mercoledì 11 novembre 2009

Gagarin


Io sono Gagarin,
per primo ho volato

e voi volaste dopo di me.
Uomini, o uomini
ingenui spacconi
Pensate…
Come potete cadere tanto in basso se volate così in alto?

porta del cuore


ora so che era lo schiudersi di una porta
 su una stanza immensa,
ancora adesso per lo più intuita.
 I sottili capillari delle connessioni
che riesco ad intravedere
 mi lasciano spesso dei brividi,
una sorta di guida a ciò che sento
 premermi addosso,
a cui ero sordo ma non insensibile...

martedì 10 novembre 2009

...e camminacammina...


Dal PIL al BIL, anche il “Sole 24 ore” si accorge della differenza
Anche il Sole 24 ore ha cambiato prospettiva: oltre alla solita classifica del PIL, il Prodotto Interno Lordo, quest'anno ha proposto anche quella del BIL, il Benessere Interno Lordo. Per quanto sia difficile ridurre in numeri la vera felicità, questa apertura segna un importante passo avanti che in futuro potrà forse portare a un cambio di mentalità.

di Fracu  Peliqunte

Il Pil è un indicatore ormai superato. Al suo posto il Sole 24 Ore propone il Bil. Pur partendo dalla precisazione che si tratta di «una sorta di gioco senza pretesa di rigore scientifico», il Sole 24 ore sembra aver carpito, pur sfuggevolmente, una sostanziale differenza nell’individuazione dei criteri attraverso i quali calcolare la reale qualità della vita delle persone: in aggiunta alla tradizionale classifica che pubblica ogni anno – imperniata sul PIL, il Prodotto Interno Lordo –, il quotidiano milanese ha infatti pubblicato in questi giorni la graduatoria del BIL, il Benessere Interno Lordo, raccogliendo la “provocazione” del presidente francese Sarkozy, che ha formato una commissione incaricata di individuare criteri capaci di definire il “benessere pluridimensionale”.
Il BIL è la risultanza di otto indicatori che prendono in esame ambiti della vita quotidiana dei singoli e delle comunità andando al di là del dato meramente economico. Si parla quindi di condizioni di vita materiali, di salute, di istruzione – misurata attraverso gli iscritti all’università –, di attività personali, di partecipazione alla vita politica – in questo caso fa fede l’affluenza alle urne in occasione delle scorse europee –, di rapporti sociali, di insicurezza economica e fisica fino all’ambiente, variabile importante che può denotare, se di segno negativo, situazioni particolarmente gravi, come quella di Siracusa, ultima città italiana nella graduatoria del BIL a causa di una situazione ambientale critica, in cui spiccano i 25 chilometri quadrati di discariche abusive.
La zona dove il benessere sembra esistere realmente è quella di Marche e Romagna: sette delle prime dieci città si trovano infatti in queste due regioni. In fondo alla classifica troviamo, come già detto, Siracusa, mentre la capolista è la provincia di Forlì-Cesena. Nel prospetto riassuntivo viene anche indicata la differenza di posizione rispetto al tradizionale calcolo del PIL, evidenziando discrepanze notevoli: Bolzano, Roma, Torino e Venezia sono le città che perdono più posti, ovvero quelle i cui abitanti sono ricchi ma infelici; a Rieti, Lecce e Ascoli (che guadagnano rispettivamente 54, 53 e 50 posizioni) invece è proprio il caso di dire che “i soldi non fanno la felicità”. Una curiosità: è Pordenone l’unica città che occupa la stessa posizione sia nella classifica del BIL che in quella del PIL.
Il Sole 24 Ore ultimamente sta dando molti segnali che vanno in direzione della decrescitaAl di là delle amenità che può suscitare la lettura e l’analisi di una classifica interessante e simpatica come questa, è doveroso fissare alcune riflessioni sulla situazione.
Anzitutto, è da considerarsi certamente un fatto positivo che importanti figure della politica internazionale e dell’informazione – penso a Sarkozy, che ha incaricato l’economista Joseph Stiglitz, fra l’altro già avvezzo alla trattazione di questo tipo di tematiche, di formare la commissione per la ricerca del “benessere pluridimensionale” o al Sole 24 ore, che ha raccolto questa sfida e stilato la classifica del benessere – si siano sganciate dal paradigma dominante, quello proprio dell’homo economicus, il quale pretende di misurare ogni cosa attraverso la fattibilità, la remunerabilità, senza prendere in considerazione alcun criterio che non possa quantificare il guadagno personale.
Purtroppo gran parte della società occidentale si fonda su questi ragionamenti ed è ordinata da queste valutazioni; tale apertura, seppur parziale e limitata, pare quindi un incoraggiante segnale di rottura rispetto alla consueta logica mercantilista.
Un evidente limite di questa originale classifica è tuttavia insito nella sua stessa natura: il tentativo di ingabbiare simili indicatori in una graduatoria costituita da cifre, segni e valori è infatti un’evidente forzatura. Questo per due motivi: intanto perché dal punto di vita strettamente statistico è un arduo compito quello di trovare canoni oggettivi che possano ad esempio stabilire se una città è sicura o se la sua popolazione è istruita; qualunque criterio si adotti, il rischio è quello di scattare una fotografia che non rappresenta davvero la realtà dei fatti. In secondo luogo, è sbagliato l’approccio concettuale: è indiscutibile che un quotidiano come il Sole 24 ore non sia certamente la sede migliore per proporre profondi discorsi filosofici ed esistenziali, ma una delle proprietà più importanti della ricchezza non materiale, del benessere, è proprio la sua incommensurabilità, la sua natura astratta e intima, che si manifesta secondo sentimenti, sensazioni, azioni singole o collettive e che quasi mai può essere quantificata e ridotta in numeri.
Quello che di oggettivo questa classifica suscita e suggerisce sono le azioni che possiamo compiere tutti noi per migliorare il benessere, per “far crescere il BIL”: adoperarci per rinsaldare quei legami che sono in grado di trasformare una società contrattualista e utilitarista in una comunità che sia tale anche nello spirito e negli intenti; adottare uno stile di vita sostenibile e consapevole, riducendo i consumi, la produzione di rifiuti e l’inquinamento; acculturandoci, non necessariamente iscrivendoci all’università quanto piuttosto leggendo libri, confrontandoci fra di noi, approfondendo la conoscenza della nostra tradizione culturale e di quelle che ci circondano.
Ben venga quindi la classifica del benessere, un primo, timido tentativo di scardinare l’ideologia dell’utile e della crescita che fa capo al PIL per rivolgersi verso quella della consapevolezza, del dono e della decrescita espresse dal concetto di BIL.


