Questa è una leggenda che parla di cavalieri, incantesimi e soprattutto di anguane: creature appartenenti al folklore alpino, in particolar modo del Triveneto. Chiamate anche acquane, potrebbero essere imparentate con Adgana, la dea celtica dell'acqua; oppure, il loro nome potrebbe collegarsi al serpente, in latino anguis.
Una di esse, infatti, è protagonista di un'antica leggenda veneta scritta nel Quattrocento, ma diffusa oralmente già dal Trecento: La pulzella Gaia.
Tutto cominciò quando il Cavalier Galvano scommise con Traiano su chi riuscisse a portare la preda più bella. Il giovane non ebbe dubbi quando vide, nei pressi di un lago, un’enorme serpe acquatica coperta da squame. L’assalì, ma proprio quando stava per pugnalarla ecco che si trasformò in una fanciulla bellissima: Gaia, figlia della fata Morgana. Era un’anguana e aveva il potere di trasformarsi in serpe.“Se mi risparmi ti dono tutte le ricchezze che vuoi.” Gli disse.
Galvano rispose:
“Non me ne faccio niente delle ricchezze, ti risparmio se mi doni il tuo amore.”
Lei accettò, ma a patto di non rivelare a nessuno la loro relazione. Galvano promise. Gli altri cavalieri e la gelosa regina Ginevra, però, si insospettirono; volevano sapere chi andava ad incontrare di nascosto e al suo ennesimo rifiuto lo condannarono al patibolo.
Poco prima dell’esecuzione Gaia si presentò davanti a tutti e, sfidando le leggi della sua famiglia, svelò il loro legame. Il coraggio di entrambi fu premiato, Galvano fu risparmiato e per una volta un uomo e una creatura fatata riuscirono ad avere una vita felice insieme.

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