giovedì 11 marzo 2010

extra



tentando di porsi al centro
di qualcosa di stabile,
intangibile al vento,
11
come quel momento in cui
fermai la luna e le cicale
E un dio Candido mi disse:
adesso puoi peccare.

mercoledì 10 marzo 2010

- mi dice Airunthe.


I giorni son sempre più lunghi
le piogge finiscono.
La mia porta, spalancata,
Perché hai tardato tanto?
- mi dice Airunthe.

sospira Larthia Maspune


Mi chiedi che sapore ha la neve di marzo
-sospira Larthia Maspune . Ha il Sapore che immagini.Manna. Come se l'inverno non volesse lasciarsi andare. Come se ci fosse qualcosa che ancora mi trattiene, qui. La cosa strana è che vorrei non finisse. Forse sono io che mi aggrappo all'inverno e a questo cielo denso di nubi. Per quel modo che ho di resistere al cambio delle stagioni. Come se uccidessi una parte di me stessa ne ed abbandonassi il cadavere della terra.  Nella passata stagione, a diventare polvere, un  dimenticare.  Lasciarsi.
Mi chiedi che sapore ha la neve di marzo - insiste lo spettro Etrusco . Forse non ha neppure sapore. E manna . Cade. Smette. Riprende. Fiocchi piccoli che fluttuano nell'aria secondo percorsi sbagliati , contorti. E nulla non resta a terra. Come se la stessimo immaginando questa neve.Succhiandola. Come se neppure nevicasse.
La terra la assorbe, la cancella. Impaziente. manna che si nutre del nostro passato di polvere e prepara una nuova primavera - conclude Larthia svanendo.

cangiante

 l'amore e la vita
hanno un nome cangiante
e io sono troppo distante,
perso in una pagina,
in un autunno assonnato,
dentro un fiocco di neve
o un fiore appena sbocciato.

atermico


Neve di Marzo
stamani cammino scalzo,
sulle malinconie.Perso.

martedì 9 marzo 2010

masquerade


Altrove. Deborda , pertanto, il non-canto,
una nenia, mima una scena
di estrema eloquenza: la maschera della sirena.

osserva l'Augure Pavle Harkuna


Sei  instabile
come un pensiero  che scende e sale,
- osserva l'Augure Pavle Harkuna -
come l'animale che vive nel bosco,
come tutto quel senso di squilibrio
che conosci ma non governi.

Ager Veientanus

Percorrendo la via Cassia dal centro di Roma in direzione Viterbo, poco prima dello svincolo per il G.R.A. si incrocia via di Grottarossa. Una delle sue strade traverse porta l'altisonante nome di via dei Veienti, nella zona che fu "Ager Veientanus", lungo la quale si apre un parco pubblico, detto anche "parco Papacci". Il parco, sul lato che affaccia sulla strada, conserva i resti di un sepolcro detto "dei Veienti" per il quale il sito della Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma cita: "L’edificio, costruito in conglomerato cementizio con scaglie di selce e blocchi di travertino, e' del tipo ad edicola con pianta rettangolare, a piu' piani di altezza. La cella cruciforme e' in opera quadrata di tufo e coperta da una volta a botte; sulle pareti si aprono le nicchie per le deposizioni. Il paramento esterno e' stato completamente asportato.
Databile alla prima eta' imperiale ".
In effetti molto di piu' non si puo' dire, anche perche', oltre essere il rudere in stato di sostanziale abbandono, l'accesso diretto e' interdetto da un recinto di arbusti d'alloro piuttosto alto e che ne rende scarsa la già compromessa visibilità, specialmente della parte interna.

cascante


che strano,
vorrei morire
e invece sopravvivo
9
avo e pronipote di me stesso
promessa di futuro
e passato compromesso.

lunedì 8 marzo 2010

connotazione



Oggi le parole reali
Sono accalappiate
Da una nuvola di connotazioni

- osserva Luzrna –


l’alternarsi del caldo e del freddo
- osserva Luzrna –
sono i sintomi della stessa febbre.

