domenica 15 novembre 2009

specchio inverso



SPECCHIO INVERSO. DA RENNES-LE-CHATEAU ALL'ITALIA


BAIETTI GIORGIO


Editore: L'ETA DELL'ACQUARIO
Collana: UOMINI STORIA E MISTERI
Pubblicazione: 01/2007
Numero di pagine: 256
PREZZO: € 18,00
Descrizione
L'enigma di Rennes-le-Chàteau sembra davvero insondabile. Nonostante i fiumi di inchiostro versati, il mistero che circonda questo piccolo centro nel Sud della Francia non smette di infittirsi. La nuova ricerca di Giorgio Baietti guida il lettore fino al cuore dell'arcano, passando attraverso una serie di scoperte. Innanzitutto Rennes-le-Château è circondato da una corona di villaggi, castelli, sotterranei e grotte, fitti di indizi mai analizzati. Che dire, ad esempio, del Cristo senza mani presso Antugnac? O delle mele blu della chiesa di Brenac? E poi: negli stessi anni in cui Saunière costruiva il suo "regno", in un paese dell'entroterra ligure un semplice parroco dava vita a un "impero", fatto di ville favolose e vasti palazzi. Anche la sua disponibilità di denaro sembrava inesauribile - e una delle sue fonti era sicuramente in Francia. E se Bérenger Saunière fosse stato soltanto una pedina? Giorgio Baietti intende offrire una nuova versione di tutta la vicenda, in cui luoghi e personaggi fino a oggi trascurati assumono un ruolo di primo piano e lasciano intravedere segreti inquietanti.

Larisa Murthine











la mia vita segreta
 - sospira Larisa Murthine - 
 è una conchiglia piena di parole
 quasi inutili  disegnate
 su t-shirt a righe
 articolate in costellazioni
di "si"

dalla città magica




(da quelle parti hanno tolto il cielo  e ci hanno messo la ghisa)

tornando dalla città magica
si mise il pigiama bianco
che l'aveva vista abbracciata
 all'uomo senza cielo.
dentro al pigiama c'era una vespa
che la punse e poi finì nel camino.
 lei ebbe una scusa per piangere.
(capossela suona anche a ipod spento)
però che buono il tartufo,

e lo zio che ride.
tornando dalla città magica

si scrutò nel finestrino
che a sua volta la osservava impietoso.
era lei ed erano altre tre, almeno.

che si atteggiavano e le dicevano
sei davvero troppo grassa,
hai tre peli sul neo.
(essere se stessi risulta fatale, alle volte)
però che bella la luce,

e lasciarsi pungere piano.

(da quelle parti hanno tolto il cielo e ci hanno messo me)

scorpionic decstruction



In questo foglio /
ogni mattina al risveglio
devo ricreare l'Universo/
E poi tutte le sere mangiarlo/

svanisce Ezze



E sarete tutt'uno con il mondo
ed il mondo sarà vostro
e camminerete sciolti
da ogni legame
senza più paura senza più veli neri

perché chi vi condurrà
sarànno  il cielo
il mare e la terra.
E svanisce il Lucumone .

Ezze continua



La scatola della vita
contiene l'immenso puzzle
della vostra esistenza
- continua Ezze -
Soltanto frantumando voi stessi
in mille pezzi
e avendo la pazienza di ricomporli
uno ad uno allora
soltanto allora
potrete  riconoscere l'ultimo Dio
in fondo a voi

sabato 14 novembre 2009

impressione di Ezze




La verità di un campo - mi spiega Ezze Punei -
è una cosa per il pittore impressionista che vuole dipingerlo;
un'altra per un agricoltore che intende piantarvi qualcosa e farla crescere

scrittura creativa



Come si trasforma un’idea in una storia? Come si fa a renderla verosimile? In che modo un autore disegna le sue trame? Come si compongono tra loro la trama principale e le trame secondarie? A queste e altre domande, essenziali per chi vuole scrivere racconti o romanzi, risponde lo scrittore Javier Argüello, attraverso una rilettura del lavoro del grande docente di sceneggiatura Robert McKee. Argüello parte dall’analisi del modo in cui ha scritto uno dei suoi Racconti impossibili e prende a modello la sceneggiatura del film Match Point di Woody Allen.

assaggio....

