mercoledì 23 settembre 2009

tao


Bianco

il principio maschile, inteso come porre il limite, senso compiuto delle cose, l’essenza e la fluttuanza già trasformata. Il con-tatto compiuto, già avvenuto, il punto come la piattaforma per i tuffi , i lanci e il voli nel quotidiano dell’essere uomo.

Nero

il principio femminile, inteso come l’accoglienza, il senso delle cose da realizzare e trasformare, l’essenza e la fluttuanza da portare a compimento; il con-tatto nel suo intimo sentire, l’evoluzione dei tuffi e voli nei momenti del quotidiano nel mondo femminile.

selvaggia mente


UN ESSERE TOTALE NON E' COME UN GIARDINO, OPERA UMANA,
MA COME UNA DISTESA SELVAGGIA,NON SOGGETTA AD ALCUN UOMO,
NON FIORITA DI ALCUN FIORE COLTIVATO.

vivere naturali



LASCIAR CADERE,
IN PERFETTO EQUILIBRIO E ARMONIA, LA GOCCIA DI FOLLIA
PERSONALE NEL MARE DELLA SAGGEZZA SOCIALE.

very good


Quando un vero genio appare in questo mondo,
lo si può riconoscere dal fatto che gli idioti

sono tutti coalizzati contro di lui

genius malus


Ma le ragioni della gerarchia sono profonde.
E le sue norme più sono stupide, più vanno considerate indiscutíbili.
(Le regole intelligenti si difendono da sole).


La ragione principale è questa: se tutti cominciassero a sollevare dubbi, a mettere in discussione i comportamenti e le soluzioni date, l'attività della struttura ne resterebbe paralizzata.


Nelle gerarchie conta
chi fa qualcosa,
non chi cerca il modo migliore di farla.


L'intelligenza, per le società umane,
è sabbia negli ingranaggi;
rischia di farne inceppare i meccanismi.


Il genio è sovversivo non soltanto perché, invece di applicare la norma, la discute; ma perché, così facendo,
blocca il cammino regolare dell'intero sistema burocratico.


L'intelligenza,
mentre valuta con spirito critico il funzionamento delle strutture sociali,
di fatto lo rallenta o lo interrompe.


L'acume,
o semplicemente il buon senso,
portano confusione.


Se il sistema reagisce, riaffermando la supremazia della propria imbecillità, fa bene:
si difende,
come un organismo qualsiasi contro un agente esterno che ne metta in pericolo la sicurezza, l'esistenza.


Ecco perché la stupidità è necessaria:
è la vera linfa vitale
della società umana.

martedì 22 settembre 2009

ribadisce Kaphuna


L’unica conoscenza che valga- ribadisce Kaphuna –
è quella che si alimenta di incertezza,e il solo pensiero che vale
è quello che si mantiene alla temperatura della propria distruzione

guantanamera


coltivo la rosa bianca
in giugno come in gennaio
per l'amico sincero
che mi da la sua mano franca

kaitli smurtine



Avrei voluto vedere accadere cose nella mia vita-
So che niente e’ come sembra.
Riuscirò a trovarne una prova?

non c’e’ niente di male nello sbagliarsi
- mi sostiene Kaitli Smurtine –
specialmente se ti scoprono subito.

Il difficile non è raggiungere qualcosa
- termina Kaitli svanendo -
ma liberarsi dalla condizione anonima ìn cui si e’

Ordu Brne


la malinconia è la più bella
e alta fra le sensazioni umane
- afferma Ordu Brne -

Essa vi lega indissolubilmente
alle belle persone
e ai bei momenti della vostra esistenza passata.
E' il filo sottile che affonda la barriera del tempo
e vi tiene legati al denso ricordo,
vi ricorda quali sono le belle cose
della vostra esistenza
che hanno lasciato in voi
un traccia profonda
e vi impedisce di dimenticarle.
Essa è memoria delle sensazioni
ed è di sicuro un dono divino.
Il Signore Oscuro
che suonando la sacra Arpa
evoca la tristezza
vuole che le cose vane
affondino nel nulla
e non abitino mai
il cuore delle persone


-->

La notte non vuole arrivare
in modo che tu non arrivi,
e io non possa andare.

Il 21 Dicembre 2012 è una data che sembrerebbe segnare la fine e l’inizio di qualcosa, un cambiamento, un passaggio. Molte sono le profezie e le leggende che girano intorno a questa data, e a parlarcene questa volta non sono un numero ristretto di fanatici, ma sembrerebbe che l’intero pianeta lo faccia. Ce ne parlano i profeti, i popoli antichi, le religioni, internet, i libri, le riviste, i giornali e molto altro ancora; restare passivi dinnanzi a tanta informazione e non sentire il bisogno di documentarsi maggiormente è per il nostro punto di vista praticamente impossibile.Ma perché proprio il 21 Dicembre 2012? Perché in questa data termina uno dei calendari Maya, ossia quello a lungo Computo che dura 5125 anni: iniziato nel 3114 a.C. finirà appunto nel 2012 d.C.Ma ci sarà la fine del mondo? Secondo la maggior parte delle teorie analizzate no, l’unico mondo a finire è quello come noi lo conosciamo. Il nostro pianeta subirà un qualche cambiamento ma non morirà. Di teorie su come questo avverrà ce ne sono davvero tante, ma la maggior parte hanno un punto in comune: infatti si basano sull’idea che per un qualche motivo la terra subirà un cambio di rotazione, invertendo il suo moto, o un inversione della sua polarità.

