martedì 16 marzo 2010

studi religiosi


La Collana Viola
Lettere 1945-1950
Autore/i: Pavese Cesare; De Martino Ernesto
Editore: Bollati Boringhieri
introduzione degli autori, a cura di Pietro Angelini. pp. 224, Torino Prezzo: € 12,39
Pavese e De Martino lavorarono insieme dal 1945 al I95o alla realizzazione della collana einaudiana di « Studi religiosi, etnologici e psicologici» (che poi confluì nel catalogo Boringhieri). Nel libro sono raccolte lettere di Pavese e di de Martino, molte delle quali inedite; testimonianze, provenienti dagli archivi dell’Einaudi e della Boringhieri, che documentano la nascita di una collana pionieristica che la nostra casa editrice riproporrà quasi interamente (ospitò Jung, Kerényi, Durkheim, Mauss e molti altri autori) nella nuova collana « Gli Archi ».
La discussione tra Pavese, redattore dell’Einaudi, e de Martino, consulente della casa editrice, verte sulle scelte editoriali, almeno all’inizio, quando entrambi sentono il peso e la responsabilità
di formare una tradizione scientifica in un ambito disciplinare fino ad allora inesistente in Italia. Ma le comunicazioni di servizio cedono ben presto il passo a un dibattito tra due concezioni antagoniste del lavoro culturale ed editoriale. Da destra, la collana fu accusata di voler rompere con lo storicismo crociano che rifiuta lo studio del primitivo, considerato come manifestazione dell’irrazionale non riducibile alla ragione della storia. Da sinistra, gli ortodossi più ciechi accusano la collana di proporre una materia che poteva giustificare « scientificamente » l’irrazionalismo dei totalitarismi. Stretti tra due fuochi, Pavese e de Martino si difendono dalle ingiuste accuse e innescano una discussione di straordinaria importanza culturale. In queste lettere sono racchiusi nella loro interezza e attualità i punti chiave di quel dibattito tra politica e cultura che caratterizzò il dopoguerra.

afferma Laris Tular.


Le persone,Principe, non sono pensieri
- afferma LarisTular .
Sono corpi veri,disegni d'armonia,
quadri di malattia  e attimi sinceri.

appagamento


Quando ho appagato i  desideri
non conta nemmeno chi imbroglia,
sembra niente persino la storia.


lunedì 15 marzo 2010

Quadriga infernale


Nel 1995 Romagnoli Stefano, Vito de Ieso e Pellegrini Giancarlo, durante la scrittura del loro libro Io Citto Tu Citta "I segreti nascosti sulle terre del Re Porsenna", fecero importanti scoperte Archeologiche, e ne dunciarono subito la loro scoperta.
Avvennero dei sopralluoghi, indetti dalla Procura delle Repubblica, e i tre indicarono esattamente dove si sarebbe dovuto scavare per portare alla luce le loro scoperte, in presenza anche dell'ispettore onorario della Soprintendenza locale.
Nel 2003 La soprintendenza locale scavando in uno dei punti indicati dai tre Indiana Jones portò alla luce una Tomba molto importante.
Ma il merito della scoperta ufficialmente non è andato ai tre veri scopritori, i quali anni prima ne indicarono l'esatta locazione, la paternità di quella scoperta gli è stata strappata, con la forza.
Di seguito uno dei 1000 documenti che attestano la veridicità di quasta vicenda, con le attendibilissime fime delle Persone che parteciparono a qual sopralluogo nel 1995, dove i tre Indiana indicarono i punti da scavare.
Verbale di sopralluogo del 27.9.1995 4°:
Località Castolaiola Pianacce (oppure San Giuseppino, indicata nella cartina allegata all' esposto con il n° 8).

