domenica 6 dicembre 2009

peste scarlatta



In tema di catastrofismo e fanta archeologia non credevo si dovesse annoverare tra i profeti del 2012, anno dell’apocalisse prossima ventura, uno scrittore come Jack London. Eppure esiste un racconto di questo prolifico e fortunato scrittore, cantore di animali, avventure e vagabondi, che lo pone d’autorità tra i principali rappresentanti della letteratura apocalittica.

Il racconto è La peste scarlatta, scritto nel 1912,(100 anni prima della data fatale...!) testo fantascientifico progenitore di tantissima letteratura e filmologia catastrofica.

Nella storia, la data del 2012 appare su un dollaro d’argento, residuo dei tempi in cui il mondo era fittamente popolato e conosceva una tecnologia avanzata.

Uno dei personaggi, il vecchio professore scampato alla pestilenza che ha decimato la popolazione e fatto precipitare la civiltà ad uno stadio primitivo dice:

“Dev’essere stato uno degli ultimi pezzi coniati, perché la Morte scarlatta sopravvenne nel 2013”

Come mai London stabilì questa data per concludere il nostro ciclo di civiltà? Come mai, esattamente un secolo prima, uno scrittore preannuncia catastrofi dopo il 2012: si tratta di una coincidenza? Oppure si possono presumere contatti con le antiche culture americane, conoscenze esoteriche primitive, provenienti dall’esperienza familiare ( la madre di London si interessò di spiritismo, mentre il padre era astrologo) ?.

La peste scarlatta non è uno stupendo racconto, ma è piuttosto ricco: c’è dentro un po’ di catastrofismo, un pizzico di socialismo, un minuzzolo di darwinismo e una scrittura ruvida, come spesso ruvido è l’autore. Ma c’è dell’altro: la semplificazione del linguaggio, legata all’imbarbarimento (solo il vecchio professore d’inglese conosce l’importanza di un linguaggio complesso e non limitato), la rinascita della superstizione e degl’imbrogli dei maghi, il ritorno degli istinti primordiali.

Nel miscuglio si celano anche evidenti richiami autobiografici, come la fuga da un’epidemia e il discendere da una madre di buona famiglia decaduta in un ruolo sociale inferiore. Il tutto però non viene sviluppato a sufficienza e scade spesso nelle banalità del didascalismo, così che sembra più di leggere il testo di un philosophe del Settecento che l’opera di un moderno scrittore di fantascienza.

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