Un anno di Saturno corrisponde a 29 dei nostri anni di vita da terreni. Saturno è immortale. La sua gigantesca manifestazone fisica, il pianeta Saturno, il più vecchio del sistema solare, ultimo pianeta visibile ad occhio nudo, attraversa tutte le costellazioni ed in 29 anni ritorna a casa. Succede quest’anno 2009. A fine Ottobre, rientra nel suo domicilio esaltato, il segno della Bilancia. Saturno è pur sempre la crisi. 30 anni fa era a crisi del petrolio, oggi quella finanziaria, fra trent’anni…? Probabilmente quella spirituale. L’essere umano per troppo tempo si è comportato nei confronti dei suoi simili, della violenza e delle guerre, come le mosche, che in miliardi di anni non solo non si sono evolute, ma ancora oggi non sanno a cosa serve la tela del ragno.Alla nascita Saturno è muto, parla solo attraverso la madre, i genitori e la famiglia che il Destino, ovvero Ananke, la necessità, ci ha affidato. A trent’anni, Saturno già fa rimpiangere la spensierata giovinezza, con il peso delle responsabilità, a sessanta già mette in sintonia con una sicura quanto malinconica dipartita dalle miserie terrene. Il terzo compleanno di Saturno, da ultranovantenne, è alquanto improbabile, ma si trova qualche raro esempio. Il regista Monicelli, che a novant’anni lavorava ancora, è nato il 15.5.1915, con Saturno in Cancro, e lavora ancora. Quando si dice che il segno del Toro è un gran lavoratore…« Il cinema non morirà mai, ormai è nato e non può morire: morirà la sala cinematografica, forse, ma di questo non mi frega niente. » (Mario Monicelli alla consegna del Leone d'Oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1991), Saturno in Cancro di nascita ha permesso al regista toscano di rimanere ancora bambino, passati i novant’anni.Saturno stesso però nasce, nella dimensione senza tempo, con altri nomi.Nella mitologia greca, Chronos (greco antico: Χρόνος) nelle opere filosofiche presocratiche si dice che sia la personificazione del tempo. Il suo nome significa "anno" in greco e in alternativa digitato Khronos (traslitterazione del greco) o Crono (in versione latina). Chronos è stato immaginato come un dio incorporeo. Serpentina è la sua forma, con tre teste: quella di un uomo, un toro e un leone che sono poi i capisaldi geografici, i segni fissi astrologici, con Kronos posizionato in Acquario, dove domina. Lui e la sua consorte, la serpentina Ananke (Inevitabilità del Fato), fanno il giro del mondo nell’uovoprimordiale stritolando tutto al loro passaggio, per permettere al nuovo di sopraggiungere. Dividendo vecchio e nuovo permetttono alle energie formare un'universo ordinato dell’elemento Terra, Cielo e Mare. Chronos è di solito raffigurato come un vecchio saggio con una lunga barba grigia, immagine del "Dio del Tempo". Da cronos derivano “cronico”, “cronaca”, “cronologia

lunedì 21 settembre 2009

Miele


Ho scoperto il segreto del mare

meditando su una goccia

di miele

999 ultimo custode


Editore: Castelvecchi

Collana: NarrativaPrezzo: 18,50 Euro

Dati: 400 p.Anno: 2009

Descrizione:
«Firenze: 26 luglio 2007. Due letterati da best seller avvelenati con l'arsenico da un killer assoldato dal potere politico. I Ris in un'antica basilica di Firenze. Se fosse accaduto oggi, sarebbe il giallo del secolo. A distanza di 500 anni, si vuole trovare una risposta alla fine di Giovanni Pico della Mirandola e di Angelo Poliziano. Ma perché?»... forse perché in realtà si era alla ricerca delle 99 clausole segrete mancanti che, insieme alle 900 tesi pubblicate nel 1486 da Pico della Mirandola, rivelerebbero qualcosa di fondamentale sulla natura di Dio. Un segreto che avrebbe potuto, e potrebbe ancora, cambiare il corso della storia. È su questa sconvolgente rivelazione che si basa 999. L'ultimo custode, romanzo storico-esoterico di Carlo Martigli che, attraverso lunghi studi, ha ipotizzato l'esistenza di un filo rosso che lega la stesura delle 99 clausole segrete, ai giorni nostri. Pico della Mirandola voleva un Concilio dei saggi delle tre religioni monoteiste per rivendicare un Dio unico: Donna. Per scongiurare il pericolo e difendere la Santa Romana Chiesa, Innocenzo VIII e Rodrigo Borgia diedero così inizio alla sanguinaria caccia alle streghe con lo scopo di rendere la donna indegna agli occhi del mondo. In quel modo le 99 tesi di Pico, qualora fossero state pubblicate, non sarebbero state credibili. Romanzo storico, ma anche romanzo di fantasia, in cui i personaggi descritti non sfuggono allo sguardo acuto e ironico dello scrittore.

fame


stanotte in sogno ti ho mangiato.

l'amore ha sempre fame.