Larisa Kapluna



"Cos'è la follia?- chiedo a Larisa Kapluna
"Una strada dimenticata"
- mi risponde lo spettro etrusco.

woodstock





Ti amai  non per chi eri,


ma per chi ero  io


quando stavo  con te.



capo volto


Con la testa sotto la sabbia come forma di protesta
In abito elegante, il gruppo d'azione "Put People First" ("Metti le persone al primo posto") hanno scelto un modo particolare per inscenare la loro protesta in occasione del G20 dei ministri della finanza in Scozia: farsi fotografare con la testa sotto la sabbia per mimare l'atteggiamento del mondo della finanza, soprattutto dopo che la proposta del ministro inglese Brown (tassare le transazioni finanziare e responsabilizzare di più le banche) è stata bocciata.



incapaci di amare capaci di uccidere



Spiegatemi cos’è la normalità.
Mentre ci barcameniamo nel nostro miserabile quotidiano, mentre la cattolicissima massaia ingozza il suo baby con pezzi di martoriato vitello o di agnello maciullato, il tempo ci elargisce le cifre dell’orrore.

Sono 48 miliardi gli animali che massacriamo ogni anno.
Ogni giorno facciamo a pezzi e divoriamo 131 milioni di animali.
Cos’è la normalità?
La normalità è sterminare 91.000 animali al minuto.
Massacrare1500 bestie al secondo.
Altro che Gengis Khan e Tamerlano: qui abbiamo il ragioniere Brambilla, l’uomo comune berluscolensis, membro di una specie egemone mostruosa con i caratteri compositi di Hitler, Pol Pot, Stalin, Ivan il terribile, Caligola, Nerone e il Conte Dracula.
Cos’è la normalità?
La normalità è ciò che afferma che il Corano, il Vangelo e la Bibbia permettono a questa specie assassina di massacrare 131 milioni di animali al giorno perché Dio, cioè Jahvé –Allah, lo autorizza e perché le bestie non hanno un’anima. Ed è tutto provato da Mc Dougall che affermò, in un famoso esperimento eseguito nel 1907, che alle bestie mancavano i famosi 21 grammi calcolati, pesando i moribondi umani, al momento del decesso. E che altro gioiello ci elargì il sapiente americano?
Il saggio del Massachusetts ci spiegò che i cani che morivano (esperimentò su 15 povere bestie) non pesavano 21 grammi di meno al momento del decesso; e ne dedusse, con un’intuizione geniale, che era riuscito a pesare l’anima immortale e che l’entità pesata l’aveva in dotazione soltanto la specie assassina.
Cos’è la normalità?
La normalità è ciò che afferma che a un uomo qualunque è permesso di far massacrare – e non di massacrare direttamente che sarebbe più onorevole - per divorarli 20 animali all’anno e che giustifica l’immane ecatombe (che fa passare Pol Pot e Hitler per due certosini) dal momento che i vitelli sono meno intelligenti di noi.