Acceduti in detta località abbiamo rilevato l'esistenza di un corridoio che conduce ad una tomba a camera preceduta da due camere a nicchia sulla sinistra del corridoio e da una a destra.
L'ispettore onorario Dr. Giulio Paolucci spiega che la tomba fu scavata dal soprintendente all'antichità dell'etruria Dr. Maetzke nell'anno 1954 - 1956, ritrovando due coppe etrusche a figure rosse, attribuite al pittore di Sarteano, Nr. due coppe a vernice, ed un dado oltre ad altri frammenti ceramici non meglio identificati.
Il suddetto materiale è conservato presso il museo archeologico di Firenze.
Gli esponenti (noi tre) considerando che le tre camere a nicchia sono anomale, ritengono che probabilmente dalla prima a sinistra si potesse accedere ad un'altra tomba inviolata che ritengono essere niente poco dimeno che quella attribuibile all' ARS Porsenna Re di Chiusi padrone indiscusso di tutto il territorio Chianino, audace condottiero contro Roma così come dalle fonti.
All'uscita del corridoio gli esponenti indicano con l'indice più volte fotografato l'esistenza del perimetro della tomba mausoleo, adducendo come prova della loro ipotesi lo studio sistematico analitico della tradizione orale che il luogo vedrebbe l'esistenza in quel di Sarteano della sepoltura in oggetto esposta e visualizzata sul poggio dove la paesistica permette una visione da Cortona verso Orvieto.

In oltre sempre per tradizione, gli esponenti dichiarano che sarebbe stata volontà del Re Porsenna essere sepolto in un luogo ove sia possibile vedere la sua città dall'alto e nello stesso tempo dominare il Mezzogiorno cioè Roma.
In oltre asseriscono che il luogo o al luogo si perveniva attraverso una presunta Via Degli Inferi.
Si da atto che vengono effettuate nr. sette fotografie contrassegnate con i numeri 11-12-13-14-15-16-e 17.---/.

principessa

Ramthie, figlio minore  del Lucumone etrusco Oscu entrò, La casa era deserta, vuota. Il gelo penetrava in ogni recesso. Nella vasca si era formata una sottile pellicola di ghiaccio, e lei aveva cominciato ad assumere un aspetto leggermente bluastro.
Gli parve che somigliasse a una principessa, lì stesa. Una principessa di ghiaccio.
Il pavimento su cui stava seduto era gelido, ma il freddo lo lasciava indifferente. Allungò la mano e la sfiorò.
Il sangue sui polsi si era seccato da tempo.
L'amore che provava per lei non era mai stato così intenso. Le accarezzò il braccio, come se accarezzasse l'anima che aveva ormai lasciato quel corpo.
Andandosene, non si voltò. Non era un addio, ma un arrivederci.

sospira Hapne Chairei .


Solitudine non è essere soli
- sospira Hapne Chairei .
E' amare gli altri inutilmente

amando


amando il mondo,anche,
ma ricordando il tonfo e le palpebre stanche
di cento milioni di balene bianche.

domenica 14 marzo 2010

erosione lenta


in una lenta erosione,
 un gabbiano sporco di catrame
ripulisce il suo uovo.

solo per amore


 Per amore  non ricordo più
 come si odia e mi sconfiggono
anche quando racconto qualche bugia rivoluzionaria

ritorno


Passeremo,
su questo treno
che porta a Migliarino.
- precisa Marcna -
Torneremo ad essere
tutto ciò
che non siamo.

sabato 13 marzo 2010

sostiene Isiu Appluntai


"Perchè Io sono la Prima e l'Ultima.
.sostiene Isiu Appluntai -
Io sono la Venerata e la Disprezzata.
Io sono la Prostituta e la Santa.
Io sono la Sposa e la Vergine.
Io sono la Madre e la Figlia.
Io sono le braccia di mia Madre.
Io sono la Sterile, eppure sono numerosi i miei figli.
Io sono la donna sposata e la nubile.
Io sono Colei che dà alla Luce e Colei che non ha mai partorito.
Io sono la consolazione dei dolori del parto.
- prosegue Isiu -
Io sono la Sposa e lo Sposo.
E fu il mio Uomo che nutrì la mia fertilità.
Io sono la Madre di mio Padre.
Io sono la sorella di mio marito.
Ed Egli è il mio figliolo respinto.
Rispettatemi Sempre.
Poichè Io sono la Scandalosa e la Magnifica."
- conclude Isiu  Apppluntai eclissandosi.