Non l'avevi notato?

oracolo riflette


L'unicorno o capricorno... è il portale utilizzato dalle anime dei morti per andare verso il mondo dei morti, nel cielo australe... Le anime attendono sulla "terra", identificata con il piano dell'eclittica, ovvero lo Zodiaco, il mondo dei vivi, finché essa non incontra la Via Lattea... il sentiero dei morti che li accompagna verso il cielo "di sotto", nelle profonde acque dell'Oceano......fino a che esse non ritorneranno per reincarnarsi nel mondo dei vivi attraverso l'altro portale, l'altro incontro fra l'eclittica ed il piano della Galassia nel segno dei Gemelli... il 21 Dicembre 2012 il sole si leverà proprio lì, nel punto in cui le anime prendono il "traghetto" verso l'aldilà... sotto il dominio dell'Unicorno....Nel segno dei Gemelli invece le anime tornano attraverso il secondo portale perché dal mondo "di sotto", la Via Lattea incontra nuovamente l'eclittica, lo zodiaco, il mondo dei vivi. Ma è anche il portale per raggiungere il regno degli dei, perché questa è un fase di ascensione... Ascensione? Ho detto bene? penso di si... quando cade l'Ascensione di Gesù verso il Regno dei Cieli? 40 giorni dopo Pasqua... Ma, senza dimenticare il nostro Unicorno/Capricorno... nel solstizio invernale gli Dei possono scendere sulla Terra...

solitary


Le aquile

non volano

a stormi

infinitamente distanti


La vita è come la sorte,
una distesa di acqua
indefinitamente estesa e turbinosa:
voi siete come su barche
sulla sua superficie alla deriva
e sottoposti a forze
complesse e vorticose.

A volte in questo casuale
essere sospinti i vostri persorsi si intersecano
con quelli di altri
ma non li ripercorrete mai
per più di un punto e tale evento
è irreversibilmente irripetibile ...
altre volte invece
una barca si avvicina a voi
e l'uomo su di essa tende la mano
aggrappandosi alla vostra barca
e un breve tratto di mare
viene percorso assieme ...
per forte che sia la presa però
le forze dei turbini prima o poi
vi strappano l'uno dall'altro
disperdendovi sempre più lontano
nella distesa, fra fitte nebbie.


domenica 20 settembre 2009

osserva Cavlu


Strana società la vostra - osserva Cavlu Toiste -

Una società senza pace, che, pur avendo la forma della pietà,

è priva della forza per realizzarla.

il destino di Roma è segnato


Almeno questo è ciò che sostengono alcuni tra i più conosciuti profeti del passato, secondo i quali proprio nella "città eterna" avrà inizio il conflitto finale tra le forze del bene e le armate sanguinarie di Satana. Un conflitto che si protrarrà a lungo e che si risolverà soltanto quando di Roma non resteranno che macerie.Diverse profezie affermano che Roma sarà distrutta. Una famosa predizione attribuita al venerabile Beda assicura: "Finché rimarrà in piedi il Colosseo anche Roma durerà. Quando il Colosseo cadrà anche Roma cadrà e quando Roma cadrà il mondo finirà".Identico vaticinio sulla fine di Roma era stato divulgato da Tertulliano. I messaggi della Vergine a La Salette e a Fatima avvertono che delle grandi disgrazie travolgeranno Roma. Nell’anno 1846 nel messaggio di La Salette, località delle alpi francesi vicino a Grenoble, la "bella Signora" ai bambini Massimino e Melania intenti a pascolare le pecore, tra l’altro, dirà: "…Roma sparirà e il fuoco cadrà dal cielo e distruggerà tre città. Tutto si crederà perduto e non si vedranno che omicidi; non si sentirà che rumori di armi e bestemmie. I giusti soffriranno molto. (…) Roma perderà la fede e diventerà il seggio dell’Anticristo. I demoni dell’aria, con l’Anticristo, faranno dei grandi prodigi sulla terra e nell’aria e gli uomini si pervertiranno sempre di più…"
.
LA PROFEZIA DI FATIMA



La Madonna si rivelerà 71 anni dopo ai piccoli pastorelli Lucia dos Santos, Franco e Giacinta Marto e affiderà loro dei messaggi profetici.I primi due, tra l’altro, riguardano l’annuncio che la prima guerra mondiale sta per finire, ma che ne scoppierà un’altra, "durante il regno del prossimo pontefice (Pio XI, 1922-1939 nda)". Il 31 agosto 1941, ventiquattro anni dopo i fatti di Fatima, la stessa Lucia parlò, per la prima volta, del messaggio ricevuto dalla Madonna e disse che esso era diviso in tre parti; nel cosiddetto "terzo Memoriale" di Suor Lucia è, appunto, scritto: "Il Segreto comprende tre cose distinte ed io ne svelerò due".La parte non divulgata del messaggio, detta anche terzo segreto di Fatima, o quello che si ritiene tale, fu pubblicato a firma di L. Heinrich da un giornale di Stoccarda, il Neues Europa, il 15 ottobre 1963, e parla anch’esso di gravi castighi contro la città eterna."(…) Anche per la Chiesa, verrà il tempo per le sue più grandi prove. Cardinali, si opporranno a Cardinali; Vescovi a Vescovi. Satana marcerà in mezzo alle loro file, e a Roma vi saranno cambiamenti.Ciò che è putrido cadrà e ciò che cadrà, più non si alzerà. La Chiesa sarà offuscata, e il mondo sconvolto dal terrore…".Molti sensitivi hanno predetto la fine di Roma. Il sensitivo F. Blanchard, nel 1886, raccontò che aveva avuto una spaventosa visione, molto realistica che lo aveva lasciato per lungo tempo sconvolto. Ecco cosa disse di aver visto: "Al posto della fontana, nella piazza di Roma, dove si scorge la Basilica di San Pietro, c’era un’enorme tinozza di sangue e qui andava la gente per tingere i drappi, che poi esponeva lungo le strade… I drappi rossi gocciolavano sangue…".A suor Imelda, nel 1872, apparve Roma distrutta e "coperta di macerie". Nostradamus predisse inauditi flagelli che si dovrebbero abbattere su Roma.T. Mann ci informa che: "Secondo un commentatore, P. Innocent Rissault, intorno al 1980 sarebbe iniziata l’egemonia dell’Anticristo. Con lo scisma finale della Chiesa Cattolica Romana e la distruzione di Roma nell’anno 2000…".Renzo Baschera, attento studioso di profezie, fa notare che un gran numero di veggenti "vedono sorgere in Roma un vulcano, dal quale verrà vomitata lava e fuoco, mentre la terra si contorce…".


