mercoledì 4 novembre 2009

Stepne Bennu


Non disprezzare il poco,
il meno, il non abbastanza
- mi consiglia Stepne Bennu -
L’umile, il non visto,
il fioco, il silenzioso
Perché quando saranno passati
amori e battaglie

Nell’ultimo camminare,
nella spoglia stanza




Non resteranno
 il fuoco e il sublime,
il trionfo e la fanfara
Ma braci, un sorso d’acqua,
una parola sussurrata, una nota

Il poco,
il meno
il non abbastanza
 - Conclude lo spettro svanendo .

insieme







Un soffio di vento può separarci
siamo tutti buccia  dello stesso frutto.

eppure ...

Rube Benini

ogni persona
è un abisso,
- osserva Rube Benini -




vengono le
vertigini a
guardarci dentro.

4 Come Carnalità


Entra in gioco,impaziente,
 l'immaginario,
 la complicità del desiderio,
la sostituzione fantasmatica o reale
 del partner,il gioco dell'ambiguità,
l'intuibile più che il dicibile.



La genitalità pura è messa in parentesi,
i giochi sono sfumati e illuminati
dalla trasgressione continua,
dal diventare liberazione e libertà

 

Liberi Amori





Qualunque cosa distrugga la libertà,
 non è amore.
Deve trattarsi di altro perchè,
amore e libertà vanno a braccetto,
sono due ali dello stesso gabbiano.
Ogni volta che vedi il tuo amore
in conflitto con la tua libertà,
significa che stai facendo qualcos'altro
in nome dell'amore.

de puta madre



Perché esistono donne che credono in Dio? Ma soprattutto: come fanno a ritenersi orgogliose quando sono riuscite a ritagliarsi posizioni di potere nella lieta comunità ecclesiastica?
A me, che associo la religione alla cultura patriarcale, viene oltremodo difficile capire come facciano le donne ad essere cattoliche o islamiche o che ne so. Così come mi risulta assai complicato capire delle donne, di noi femmine col buco e senza, molte altre cose. Ma fa parte della mia ricerca ed effettivamente sarebbe interessante conoscere delle donne quell’aspetto che le porta ad essere masochiste e sadiche allo stesso tempo in quel territorio che fa capo allo Stato (che poi è una monarchia assoluta) Vaticano.

4 novembre - Vitttoria


 





Ci sono fili invisibili che non li puoi spezzare

perché hanno unito il corpo e lo spirito

di esistenze uniche

martedì 3 novembre 2009

Etruschi a Lemno







Archeologia: italiani trovano citta' arcaica davanti a Troia



Rovereto (TN), 6 ott. (Apcom) - Un'antichissima città scomparsa, contemporanea della mitica guerra di Troia (1300-1200 a.C.), è stata scoperta praticamente intatta da una missione della Scuola Archeologica Italiana di Atene sull'isola di Lemno, nell'Egeo settentrionale, davanti allo Stretto dei Dardanelli (appena 40 miglia separano l'isola dal sito dove Schliemann trovò Troia; Omero narra che i guerrieri achei assedianti ricevevano il vino da Lemno, e sull'isola è stato rinvenuto anche un complicato impianto di vinificazione del 7° secolo a.C.).