- mi sprona Uli Krenme -


La luce è più in là del senso comune, Principe, tra la follia che ragiona
e l'impossibile che si dilegua innanzi all'audacia
- mi sprona Uli Krenme -

Novità da Nemi sul Ramo d'Oro

"Nascosto entro un albero
ombroso c'è un ramo, d'oro le foglie e la verga flessibile,
 sacro all'inferna Giunone: e tutto il bosco lo copre,
entro le oscure convalli protetto lo tengono l'ombre.
Ma non prima è concesso scendere sotto la terra
che si sia colto dall'albero l'auricomo ramo.
Strappalo via, con la mano: da solo verrà,
sarà facile se i fati ti chiamano; se no, né con forza nessuna,
né con il duro ferro piegarlo o stroncarlo potrai."
Virgilio
Eneide

Il tema centrale da cui si sviluppa Il ramo d'oro è la vicenda del Rex Nemorensis, sacerdote di Diana nel tempio di Nemi, sopravvivenza di un antico culto all'interno del contesto storico dell' antica Roma. Secondo l'interpretazione di Frazer, egli agisce sulla natura e sulla fertilità per i suoi poteri simpatici (propri della magia simpatica di sopra) e ha un ruolo sociale fondamentale per la comunità che vi circola attorno.Nella mitologia romana, era un ramo d'un albero con foglie d'oro che ha permesso all'eroe troiano Enea di viaggiare attraverso l'Aldilà in modo sicuro.
Ne hanno scoperto i resti durante gli scavi santuario religioso costruito in onore della dea Diana, nei pressi di un antico lago vulcanico del Colli Albani, 30 km a sud di Roma.
Ritengono che il recinto proteggesse un enorme cipresso o un albero di quercia che era sacro per i latini, una potente tribù che governava la regione prima della nascita dell'Impero Romano.
L'albero era al centro del mito di Enea, al quale uno spirito consigliò di cogliere un ramo di foglie d'oro per proteggere se stesso quando si avventurò nell'Ade per cercare consiglio da suo padre morto.
Enea, per potersi accingere alla sua catabasi infera, consigliato dalla Sibilla cumana, dovrà trovare un ramo d'oro che può essere colto solo da coloro che ne sono degni. Il ramo, nascosto in una fitta selva, è sacro a Proserpina, la regina degli inferi. Una volta trovato, si staccherà facilmente dalla pianta, se il Fato è favorevole alla sua discesa negli Inferi; se non lo sarà ogni sforzo sarà vano. La dea Venere, sua madre, lo aiuterà nell'impresa.
In una seconda versione della leggenda, più storicamente attendibili, i Latini credevano che simboleggiasse il potere del loro re-sacerdote.
Chiunque spezzasse un ramo, anche uno schiavo fuggitivo, avrebbe potuto sfidare il re in una lotta fino alla morte. Se il re fosse stato ucciso in battaglia, lo sfidante avrebbe assunto la sua posizione di leader della tribù. Fu Caligola a chiudere brutalmente il rituale,facendo uccidere lo schiavo e dichiarandosi lui Rex Nemorensis in eterno.
La scoperta è stata fatta nei pressi della città di Nemi da un team guidato da Filippo Coarelli, professore in pensione di archeologia all'Università di Perugia.
Dopo mesi di scavi nel terreno vulcanico, hanno portato alla luce i resti di un recinto di pietra.
Cocci di ceramica che circondano il sito ne progongono la datazione alla tarda età del bronzo, tra i secoli XIII e XII a.C.
Abbiamo trovato molti, molti pezzi di ceramica di ex voto o di natura rituale, " ha affermato il prof. Coarelli. "La posizione ci dice anche che doveva essere una struttura sacra. Abbiamo trascorso mesi di scavo, durante i quali abbiamo dovuto tagliare enormi blocchi di lava".
La recinzione in pietra si trova nel mezzo di un'area che contiene i resti di un immenso santuario dedicato a Diana, dea della caccia, insieme con i resti di terrazzamenti, fontane, cisterne e di un ninfeo.