IL REGNO DEL TERRORE


Il Monaco di Padova, vissuto nel XVIII secolo, ripete nelle sue profezie quelle dell’eremita Teolosforo (1300). Egli, tra l’altro, predisse la distruzione di Roma nel 2013.Nella seconda metà del secolo scorso, Giovanna Le Royer, che visse nel monastero di Fougères, annunciò il segno che avrebbe indicato che la catastrofe era vicina: "…quando si abbandonerà nella Chiesa la lingua della catacombe (si riferisce al latino, nda) Satana sarà prossimo a ingaggiare una tremenda lotta, perché sarà questo il tempo in cui il suo diletto figliolo starà per giungere sulla terra". Frate Bartolomeo di Salluzzo predisse: "…Firenze bella e Napoli gentile, ch’ognun di voi divenuta è un porcile, con l’empia, sporca Roma, tutte e tre sarete dome e porterete una gran soma".San Giovanni Bosco (1815-1888), fondatore dei salesiani e insigne taumaturgo, era dotato di grandi poteri paranormali, e fu frequentemente illuminato da sogni profetici puntualmente avveratisi come, tanto per fare due esempi, quella relativa alla conciliazione tra l’Italia e la Santa Sede e quella che descrisse le varie fasi in cui poi si svolse effettivamente il Concilio Vaticano I.In una delle sue tante visioni profetiche vide le afflizioni che avrebbero sconvolto Roma e ne informò papa Pio IX: "E di te, O Roma, che sarà? Roma ingrata, Roma effeminata; Roma superba. (…) Roma! Io verrò a te quattro volte. Nella prima percuoterò le tue terre e i suoi abitanti (potrebbe essere la Prima guerra mondiale, 1915-1918, nda). Nella seconda porterò la strage e lo sterminio fino alle tue mura (si riferisce alla Seconda guerra mondiale?). Non apri ancora l’occhio? Verrò la terza volta, abbatterò le difese e i difensori ed al comando del Santo Padre subentrerà il regno del terrore, dello spavento, della desolazione. Ma i miei savi fuggono. La mia legge è tuttora calpestata. Perciò farò la quarta visita. Guai a te se la mia legge sarà ancora un nome vano per te. Succederanno prevaricazioni nei dotti e negli ignoranti. Il tuo sangue ed il sangue dei tuoi figli laveranno le macchie che tu fai alla legge di Dio.Scrive ancora Baschera: "Roma, come Parigi, sarà distrutta. Su questo punto concordano decine di profezie. La distruzione non sarà però subitanea, immediata. Ci saranno ‘dei segni’. In questo messaggio si dice difatti: ‘Io verrò quattro volte a te’. Il primo ‘segno’ sarà dato probabilmente dal terremoto (ma si tratterà di una serie di mini-sismi, che ‘gireranno per i colli romani, come caproni imbizzarriti’)…".Santa Brigida vide: "Maometto ritornare a Roma, portando una lunga spada e seminando ovunque la discordia…".La monaca di Dresda scrisse di uno spaventoso e sibillino sogno profetico che aveva fatto su Roma: "Da poco mi ero addormentata quando una mano mi prese e mi sollevò. Mi trovai come su un poggio e ai miei piedi c’era la città benedetta, ma di questa riuscivo a distinguere solo il Colosseo… ho visto uscire una processione di vescovi e di cardinali che, al posto di pregare, litigavano fra di loro. ‘Riportano la Chiesa a Gerusalemme’, diceva qualcuno. E qualcun altro: ‘Hanno stipulato un patto con Satana’. Quando riaprii gli occhi, al posto del Colosseo c’era un piccolo lago e sopra un angelo con una scritta in fronte: ‘Questa è la seconda prova. Ma prima che il larice rinverdisca per la terza volta una grandinata ben peggiore si abbatterà sulla città santa, ridotta ormai ad una spelonca di ladri, dove la pestilenza e il vizio saranno pane quotidiano e dove i vescovi mangeranno nella stessa scodella dei malfattori, mentre i giusti periranno in carcere. Ed ora, mi disse ancora la voce, voglio farti vedere la prima prova che verrà mandata alla città santa. Ho visto allora una fiamma di fuoco cadere sibilando sulla terra e andare a incunearsi tra le case, poco lontano dalla Basilica… E un’enorme voragine si aprì inghiottendo case, strade e persone…"