Chi racconta la storia?Quando ho cominciato a scrivere il racconto Vanno (che si trova nella raccolta Sette racconti impossibili), la prima idea era semplicemente il racconto interiore di una persona che prima inizia a sentire delle voci e poi un giorno decide di seguirle. Il finale non mi era chiarissimo, però sapevo che il protagonista avrebbe dovuto seguire queste voci.chi farlo raccontare.Una possibilità era quella di raccontarlo in prima persona con la voce interiore narrante del protagonista, però mi sembrava un po’ strano come inizio. Un’altra possibilità era che lo raccontasse una terza persona, ma mi sembrava che in questo modo risultasse un po’ troppo lontano. Così mi è venuto in mente che qualcuno lo raccontasse a qualcun altro e che così fosse raccontato in prima persona.

Mi sono chiesto come qualcuno potesse raccontare questo a un’altra persona e ho pensato che potesse farlo attraverso un apparecchio acustico e attraverso una presa della corrente elettrica. Improvvisamente, però, mi sono reso conto che la storia di un personaggio che parlava da dentro una presa elettrica non era molto vicina a me e che probabilmente non era molto vicina a nessuno. Potevo invece identificarmi con un personaggio che ha perso la batteria dell’apparecchio acustico e che, mentre la sta cercando, inizia a sentire una voce proveniente dalla presa della corrente elettrica: quello mi è sembrato il punto di vista dal quale raccontarlo.

Questo punto di vista mi è sembrato talmente più interessante dell’altro che ho dovuto costruire un contesto intorno al personaggio che cercava la batteria smarrita dell’apparecchio acustico. Così ho fatto un ulteriore passo indietro e mi sono domandato a chi lui stesse raccontando la storia che la voce nella presa della corrente gli aveva raccontato. Per dare maggiore verosimiglianza, ho pensato a una notte in cui si stessero raccontando storie strane. Appena finita la precedente, tocca a lui raccontarne una:“Questa storia me l’ha raccontata una presa elettrica, dissi, e potei leggere un improvviso interesse sul volto dei presenti. Me l’ha raccontata una presa, in una sera di agosto in cui mi trovavo a quattro zampe sul tappeto alla ricerca della batteria del mio apparecchio acustico.”

(da Vanno, in Sette racconti impossibili, Nottetempo, Roma 2007, p. 29

Per rendere questa situazione ancora più credibile, ho aggiunto l’idea di un dubbio iniziale di lui, che non sa se raccontare questa storia dell’apparecchio acustico e della presa elettrica, oppure un’altra storia.
In questo modo mi sembrava più facile che il lettore potesse entrare in due passi dal mondo in cui realmente viviamo fino a quello di coloro che abitano dentro le prese elettriche. Lui dice qualcosa del tipo: «È una notte in cui stiamo raccontando delle storie strane, e io vi racconterò una storia che mi ha raccontato una presa elettrica». Nei suoi ascoltatori questo suscita un certo interesse, e l’idea era quella che anche nei lettori producesse la stessa reazione ponendoli nello stesso punto di vista di quelli che stanno ascoltando la storia.