"E' una scoperta intrigante e aggiunge elementi di prova per il fatto che si trattava di un santuario di straordinaria importanza", ha detto il Prof. Christopher Smith, il capo della British School at Rome, un istituto archeologico.
"Sappiamo che gli alberi erano coltivati in contenitori, presso i templi. I Latini si riunivano qui per il culto fino alla fondazione della repubblica romana nel 509 a.C."
La storia del ramo d'oro e di Enea, che si dice abbia viaggiato da Troia in Italia per fondare la città di Roma, è stata narrata da Virgilio nel suo poema epico, l'Eneide.
"Virgilio dice che le sibille dissero a Enea di andare negli inferi per farsi consigliare da suo padre, ma doveva prendere un ramo d'oro come una sorta di chiave per consentirgli l'accesso, " ha affermato il prof. Smith.

domenica 7 marzo 2010

ondeggiante


Dall’ondeggiante oceano, dalla folla,
viene teneramente a me una goccia,
mormorando Io ti amo.

arretrando


La strada arretra.
Come il granchio tengo gli occhi fissi
sul presente che si allontana.

essenza


Nel rumore del ponte
l'essenza  va .
Sola.

Vagante


Un monaco trappista stà leggendo .
Una pietra incisa:
Folate di maestrale

nel segno dei pesci


Oggi  l’essere è mobile, succedente,variante,  mutando e piegandosi al movimento del ritmo, l’inesauribile moto circolare del tempo, punta a incontrarsi con  l’incidenza del “momento giusto”,cosi come lo determinano i cieli.

canto nominato


Chissà se sono
 il figlio d'uno sbadiglio
 o d'un'eterna passione
7
chissà se il mio nome
è la punta d'una stella
o l'angolo acuto della ragione.

sabato 6 marzo 2010

attual mente



 RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI.

Le situazioni mutano ma le persone son le stesse:
Forse è questo il fondamento dell'essere vivi?
Le farfalle succhiano un altra foglia,
i ragni divorano un altra mosca,
e io vorrei vedere fino in fondo
ma non son altro che perversioni.
che scorgono  solo il retro delle cose.

infuocante


E’ la devastazione che mi porto dentro
a riordinare in cesti
le mie frasi.
6
Portarle all'inceneritore,
e macinarle
in rime con il fuoco.

sostiene Partni Faluske


Andare a caccia di ricordi,Principe,  non è mai un bell’affare- sostiene Partni Faluske - Qualunque cosa trovi sulla tua strada, rimane in ogni caso un nulla di fatto. Quelli belli non li puoi più catturare e quelli brutti non li puoi uccidere.

cantando


Abbiate pietà di me. Ma stavolta indietro non torno.
Mi sveglio cantando canzoni
e amo tutto il giorno.

venerdì 5 marzo 2010

tunnel


Oggi un doloroso torcicollo  mi costringe ad aggirarmi
senza meta attraverso le ore
come una puttana in un mondo
senza marciapiedi.

osserva Chime Laurina -


La soluzione prospettata dalla tecnologia
è il condizionatore, il mondo stesso pare richiederlo
è impossibile vivere senza.
- osserva Chime Laurina -

 Eppure milioni di condizionatori all’unisono
 succhiano energia, consumano l’acqua, portano alla siccità..
.morte, la morte della terra ormai inaridita.

canto malato


Come uno scaltro ladro
Stò rubando la vita
Al tempo
5
Ma il tempo,
implacabile,
mi ruba la vita


giovedì 4 marzo 2010

fisso segno


Oggi , 4 marzo Giovedi,  ho provato un vivo sentimento di me stesso, proprio come prendevo coscienza di me a cinque o sei anni. La coscienza  senza movimento.

afferma Petri Maskuna


La felicità,Principe,  è reale solo quando condivisa
 - afferma Petri Maskuna - Vero sentimento.
Muore per mancanza di giudizio.