L’ULTIMO PAPA


Il Papa San Pio X, nel 1909, ebbe una visione terrificante; nel corso di un’udienza cadde improvvisamente in uno stato molto simile alla trance. Ridestandosi da questo stato disse profondamente turbato: "Ciò che ho veduto è terribile! Sarò io o un mio successore? Ho visto il Papa fuggire dal Vaticano camminando tra i cadaveri dei suoi preti. Si rifugerà da qualche parte, in incognito, e dopo una breve pausa morrà di morte violenta". Tutto ciò dovrebbe accadere in una Roma in preda ad una grande tribolazione.Concludo questa inquietante rassegna di profezie su Roma citando il vescovo irlandese Malachia (1094-1149), canonizzato nel 1190 da Clemente III; a lui sono attribuiti 112 motti coi quali profetizza altrettanti papi, da Celestino II fino al Papa della fine del mondo. Profezie originali e molto inquietanti. Ad esempio Papa Giovanni Paolo I è designato col motto De Medietate Lunae (della metà della luna). Il suo papato durò appena 33 giorni; egli morì o, come scrive David Yellow nel suo libro "In nome di Dio", fu assassinato alla metà del mese lunare. Giovanni Paolo II col motto De Labore Solis (Del lavoro del sole). È noto il suo viaggiare continuamente per il mondo come l’astro fulgente che ogni giorno sorge e sembra percorrere infaticabilmente tutto il cielo per scomparire al tramonto e poi ricominciare.Benedetto XVI, penultimo Papa, è designato come Gloriae Olivae. L’ultimo Papa, secondo Malachia, si chiamerà Petrus Romanus. Ecco quanto dice la celebre profezia: "Durante l’ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa siederà Pietro Romano che pascerà il suo gregge tra mille tribolazioni; quando queste saranno terminate, la città dei sette colli sarà distrutta e il giudice temibile giudicherà il suo popolo".


buona domenica - one vision

http://www.youtube.com/watch?v=zGP_IKJveWA


«Vorresti dirmi che strada devo prendere, per favore?

»«Dipende, in buona parte,

da dove vuoi andare»


20


«Dove,

non m'importa molto...

»«Allora qualsiasi strada va bene»

Orion



mentre il vento galoppa
uccidendo farfalle
io contemplo le stelle

obsession


malattia mentale :
ossessione di misurare tutto,

non vedere la foresta perché ci sono gli alberi.

spiagge vuote


parlare troppo di questo
vuoto niente
è come mettere le gambe al serpente.

sabato 19 settembre 2009

immagination


Se non esistessero i fiori,

riusciresti a immaginarli?

Se non esistessero i pesci,

riusciresti a immaginarli?

recordare


L’indifferenza è inferno senza fiamme.

Ricordalo scegliendo fra mille tinte

il tuo fatale grigio.

Se il mondo è senza senso,

tua è la vera colpa.

Aspetta la tua impronta

questa palla di cera.

assurda mente


Un'altra assurdità:
ciò che misura la virtù di una persona non sono gli sforzi,
ma la normalità

cauda draconis


Morto io - si lamenta Dracune -
scompare un interpretazione originale
dell'universo

dies bolicus


Un'attenuante per il diavolo:
bisogna ricordare che abbiamo sentito solo una versione dei fatti.
Dio ha scritto tutti i libri

lei


Oggi ancora a lei, che risplende inghirlandata di magnolia d'oro, volto di loto in fiore, tenue la linea della pelurie sul ventre, levata dal sonno, il corpo ardente turbato dal desiderio, come a sapienza perduta per follia ripenso.

amore

Oggi ancora lei, nell'amore, il corpo sfinito di languidezza, sciame di capelli a riccioli caduti sulle pallide guance, le braccia flessuose tralci sospesi al mio collo come per trattenere fra noi la colpa segreta... ricordo.

danza d'amore

Oggi ancora lei, che regge le briglie nella danza selvaggia d'amore, volto bello di luna al colmo, il corpo fremente di follia, delicata, curvata dal peso del seno e dei fianchi ampi, con un fascio di riccioli scomposti ricordo.


occhi

Oggi ancora a lei ripenso: gli occhi socchiusi riversi nell'amore, abbandonato il corpo snello, sciolta la veste e la massa dei capelli, oca selvatica in un boschetto di loti d'amore - anche nella vita futura, anche alla fine la ripenso!


amore

Oggi ancora, pur sapendo, la mia mente a forza si muove intorno a colei che suscita stupore, e lascia indietri gli dèi: che faccio? Sempre, al tempo della fine, la mia mente è fissa: «È il mio amore! Il più caro amore! È mia!»


desiderio


Oggi ancora lei... la traccia delle unghie che ho impresso [sul cerchio del suo seno, ebbro per la libagione col miele della sua bocca: con un fremito intenso della pelurie per il piacere, tutt'intorno la vigila, sorveglia, ispeziona...

ricordo.



masquerade



è stato rivelato un segreto
che a lungo
ti era stato celato:


un aurora ha brillato
mentre tu eri
nell’oscuro passato.


