannicchiata in quella figura che pareva ora statica e lontana.
Si toccò le labbra ancora calde e tumide. Il bacio gli bruciava ancora come una spina, come una rosa sanguinante.
Non aveva più tempo. Era incalzato dalla realtà.
Era prossimo a soffocare.
L’aria stava annodandogli la gola, come una lama mortale puntata in un preciso punto fatale.
Di corsa uscì alla luce.
Il cuore impazzito, la mente ancora annebbiata dalla magnifica visione.
Il sogno lo aveva completamente ubriacato.
Guardò l’orologio affannato e ansante.
- dio sono pazzo… - farfugliò
L’ora si era fermata alle 12 esatte.
Le lancette erano senza vita.
Seppe che era rimasto nella tomba per più di un’ora.
Il tempo si era fermato nei suoi luoghi invisibili, il tempo gli aveva fatto ripercorrere il cammino delle stelle attraversare lo spazio divino, incontrando per la prima e ultima volta la sua tenera dolce sposa.
Colei che in vita non aveva mai visto se non attraverso un vago dipinto tracciato da uno scriba egizio.
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Nda:
1334-1325 A.C. - Prima di compiere 20 anni, Tutankhamon morì, forse assassinato.
Nella sua tomba si vede rappresentato il gran visir Ay che celebra il funerale del Faraone vestito già delle insegne e dei riconoscimenti del futuro faraone. Per questo motivo Ankhesenamon, vedova e senza figli, chiese segretamente al re degli Hittiti Shuppiluliuma di mandarle un figlio che lei avrebbe sposato e incoronato Faraone. Dati i rapporti non certo pacifici tra i due popoli, Shuppiluliuma dapprima si rifiutò, ma poi, sottoposto alle continue suppliche della Regina, acconsentì al matrimonio ed inviò a Tebe uno dei suoi figli, Zannanza.
Ma appena varcato il confine, il principe hittita subì un'imboscata e venne ucciso. Akhesenamon fu così costretta a sposare Ay che diventò a tutti gli effetti il Faraone. A questo punto le tracce di Ankhesenamon si perdono: la sua immagine non è più rappresentata da nessuna parte ed il posto di Grande Sposa Regale viene preso dalla prima moglie di Ay.

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