Arnth il prescelto


Il Giovane Arnth  fece una pausa. Aveva fatto la sua strada a mezza costa lungo  i ripidi pendii della Grande montagna Cimina che sovrastava il suo villaggio. E aveva speso la metà migliore della giornata, ed  ora metteva in dubbio la sua capacità di andare fino in cima. Ma sapeva che nessun altro avrebbe potuto farlo, e doveva raggiungere la cima ad ogni costo. La sua vita dipendeva da questo. La vita del villaggio intero dipendeva da questo. Era l'uomo più forte del Suo villaggio all'epoca  e a cura della Confederazione Lucumonica era stato scelto per svolgere questo Compito Apparentemente da Superuomo di Raggiungere la cima della Montagna Grande. Ha dovuto arrivare. Ha dovuto. Ha dovuto.
E 'stato un anno negativo per il paese. Le piogge che avevano procurato fertilità per anni erano scomparse , E non vi era stato nemmeno un accenno di una nuvola. Gli abitanti del villaggio avevano sempre vissuto all'ombra della montagna, e le dolci colline circondate in tutte le altre Direzioni. Erano circondati da tutte le direzioni, e vissuto fuori della terra desolata esterna . Mentre  quando alcuni di quelli più temerari si avventuravano  nella selva sulle prime pendici delle colline per la caccia, i Capi Lucumoni ammonivano. Selve Cimine Tabù erano, perché  piene di bestie feroci. Regno di dei sconosciuti. E gli abitanti del villaggio avevano, così vissuto separati dal mondo esterno da quando la nonna più antica tra i quali uno riusciva a ricordare. Gli dei della pioggia avevano sempre un sorriso su di loro, e il raccolto era  stato buono . Ma quest'anno  bruciava ogni cosa. Dominava lo stato  di sesso maschile. Veramente maschile. Vero maschio veramente.
Così come le riserve di cibo buttato, e le riserve idriche asciugate, si sono recati alla nonna più antica del paese, che  ha dettato loro Il racconto che era stato raccontato dalla nonna, e da sua nonna, e così via e così via. E lei disse: "Questa storia mi è stato detta da mia nonna, che, se mai ha smesso di piovere, e la fame e la morte ci guardava in faccia, la risposta ai nostri problemi sarebbero trovati nella parte superiore della Montagna Grande. Ci vive una vecchio uomo che può far  piovere lontano. "La Montagna Grande Cimina era venerata da tutti gli abitanti del villaggio per l'ombra della sua Presenza benevola. Era sacra, E nessuno era stato a scalare le sue pendici. Ma ora qualcuno doveva. E dopo un lungo Dibattito e un sacco di discussioni, l'uomo più forte è Stato scelto per scalare la montagna e Trovare la risposta.Così  Arnth,  il  campione della salita , si arrampicò fino alla fine della  Montagna,  si alzò sul   picco e cadde  al di là in esaurimento. Le labbra secche e annerito dalla mancanza di acqua, la sua pelle screpolata Dalla furia del sole di mezzogiorno, si trascinò lentamente in avanti, e vide la bocca di una caverna. Egli entro e ascolto una voce.