tu sei,in realtà, il velo
che nasconde al tuo cuore
il segreto del suo mistero

venerdì 18 settembre 2009

pensiero scientifico di Mari




Una sessuologa ha confessato al quotidiano Sun di aver avuto rapporti sessuali completi con circa 1500 pazienti su 10.000 nei suoi 23 anni di carriera. Dichiarazioni che ovviamente hanno destato scandalo tra gli addetti ai lavori e nell’opinione pubblica. Mari Simone, 54 anni, ama dichiarare di aver dedicato la sua vita ad aiutare uomini, donne e coppie con problemi sessuali. E fin qui niente di male, se non fosse che il suo zelo professionale la porta spesso più in là del consueto: “Mi guadagno da vivere andando spesso a letto con i mariti e i fidanzati di altre donne, è vero, ma non mi sento in nessun modo una prostituta, piuttosto una sorta di ‘surrogato’ che agisce per scopi terapeutici: in questo modo ho cambiato in meglio la vita sessuale di migliaia di uomini e quindi anche di migliaia di donne, e da me i pazienti pagano per risolvere i loro problemi, non certo per fare sesso”.
Tutte le sedute della Simone (5 al giorno di media, poco meno di 115 euro l’una il costo per i pazienti) iniziano allo stesso modo, con un colloquio seguito da carezze alle mani o alle spalle. Solo alla seconda o terza seduta i pazienti vengono invitati a spogliarsi per il cosiddetto “esercizio dello specchio”, durante il quale ci si abitua ad accettare la propria fisicità. Poi si passa a una sorta di body-massage e infine all’atto sessuale vero e proprio. “Il mio lavoro è far capire alle persone che i loro problemi sessuali non sono soltanto fisici, ma che risiedono nella loro mente e possono migliorare enormemente con soltanto un po’ di fiducia in se stessi”, spiega Mari, che si dichiara specialista in sesso tantrico. “A volte faccio sesso con un paziente davanti a sua moglie, per mostrare loro come essere amanti più sensibili”. La donna finora non aveva rivelato ai suoi familiari il suo metodo di lavoro, ma ora sente che è il monento di uscire allo scoperto: “In vent’anni di lavoro non mi sono mai vergognata, amo quello che faccio e non ho intenzione di ritirarmi. Sono una guaritrice sessuale e me ne vanto”.

Cattie


Mi sono sempre chiesto - dice Cattie -
E' meglio avere certezze sbagliate
o dubbi giusti?

Cnunte Velina

pur caotica che sia – osserva Cnunte Velina -
un immagine di Wasco
insegna sempre qualcosa

organizzatissimo casino


Una testa ben fatta

è una testa atta a organizzare

le conoscenze così da evitare

la loro sterile accumulazione.

Ogni conoscenza è una traduzione

e nello stesso tempo una ricostruzione

(a partire da segnali, segni, simboli)

sotto forma di rappresentazioni,

idee, teorie, discorsi.

Il processo è circolare,

passa dalla separazione al collegamento,

dal collegamento alla separazione,

e poi, dall’analisi alla sintesi,

dalla sintesi all’analisi.

Un bel casino.

a memoria


RICONTI LE STELLE PER UNA SETTIMANA.
A MEMORIA.
E’ POSSIBILE USARE LE FINESTRE,INVECE?

cellule preservative


Mi addentro in questa pista con una certa preoccupazione, perché il rischio di affrontare il problema in maniera superficiale è enorme, vorrei però suggerire una nuova riflessione. Il vivente, visto come un oggetto complesso, ha dei fini ben precisi, quello di garantirsi la sopravvivenza e quello di garantire la sopravvivenza della specie. Per fare questo il vivente ha una caratteristica particolare: il metabolismo, che consiste fondamentalmente nel far si che molecole dall’ esterno, superino i bordi che delimitano l’ organismo o le sue cellule e acquistino il fine dell’ oggetto complesso a cui andranno ad appartenere. Da un punto di vista filosofico il metabolismo consiste nel fatto che la parte, andando a far parte di un tutto, ne acquista i fini. Questo, dal punto di vista biologico, vuol dire che il passaggio del bordo, cioè più specificamente di una epidermide o di una membrana, cambia l’ oggetto che viene dall’ esterno, proprio perché lo fa divenire parte dell’ organismo e della cellula.

giovedì 17 settembre 2009

occhi verdi

http://www.youtube.com/watch?v=n58-DzmjPUs

romance

http://www.youtube.com/watch?v=64KW04601ts

scarabeo stercorario



Lo scarabeo egizio chiamato Kheper (o Khepri) è uno dei simboli più sacri dell'antico Egitto.Veniva associato all'evolversi dell'essere, lo troviamo per questo spesso nei cartigli delle pitture tombali affiancati a quelli con i nomi dei faraoni a simboleggiare "colui che diviene" o "colui che rinasce da se stesso". Kheper era infatti una divinità importante spesso raffigurata che sorregge il disco solare sulla testa o come uomo dalla testa di scarabeo il cui nome significa "l'evolvente". Questo perché la simbologia della rinascita ha origine dal comportamento naturale dello scarabeo stercoraro di avvolgere le sue uova in una pallina di sterco dalla quale escono i nuovi nati, come se fossero generati da se stessi: e dunque anche l'anima del faraone rinasce come una fenice da se stessa.
Lo scarabeo racchiude simboli solari ascendenti e discendenti (il cammino del Sole, dall'alba al tramonto) che si mostrano attraverso le ali aperte; ma anche simboli lunari come le 28 ore di gestazione delle uova che si associano al ciclo della Luna di 28 giorni. Per tale motivo sulle mummie veniva messo uno scarabeo tra le bende (d'oro e d'argento per il dualismo Sole-Luna) a simboleggiare l'esperienza della vita che il defunto non deve perdere nell'aldilà per potersi trasformare. È anche uno dei più frequenti geroglifici e serviva, appunto, a scrivere le nozioni "nascere, trasformarsi, giungere all'esistenza, evolversi o divenire". Ancora oggi viene considerato un potente portafortuna.