furti romani


 Un tempio etrusco camuffato dai conquistatori romani   all'interno del Parco Naturale della Maremma, lungo la strada che porta a Marina di Alberese: e' questa la scoperta di un gruppo di archeologi che hanno riportato alla luce i resti monumentali di un tempio databile intorno al IV secolo d.C.. Si tratta di una struttura rettangolare di circa 11, 5m per 6, 5m, costruito in opus testaceum (tecnica edilizia etrusca trafugata dai  romani, costituita da un muro in mattoni che riveste un vespaio in pietra) e successivamente rivestito da lastre marmoree. E' stato rinvenuto in localita' Scoglietto, all'interno del Parco Naturale dell'Uccellina a circa tre km dalla spiaggia di Marina d'Alberese. Insieme ai resti del tempio, che testimoniano un importante insediamento romano, sono state rinvenute oltre 50 monete e una ingente quantita' di reperti ceramici provenienti dall'intero bacino del Mediterraneo, in particolar modo dall'area africana tunisina. Tutto il resto dei ritrovamenti lo troverete nelle ville romane contemporanee  sovrastanti il sito .
La scoperta, avvenuta dopo una campagna di scavi durata tre mesi, testimonia come, con molta probabilita', l'Uccellina e la foce dell'Ombrone, già in epoca etrusca , fossero un importante porto di scambio merci provenienti dall'Africa e da tutto il Mediterraneo e dirette: a nord verso Roselle e Siena e a sud verso Heba e l'ager Cosanus. Il progetto archeologico prevede ulteriori campagne di scavi (il team di archeologi e' convinto che, sempre in localita' Scoglietto, sia presente un altro tempio eretto in onore di Diana Umbronensis) finalizzate a studiare le dinamiche insediative nell'area della foce dell'Ombrone tra il II secolo a.C e il VI secolo d.C.
(21 Ottobre 2009)

furto d'autore


E dunque siamo a Milhiarnia . E una nostra amica invita a cena con noi al ristorante la sua vicina di casa, una simpatica ottantenne. Si mangia, beve, chiacchiera. A un certo punto la vecchietta, tutta ben vestita e curata, si alza e va in bagno. Quando torna ci accorgiamo che ha un fagotto e, credendo di passare inosservata, infila in borsa due rotoli di carta igienica.
Mio fratello ci resta male. Dice: "Poraccia! Sembrava se la passasse bene e invece è alla canna del gas, ruba pure la carta igienica". Al momento del conto paghiamo noi la sua parte. Lei insiste perché non lo facciamo, poi cede. E vorrei vedere, dice mio fratello.
La riaccompagniamo a casa. Il palazzo è bello: come potrà permetterselo un appartamento lì? La nostra amica ci guarda perplessa: "E' ricca sfondata. Ha venduto l'azienda del marito e campa di rendita".
"Ma allora perché ruba la carta igienica?"
"Perché l'azeinda del marito produceva carta igienica. Non ha mai dovuto pagarla e dice che non intende farlo mai, da qui alla morte".

Hansina Welthune



 

Chi non è occupato a risorgere
- mi spiega Hansina Welthune -
 è occupato a morire.

apertura d'ali


Mi  sento un contenitore di essenza e conoscenza umana e non umana straordinariamente rara, che nel suo concetto fondamentale non è possibile paragonarlo a niente di fattibile e limitato riscontrabile in qualsiasi altra anima vivente che fondamentalmente in realtà, non sa chi è ma vive per quello che la sua mente concede, perché concetti e situazioni vissute anche in una precedente vita possono solo riaffiorare nel momento in cui un altro essere umano che è sulla mia stessa onda e sul mio stesso percorso di conoscenza oltre i limiti, può riscontrarsi, confrontarsi, capire con interesse e grande profondità, scoprendo qualcosa che è irripetibile.





lunedì 9 novembre 2009

big Madre



: L´abbiamo pregata a lungo, Cibele, ma è ci arrivata da fuori: bella, santa, turca e già famosa da secoli. La si riconosce subito: ha una corona di torri sulla testa (proprio come ancor oggi l´immagine tradizionale dell´Italia turrita), un trono, un´aria severa. Talvolta con lei ci sono uno o due leoni. Una simbologia la sua che, in parte, già appartiene alla Dea Madre di Chatal Hoyuk (VI millennio a.C.) e che riassume il suo mito che, nel I millennio a.C., la lega stretta stretta ad Attis, il giovinetto che muore e risorge grazie a lei. L´abbiamo voluta noi, quella pietra nera che la evocava, facendola immigrare da Pessinunte, nel 204 a.C. Certo, allora c´era anche da tenersi buono il padrone del suo tempio, Attalo di Pergamo, utile come alleato contro Annibale. E si pensava anche che - potente com´era, Cibele - riuscisse a entusiasmare l´esercito dai brutti colpi subiti.

Funzionò a perfezione, la dea: Scipione vinse Cartagine e divenne l´Africano; il Mediterraneo Occidentale divenne romano: Mare Nostrum. Fu così che nel 191 a.C ebbe l´onore di un suo tempio al Palatino.