oracolo riuscito



la coscienza del pericolo
rende possibile
la riuscita

4

Prendere una decisione
esaminando
i segni favorevoli

mercoledì 3 marzo 2010

mille alberi morti



Hanno abbattuto  mille alberi a Migliarino...
Ancora ieri il vento, il sole, gli uccelli
l’accarezzavano benignamente.
Erano felici? Erano vecchi? O giovani?
Comunque erano candidi,  eretti
con una chiara vocazione di cielo
e un alto futuro di stelle.
Stasera giacciono  come bambini
esiliati dalla loro culla, spezzate
le tenere gambe, affondati
il capo, sparso per terra e triste,
disfatti in foglie
e in pianto ancora verde, in pianto.
Questa notte il bambino uscirà
 dal corpo maturo di Wasco ,
quando nessuno potrà vedere,
quando sarà solo,
a chiudergli gli occhi  ai suoi  alberi
e a cantargli
quella canzone che ancora ieri il vento
passando sussurrava.

implora Massi Bofurste


il vostro unico dio,
 ti prego,
mi implora Massi Bofurste
 non avendo alcuna
 complessità concettuale al suo interno,
direi
che si è esaurito, 
 e comunque a furia di parlarne
 mi è venuto a noia.

alti ideali



Da questo canto
Scaturiscono poche idee.
Però confuse

arepo


incessanti giorni
consumano mesi
annientano anni

sorride Calunte Vanteliu


Potevi passare - sorride Calunte  Vanteliu .
e invece hai detto basta:
così non sei passata,
così tu sei rimasta.

fine inverno


Collerici istinti
tinti di rosso e viola,
le farfalle fanno la spola
3
tra l'inverno e l'inferno
che spunta
dalla primavera.


Lingua di Porsenna



Thesaurus Linguae Etruscae curato da Enrico Benelli, Maristella Pandolfini Angeletti e Valentina Belfiore (Pisa-Roma, Fabrizio Serra Editore, 2009, pagine xxxiv+586, euro 245)

La morte di una lingua è un fenomeno che può essere osservato anche nel presente in vari contesti e aree geo-culturali e questo costituisce un evento drammatico, un sostanziale impoverimento del genere umano nella sua articolata e straordinaria diversità. Al pari dell'estinzione di una specie, la fine di una lingua lascia un vuoto non reintegrabile in quella sorta di biodiversità rappresentata dalle culture.
Con una lingua non finisce solo un codice per comunicare, ma anche e soprattutto una visione del mondo. Nozioni empiriche, concetti, miti, racconti e poesie, dimensioni dello spirito, saperi e memorie implodono con essa. Nel caso di una cultura complessa, storica, a farne irreversibilmente le spese sono la letteratura, la scienza, la storiografia e tutto il patrimonio che gli uomini hanno voluto affidare alla potenza della parola e, da un certo punto in poi, alla parola scritta.
Questo fenomeno ha coinvolto, circa ventuno secoli fa, anche una delle civiltà più evolute dell'Italia antica e dell'intero bacino del Mediterraneo, quella degli etruschi.
Questo popolo, in realtà, non si estinse né fu oggetto di un genocidio. Esso semplicemente si trasformò con un processo storico di integrazione politica ed economica nello stato romano, al quale la cooptazione dei ceti magnatizi etruschi fornirà un nucleo sostanziale della propria classe dirigente.
A partire dagli anni 90-88 antecedenti all'era cristiana, con la guerra sociale e la conseguente concessione della cittadinanza romana agli italici, l'etrusco scomparirà progressivamente anche dall'uso nella sfera privata. A eccezione di qualche erudito, come l'imperatore Claudio, e di qualche raro superstite, l'etrusco scomparirà come lingua parlata nei primi secoli della nostra era. Aulo Gellio (Noctes Atticae XI, 7, 4), verso la fine del ii secolo ricorda un interlocutore dal linguaggio difficilmente comprensibile, a suo dire etrusco o gallico.
Il naufragio della lingua ha sicuramente contribuito nei secoli a creare il mito degli etruschi, unitamente a quel "mistero" legato a un idioma che sembra sfuggire alla classificazione in un gruppo linguistico definito.
Nonostante questo, l'etrusco costituisce una delle lingue più conosciute dell'Italia antica, eccettuato il latino. Sarà forse anche per questo che un evento scientifico e culturale come la pubblicazione del Thesaurus Linguae Etruscae, solennemente presentato all'Accademia dei Lincei, appare destinato a uscire dagli interessi ristretti dei cultori della materia per trovare una sua più ampia risonanza nel grande pubblico.
L'opera costituisce uno strumento essenziale per lo studio dell'antico idioma.
Il volume raccoglie infatti tutto il patrimonio linguistico etrusco censito sino al 2006 e costituisce l'aggiornamento, con tutte le novità delle recenti scoperte e acquisizioni, della prima edizione pubblicata a partire dal 1978 a cura di Massimo Pallottino, che così introduceva: "Allo studio dell'etrusco è mancato finora quello strumento basilare di ogni esplorazione ed operazione linguistica che è il vocabolario".