Cvle Usberche


Se il mio dottore mi dicesse che mi rimangono
solo sei minuti da vivere,
- ghigna Cvle
non ci rimuginerei sopra.
Lo manderei a fare in culo
e correrei un po' più veloce.

oracolante

se alcune strade
portano a un destino
più che a una destinazione

17

forse una storia della predizione
dovrebbe terminare
con una predizione

Luoghi terribili . Bibbona .


La Pieve di Santa Maria della Pietà

Bibbona (LI)



La costruzione della pieve di Santa Maria della Pietà di Bibbona si compì nel 1492, ma la sua costruzione era cominciata dieci anni prima, ad opera di Ranieri Tripalle e Vittorio Ghiberti, figlio di Lorenzo. Si tratta di uno dei primi esempi di chiesa rinascimentale con pianta centrale a croce greca. Questa chiesa è stata parte integrante della storia civile e religiosa della comunità di Bibbona e si riallaccia direttamente alle vicende della Badia del Mansio e alla vita religiosa del 1400.
La devozione e l'amore verso la Madonna da parte della comunità di Bibbona è plurisecolare. La sua storia è contenuta in un libretto intitolato "Le Badie dei Magi", fortunatamente salvatosi dalla furia delle truppe napoleoniche che distrussero l'archivio comunale. In esso si apprende che la fondazione del Monastero del Masio, la cui etimologia ha dato origine a varie derivazioni ("Mansio", "Masio", "Masi" o "Massel" deriva il suo nome dalle "masse", che erano centri aziendali o fattorie di epoca longobarda), avvenne per mano di un gruppo di Benedettini provenienti dalla Badia di Monteverdi, nel 754, al tempo di S. Walfredo della Gherardesca.
Bibbona in quel tempo era dominata dai Longobardi e vi risiedeva il loro capo, Agilulfo, detto Sparviero, che predava e terrorizzava gli abitanti della zona. Un giorno la figlia di un nobile di Bibbona si fermò davanti ad un'edicola dipinta su un sasso (la stessa che oggi si può vedere incassata nell'altare maggiore) e qui venne rapita da Agilulfo. Durante la fuga attraverso il bosco egli cadde da cavallo insieme alla ragazza e rimase ferito. I monaci della Badia, accorsi in loro aiuto, riuscirono a soccorrere entrambi ed a convertire Agilulfo. Il popolo di Bibbona attribuì la conversione alla Madonna ed eresse un monastero per ringraziare la Vergine.
Il piccolo monastero esisteva già nel 797, quando il suo patrono, il prete Casualdo, ne fece offerta alla cattedrale di Lucca e fu affidata ai Benedettini. Nel 1257 la chiesa fu affidata all'Ordine dei Vallombrosani, quando questo era governato dall'Abate generale Tesauro, il quale ne ottenne conferma dal papa Alessandro IV nel 1° Marzo 1257.
La posizione dell'Abbazia e del monastero diventò poi infausta a causa dell'aria malsana e del pericolo dei corsari, venne quindi nuovamente abbandonata e Gregorio XIII concesse ai monaci di Santa Maria del Masio la chiesa di Santa Maria della Pietà posta dentro il castello di Bibbona. Nel frattempo i beni della Badia dei Magi e dell'Abbadia di Bibbona vengono affidati alla Badia di Chiusdino, detta Serena, anch'essa affidata ai Vallombrosani e legata come Bibbona ai possedimenti dei Della Gherardesca. La chiesa dei Mansi venne poi demolita ed ai monaci fu concesso di ricostruirla all'interno del paese; oggi si tratta della Chiesa di S. Giuseppe in Via Carraia sulla cui facciata in pietra è visibile lo stemma dei Vallombrosani.
Il comune costruì anche un monastero nella parte settentrionale nella quale vissero inizialmente i cosiddetti canonici di San Pietro che seguivano le regole di S. Agostino. Si trattava probabilmente di un ordine locale, ma durante una visita apostolica nel 1576 si chiese la loro soppressione, chi dice per accusa di apostasia, chi per l'esiguo numero; si chiamò a sostituirli i Vallombrosani, che avevano già diversi beni nel territorio.
Nel 1653 sotto Innocenzo X il convento venne soppresso e la chiesa venne eretta a beneficio semplice ed affidata a sacerdoti detti Rettori fino al 1946.
L'ufficio dei canonici regolari antecedenti i Vallombrosani era di di esorcisti e ministranti di penitenze, cioè di esecutori ed assistenti di pubbliche penitenze (si narra, ad esempio, di un genitore che nel 1535 aveva soffocato nel sonno la sua creatura: egli fu mandato a piedi nudi da Sasso Pisano, dive risiedeva, fino a Bibbona ad ascoltare una messa dondolando di fronte a tutto il popolo una culla vuota).
In questa chiesa si verificarono fin dal 1482 dei fatti straordinari che così vennero annotati dal mercante fiorentino Luca Landucci: «in quel tempo si parlava di una divozione di nostra Donna trovata a Bibbona, d'un tabernacolo fuori di Bibbona con sbarre di balestro e d'una Vergine Maria con Cristo in braccio... La quale cominciò insino al cinque Aprile 1482 a trasfigurarsi, cioè da azzurro, rossa, da rossa poi nera e questo avvenne molte volte fino al 12 Giugno 1484". Anche fra Girolamo Savonarola conobbe questo fatto e ne scrisse un'accesa esortazione poetica.