Ovidio racconta, nel IV dei suoi «Fasti», come andò il suo arrivo: «Quando Enea trasferì Troia in terra d´Italia, la dea fu tentata dall´idea di seguire la nave che trasportava i sacri tesori, ma poi capì che il destino non l´aveva ancora chiamata a trasferire nel Lazio la sua presenza divina». Rimase a casa sua Cibele, fin quando, alla fine di quel III secolo a.C., i sacerdoti  etruschi di Roma, consultando i libri sacri per capire come mai le cose andassero così male, ebbero un responso chiarissimo: «Manca la madre. Vi ordino Romani di cercare la madre. Quando verrà, essa dovrà essere accolta da una mano pura».

Trattarono con Attalo: ma solo un terremoto e un messaggio perentorio della dea lo convinsero a lasciar partire Cibele. Ovidio mette in bocca al re di Pergano, la città delle prime pergamene, queste parole rivolte alla dea: «Vai pure, resterai ugualmente nostra: Roma discende da progenitori Frigi».



E Roma l´amò davvero questa Nostra Signora dei Turchi, Madre Santa dei Padri di Roma: al tempio sul Palatino, ne seguì un altro all´Aventino, un altro ancora in Vaticano del II o III secolo. La sua statua finì al centro del Circo Massimo, con le divinità più sacre. Dal 15 al 27 marzo era festa grande per lei, con timpani, urla e sonagli di bronzo: una processione, lavacri, offerte, sacerdoti vistosi, spesso castrati, ma anche veglie, il taglio dell´albero sacro,il pino, e giochi al Circo.

Ovidio si toglie lo sfizio di fare una domanda anche sui sacerdoti eunuchi: «Che origine ha la frenesia per cui si tagliano il membro?» Ed è una musa a spiegargli che si tratta di una citazione del peccato carnale commesso da Attis che, pur avendo promesso alla dea di restar per sempre fanciullo, s´era poi invaghito di una ninfa e per punirsi decise che doveva «morire quella parte del corpo che mi ha rovinato».


Un voto di castità, il suo, che mezzo Mediterraneo conobbe, con cento variazioni. Se si va a Ostia Antica - e s´imbocca il decumano fino al Foro per prender poi a sinistra, percorrendo il cardo massimo fino alla fine del parco archeologico - si arriva al Campus Magnae Matris: zona sua. Era proprio lei, Cibele, infatti, che veniva considerata la Madre degli Dei. Di tutti gli dei: Demetra, Hera, Ade, Poseidone, persino Zeus, tutti figli suoi, secondo gli Antichi.

Non che in quel grande spazio poco distante dal Tevere ci sia rimasto granché: un podio e, in asse, una cappella per Attis. Là dentro vennero trovate 19 statue, finite in gran parte in Vaticano, in minima parte al Museo di Ostia. Anche delle copie fatte per sostituire la roba che c´era è rimasto poco: la statua di Attis adagiato, due Telamoni mostruosi con gambe di capro e pelle di leone, che sorvegliano l´ingresso, l´alberello sacro che faceva parte della liturgia e che, ormai, si sta sfaldando. Nel museo - nella stessa sala di Mithra e Serapide - due bassorilievi ce ne fanno conoscere i riti e un sacerdote. E un suo fedele si è fatto rappresentare sul sarcofago che è lì: al polso, sul suo bracciale, l´immagine santissima della dea.

Tra II e III secolo Tertulliano - nell´ora delle polemiche tra Cristiani e Gentili - si accanì proprio su Cibele divertendosi a raccontare che, ormai morto a Sirmione Marco Aurelio, il gran sacerdote della dea a Roma, ancora all´oscuro di tutto, «indiceva pubbliche preghiere per la salute di Marco, già morto da una settimana». E sarcastico: «O lenti corrieri, o tardivi messaggi! Fu colpa vostra se Cibele non conobbe in tempo la morte dell´imperatore, perché i Cristiani non avessero a ridere di una simile dea!».

Bisognerà arrivare all´Imperatore Giuliano - cresciuto cristiano, ma poi restauratore degli antichi culti - per tornare a parole rispettose verso l´antica Madre degli Dei. Lui - mezzo secolo circa dopo la cristianizzazione dell´impero voluta da Costantino - le dedica una vibrante omelia. In quel suo solenne atto di fede racconta non solo dell´arrivo miracolistico della Dea Anatolica qui da noi via mare (con la sua nave che s´incaglia e con una vergine che - miracolo! - riesce a trascinarla via con la sua cinta, dimostrando così di esser davvero vergine, cosa di cui molti sospettavano) ma si sforza di spiegare il senso di questa divinità e del suo amatissimo Attis, morto e risorto. Convinto com´era che non si potevano affidare i giovani a insegnanti cristiani che - snobbando gli antichi miti - non erano in grado di spiegare gli antichi testi da studiare, Giuliano con un editto del 17 giugno 362 interdì loro la docenza.