La scoperta dell'insediamento urbano dell'età del bronzo, nella località che oggi si chiama Efestia, è stata annunciata dal direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene, Emanuele Greco, in una delle conferenze collaterali della 20° Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, organizzata dal Museo Civico di Rovereto. La missione da lui diretta (l'ultima campagna di scavo si è conclusa l'estate scorsa) ha riportato alla luce l'abitato antico che era stato coperto dagli insediamenti successivi. Nella città doveva essere praticata la metallurgia, come si evince dal fatto che ancora oggi prende il nome da Efesto, il dio che forgiava i metalli. Lo scavo di Greco vi ha trovato fucine e crogioli del 7° secolo a.C. A Lemno, per la verità, i ricercatori italiani scavano già da molto tempo, e con risultati notevolissimi: ancora nel 1926 - ha ricordato Greco - una missione guidata dal direttore dell'epoca della Scuola Archeologica Italiana di Atene, Alessandro Della Seta, aveva scoperto in località Poliochni il più antico insediamento urbano d'Europa. Lo strato più profondo risale alla fine del neolitico, verso il 3200 a.C., e lo scavo italiano ha portato alla luce le mura, strade, fognature, un edificio strutturato per ospitare assemblee di un'ottantina di persone, nonché una casa identificabile come quella di un sovrano. L'agglomerato urbano è stato rinvenuto immutato, nello stato in cui lo avevano precipitosamente lasciato i suoi abitanti, terrorizzati da un violento terremoto, uno dei tanti eventi sismici che da sempre sconvolgono quella regione: una specie di Pompei nell'Egeo. Lo scavo di Della Seta aveva evidenziato sette-otto strati di abitato sovrapposti, e la traccia della lavorazione dei metalli: quella città produceva ed esportava oggetti di rame, con metalli provenienti da miniere dell'Anatolia. Ma Della Seta era andato a cercare ben altro a Lemno: etruscologo, ebreo fascista e nazionalista (e alla fine tradito miserevolmente dalle leggi razziali del regime fascista, commenta Greco), voleva trovare le prove che confermassero l'esodo degli Etruschi dall'Anatolia, che secondo Erodoto avevano fatto tappa a Lemno.





A questa ricerca Della Seta era stato incoraggiato da un'iscrizione sulla stele funeraria di un guerriero foceo rinvenuta a Kaminia: la scrittura è greca, mentre la lingua presenta forti somiglianze con l'etrusco.
Ma la conferma cercata da Della Seta non si trovò, e la questione rimane tutt'ora aperta, nonostante il recente rinvenimento di un'altra iscrizione analoga, nella stessa lingua, sempre a Lemno: era in un santuario del 6° secolo a.C., al quale gli insediamenti successivi avevano sovrapposto la costruzione di un teatro. Oggi, come spiega Greco, gli archeologi ipotizzano che, se di lingua etrusca si tratta, probabilmente era arrivata dall'Etruria, forse con i pirati etruschi: scrivono i cronisti dell'epoca che il condottiero ateniese Milziade strappò Lemno ai Tirreni e offrì alla sua città il possesso dell'isola.

(articolo di apcom.net)

Il cerchio si chiude: è come dire che gli Etruschi erano tornati là da dove erano venuti.

w.angelo








passi che scivolano
sotto una marea
di occhi distratti
indaffarati a vedere
quello che non possono vedere


Solo l’angelo
è libero di volare e vedere
spiando curioso
tra un’anima e l’altra
senza timore di esser visto

..e camminacammina...



Due visioni.


Da una parte ci mettiamo i cosidetti  'cattolici', così possono essere liberi da questa dittatura relativista che li opprime e li discrimina,  così possono tranquillamente prolungare all'infinito la loro 'vita' con le macchine (non sia mai che uno cerchi di morire di vecchiaia!), così possono 'impegnarsi in politica' in prima persona, così possono farsi, insomma, la loro bella teocrazia, 'curare' gli omosessuali, rinchiudere le donne in cucina e così via.

Dall'altra parte della visione , invece, ci mettiamo tutti quelli che vogliono vivere in uno Stato davvero osservante dei precetti religiosi naturali  e  laico (laicità=libertà), decidere autonomamente della propria vita, essere liberi di esprimere se stessi senza vedersi bollare con marchi infamanti, liberi di esplorare e studiare, di coltivarsi se è il caso la propria 'spiritualità' nel rispetto della libertà altrui.




Larthia Alda Merinu



La follia
 non può amare
 nessuno.