Javier Argüello

Nato nel 1972 a Santiago del Cile, è cresciuto tra Cile e Argentina; attualmente vive a Barcellona dove insegna Scrittura Creativa presso la Escuela de Escritura del Ateneu Barcelonès. La sua notorietà internazionale è nata dopo la pubblicazione della raccolta di racconti Siete cuentos imposibles, Lumen, 2002 (traduzione italiana: Sette racconti impossibili, edizioni Nottetempo 2007, traduzione di Francesca Lazzarato) e del romanzo El mar de todos los muertos, Lumen, 2008.

serenedipty


Oh,facoltà miracolosa
e meravigliosa attività :
prendo acqua dal nostro  fiume !
 mangio carote del vostro campo!

pagana ninfa Porrina da Cascia


Il vaticinio della ninfa Porrina sulla venuta di Rita da Cascia.
Una profezia sulla cui autenticità si possono nutrire molti dubbi, ma che dimostra comunque la suggestione esercitata dalle sibille pagane sull’immaginario cattolico, è quella che una gentile tradizione umbra indica come precognizione pagana della nascita di Rita da Cascia, mistica e taumaturga tra le più venerate della cristianità. E la profezia
della sibilla Porrina, vissuta in un mitologico passato nella valle di Roccaporena, dove nacque sul finire del secolo XIV Rita Lotti, desti­nata a divenire la “santa degli impossibili” per gli straordinari mira­coli che le vengono ancora oggi attribuiti, soprattutto in fatto di gua­rigioni.
Aleggia tuttora sulla valle in cui nacque santa Rita una sorta di inde­finibile incantesimo, che una toponomastica inquietante rende ancora più misterioso. Vi si accede da due gole dette Passo Inferno e Passo Male. Sovrasta il minuscolo abitato di Roccaporena, in corrisponden­za di quello ch’era l’orto miracoloso di Rita, dove fiorirono fichi e rose in pieno inverno, una maestosa caverna detta Grotta Nera, nella quale i devoti oggi vanno a chiedere grazie. La fronteggia sul versan­te contiguo la Grotta d’Oro, che si diceva fosse stata dimora della ninfa Porrina, una indovina esule in Umbria dall’Arcadia, donde era fuggita con la sorella Carmenta, anche lei dotata di poteri mantici, e con il figlio di quest’ultima Evandro, sovrano scacciato dal suo regno di lirici pastori.
Entrambe si erano cercate in Italia un sito adeguato al mistero che l’esercizio dell’arte profetica richiedeva: Carmenta si era insediata con il figlio sul monte Palatino, l’altra nella valle in cui sarebbe venuta al mondo qualche millennio dopo santa Rita.
A Porrina la voce popolare attribuiva una profezia, di cui però venne trascritto il testo soltanto negli anni Trenta di questo nostro secolo dallo storico casciano Adolfo Morini, che asserì di averlo letto su di un manoscritto in possesso di un vecchio contadino, il quale però non volle affidarglielo, consentendogli semplicemente di ricopiarlo a mano.
«Questa è la terra sacra indicatami dal mio dio», diceva la sibilla, e ne anticipava i futuri splendori «fino alle più lontane generazioni». Veniva poi la profezia vera e propria: «Correranno venti centinaia di anni dopo di me, e da queste balze rocciose luminerà una luce divina, ignota al mondo, cui curveranno il capo financo le fiere del bosco: e sarà la seconda. Appresso altre cinque, da queste pareti granitiche verrà alla luce una pietra preziosa, la margarita, che brillerà dopo altre cinque ancora. E sarà la più grande, e supererà le terre e i mari, perocché l’umiltà vincerà la vanità. Qui ancora accorreranno le genti tratte da ogni luogo a osannare il Dio eterno, e questa angusta e mise­ra valle avrà nome eterno nel mondo».
Il senso del messaggio parrebbe corrispondere all’intenzione di sta­bilire una continuità tra il retaggio sacromagico del primordiale paga­nesimo italico, agli albori mitici della civiltà romana, e la nuova grande tradizione cristiana, nella quale Rita è coinvolta insieme ad altre «luci divine». Di tali presenze luminose l’Umbria è prodiga, ma tra tutte la margarita è la più splendente, dice la sibilla, ed è destinata a varcare con la sua fama mari e monti, richiamando pellegrini da ogni angolo di mondo.
Non si può essere certi dell’autenticità del manoscritto cui fa riferi­mento il Morini, ma è significativo che ne valuti la data intorno alla prima metà del Seicento (agli anni, cioè, del processo di beatificazio­ne, che rappresentò di fatto il riconoscimento del culto ritiano, già popolare) per la qualità della carta, il carattere grafico e lo stile «ampolloso, eccessivamente prolisso
La mancanza del documento, andato smarrito dopo la morte del contadino, sempre che sia esistito, autorizza il sospetto che la “sco­perta” potesse rientrare nella politica culturale del regime fascista, tendente a imporre ascendenze latine alle grandi tradizioni popolari. Ricercando anche parentele o filiazioni dirette, laddove possibile, tra i grandi santi cattolici e le deità romane
Scrisse d’altronde il Morini che il vecchio contadino aveva trovato il testo della profezia tra le carte ingiallite di un gentiluomo morto cin­quant’anni prima. Il che sa di romanzo popolare, ingenuamente inter­pretato da perfetti archetipi — come il villano e il signore — di quell’Italia rurale e aristocratica che la retorica dell’epoca prediligeva. Giustificano ulteriormente ogni dubbio l’anno della pubblicazione (1933) e il carattere della rivista «Latina Gens», cui venne affidato lo scoop. Ma questo non toglie nulla all’effettivo spessore di quella devozione popolare che il vaticinio, tanto più se falso, esprimeva. Semmai dimostra il protrarsi in età moderna di quello che nell’anti­chità è stato un atteggiamento ricorrente del potere politico nei con­fronti dell’arte divinatoria: strumentalizzarne i responsi, o inventarli del tutto, a supporto dei propri disegni.