Morì giovane, l´Apostata Giuliano, l´anno dopo. «Un segno di Dio» spiegò la Chiesa degli Inizi che - tra pogrom, persecuzioni, discriminazioni - aveva vissuto le sue restaurazioni come una terribile sorpresa. «Un segno degli Dei» dissero, però, anche i pagani, che mai compresero le profondità di questo imperatore che fu anche un grande scrittore mistico: convinto, sincero, in buona fede. Il Cristianesimo tornò religione di stato. Tempo altri 30 anni e l´imperatore Teodosio metterà fuori legge i culti degli Antichi. Sopravviveranno nei villaggi - nei «pagi» - riserve dimenticate del «paganesimo»: il nostro Sud, con i suoi flagellanti e il taglio rituale dell´albero sacro,il pino, ne conserva antiche memorie.





Non fu l´unica Cibele ad arrivare dall´Anatolia per conquistare il cuore dei Romani. L´altra, Artemide di Efeso si chiama: più anatolica di così. Ora si mostra ai Capitolini con quel suo viso scuro e il busto sorprendente che l´ha fatta passare per secoli come una superdotata, zeppa di seni, fin quando, qualche anno fa, uno studioso svizzero non dimostrò che quelle escrescenze toraciche erano collane di testicoli di toro appena sacrificati alla dea.

Sacrilego far sparire con una boutade il sangue misto che ci ha creato. Ci fu un momento terribile in cui, però, ci si riuscì: ai professori d´Italia venne comunicato da «Razza e Civiltà» (nel suo numero di maggio-luglio 1941) un diktat di Mussolini: era venuto il momento di smetterla di ragionare e indagare sulla multietnicità delle nostre origini, e che in Italia si è tutti di «razza ario-romana». Molti, moltissimi ubbidirono.


old


Alzo la testa:
anatre,

nella foschia.  


In quest’autunno,
perché
sono cosi vecchio ?

avle pesnei



la luce del mattino vale poco
se il giorno non ha 
 nulla da illuminare.
Lo  sostiene Avle Pesnei .

radice




Piccola pianta  
che nasci dal muro screpolato.
Ti colgo,

 ti tengo qui nella mia mano.
La tua radice
è tutto di tutto

stanotte




Stanotte osservavo la luna
e mi sentivo
parte integrante di essa.

Stanotte
sentivo la luna
e mi osservavo
flusso acquatico
 

alla luna



Dov'eri,Luna?
Ti ho cercata
ai confini del cielo
e nelle mie mani
nelle mie origini
Ecate
Proserpina
e Selene
In te ho trovato solo linee
Tracciate dalla tua luce mentre
la tua ombra mi sfuggiva
Negli anni si è impressa
La tua vera immagine il riflesso
Già nella profondità della terra
Nascosta nel cuore e nei silenzio
e così diversa

che ancora adesso
rimani l’Unica Creazione
Di ogni anima terrena
Oscura
Popolata da tenebre
Che si allungano
Silenziose sdraiate
Sopra un manto di stelle

domenica 8 novembre 2009

DA DIONISO A JACKSON : IL TRANSESSUALE MOLTIPLICA L'IDENTITA'



Umpre Calurni
Fonte: La Repubblica

Se questo è l´uomo nuovo che stiamo creando, si tratta della più grave di tutte le regressioni
Bisessuali erano le divinità egiziane e greche, perchè il dio rappresenta l´unità primordiale
Più o meno tutti sappiamo che nessuno è "per natura" relegato in un sesso. Oggi, sia la biologia sia la psicologia ci dicono che attività e passività sono iscritte nel corpo di ogni individuo e non come termine assoluto legato a un determinato organo sessuale. Ma questa ambivalenza sessuale profonda deve essere ridotta, perché altrimenti sfuggirebbe all´organizzazione genitale e all´ordine sociale. Tutto il lavoro della cultura ha cercato, dall´origine dei tempi, di dissolvere questa realtà irriducibile, per ricondurla alla grande distinzione del "maschile" e del "femminile", intesi come due sessi pieni, assolutamente distinti e opposti l´uno all´altro.


Bisessuali erano le divinità indiane Dyaus e Parusa, egiziane come il dio Bes, greche come Dioniso, Attis, Adone. A differenza dell´uomo, infatti, il dio rappresenta quell´unità primordiale di cui la bi-sessualità è un´espressione. L´unità degli opposti è il suo tratto distintivo che gli umani collocano nel "sacro" (che in sanscrito vuol dire "separato"), da cui gli uomini sono attratti e al tempo stesso si tengono distanti, perché la confusione dei codici non consente la creazione di una società ordinata.