Laris il Navigatore


Laris il Navigatore etrusco  sospirò.  I motivi di questo viaggio erano  stati tenuti segreti troppo a lungo. I suoi uomini erano malati di oceano infinito; paura di cadere che arriva al bordo della Terra . Erano sul punto di ammutinamento, tanto più che il rum stava  per esaurirsi, e tutto ciò che è rimasto è stato conservato per l'uso personale del Navigatore . Aveva bevuto lo stesso per continuare  a credere che al di là dell'oceano c'era una terra ricca di spezie, dove poteva commerciare liberamente, senza doversi preoccupare del fastidioso funzionario doganale ottomano che  ha rifiutato di fargli trasportare liquidi lungo la via vecchia per paura che potessero subire combustione spontanea e distruggere le carovane adiacenti.
Un'altra linea di stress aveva  fatto la sua comparsa sulla fronte. Cosi   Laris pensava al passeggero misterioso incappucciato seduto in cabina. Che l'oscuro personaggio  fosse  responsabile di questo dannato tentativo di fare il giro della Terra, e se qualcosa era  andato storto con l'equipaggio, il Navigatore  poteva decidere di schierarsi con loro e uccidere il Misterioso Personaggio Incappucciato , e poi tornare a casa. Ma c'era qualcosa che  ha inviato a Laris brividi lungo la schiena e gli ricordò i suoi giorni passati a studiare sotto la guida del Maestro crudele più sadico a  est del grande oceano. L'uomo in particolare gli ricordava i tempi spesi appeso a un albero, mentre il suo precettore frustava il  suo posteriore. Pensò che  di modo migliore per finire questa storia  fosse quello di affrettare la sua corsa prima che le riserve di rum finissero. 

punta di cielo


Pensiero che spezza le vene:
Quando è amore è nero,
Quando è primavera è brina.

venerdì 12 marzo 2010

oblio


La luna diffondeva una luce azzurrata nel portico. Vestito con un chitone bianco, un mantello leggero e un cappello a cono, Zelinte  era seduto su una panca e guardava fisso il cielo stellato. Gli piaceva quello stato contemplativo e rifletteva sul fatto che il bene supremo consiste nel vivere in accordo con la natura, quella natura universale di cui la natura individuale è soltanto un frammento. Mi avvicinai a lui. Era magro, tirato in viso , con i capelli ancora castani chiari nonostante l'età: Aveva la fronte rugosa, il viso triste; una barba chiara gli fioriva sulle guance emaciate. Il mio maestro, lo sapevo, conduceva una vita sobria. Consumava pane, miele, fichi e gli piaceva bere vino buono, ma in quantità minima. In un'epoca in cui tutto l'edificio religioso stava crollando e le persone illuminate non credevano più agli dèi popolari e nei vecchi principi indicati da Tinia , Zelinte affidava il primato alla morale e alla virtù. Diceva di voler liberare il mondo etrusco  dallo scetticismo e dall'inquietudine dovuti all'invasione greca prima e alla dominazione romana dopo. Duemilacinquecento anni di tragedia per il popolo Rasna.Per mettere fine al disagio intellettuale, insegnava l'esistenza di un criterio del vero; per dissipare l'angoscia dei suoi concittadini, insegnava loro a cercare la felicità nella sottomissione al destino, considerato come espressione della volontà divina... Il mio maestro diceva che è più facile tenere sott'acqua un otre pieno d'aria che obbligare un saggio ad agire contro la sua volontà, perché il saggio non è schiavo delle passioni e della vanità e gode della forza invincibile che trae dalla solidità dei suoi principi. Fedele alle proprie convinzioni, dava prova lui stesso di una fermezza di carattere che suscitava l'ammirazione dei discepoli e l'invidia dei nemici.
«Ti aspettavo» mi disse in aretino , avvolgendosi nel mantello.
Sorrisi. Quando voleva parlarmi di qualcosa di personale, Zelinte ricorreva sempre alla lingua dei nostri antenati. Ricordandomi le nostre origini comuni, intendeva cancellare la distanza imposta dal rispetto che provavo nei suoi confronti.
«Ti ascolto, maestro.»
«L'ora della partenza si avvicina.»
La sua voce era seria. Gli occhi brillavano di una strana luce che non avevo mai visto.
«Tu sai tutto di me, del mio pensiero. Ma ignori ancora la storia della mia famiglia, la tragedia vissuta da mia madre. Vorrei affidartela perché sopravviva alla mia morte e non diventi un relitto nel mare dell'oblio.»