tela vuota


Il bianco (del foglio-mondo)
 significa nessun colore,
 nessun disturbo,
e così allude efficacemente
alla nullità del luogo di raffigurazione.
Il foglio bianco
è la trapassabilità pura,
la pura assenza
e la pura potenzialità.

papa Meilland

Papa Meilland ® Var. Meicesar
Colore Rosso scuro vellutato
Profumo Molto
Altezza 80-90 cm


Diametro Fiore 13 cm
Numero Petali 35-45
Portamento Grandi fiori

aspettative





Vorrei  veder accadere cose nella mia vita.
- si lamenta Hubne Luserna .
So che niente è  come sembra,
 ma non riesco a trovarne una prova.




pescecane cavaliere



Vi narrerò l'istoria commovente
del pescecane ch'era un cavaliere,
pur mangiandosi un uomo come niente
a pranzo, a cena, oppure a colazion.


Borghesi o militari, belli o brutti,
preti oppur laici, nobili o plebei,
gente per bene, oppure farabutti,
in un boccone li mandava giù.

 


Ma incontrando una donna od un bambino
era tutto riguardi e cortesie,
e sorridendo, con un bell'inchino,
per i fatti lor li lasciava andar.


Caduta un giorno in mare, una signora
si dibatteva disperatamente;
già si vedeva all'ultim'ora...
ma capitò lo squalo cavalier,


E disse: - Non temete, o bella dama, -
offrendole il suo braccio, ossia la pinna:
solo di carne maschia sento brama,

ma le donne e i fanciulli lascio andar.

Io non sono uno squalo mascalzone,
e conosco e rispetto il galateo,
e so come si trattan le persone
a seconda del sesso e dell'età.

 


Ammirati da tanta cortesia
tutti a bordo batterono le mani;
e il capitano, prima d'andar via,
ordinava una salva coi cannon.

 


E, messo intanto un picciol schifo in mare,
con quattro marinari e col nostromo
vi scendeva egli stesso a ripescare
la bella dama su dall'ocean.


Ma proprio in quel momento il pesce immane
si ricordò chi era, e con la coda
rovesciato lo schifo,(senza pane
e crudi) tutti i maschi trangugiò.

Ed è questa l'istoria commovente
del pescecane che era un cavaliere
ma si mangiava un uomo come niente
a pranzo, a cena, oppure a colazion.