Romani piccionati




Centouno segreti che hanno fatto grande l'impero romano



di Frediani Andrea



Editore: Newton e Compton
Prezzo: 14,90 Euro

Dati: p. 280

Anno: 2009
Descrizione:

I soldati romani non portavano sempre uno scopettone in testa. Cesare non disse mai: "II dado è tratto". Le matrone facevano mettere le parrucche perfino alle statue. L'irreprensibile Catone il Censore era un abile chef, soprattutto di dolci. Alcuni dei più grandi generali dell'esercito romano erano barbari. Roma aveva delle zone a traffico limitato, già a quei tempi. Le donne si mettevano sterco di coccodrillo come fondotinta. La morale sessuale romana era molto rigida. Le catacombe non erano rifugi per i cristiani perseguitati... Ecco alcuni dei "segreti" della civiltà romana, qualche picconata ai luoghi comuni che, alimentati da film, documentari e testi giornalistici spesso superficiali e frettolosi, da troppo tempo si trascinano nell'immaginario popolare.

Laris Phastne


Ascolta Principe:
La vita
è una lunga sera
 che volge al tramonto
 in attesa dell'eterna alba
 senza fine. ...


Piersu Breccie




Si è da poco conclusa a Palazzo Venezia, Roma, una sua esposizione dal titolo "Gioco simbolo e forma"; qui alcune delle opere esposte. Un vero e proprio viaggio in altri mondi, un'esperienza impagabile.




Ancora sul gatto nero


Il narratore,fin da bambino si distingueva per la sua docile indole, aveva una grande passione per gli animali e quando si sposò, trovò nella moglie una congenialità di carattere
Tra i tanti animali che possedevano, il protagonista aveva un debole per un gatto, un gatto nero.
Con il passare del tempo la sua indole cambiò, diventando un uomo irascibile i irrispettoso verso tutti, solo con il gatto, però, manteneva qualche riguardo.
Ma un giorno che il narratore torno a casa ubriaco e si trovo la povera bestiolina tra i piedi, la prese e gli cavò un occhio
L’indomani provò rimorso ma con il passare del tempo iniziò a odiare il gatto, e una mattina lo impiccò.
La notte fu svegliato dalla sua casa in fiamme e quando l’indomani visitò le rovine trovò sul muro del suo letto la figura di un gatto con una corda al collo, ma il narratore riesce infine a spiegare logicamente l’accaduto. Nei mesi successivi iniziò “a rimpiangere la perdita dell’animale”, cercando un altro gatto con cui sostituirlo; una sera in un’osteria vide un animale che lo attrasse: era un gatto nero, quasi identico all’animale ucciso, ma con una grossa macchia sul petto. Ma con il passare de tempo iniziò a odiare anche questo gatto ma quando lo stava per uccidere venne fermato dalla moglie, che per questo venne uccisa a sua volta.
Poi mura il corpo della donna morta in una parete della casa e non riesce più a trovare il gatto. Quando la polizia ispeziona la casa riesce a scoprirlo perché il gatto murato vivo inizia a miagolare.

lunedì 2 novembre 2009

incantesimo della mela







Si colga una mela (la più bella e matura). Su di un foglio immacolato con il proprio sangue si scriva il proprio nome e quello dell'amata (o dell'amato). Il foglio va inserito all'interno della mela tagliata esattamente a metà. Il frutto va chiuso con due ramoscelli flessibili di mirto. La mela va posta ora in un luogo privo di umidità perchè asciughi. Non resta che inserirla di nascosto nel guanciale della vostra amata. Questo è un incantesimo d'amore fra i più conosciuti e tramandati dalla letteratura esoterica.



UROBOROS


la vita nella morte,
la morte
nella vita...

morte secca



Seduto sotto un albero a meditare, mi vedevo immobile danzare con il tempo: come un filo d'erba che si inchina alla brezza di Maggio, o alle sue intemperie. Alla rugiada, che si posa sui fiori quando s'annuncia l'autunno, assomiglio - io, che devo svanire. e vorrei sospendermi nel nulla, ridurmi e diventare nulla.