12


Riscopro  un essere sveglio
che vuole darmi consiglio
dentro questo sentimento vermiglio.

giovedì 11 marzo 2010

ouroboros


Sottintendere.
Evitare di nominare
Mille volte una cosa.

mi conforta Losna Chairei .


Il tempo presente,Principe,  non è un tempo fuggevole, vuoto, transitorio - mi conforta Losna Chairei . Lo è se non si coglie la sua profondità, la sua intensità, il suo essere l’occasione per le decisioni, per una scelta, per un atto d’amore.

insiste Losna


Tempo verrà
- insiste Losna -
in cui, con esultanza,
saluterai te stessa arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognun sorriderà al benvenuto dell'altro
e dirà: Siedi qui. Mangia.
amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino.Offri pane.Rendi il cuore
a se stessa, allo straniero che ti ha amato
per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d'amore,
le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. E' festa: la tua vita è in tavola.
conclude lo spettro etrusco
eclissandosi.

extra



tentando di porsi al centro
di qualcosa di stabile,
intangibile al vento,
11
come quel momento in cui
fermai la luna e le cicale
E un dio Candido mi disse:
adesso puoi peccare.

mercoledì 10 marzo 2010

- mi dice Airunthe.


I giorni son sempre più lunghi
le piogge finiscono.
La mia porta, spalancata,
Perché hai tardato tanto?
- mi dice Airunthe.

sospira Larthia Maspune


Mi chiedi che sapore ha la neve di marzo
-sospira Larthia Maspune . Ha il Sapore che immagini.Manna. Come se l'inverno non volesse lasciarsi andare. Come se ci fosse qualcosa che ancora mi trattiene, qui. La cosa strana è che vorrei non finisse. Forse sono io che mi aggrappo all'inverno e a questo cielo denso di nubi. Per quel modo che ho di resistere al cambio delle stagioni. Come se uccidessi una parte di me stessa ne ed abbandonassi il cadavere della terra.  Nella passata stagione, a diventare polvere, un  dimenticare.  Lasciarsi.
Mi chiedi che sapore ha la neve di marzo - insiste lo spettro Etrusco . Forse non ha neppure sapore. E manna . Cade. Smette. Riprende. Fiocchi piccoli che fluttuano nell'aria secondo percorsi sbagliati , contorti. E nulla non resta a terra. Come se la stessimo immaginando questa neve.Succhiandola. Come se neppure nevicasse.
La terra la assorbe, la cancella. Impaziente. manna che si nutre del nostro passato di polvere e prepara una nuova primavera - conclude Larthia svanendo.

cangiante

 l'amore e la vita
hanno un nome cangiante
e io sono troppo distante,
perso in una pagina,
in un autunno assonnato,
dentro un fiocco di neve
o un fiore appena sbocciato.

atermico


Neve di Marzo
stamani cammino scalzo,
sulle malinconie.Perso.

martedì 9 marzo 2010

masquerade


Altrove. Deborda , pertanto, il non-canto,
una nenia, mima una scena
di estrema eloquenza: la maschera della sirena.

osserva l'Augure Pavle Harkuna


Sei  instabile
come un pensiero  che scende e sale,
- osserva l'Augure Pavle Harkuna -
come l'animale che vive nel bosco,
come tutto quel senso di squilibrio
che conosci ma non governi.

Ager Veientanus

Percorrendo la via Cassia dal centro di Roma in direzione Viterbo, poco prima dello svincolo per il G.R.A. si incrocia via di Grottarossa. Una delle sue strade traverse porta l'altisonante nome di via dei Veienti, nella zona che fu "Ager Veientanus", lungo la quale si apre un parco pubblico, detto anche "parco Papacci". Il parco, sul lato che affaccia sulla strada, conserva i resti di un sepolcro detto "dei Veienti" per il quale il sito della Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma cita: "L’edificio, costruito in conglomerato cementizio con scaglie di selce e blocchi di travertino, e' del tipo ad edicola con pianta rettangolare, a piu' piani di altezza. La cella cruciforme e' in opera quadrata di tufo e coperta da una volta a botte; sulle pareti si aprono le nicchie per le deposizioni. Il paramento esterno e' stato completamente asportato.
Databile alla prima eta' imperiale ".
In effetti molto di piu' non si puo' dire, anche perche', oltre essere il rudere in stato di sostanziale abbandono, l'accesso diretto e' interdetto da un recinto di arbusti d'alloro piuttosto alto e che ne rende scarsa la già compromessa visibilità, specialmente della parte interna.

