È uno dei piccoli e sparsi insediamenti rupestri del territorio di Bomarzo la cui origine si perde a volte nella Preistoria. I resti per lo più medievali esistenti in questa località si trovano a sinistra della valle di Fosso Castello a poca distanza dalla strada che dalla provinciale Orfana adduce al paese di Bomarzo. Quanto si evidenzia di costruzioni, ma soprattutto di tombe antropomorfe è su diverse, ma limitate piattaforme rocciose create4 dall’opera dell’uomo; il tutto in mezzo ad una fitta boscaglia. Nel ripiano più largo emergono dal terreno, chiaramente discernibili, le strutture murarie in blocchi di tufo su tre filari di una piccola chiesa rettangolare (m.9x6 circa) con abside orientata a S/E. (XII secolo). Della sua decorazione rimangono capitelli, pulvini, archetti dentati, modanature ed altri parti in peperino scolpite con motivi floreali e zoomorfi.
Gli schiavi compiuti nel 1973 da Joselita Raspi Serra hanno evidenziato che laddove oggi è visibile parte dell’abside, precedentemente, sulla viva roccia, si era creato un diverso ambiente rettangolare: forse un primo edificio sacro.
Attorno alle superstiti mura, per ogni dove, parte ordinate a file parallele, altre senza alcun ordine vi sono numerose tombe antropomorfe. Alcune sono fosse scavate direttamente nel piano roccioso, altre, evidentemente sarcofagi monolitici di peperino lavorati a parte e poi trasportati. Questi hanno per lo più il luogo della testa orientato a NW. Si stacca da tutti sia per l’orientamento (SE/NE) sia per la fattura un sarcofago allogato a poca distanza dall’abside, che oltre ad essere l’unico ad avere una copertura, ha in essa, in netto rilievo su ogni lato del doppio spiovente, due croci greche e ed una al centro di ogni frontone. Gli altri sarcofagi non risultano avere un coperchio; avendo trovato diverso materiale fittile (mattoni, coppi e tegole alcune aventi il marchio di fabbrica riferibile al II sec.d.C.) si è ipotizzato una copertura con il riutilizzo di tali manufatti. Quattro tipologie dell’incasso che racchiude la testa del defunto distinguono la struttura interna delle tombe. Nicchie, incassi e fori per l’inserimento di strutture lignee, tracce di cave, abitazioni ipogee, gradini, cabalette di scolo, massi con superfici squadrate e lavorate sono ovunque.
Le quantità di sepolture entro il terreno ben giustifica il nome di Cimitero vecchio che assieme a S. Cecilia (forse la santa ivi venerata) indica questa particolare località.
Tutta la zona ha una frequentazione ben più antica dei reperti medievali visibili, riportabile nell’ambito quanto meno etrusco e romano come è deducibile dai bolli dei tabellones; lo stesso accesso da Bomarzo, scavato in trincea nella roccia, ne è una prova tangibile. Negli immediati dintorni affiorano resti diversi del periodo romano con ceramica sparsa, tombe a fossa per inumati ed incinerati, pestarole, tracciati stradali basolati. La presenza romana è evidente particolarmente a Pian di Carletto dove sono rocchi di colonne, cornici e trabeazioni scolpiti con fiori e animali in peperino ed in marmo, un’ara; reperti che hanno fatto ipotizzare l’esistenza di un tempio. Lungo il fosso del Rio, a poca distanza (300 m. circa a N/E) nei pressi di un terrazzamento artificiale realizzato utilizzando blocchi riversi di peperino, sembra essere stato un altro modesto insediamento umano del quale, tuttavia, non è possibile offrire una certa cronologia. Le evidenze più notevoli sono fori circolari sui massi determinati dall’insrimento di pali per capanne ed una serie di pestarole di diversa grandezza aventi una sola vasca con il relativo foro di uscita scavate in massi erratici.
Non molto distante da S. Cecilia svetta la torre e sono le mura del castello di Chia un tempo abitazione e proprietà dello scrittore regista Pier Paolo Pisolini. Molto vicino è anche il Poggio Civitelle con tombe a camera, a nicchia, e a fossa antropomorfa ricavate nella roccia come diversi piastrini monolitici più o meno conservati.

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