Luve Witnei


 Luve Witnei afferma che  un nuovo vocabolo
 è come un seme fresco
gettato nel terreno della discussione.


Dea avvoltoio




Trovato in Egitto un lago sacro dell'epoca dei Faraoni
fonte: Reuters

' IL CAIRO - Il Ministero della cultura ha rivelato che gli archeologi hanno scoperto il sito d'un lago sacro dell'epoca dei Faraoni in un tempio dedicato alla dea Mut, tra le rovine dell'antica c ittà di Tanis.
Il lago, 12 metri sotto terra, presso il sito archeologico di San al-Hagar nel Delta orientale del Nilo, misurava 15 metri per 12 e il suo letto era fatto di blocchi argillosi. E' stato ritrovato in buone condizioni.
Si tratta del secondo lago sacro ritrovato presso Tanis, che divenne la capitale del Nord dell'antico Egitto durante la XXI Dinastia, oltre 3000 anni fa. Il primo lago era stato ritrovato nel 1928.
La dea Mut, talvolta raffigurata come un avvoltoio, era la moglie di Amun, Dio del vento e del respiro vitale. Era anche madre di Khonsu,

plenilunio di Scorpione




Di vite in vite
il porto sicuro
abbandono.
Attraverso le antiche rotte del firmamento
affronto le prove
come una nave che il mare aperto attraversa.
Il dolce dondolio delle onde come le grosse mareggiate
non intaccano il deciso tracciare nell’acqua.
Senza paura
affronto
l’imbrunire delle prove.
Un bianco menestrello racconta storie
di vecchie rotte ormai abbandonate.
Le mia Mente abbandona solchi più volte tracciati
e la Luce della Stella del nord inonda il mio Essere.



"Io sono il Grande Fenice, che è in On,
supervisore di tutto l'esistente.

[..] Mi librai in alto in volo
 quale dio primigenio e assunsi forme.
[..] Io sono Horus,
il dio che dona luce
 per il tramite del suo corpo."




2 novembre



Questa è quasi una fiaba, è una storia triste, senza lieto fine.
Narra di viaggi e migrazioni, lunghe carovane, coi topi nascosti nei sacchi di grano; narra di fame di terra vergine, pascoli e sorgenti; e tutti passarono e arrivarono, come da copione.
Poi si cominciò a dimenticare.
Dapprima furono i fiumi e mari, furono i deserti e le montagne, tennero il loro segreto, non lo dissero a nessuno.
Il fiume scorreva, il mare inghiottiva, il deserto bruciava la pelle, col ferro appuntito la graffiava.
E poi furono i lupi, gli squali, gli avvoltoi, caimani, sciacalli e fucili e prigioni.
Tutti si cibarono e tacquero, tutti si cibarono, digerirono e dimenticarono.
Era una notte buia e tempestosa, le onde vennero a reclamare il pegno; nessuno vide, e nessuno volle vedere, ma il mare alla fine parlò e tutti seppero, e tutti videro e nessuno potè più fingere
E ancora scorrono le membra stanche, vanno a est, vanno a ovest, vanno a sud, vanno a nord.
Andare, fuggire, cercare, essere scomodo ricordo e facile bersaglio; poiché vennero a rubare nelle loro case, i ladri nel buio, tutti presero i bimbi dalle loro culle e li portarono al sicuro, finché nessun posto fu più sicuro.
E si vide, lontano, l'uomo ricurvo sulla sua scrivania di legno prezioso, egli ebbe paura; e guardò la platea, sfiorò l'incasso della serata, il mazzo di banconote profumate dentro i pantaloni, e pigiò il bottone e...


