Stamattina, verso le 7:15, mi sono recato nel laboratorio dei prelievi di sangue e vi ho trovato alcuni pazienti che prima di eseguire gli esami, discutevano del più e del meno in attesa del medico. La gente era allegra, si scherzava e si rideva come se il prelievo fosse una cosa da nulla (ed in effetti è così visto che ne ho fatti molti e la cosa non è affatto dolorosa), ma purtroppo c’era anche un ragazzino che mostrava una certa ansia, forse era la prima volta oppure il pensiero della siringa che entra nella vena gli dava molta apprensione, ad ogni molto gli altri pazienti cercavano di fargli coraggio e alla fine fu accompagnato da un signore nel timore che il ragazzino svenisse durante il prelievo.
La cosa che più mi fece senso fu l’osservare l’assoluta tranquillità degli altri pazienti rispetto all’ansia del ragazzino, lo rincuoravano e gli davano coraggio come se fosse nato in un mondo di dolore sul quale far di tutto di non farlo riflettere, ma l’interessato non ne voleva sapere di calmarsi, era cupo in volto e lo spavento si leggeva chiaramente sul suo volto.
A quella vista le mie riflessioni in merito mi portarono a pensare a quel ragazzino e al suo atteggiamento panico, probabilmente viveva la sua vita lontano da tribolazioni e problemi e il trovarsi davanti ad un semplice prelievo lo metteva davanti ad una situazione che forse non si aspettava.
Era come se leggessi nella sua mente: la vita umana, oltre ai divertimenti, propone anche questi accadimenti apparentemente normali ma effettivamente dolorosi e per me spaventosi?
Quelli che continuavano a ridere e in un certo senso a deridere il giovine continuavano imperterriti nel loro modo di fare, ma anche loro a un certo punto dovettero forse capire qualcosa del comportamento impaurito del giovane, perché improvvisamente sembrò calare nella stanza una sorta di silenzio e subito dopo venne intavolata una piccola discussione tra di noi pazienti alla quale intervenni con una semplice ma dirompente affermazione:
“Lasciate stare il ragazzo, noi siamo adulti e abituati alle malattie e ai dolori, ma lui, che ne può sapere? Giusto fargli coraggio e rincuorarlo, ma questo non toglie il fatto che la vita è effettivamente un affare molto pesante da portare in porto, nel porto della morte. Il prelievo di sangue, quantunque una cosa da nulla, è il simbolo di qualcosa di molto sanguinoso, il versamento finale del sangue che la vita comporta fino al suo sterminio totale e mortale”
A quella frase tutti smisero di ridere
e nessuno si permise più di scherzare col ragazzino.
La cosa che più mi fece senso fu l’osservare l’assoluta tranquillità degli altri pazienti rispetto all’ansia del ragazzino, lo rincuoravano e gli davano coraggio come se fosse nato in un mondo di dolore sul quale far di tutto di non farlo riflettere, ma l’interessato non ne voleva sapere di calmarsi, era cupo in volto e lo spavento si leggeva chiaramente sul suo volto.
A quella vista le mie riflessioni in merito mi portarono a pensare a quel ragazzino e al suo atteggiamento panico, probabilmente viveva la sua vita lontano da tribolazioni e problemi e il trovarsi davanti ad un semplice prelievo lo metteva davanti ad una situazione che forse non si aspettava.
Era come se leggessi nella sua mente: la vita umana, oltre ai divertimenti, propone anche questi accadimenti apparentemente normali ma effettivamente dolorosi e per me spaventosi?
Quelli che continuavano a ridere e in un certo senso a deridere il giovine continuavano imperterriti nel loro modo di fare, ma anche loro a un certo punto dovettero forse capire qualcosa del comportamento impaurito del giovane, perché improvvisamente sembrò calare nella stanza una sorta di silenzio e subito dopo venne intavolata una piccola discussione tra di noi pazienti alla quale intervenni con una semplice ma dirompente affermazione:
“Lasciate stare il ragazzo, noi siamo adulti e abituati alle malattie e ai dolori, ma lui, che ne può sapere? Giusto fargli coraggio e rincuorarlo, ma questo non toglie il fatto che la vita è effettivamente un affare molto pesante da portare in porto, nel porto della morte. Il prelievo di sangue, quantunque una cosa da nulla, è il simbolo di qualcosa di molto sanguinoso, il versamento finale del sangue che la vita comporta fino al suo sterminio totale e mortale”
A quella frase tutti smisero di ridere
e nessuno si permise più di scherzare col ragazzino.
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