Uste Pichiunti





tu sei il problema
 - osserva Uste Pichiunti -
mai la soluzione

venerdì 13 novembre 2009

nerworking,la rete come arte



Il primo tentativo di ricostruzione della storia del networking artistico in Italia. Un'analisi sull'uso creativo e condiviso delle tecnologie, dal video al computer e sulla formazione di una comunità hacker italiana. Una riflessione sul ruolo dell'artista che si fa networker, ricollegandosi alle neoavanguardie degli anni Sessanta
Scritto da Tatiana Bazzichelli. Prefazione di Derrick de Kerckhove. Postfazione ed editing di Simonetta Fadda (Costa & Nolan, Milano,

Fare network significa creare reti di relazione, per la condivisione di esperienze e idee in vista di una comunicazione e di una sperimentazione artistica in cui emittente e destinatario, artista e pubblico, agiscono sullo stesso piano.

In Italia, grazie all'uso alternativo della rete Internet, nel corso di venti anni di sperimentazione si è formato un vasto network nazionale di persone che condividono obiettivi politici, culturali e artistici. Attivi in ambienti underground, questi progetti utilizzano media diversi (computer, video, televisione, radio, riviste) e si occupano di sperimentazione tecnologica, ovvero di hacktivism, secondo la terminologia in uso in Italia dove la componente politica è centrale.
Il network italiano propone infatti una forma di informazione critica, diffusa attraverso progetti indipendenti e collettivi in cui l'idea della libertà di espressione è centrale. Allo stesso tempo, costruisce una riflessione sul nuovo ruolo dell'artista e autore che si fa networker, operatore di reti collettive, ricollegandosi alle pratiche artistiche delle Neoavanguardie degli anni Sessanta (prima fra tutte Fluxus), ma anche alla Mail Art, al Neoismo e a Luther Blissett.
Un percorso che va dalle BBS, reti telematiche alternative diffuse in Italia dalla metà degli anni Ottanta ancor prima di Internet, fino agli Hackmeeting, alle Telestreet e alle pratiche di networking e net art di diversi artisti e attivisti, fra cui 0100101110101101.ORG, [epidemiC], Jaromil, Giacomo Verde, Giovanotti Mondani Meccanici, Correnti Magnetiche, Candida TV, Tommaso Tozzi, Federico Bucalossi, Massimo Contrasto, Mariano Equizzi, Pigreca, Molleindustria, Guerriglia Marketing, Sexyshock, Phag Off e molti altri

Hautne Conelei



L'ultima tentazione - mi sussurra Hautne Conelei -
è il tradimento più grande:
 fare la cosa giusta per la ragione sbagliata.

tetrametraphoria



Quelli che a Dachau han costruito i forni,
che Dio posson pregare? Tutti i giorni
timbravano il cartellino luttuoso,
scherzavano, giocavano coi figli,
la vergogna non gli dava consigli?

flusso nettuniano di venere





Dentro il locale le arie di Rossini
Un ubriacone reclama Puccini.
Ebbri tra gli habitué si compete
in cori stile Domingo e Pavarotti,
e si ciancia con toni pseudodotti
sui dilemmi del pianeta, si sfogliano
i giornali, l'attenzione si convoglia
sulle news e lo sport, o meglio ancora,
sul foglio centrale con le vignette,
nel quale ogni giorno Garfield si mette
pancia all'aria e s'ingrassa. Si colora
di polemica qualche discussione,
ma sulla birra non c'è divisione.

Laris Esheru




L'inverno non si lamenta
perchè ha troppo freddo
- osserva Laris Esheru -
ma lentamente indurisce
ogni piega di lenzuoli vuoti,

Venerdì 13: i simbolismi di una data




Tutto (o quasi) quel che c’è da sapere per affrontare il giorno più malfamato nel calendario della superstizione.