...e furono i fiumi e mari, furono i deserti e le montagne, tennero il loro segreto, non lo dissero a nessuno.
E tutto è accaduto, tutto accade e tutto accadrà sotto gli occhi degli dèi annoiati e indifferenti
E tutto accade, e si libera la carne dal cuore e saranno liberi!
Degli altri, nessuno più vivrà felice e contento.

domenica 1 novembre 2009

Chi sono i Maghi Caldei




"Essi si occupano molto della mantica, facendo predizioni sul futuro; in qualche caso con purificazioni, in altri con sacrifici, in altri ancora con l'uso di qualche altro mezzo, tentano di portare a compimento l'allontanamento di eventi negativi ed il compimento del bene.


Sono anche edotti nella mantica legata al volo degli uccelli e danno interpretazioni dei sogni e dei portenti. Inoltre mostrano molta abilità nel divinare con le osservazioni delle viscere degli animali, e sono ritenuti in questo campo i più famosi. L'educazione ricevuta in tutte queste materie è diversa da quella seguita dai Greci che praticano queste attività. Infatti fra i Caldei lo studio scientifico è tramandato all'interno di ciascuna famiglia, il figlio ricevendolo dal padre, poiché esonerati da tutti gli altri servizi dovuti allo stato. Dal momento che i genitori sono i loro insegnanti, non solamente apprendono ogni cosa di buon grado, ma allo stesso tempo fanno attenzione ai precetti dei loro maestri con maggior fiducia. Perciò, educati con questi insegnamenti fin dall'infanzia, ottengono grande esperienza in questa scienza, proprio per la facilità all'apprendimento e per la grande quantità di tempo riservato allo studio".


La magia caldea ha un'essenziale
componente astronomica, basata su una visione del mondo universale ed eterna, regolata dal moto infallibile degli astri. Il mondo non ha avuto inizio, né ci sarà stata una fine; i corpi celesti generano un'energia inesauribile ed agisce sugli uomini, sugli animali, sulle piante; tutto ha relazione con il resto e l'uomo è  dominato da queste forze ineluttabili.


Le stelle mostrano i segni degli eventi futuri a coloro che  soliti osservarle assiduamente; partendo da queste premesse i Caldei usano   l'oroscopo come voi lo conoscete.

parto domani







Alla ricerca di un'assenza di parole,
di suoni e rumori.
Come nutrimento per la mente,
oltre che per il corpo.
 


domani



Benchè impazziti saranno sani di mente,
benchè sprofondino in mare risaliranno a galla,
benchè gli amanti si lascino, l'Amore no,
e la morte non avrà il dominio…



meravigliosa creatura - Gianna Nannini



Bellarose




Tu non sei più vicina al Dio di noi.
Siamo lontani tutti.
Ma tu hai stupenda
 profonda
la storia.
Io sono la rugiada
 il giorno
ma tu
tu
 sei la memoria.

1° Novembre




cosa importa chi parla?
 importante che la sua voce
sia giunta fino a noi.

azione speculare



Mare
immagine riflessa
di suono magico
che diffonde
Sole

Vucne Zipni - Chi gonfia i palloncini?



Un racconto di Vucne Zipni  , una metafisica poetica, persino commovente.


Questo racconto, forse troppo “ambizioso”, vuole dare una spiegazione molto semplice ed accattivante a due tra le domande più difficili riguardanti il Cosmo: perché esiste l’Universo e cos’è la “misterosa materia oscura”?


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Ve ne era uno per ogni galassia. Il loro mestiere era vecchio come l’Universo e se lo tramandavano di generazione in generazione. Ci voleva una grande esperienza per effettuare tutte le procedure con la giusta pazienza e precisione. Non bisognava avere fretta, se no si rischiava di fare esplodere il palloncino nel momento e nel modo sbagliato. E nemmeno avere attimi di indecisione se no l’involucro rimaneva mezzo sgonfio e non riusciva a raggiungere le condizioni di stabilità. Loro sapevano perfettamente quanto gonfiare per ottenere tutta quella serie incredibile di colori. A volte si divertivano a raggiungere i limiti estremi e creavano bolle enormi, che non potevano certamente vivere a lungo, ma avevano un aspetto meraviglioso. Altre volte cercavano di lasciarle piccolissime e vedere se riuscivano a farle comunque brillare. La loro indubbia e unica capacità gli dava un senso di orgoglio e spesso ne approfittavano esagerando con gli effetti speciali. Ma in fondo il loro era un duro lavoro e lo svolgevano sempre con grande diligenza e precisione.