Questa differenza è ben segnalata da Eraclito che in proposito scrive: «Il dio è giorno e notte, inverno e estate, sazietà e fame, guerra e pace, e si mescola a tutte le cose assumendo di volta in volta il loro aroma». «L´uomo invece ritiene giusta una cosa e ingiusta un´altra e non si confonde con tutte le cose». L´indifferenziato è tratto divino da cui l´umano si separa instaurando le differenze che, sole, consentono un ordinato vivere sociale. Di questa evoluzione Platone ce ne dà in proposito una bellissima descrizione nel Simposio.


Da questo punto di vista non possiamo escludere che il transessuale con la sua con-fusione dei codici sessuali, possa costituire un richiamo archetipico a questa unità originaria segretamente custodita nel fondo della nostra natura, e opportunamente rimossa per costruire identità il più possibile definite in cui riconoscersi. Ma oggi abitiamo l´età della tecnica, dove la realtà tende sempre meno a ospitare l´antica differenza tra "natura" e "artificio", perché quando il mondo che abitiamo è il prodotto della nostra costruzione, solo un ritardo linguistico, può chiamare le scene del mondo che abitiamo "artificiali", tenendole distinte da quelle "naturali".


La "natura" e in particolare la "natura umana" hanno cessato da tempo di avere un contenuto preciso, e quindi di valere come referente e come limite. E il corpo del transessuale, prima di essere una deviazione dalla norma, è una conferma della caduta di questo referente. Ma là dove non c´è referente, dilaga la confusione dei codici, dove non è più ravvisabile un limite, una norma, un orizzonte, una misura, un´identità da salvaguardare, differenze da mantenere, per orientarsi in quell´universo di segni che l´immutabilità della natura rendeva possibili discernere e che l´avvento della tecnica, dal modo di nascere al modo di morire, dal modo di essere uomo o donna, persino dal modo di apparire giovani da vecchi, via via cancella, rendendo indiscernibili le differenze, le stagioni della vita umana, e quindi anche le identità sessuali.


Perché l´androginia di Madonna negli anni Ottanta e la più recente androginia di Michael Jackson hanno attratto così tanti fans? Solo per la loro musica o anche per l´oltrepassamento dell´identità sessuale che, a parere di Jean Baudrillard «accompagna l´oltrepassamento dell´identità politica, per cui è solo per una finzione che si continua a distinguere una destra o una sinistra, quando in verità lo specchio più fedele è la mutazione in atto che ha fatto del politico un transpolitico e del sessuale un transessuale?».


«L´uomo è un animale non ancora stabilizzato», diceva Nietzsche, e Pascal dal canto suo: «L´uomo supera infinitamente l´uomo». Nessuna obiezione quando il contesto era il mondo dello spirito, ma oggi tutto questo è diventato "corpo" e "carne". Per questo il transessuale ci inquieta, per questo lo teniamo ai margini e ai bordi. Ma la città è già assediata e attraversata da quella direzione e da quel senso che il transessuale indica con il suo stesso corpo: l´abolizione di ogni misura, di ogni limite, di ogni identità, e il progressivo avanzare dell´indifferenziato, da cui l´umanità, temendolo, si era distanziata, relegandolo nel mondo del sacro e del divino, a cui offriva sacrifici, non tanto per propiziarsi i favori degli dèi, quanto per tenerli lontani. Quando Dioniso entra nella città, ci racconta Euripide nelle Baccanti, tutto l´ordine viene sconvolto e ogni misura oltrepassata.


Moltiplicando i segni sessuali, il transessuale moltiplica i giochi, smantella il sesso come primo segno di identità per offrirlo come eccedenza di possibilità, e così configura quella nuova nozione di "individuo", tipico del nostro tempo, che si riconosce solo nella libertà illimitata, senza argini, senza confini, per poi finire col naufragare in quell´indifferenziato che gli uomini hanno immaginato all´origine del mondo, e da cui si sono distanziati per costruire il loro mondo, fatto di volti riconoscibili, per non implodere nella confusione dei codici e dei segni. Se questo è lo scenario, se questo è l´uomo nuovo che stiamo creando, la regressione implicita in questa creazione è la più grave di tutte le regressioni.

dedicato




Sai Katli,
Smettere per un pò di essere me
e diventare noi
è un sentimento fantastico

deliri

Non sarà la paura della follia a costringerci a tenere a mezz'asta la bandiera dell'immaginazione


Vi segnaliamo il libro “Deliranti” il destino della razza edito da MJM Editore
Un romanzo in stile fantasy che narra le vicende di un ragazzo che vive in un mondo post apocalittico, all’ interno di cupole costruite da un’ elite di potenti.
Una avvincente storia che ci trasporta in un futuro in cui l’ unica cosa importante e’ sopravvivere.

vorrei che in Etruria....




 Vorrei che l'Etruria 
 fosse ancora abitata da persone,
 invece che da automi.