Se il calendario vi ha appena ricordato che oggi è Venerdì 13 (la fatidica data!), non c’è davvero motivo di inquietarsi, né più né meno che in qualunque altro giorno della settimana o del mese.
A meno che non siate superstiziosi… poiché, a quanto pare, niente porta più sfortuna che l’esserlo.
Sia il venerdì che il 13 come numero in sé trovano da sempre radicate tradizioni, non solo in Occidente, che li considerano come fattori negativi o infausti. Il più evidente simbolismo, almeno per la nostra cultura, si trova nel novero dei commensali dell’Ultima Cena, con il tredicesimo del presenti, Giuda, che si rende traditore di Gesù, il quale proprio di venerdì muore sulla croce.
Sono poi sufficienti poche coincidenze storiche perché la combinazione della data assuma o confermi l’oscura suggestione della propria fama. Per esempio, pare cadesse proprio di venerdì quel 13 di ottobre del 1307 in cui re Filippo il Bello fece arrestare tutti i Templari sul territorio francese, confiscando i loro beni e consegnandoli all'Inquisizione.
Se il numero 12 viene generalmente considerato come rappresentativo di un ciclo concluso (dodici i mesi, dodici i segni zodiacali, e via elencando), il 13 vi aggiunge una sorta di unità perturbante, estranea e complementare a un tempo, così che il tredicesimo elemento si presenta come trasgressione, antitesi o minaccia di un sistema altrimenti ideale.
Secondo un racconto del mito nordico, in una tarda versione apocrifa fortemente influenzata dal Cristianesimo, il malvagio Loki si unisce come tredicesimo convitato a un banchetto divino, e a causa delle sue macchinazioni ha luogo la morte del luminoso dio Balder.
Il 13 ricorre nel calendario delle antiche società matriarcali, basato su un ciclo lunare in 13 mesi di 28 giorni, in contrapposizione all’anno solare della successiva e dominante civiltà maschile. I filosofi greci definivano il 13 un “numero imperfetto”, mentre persino nella tradizione Induista un raduno di 13 persone nello stesso luogo era considerato di cattivo auspicio.
L’usanza di escludere tale cifra dall’uso quotidiano, specialmente diffusa in America, sembra risalire sino al XVII secolo, ignorando il 13 nella numerazione delle stanze d’albergo, dei piani di certi moderni palazzi, dei tavoli nei locali pubblici e in ogni altro utilizzo comune… Esempi che potrebbero proseguire fino all’ossessione, trasformandosi in una vera e propria fobia patologia come la triscaidecafobia, ovvero la paura del numero 13.
Altrettanto antica la fama del dì solitamente indicato come il meno propizio della settimana, celebrato pure in un proverbio che lo indica come il più inadatto, insieme al martedì, per sposarsi, partire, o “dar principio all’arte”.
Se già si è accennato alla Crocifissione, nella tradizione biblica il venerdì è anche il giorno della tentazione di Adamo ed Eva, dell’inizio del Diluvio Universale e della distruzione del Tempio di Salomone. Nella Roma pagana il sesto settimanale rappresentava il giorno delle esecuzioni, come più tardi in Inghilterra per l’impiccagione dei condannati. Nel Nord Europa, il venerdì è il giorno dedicato alla dea Freya (Friday in inglese, Freitag in tedesco), che se può coincidere nel dies Veneris con la figura di Venere, possiede rispetto alla divinità greco-romana l’ulteriore caratteristica di essere protettrice delle arti magiche, e per estensione del culto delle streghe.
Ulteriore spinta alla contemporanea diffusione di leggende e pregiudizi sulla sventura di questa particolare giornata, tanto da renderla leggenda comune a tutto il mondo, si deve in buona misura al ciclo cinematografico di Venerdì 13, inaugurato dal primo Friday the 13th di Sean S. Cunningham nel 1980, film che ha consacrato la sinistra maschera di Jason Voorhees ad autentica icona del genere horror.

da bambino

                                                              
          