Dovevano anche prevedere quello che sarebbe successo dopo. Non bastava creare la bolla e farla restare in equilibrio il più a lungo possibile, dovevano anche valutare come ed in quanto tempo sarebbe esplosa e poi sgonfiata. Sapevano benissimo che quando scoppiavano troppo violentemente la parte rimasta poteva anche diventare pericolosa ed era necessario segnalarla correttamente. Non erano infrequenti i casi in cui palloncini del tutto inoffensivi venivano inglobati e distrutti da quei subdoli ed invisibili residui. Il loro non era quindi solo un lavoro pratico e ripetitivo, ma un’opera di grande intelligenza, di visione d’insieme, di organizzazione e di previsione su tempi anche lunghi.


Ne era passato di tempo dai primi tentativi ancora un po’ goffi e maldestri. Succedeva spesso nei tempi antichi che gonfiando troppo in fretta invece di uno o due palloncini se ne producessero centinaia e centinaia tutti assieme. Quanta fatica ci voleva poi a mantenere la tranquillità e l’equilibrio in quel caos terrificante. Dopo molti insuccessi erano riusciti però a districarsi bene anche in quelle condizioni. Anzi, gli era forse servito ad affinare meglio la propria esperienza. Ed ora avevano sistemato quei vecchi e incredibili “ammassi” di bolle in posizione periferica in modo che tutti potessero vederli ed ammirarli. In fondo ne erano molto fieri, anche se oggi preferivano normalmente non tentare più un lavoro così pericoloso e complicato.


In ogni modo la loro opera era sicuramente frutto di una grande passione condita da una buona dose di divertimento. Vedere la gioia dei bambini che si assiepavano attorno a loro quando si mettevano all’opera era sempre emozionante. Si alzava sempre un coro di “oh!” di sincera meraviglia e di ammirazione, mano a mano che l’amorfa materia si trasformava in palloncini colorati. E loro facevano di tutto per rendere ancora più affascinante la fase di costruzione. Si sistemavano vicino al materiale grezzo, facendo finta di niente, ma guardando attentamente con la coda dell’occhio se il gruppo di piccoli ammiratori fosse già piuttosto numeroso. Poi iniziavano le azioni preparatorie. Scuotevano la materia con fare sapiente ed immediatamente riconoscevano i punti in cui si stava concentrando. Non era facile distinguerli, ma loro avevano un’esperienza quasi senza limiti. Cominciavano a fare crescere quei piccoli nuclei, estraendoli piano piano dallo sfondo. A volte creavano lunghi filamenti dalle forme più strane che li sorreggevano e sembravano cullarli. Ma tutto era ancora ben nascosto ed i bambini attendevano con ansia di vedere i primi bagliori. Con studiata scenografia e con un sorriso malcelato, i nostri “artisti” eliminavano lentamente il velo scuro che copriva ancora il palloncino che si stava gonfiando. Poi era un tripudio di luce e colore. Le bolle uscivano allo scoperto ed i bambini impazzivano di gioia e gridavano ogni volta che una nuova gemma veniva alla luce. Certamente non piaceva solo ai piccoli: molti adulti si fermavano ad ammirare la sempre uguale, ma sempre emozionante nascita di nuove bolle.