Fino ad allora era praticamente impossibile per un singolo studioso conoscere l'intero patrimonio linguistico etrusco. Le iscrizioni, che cominciarono a essere pubblicate sistematicamente a partire dagli ultimi decenni del xix secolo, risultavano comunque sparse in sedi diverse "repertori, monografie, articoli" e talvolta con proposte di lettura tutt'altro che univoche.
Questa ultima edizione del Thesaurus Linguae Etruscae compare nell'ambito di una collana curata dall'Istituto di Studi sulle Civiltà Italiche e del Mediterraneo Antico del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che oggi incorpora l'ex Istituto per l'Archeologia Etrusco-Italica che promosse la prima edizione. Si tratta dell'inventario di tutte le "voci" individuabili nei testi etruschi, la relativa documentazione e la citazione dei passi in cui esse occorrono. Sono inoltre inseriti tutti i lemmi etruschi riportati da fonti greche e latine, quasi il relitto di un dizionario. Una curiosità, per i non addetti, è rappresentata dalla sezione con l'ordinamento inverso dei lemmi, ovvero delle parole ordinate alfabeticamente secondo la parte finale: uno strumento utile per integrare un'iscrizione incompleta.
Un lavoro meritorio quanto complesso è stato costituito dalla verifica sistematica dei testi raccolti, di cui sono stati emendati gli errori di lettura.
La conoscenza dell'etrusco si basa oggi su oltre 11.000 testi. Nella maggior parte dei casi si tratta di testi brevi e ripetitivi, come epigrafi funerarie, dediche, iscrizioni di possesso. Troppo poco per comprendere pienamente e tradurre alla lettera i testi più lunghi e complessi. Sono comunque note le funzioni morfologiche e sintattiche, per cui nell'approccio col testo è possibile distinguere i vari elementi del discorso: il genere e il numero, un verbo da un sostantivo, nomi propri, numerali, toponimi; inoltre è dato comprendere le regole della flessione di nomi e appellativi, identificare le forme verbali, definire la sfera semantica dei termini di più incerta traduzione, adottando i vari metodi approntati dall'indagine linguistica.
I testi più lunghi si limitano a pochi casi. Sulle fasce della mummia di Zagabria (III-I secolo prima dell'era cristiana), ricavate da un libro sacro su lino (liber linteus), è redatto un calendario religioso di circa 1130 parole superstiti destinato a una comunità etrusca che viveva in Egitto. La tegola di Capua (prima metà del v secolo prima dell'era cristiana) costituisce analogamente un calendario religioso festivo di circa 300 parole. La Tabula Cortonensis (III-II secolo prima dell'era cristiana) rappresenta un documento giuridico o un contratto, similmente al coevo cippo di Perugia che stabilisce limiti di proprietà tra due famiglie. Le lamine auree di Pyrgi (inizi del V secolo prima dell'era cristiana) provengono da un santuario e presentano una dedica alla dea Uni (Giunone) da parte di un magistrato etrusco, Thefarie Velianas; due di queste hanno contenuto simile in etrusco, insieme a una terza in idioma fenicio-punico che inizialmente aveva acceso la speranza di un testo bilingue.
Le prime iscrizioni etrusche risalgono agli inizi del vii secolo prima di Cristo e sono redatte con un alfabeto di tipo greco euboico con alcune modifiche corinzie.