cascante


che strano,
vorrei morire
e invece sopravvivo
9
avo e pronipote di me stesso
promessa di futuro
e passato compromesso.

lunedì 8 marzo 2010

connotazione



Oggi le parole reali
Sono accalappiate
Da una nuvola di connotazioni

- osserva Luzrna –


l’alternarsi del caldo e del freddo
- osserva Luzrna –
sono i sintomi della stessa febbre.

- mi sprona Uli Krenme -


La luce è più in là del senso comune, Principe, tra la follia che ragiona
e l'impossibile che si dilegua innanzi all'audacia
- mi sprona Uli Krenme -

Novità da Nemi sul Ramo d'Oro

"Nascosto entro un albero
ombroso c'è un ramo, d'oro le foglie e la verga flessibile,
 sacro all'inferna Giunone: e tutto il bosco lo copre,
entro le oscure convalli protetto lo tengono l'ombre.
Ma non prima è concesso scendere sotto la terra
che si sia colto dall'albero l'auricomo ramo.
Strappalo via, con la mano: da solo verrà,
sarà facile se i fati ti chiamano; se no, né con forza nessuna,
né con il duro ferro piegarlo o stroncarlo potrai."
Virgilio
Eneide

Il tema centrale da cui si sviluppa Il ramo d'oro è la vicenda del Rex Nemorensis, sacerdote di Diana nel tempio di Nemi, sopravvivenza di un antico culto all'interno del contesto storico dell' antica Roma. Secondo l'interpretazione di Frazer, egli agisce sulla natura e sulla fertilità per i suoi poteri simpatici (propri della magia simpatica di sopra) e ha un ruolo sociale fondamentale per la comunità che vi circola attorno.Nella mitologia romana, era un ramo d'un albero con foglie d'oro che ha permesso all'eroe troiano Enea di viaggiare attraverso l'Aldilà in modo sicuro.
Ne hanno scoperto i resti durante gli scavi santuario religioso costruito in onore della dea Diana, nei pressi di un antico lago vulcanico del Colli Albani, 30 km a sud di Roma.
Ritengono che il recinto proteggesse un enorme cipresso o un albero di quercia che era sacro per i latini, una potente tribù che governava la regione prima della nascita dell'Impero Romano.
L'albero era al centro del mito di Enea, al quale uno spirito consigliò di cogliere un ramo di foglie d'oro per proteggere se stesso quando si avventurò nell'Ade per cercare consiglio da suo padre morto.
Enea, per potersi accingere alla sua catabasi infera, consigliato dalla Sibilla cumana, dovrà trovare un ramo d'oro che può essere colto solo da coloro che ne sono degni. Il ramo, nascosto in una fitta selva, è sacro a Proserpina, la regina degli inferi. Una volta trovato, si staccherà facilmente dalla pianta, se il Fato è favorevole alla sua discesa negli Inferi; se non lo sarà ogni sforzo sarà vano. La dea Venere, sua madre, lo aiuterà nell'impresa.
In una seconda versione della leggenda, più storicamente attendibili, i Latini credevano che simboleggiasse il potere del loro re-sacerdote.
Chiunque spezzasse un ramo, anche uno schiavo fuggitivo, avrebbe potuto sfidare il re in una lotta fino alla morte. Se il re fosse stato ucciso in battaglia, lo sfidante avrebbe assunto la sua posizione di leader della tribù. Fu Caligola a chiudere brutalmente il rituale,facendo uccidere lo schiavo e dichiarandosi lui Rex Nemorensis in eterno.
La scoperta è stata fatta nei pressi della città di Nemi da un team guidato da Filippo Coarelli, professore in pensione di archeologia all'Università di Perugia.
Dopo mesi di scavi nel terreno vulcanico, hanno portato alla luce i resti di un recinto di pietra.
Cocci di ceramica che circondano il sito ne progongono la datazione alla tarda età del bronzo, tra i secoli XIII e XII a.C.
Abbiamo trovato molti, molti pezzi di ceramica di ex voto o di natura rituale, " ha affermato il prof. Coarelli. "La posizione ci dice anche che doveva essere una struttura sacra. Abbiamo trascorso mesi di scavo, durante i quali abbiamo dovuto tagliare enormi blocchi di lava".
La recinzione in pietra si trova nel mezzo di un'area che contiene i resti di un immenso santuario dedicato a Diana, dea della caccia, insieme con i resti di terrazzamenti, fontane, cisterne e di un ninfeo.