Come già detto, i gonfiatori di palloncini sapevano molto bene cosa sarebbe successo nel tempo alle loro opere. Potevano annunciare l’ora esatta dell’esplosione con largo anticipo. Anche in quei casi i piccoli accorrevano a frotte. Non vi erano pericoli se mantenuti ad una certa distanza. E la loro meraviglia era ancora più emozionante dell’evento in sé. I fuochi d’artificio che si producevano, dalle forme sempre strane e colorate, li esaltavano: non ve ne erano mai due uguali e lo spettacolo era sempre nuovo ed impressionante. Dovevano stare attenti solo quando esplodevano le bolle più grandi. In quei casi la distanza di sicurezza era maggiore ed i bambini ne erano un po’ arrabbiati. Ma d’altra parte era necessario che ciò avvenisse. Solo così i creatori di palloncini ottenevano nuovo materiale per le loro opere future.


No, non era un vero lavoro. Era ben altro sicuramente, anche se in fondo nessuno aveva mai saputo perché tutto ciò fosse iniziato e continuasse a ripetersi. Così era stato da sempre. Probabilmente era solo un divertimento o meglio un’occasione per dare allegria ai bambini. Forse nient’altro che un gigantesco Luna Park creato per far gioire i più piccoli e per sentire le loro risate limpide e cristalline. E costringere anche gli adulti a restare il più a lungo possibile un po’ infantili ed ingenui.


Nessuno dal di fuori poteva ovviamente vederli, anche se spesso la loro presenza era stata in qualche modo intuita, ma poi freddamente catalogata come “misteriosa” materia oscura. Poco male, anzi una vera fortuna. Ai gonfiatori di palloncini e soprattutto ai bambini importava ben poco. Loro avevano sicuramente un motivo più che valido per creare, conservare ed ammirare l’ Universo.

sabato 31 ottobre 2009

ghigna Clunte



infatti sbaglio
- ghigna Clunte -
Per questo esisto

Intervista a Last Kadekan




Un'intervista
a Last Kadekan

Un estratto: La tecnologia equivale alla produzione di massa?

Direi di no, la tecnologia studia dei processi e propone delle applicazioni, mentre la produzione di massa è solo un modo di atteggiarsi dell'industria commerciale. Le tecnologie esistono a prescindere dalla loro diffusione.

Anzi a mio parere più la tecnologia si diffonde e più perde il suo carattere di innovazione per potersi propagare in ogni strato della popolazione. La vera tecnologia possiede un carattere elitario, un sapore magico, da circolo di eletti. In questo gli scienziati, dall'epoca dell'Illuminismo in poi, si sono sostituiti ai preti nel intercessione con un dio superiore che più che della fede e della preghiera si nutre della ragione e della logica dei suoi credenti. Un caso su tutti, Hubbard e Scientology. Ma poi il carattere magico della tecnologia ridiscende sulla massa dei consumatori-credenti in modo da poter mantenere ben saldo il legame di dipendenza con i nuovi detentori del potere non più religioso ma info/mediatico.



Due parti



divise da concetti,
il senso di contrapposizioni empatiche
 che fanno parte di un unico,
grande sensorium.
Mi calo nell'olofonia,
 nel tutto, nella sinestesia.
 

Piego



la testa in un movimento di pura empatia,
 nero a contatto che mi pervade
 mentre il senso di trascendentale mi avvinghia,
e il visibile appare un quasi sogno palpabile.

Coscienzioso





mi arrampico sugli specchi
e mi osservo tra frattali impazziti che raccontano di metadimensioni,
 cattedraticamente matematiche.

Airunthe Velanas spiega





sento scorrere
elementi di Corrente in me.

 Ogni sera il supplizio
 di percorrere strade occulte e infestate
 mi toglie le forze
 come se mi calassi nell'arena
di demoni inferociti pronti a sbranarmi;
 eppure, vivo di questo, anche.
Vivo di empatia inumana,
e ora mi calo nelle tenebre connettive...


- termina Airunthe Velanas svanendo

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venerdì 30 ottobre 2009

DREAMS



domani





domani resterò in silenzio
 guardando gli attimi di oggi
che mi passano davanti.

Ringrazia Principe




E ringraziate
 che ci sono io,
che sono una moltitudine