Alcune lettere dell'alfabeto modello resteranno "morte" per gli etruschi. Per questo motivo l'etrusco veniva già letto abbastanza correttamente nel XVIII secolo.
La classificazione linguistica dell'etrusco è ancora un problema aperto, in quanto si differenzia sostanzialmente dalla famiglia indoeuropea, nonostante alcuni richiami come il sistema flessivo e alcune desinenze, oltre a consistenti affinità linguistiche che in alcuni casi potrebbero essere dovute a prestiti seriori, mentre è opinione abbastanza condivisa di riconoscervi il relitto di un più antico ceppo linguistico mediterraneo o protoindoeuropeo. Tale ipotesi è confortata dal confronto con nomi pregreci rimasti poi nel greco storico, ma di origine non indoeuropea. Suggestive a tal riguardo sono le affinità riscontrate tra l'etrusco e l'iscrizione della stele di Kaminia, redatta nella lingua parlata a Lemnos (e nella vicina Imbros) prima della conquista attica alla fine del vi secolo antecedente all'era cristiana.
L'approccio alla comprensione dell'etrusco, abbandonato il sistema etimologico, si è basato dai primi decenni del xx secolo sul metodo ermeneutico o "combinatorio", inteso a esaminare il testo dal suo interno, usando come chiave di decodifica un elemento acquisito. A questo si è affiancato il metodo bilinguistico, basato sul presupposto che culture contermini abbiano elaborato testi paralleli, pur in lingue diverse, per esprimere concetti simili.
In tutti questi casi è necessario conoscere il contesto su cui compare il testo scritto. Da qui nasce l'esigenza di censire le iscrizioni con tutti i dati complementari al testo: tipo di supporto, materia, datazione, provenienza.
L'etrusco, come si diceva, non sopravvisse nemmeno come lingua morta in forma letteraria alla distruzione delle antiche biblioteche. I testi, forse già rari, non furono copiati, come pure i testi sacri dell'etrusca disciplina, tradotti in latino e usati dagli ultimi sacerdoti pagani fino alla fine del mondo antico e al tempo delle invasioni barbariche, non sono pervenuti.
La ricostruzione oggi di un corpus di fonti storiche primarie, quali sono le epigrafi, non mediate dalle interpolazioni dei copisti, certo non ripaga dell'enorme danno costituito dalla perdita intera di una lingua e della sua letteratura. Pur restando la possibilità teorica, forse remota, di straordinarie e inaspettate scoperte, le cognizioni sino a oggi raggiunte sulla lingua etrusca costituiscono solo uno specchio offuscato su cui vedere riflessa l'immagine di una civiltà fortemente basata sulla parola scritta.

martedì 2 marzo 2010

alieno canto


Malessere.
 insostenibile pesantezza
dell'essere!

lost



oggi canto 
esercitando il potere svincolato
 da ogni censura esterna.


Un diario,
un bar virtuale,
uno sfogo una farsa.

Potente mezzo anarcoide
 alienante.
 Una contraddizione affascinante.

selvaggia mente



OGNI SITUAZIONE E’ SIMBOLICA E FIORISCE.
QUANDO E’ TRATTATA ANALITICAMENTE SVANISCE.
UN ALBERO È UN ALBERO. UN ALBERO! E NON FINISCE.

Plenilunio dei Pesci


La solitudine attraversata dal sogno e dal silenzio.
Racchiusa tra il mare e la tristezza.
Silenziosa,delirante tra due sponde immobili.

- mi avverte Larisa Turnei -


Pesce che lotta contro la corrente
 muore fulminato
 - mi avverte Larisa Turnei  -