"Quando il bambino era bambino ...

voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente
e questa pozza...
il mare.

giovedì 12 novembre 2009

Cortona - Curtuns . Mappa


Il territorio e la città di  Curtuns - Cortona uniscono ai valori ambientali e naturali del paesaggio toscano un complesso di monumenti archeologici che abbracciano il periodo etrusco e quello romano. All’interno di Curtuns - Cortona si possono apprezzare i resti della città nel periodo etrusco con le principali opere costituite dalle poderose mura, dalla porta bifora, e da una serie di strutture sotterranee (l’arco a volta di palazzo Cerulli Diligenti, la volta a botte di via Guelfa, il muro etrusco di palazzo Casali); del periodo romano si possono osservare resti dell’acquedotto costituito da condutture in cocciopesto presso porta Montanina e dalla cisterna dei “Bagni di Bacco” accanto alla chiesa di S. Antonio. All’esterno dominano la pianura i “meloni”, tumuli etruschi di età arcaica, uno ubicato a Camucia e due presso la località Sodo.

Tra questi spicca il tumulo II del Sodo, con la spettacolare gradinata-terrazza decorata da gruppi scultorei ed elementi architettonici di stile orientalizzante. Sulla fascia pedecollinare, tra oliveti di rara bellezza, si possono visitare la tanella di Pitagora, celebre monumento noto ai viaggiatori fin dal 1500, la tanella Angori e la tomba di Mezzavia. Al di sopra di tale area, nella montagna cortonese, è stato di recente recuperato un fitto reticolo di strade basolate di periodo romano. Sul versante prospiciente il lago Trasimeno sono i notevoli resti della villa tardo repubblicana e imperiale di Ossaia.

Tutte le emergenze sono descritte all’interno del MAEC, indicate da apposita segnaletica stradale e di dettaglio sul posto e possono essere raggiunte in macchina o attraverso percorsi trekking.


Tutti i monumenti, distanti tra loro anche alcuni chilometri, sono ampiamente descritti all'interno del MUSEO DELL'ACCADEMIA ETRUSCA E DELLA CITTA' DI CURTUNS - CORTONA (MAEC) che funge anche da centro di documentazione del parco archeologico e punto erogatore dei servizi di accoglienza, di orientamento e di smistamento dei visitatori.

Arnth Simplu



Qual'é la cosa più meravigliosa?
- chiedo a Arnth  Simplu -

"Che ogni giorno tante moltitudini muoiono
e vanno agli Inferi

e tuttavia quelli che rimangono
vivono come se fossero immortali"

oracolo etrusco


sarai per sempre conosciuto
per le tracce  
che ti lasci alle spalle

Welthur Cabbiu spiega dio



Welthur Cabbiu,  riferendosi alla "teoria dei molti mondi paralleli" della fisica dei quanti, ipotizza che noi avremmo un "cervello olografico", che essendo un "ente a 3 dimensioni" ricostruirebbe le immagini a 4D (che in 3D sarebbero infinite) dello spaziotempo: il tempo sarebbe ricostruito dunque dall'ologramma del cervello (che sarebbe una sorta di "antenna"), l'io sorgerebbe in tal modo e la consapevolezza dipenderebbe da una "mappatura temporale delle esperienze"
Egli poi asserisce che le onde quantiche dell'universo potrebbero derivare dall'attività onirica di un "cervello superiore" (fa una similitudine con il Grande Spirito aborigeno) : grande fantasia o l'universo e noi potremmo essere davvero i prodotti di un mega-cervello quantistico che sogna?

Imperatrice Alchemic


Modifica il tuo carattere,conducilo verso il bene.
L'amore ti perfeziona ogni giorno di più.
Ciò che avrai ottenuto sarà tuo per sempre..