"E' una scoperta intrigante e aggiunge elementi di prova per il fatto che si trattava di un santuario di straordinaria importanza", ha detto il Prof. Christopher Smith, il capo della British School at Rome, un istituto archeologico.
"Sappiamo che gli alberi erano coltivati in contenitori, presso i templi. I Latini si riunivano qui per il culto fino alla fondazione della repubblica romana nel 509 a.C."
La storia del ramo d'oro e di Enea, che si dice abbia viaggiato da Troia in Italia per fondare la città di Roma, è stata narrata da Virgilio nel suo poema epico, l'Eneide.
"Virgilio dice che le sibille dissero a Enea di andare negli inferi per farsi consigliare da suo padre, ma doveva prendere un ramo d'oro come una sorta di chiave per consentirgli l'accesso, " ha affermato il prof. Smith.

domenica 7 marzo 2010

ondeggiante


Dall’ondeggiante oceano, dalla folla,
viene teneramente a me una goccia,
mormorando Io ti amo.

arretrando


La strada arretra.
Come il granchio tengo gli occhi fissi
sul presente che si allontana.

essenza


Nel rumore del ponte
l'essenza  va .
Sola.

Vagante


Un monaco trappista stà leggendo .
Una pietra incisa:
Folate di maestrale

nel segno dei pesci


Oggi  l’essere è mobile, succedente,variante,  mutando e piegandosi al movimento del ritmo, l’inesauribile moto circolare del tempo, punta a incontrarsi con  l’incidenza del “momento giusto”,cosi come lo determinano i cieli.

canto nominato


Chissà se sono
 il figlio d'uno sbadiglio
 o d'un'eterna passione
7
chissà se il mio nome
è la punta d'una stella
o l'angolo acuto della ragione.

sabato 6 marzo 2010

attual mente



 RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI.

Le situazioni mutano ma le persone son le stesse:
Forse è questo il fondamento dell'essere vivi?
Le farfalle succhiano un altra foglia,
i ragni divorano un altra mosca,
e io vorrei vedere fino in fondo
ma non son altro che perversioni.
che scorgono  solo il retro delle cose.

infuocante


E’ la devastazione che mi porto dentro
a riordinare in cesti
le mie frasi.
6
Portarle all'inceneritore,
e macinarle
in rime con il fuoco.

sostiene Partni Faluske


Andare a caccia di ricordi,Principe,  non è mai un bell’affare- sostiene Partni Faluske - Qualunque cosa trovi sulla tua strada, rimane in ogni caso un nulla di fatto. Quelli belli non li puoi più catturare e quelli brutti non li puoi uccidere.

cantando


Abbiate pietà di me. Ma stavolta indietro non torno.
Mi sveglio cantando canzoni
e amo tutto il giorno.

venerdì 5 marzo 2010

tunnel


Oggi un doloroso torcicollo  mi costringe ad aggirarmi
senza meta attraverso le ore
come una puttana in un mondo
senza marciapiedi.

osserva Chime Laurina -


La soluzione prospettata dalla tecnologia
è il condizionatore, il mondo stesso pare richiederlo
è impossibile vivere senza.
- osserva Chime Laurina -

 Eppure milioni di condizionatori all’unisono
 succhiano energia, consumano l’acqua, portano alla siccità..
.morte, la morte della terra ormai inaridita.

canto malato


Come uno scaltro ladro
Stò rubando la vita
Al tempo
5
Ma il tempo,
implacabile,
mi ruba la vita


giovedì 4 marzo 2010

fisso segno


Oggi , 4 marzo Giovedi,  ho provato un vivo sentimento di me stesso, proprio come prendevo coscienza di me a cinque o sei anni. La coscienza  senza movimento.