Da gente che cammina per le strade
 parlando al vicino,
 invece che al telefonino.
Da gente che non ti chiede "scusa"
se ti tocca inavvertitamente.
Da gente che ha milioni di dei,
 invece di uno solo.
Da gente che mette nei suoi templi
 statue di coppie che fanno l'amore,
 invece che di vergini.
Da gente che da vecchia
 si prepara alla morte,
 invece di rimuoverla.



Termina Ctlina Smurtine e svanisce





solo chi non comprende
è veramente cieco
anche se passa
per le vie del mondo

Ctlina prosegue



L’eclisse sensato e sentito

non è nella febbre dei sensi

che si logorano e si consumano

Non è nel possesso del corpo

Ma nella passione completa

 

di tutto il proprio soffio vitale

 

Nel sacrificio

 

di tutto il proprio essere

 

Nell’annientamento

 

di tutto se stesso egoista

 

in favore anche dell’altro

 

Ctlina Smurtine


Per vivere una vita vera, completa,- mi spiega  Ctlina Smurtine - bisogna avere la possibilità di dar forma ed espressione ai propri mondi privati, ai propri sogni, pensieri e desideri; bisogna che il Tuo mondo privato possa sempre comunicare con il mondo di tutti. Altrimenti come facciamo a sapere che siamo esistiti?




firenze segreta


Non è facile inquadrare una chiesa se non ne conosci l’architettura, la storia, le ragioni della sua fondazione e il santo o la santa cui è stata dedicata. Ancora più difficile il compito di filmare una città, perché il tempo è sempre scarso, gli alberghi troppo cari e così il cibo. Il buon documentarista deve quindi fare presto e bene oppure affidarsi all’esperienza, filmare tutto il possibile ed aspettare poi che, in moviola, la città decida di rivelare la sua natura e suggerire i modi del montaggio e la scelta della musica. Firenze è una di queste città, forse la più terribile, perché tutti noi pensiamo di conoscerla e riteniamo di poterla filmare a cuor leggero. Purtroppo non è così; tutti conoscono Firenze, pochi sono i padroni della sua anima. Perché Firenze è un tutt’uno con i suoi abitanti, e le “storie” di un ponte o di una chiesa o di una statua, non sono mai storie semplici ma intrecciate più che alla leggenda, al carattere dei fiorentini. Così, se volete filmare Firenze, dovete farvi accompagnare da un fiorentino oppure leggere questo bel libro di Giuliano Cenci, fiorentino doc, professionista dei cartoons ( ha inventato e animato anche personaggi di altri autori, come il Lupo Alberto, Grisou, la Gabbianella e il gatto, la Pimpa e tanti altri) realizzatore nel 1970 del primo Pinocchio in disegni animati – sua la sceneggiatura, la regia, suoi i disegni e gran parte delle animazioni ! – che con maggior fortuna e più onestà dei distributori avrebbe potuto rappresentare l’inizio di una vera e propria industria italiana della “full animation”. In questo libro, Giuliano Cenci mette la sua fiorentinità a disposizione del viaggiatore attento; quello che non si limita a guardare un monumento e filar via, ma capace di lasciarsi prender un poco dalla sindrome di Stendhal e immergersi nelle cose che sta vedendo. Leggetelo, e scoprirete cose straordinarie non solo sulla storia di un monumento o sulla ragione di una colonna ma quel mistero incredibile che è l’anima di un fiorentino; quel loro essere cittadini italiani, certo, ma soprattutto cittadini di Firenze, quel loro essere crudeli talvolta anche fra di loro venando sempre la crudeltà con una sorta di fantasia e di ironia, quel loro sentirsi diversi persino dai fiesolani che sono a lì a due passi. E non vi stupirà venire a sapere che a Firenze, i diavoli “cantano” e leggere che Dio stesso – nella cronaca di Cenci sotto forma di sangue raggrumato in un calice benedetto – tratti il vescovo fiorentino con un famigliarissimo “ Tu mi hai ricevuto nudo, e nudo mi riporti”. Il che fa presupporre per i fiorentini una dimestichezza con il Padreterno non concessa agli altri abitanti della terra.




Non è strano,Principe, che gli uomini combattano tanto volentieri per una religione e vivano così malvolentieri secondo i suoi precetti?

sabato 7 novembre 2009

andandomene




Perchè dovrei sempre stare
a ficcare le mie emozioni
in cose che non hanno emozioni?

Al dio,la risposta.



saluto tutti



Il mondo dei blog, del virtuale, non  mi appaga.
E' un paradiso artificiale
E' una finestra da cui ognuno getta in strada i propri pensieri, le proprie angosce e poi ritira la mano, si nasconde e sbircia dall'alto se qualcuno l'ha visto e magari raccoglie anche per terra ciò che ha appena lanciato.
Protetti dall'anonimato diamo sfogo a noi stessi.
Ma la realtà se la ride di noi proprio mentre digitiamo questa tastiera.
Forse è solo un modo per passare il tempo, talvolta anche noioso, ma evidentemente molto meno della nostra vita reale ... altrimenti non saremmo qui.
E ogni volta che ci colleghiamo è come se girassimo la ruota della fortuna,

con la speranza che esca qualcosa di nuovo ....