Oggi Esce Tarocco 3 sintesi del giorno 12




L'Imperatrice è la Venere Urania dei greci, la Vergine dei cristiani, la Pistis Sophia degli gnostici. Tutto nella sua figura, a cominciare dalle ali, simbolo dell'aria e quindi del piano mentale, allude alla prontezza dell'intelletto e alla versatilità delle idee. Ed è proprio grazie a questa superiorità intellettuale, simboleggiata dalla corona e dallo scettro, entrambi emblemi imperiali di comando, che l'Imperatrice si eleva al di sopra del mondo oggettivo, fino alla sfera immobile della perfezione, dove risiedono i modelli platonici della realtà, gli archetipi, le idee primordiali da sempre compagne dell'uomo. L'Imperatrice rappresenta quindi la scintilla mentale, la creazione nella fase progettuale sempre precedente la realizzazione pratica

chi è dio





Due pesci rossi vivono in un vaso di vetro.
Nuotando pigramente in tondo hanno anche tempo per filosofare.

Un giorno un pesce chiede all'altro:
"Tu credi in Dio?".

"Certo!".
"E come fai a saperlo?".
"Chi credi che ci cambi l'acqua, tutti i giorni?".

Laris Hansina





Stiamo  creando una mappa delle galassie- mi spiega Laris Hansina E’ come un vortice sospeso dentro qualcosa che potrebbe essere chiamato infinito ma che forse infinito non è. La via lattea è un agglomerato minuto, in mezzo a miliardi di galassie che contengono miliardi di stelle e di pianeti.

In questo vortice cosmico in un angolo infinitesimale e sperduto ci siete  voi come microbi che abitano un pulviscolo.In questo immenso roteare c’è la terra ove una specie nazista di microbi tirannici domina su altre specie di microbi innocenti. In mezzo a questo turbinare vicino al quadro di una  santa mignotta, che ora descriverò, c’è un vaso di vetro che contiene un pesce rosso.

mercoledì 11 novembre 2009

nodo d'amore



Il legame sentimentale fra due persone può essere simboleggiato da un nodo. La pratica di annodare un drappo, una corda o rametti flessibili costituisce una delle pratiche più diffuse nell'ambito della magia d'amore. Il rito di vincolare due anime ad un nodo si effettua con una vera e propria cerimonia accompagnata da invocazioni propiziatorie, formule e preghiere con preliminari ben codificati dalla manualistica esoterica tramandata nei secoli. La corda o il drappo annodati vanno posti in un luogo segreto. Solo un incantesimo di scioglimento può annullare la "potenza" del nodo.

Thane Velanas


Bisogna avere un cuore grande e forte
 per avere il coraggio di aprirla la porta al  sogno
- mi sussurra Thane Velanas

creator





Di boschi, foreste e altro

ma noi dovevamo costruire una foresta
dove metterci tutte le cose
che in un altro angolo del pianeta ci starebbero strette
alberi con le foglie a sfidare il sole come le parole dei poeti
e fiumi biblici di acque fonde come i tuoi occhi
e uccelli leggiadri e violenti
come la vita che se ne va tra amori e dolori senza senso
ma noi dovevamo costruire una foresta
dove nessun grillo parlante
venisse a suggerirci con discrezione e violenza
strade autostrade e percorsi alternativi dove non ci fossero
preti gesuiti marxisti in odore di santità
laburisti esperti di filosofia e astronomia
uomini di est e di sud-est
dove nessuno, dico nessuno,
si permettesse di pensare
che a renderla vivibile una foresta
macdonald ci vogliano e atéliers case eleganti e ben pulite
letti con le lenzuole fresche di bucato e di scopate
scuole che ti insegnino a morire un libro dopo l’altro
e ospedali dove ti rubano anche la morte
ma noi dovevamo costruire una foresta
non un orticello dove coltivarci zucche patate e un po’ di pomodori
e stare seduti a guardare il tramonto e la vita che passa
come i fraticelli che aspettano l’eterno
e un dio che se c’è c’è e son cazzi suoi

una foresta dove, amore, la morte non è la fine di tutto