13 numero della donna!


caro Principe

13

E' un numero incredibile e splendido.e' il nr della donna!
E' un numero bellissimo,che rappresenta un qualcosa che l'uomo ha volutamente ignorato ma che ritrovera'.Lo sai che non ci sono 12 segni zodiacali,ma sono 13?Il tredicesimo e' il segno di ofucio,il serpentario,posto fra lo scorpione e il saggittario(basta fare una ricerca con google se t'interessa).Dopo la crocifissione di Cristo e' stato considerato un numero sfortunato,poiche' il tredicesimo apostolo tradi' Gesu'..ma come sempre la verita' va guardata capovolta e quello che puo' sembrare orribile qui in terra,non lo e' necessariamente nel mondo spirituale.Insomma..e' un bellissimo numero..e sai cosa rappresenta?Per la cabala 3+1= 4..quattro e' il numero che rappresenta la Materia,la dea Madre(assolutamente dimenticata..come il tredicesimo segno,come la donna messa in croce dalla chiesa e dall'uomo..come..la parte femminile considerata inferiore..ecc..ecc..ecc..come la pèarte materiale considerata inferiore a quella spirituale)E' il numero della materia,di tutto cio' che e' materiale,rappresenta il quadrato,la base solida con cui poi,per esempio si ergevano le piramidi,costruzioni che avevano il tre(numero che rappresenta lo spirito) nei vari lati della piramide e il quattro alla base.Insomma..c'e' molto nel numero tredici..e' un numero controverso a seconda di come lo si legge.Tu leggilo con gli occhi degli uomini di oggi,liberati dai tabu'.


angie

signfiicati della morte


Tredici è il numero Quattro in una ottava maggiore ed è uno in più di Dodici, l'antico numero della completezza. Tredici è associato il significato della fine di un ciclo, dal fatto che ci sono tredici mesi lunari in un anno e tredici sono i segni nell'astrologia celtica e dei nativi americani. Mentre Tredici predice nuovi inizi, significa anche che i vecchi sistemi devono terminare per favorire le trasformazioni richieste. Visto come 12+1 è il numero dell'iniziato, in quanto una ottava musicale cromatica è composta da 13 suoni differenti (anche se il primo e l'ultimo sono la stessa nota ma in ottave diverse). Nella geometria sacra Tredici simboleggia l'eterna distruzione e creazione della vita. Tredici ha anche un significato astrologico in quanto la somma dei primi 13 numeri dà come risultato 91 che è il numero di giorni di una stagione. (Vedi anche triskaidekafobia e paraskavedekatriafobia riguardanti la paura del 13 o di venerdì 13).


In numerologia secondo taluni il 13 "porta bene" (come fare 13 al Totocalcio), secondo altri porta male (come essere in 13 a tavola e dover mettere un piatto spaiato oltre al servizio da 12; vi è addirittura chi dice che il primo ad alzarsi sarà il primo a morire). Questa credenza deriva probabilmente dall'episodio evangelico dell'ultima cena. In particolare, il venerdì 13 è considerato dai superstiziosi particolarmente foriero di disgrazie, probabilmente per via di un'associazione con il giorno della caduta dell'ordine dei Templari: il loro arresto di gruppo e la confisca dei loro beni avvennero il venerdì 13 ottobre 1307.






nessuno




"Faceva lo psichiatra al Walter Reed/
 e curava quelli che tornano dal fronte... /
cercava di aiutarli a superare i loro traumi". /
Alle ore 13 e 31
 ha ucciso 13 persone
 e ne ha ferito 31."

Sepu svanisce



quello che la verità può
distruggere
va distrutto.
Se si esclude l'impossibile, 
quello che resta 

- seppur incredibile - 

è la verità.
- termina Calisna Sepu -
E svanisce.

continua il Lucumone




Torniamo nel mondo
 per avere la forza di cambiare
 le cose che si possono cambiare,
 - continua il Lucumone -
con la pazienza di accettare le cose
che non si possono  cambiare,
e per avere soprattutto l'intelligenza
di saperle distinguere.




prosegue Calisna





Noi Etruschi  siamo diversi.
- prosegue Calisna -
Non veniamo al mondo per sfruttare gli altri
e per succhiare il loro sangue,
ma per convivere."





Larth Calisna Sepu


Se non ci fossero guerre o rivoluzioni,- afferma Larth Calisna Sepu -  non ci sarebbe storia; non ci sarebbe materia di storia; la storia non avrebbe oggetto. Al massimo, esisterebbero gli annali. Come insegna lo studio dei proverbi, i popoli felici non hanno storia. La
storia è la scienza dell'infelicità degli uomini.