La chiesa e le iscrizioni

La chiesa, tutta costruita in mattoni, ha una pianta a croce equilatera ed è sormontata da una cupola rotonda sulla quale è posta una lanterna sormontata da un palla in pietra con una croce in metallo. All'interno non ha grossi ornamenti, ma è agile e snella nelle sue forme rinascimentali, tranne alcuni capitelli decorati con fogliame.
Nel mezzo del giardino si apre un tabernacolo assai incavato che mostra nel fondo, dipinta su un masso di tufo, l'immagine della Vergine della Pietà. La chiesa è volta verso settentrione per servire l'esigenza della prodigiosa immagine che guarda a mezzogiorno. Si accede ad essa per mezzo di tre grandi portali in pietra sormontati da architravi a lunetta. Nella parte centrale si legge l'iscrizione 1492; ai lati della porta vi sono invece dei leoni rampanti sopra uno scudo in pietra su cui si legge la sigla C.B. (Comunis Bibbonae). Sopra le tre architravi si possono leggere tre scritte caratteristiche:

1) TERRIBILIS EST LOCUS ISTE [ESD] «Questo è un luogo terribile»



Le lettere aggiuntive ESD non sono state mai interpretate.

2) HAEC EST DOMUS DEI ET PORTA COELI «Questa è la casa di Dio e la Porta del Cielo»



3) DOMUS EST PIETATIS ET GRATIAE «È casa di pietà e di grazia»



Si tratta di frasi bibliche dalla forte connotazione simbolica (vedi per dettagli "
Il Bethel", nella sezione dedicata ai simbolismi).

L'introduzione descrittiva è tratta dall'articolo scritto da Don Giuliano Giovannini nel 1992 in occasione del V Centenario della Ricostruzione, una copia del quale si trova appesa in una bacheca di vetro accanto all'ingresso.

gli 8 angoli del Cielo




I simboli che richiamano il numero otto, come la rosa ad otto petali, sono stati diffusamente utilizzati nell'arte e nell'architettura antica e medievale. In quest'articolo si suggerisce come la loro origine debba ricercarsi in un complesso di conoscenze archeo-astronomiche in possesso sia delle antiche civiltà megalitiche, sia delle civiltà mediorientali (egiziana e babilonese). Ad esse vanno collegati oltre che esemplari di meridiane portatili dell'età antica, anche simboli tipici dell'età medievale, come la "triplice cinta", la spirale ed il labirinto, presenti soprattutto in moltissime chiese ed abbazie di ogni parte d'Italia



Quando nel 1782 nella Cattedrale di Palermo venne aperto il sarcofago di porfido rosa contenente il corpo di Federico II di Svevia a scopo di studio e ispezione, si scoprì che lo "Stupor Mundi" era stato sepolto non con un saio da cistercense, come riportato dalle cronache del suo tempo, bensì con tre tuniche sulle quali erano ricamati arabeschi e simboli esoterici. Uno di questi era costituito dal fiore ad otto petali, una figura alla quale l'imperatore svevo sembra fosse particolarmente legato, tanto che la sua salma recava ancora al dito un anello la cui forma era anch'essa quello di un fiore ad otto petali. La simbologia del numero otto, d'altra parte, come è abbastanza noto, ritorna anche nel suo monumento più famoso, Castel del Monte, in Puglia, nel quale l'orientamento degli otto lati e delle otto torri incontra non solo precise corrispondenze astronomiche nel corso delle diverse fasi solari, ma anche perfetti allineamenti geografici con i più importanti centri europei e mediterranei dell'epoca (in primo luogo con Costantinopoli e Gerusalemme, di cui Federico era formalmente anche sovrano). L'imponente castello ottagonale del sovrano svevo in un certo senso sembra avere (oltre che quello di una corona imperiale) anche il disegno di una rosa ad otto petali come il simbolo a lui così caro.
Questa figura floreale è tuttavia ben più antica dell'età federiciana, e della stessa epoca medievale. Raffigurazioni di rose ad otto petali si ritrovano ad esempio in gioielli reali in oro dell'età antica, ma esse appaiono anche in steli funerarie del periodo romano, con un significato che sembra essere ben diverso da quello di semplice ornamento.
Se poi si osservano i bassorilievi mesopotamici del periodo babilonese (II millennio a. C.), come quelli esposti al Museo Pergamon di Berlino, si avrà la sorpresa di scoprire figure di divinità alate con al polso un fiore ad otto petali legato ad un cinturino, proprio come un moderno orologio! In queste raffigurazioni molti potrebbero scorgervi appunto degli anacronistici oggetti tecnologici "fuori contesto" (oopart) appartenenti a creature di altri pianeti in visita alle antiche civiltà. Fonti antiche come la "Babiloniakà" del sacerdote caldeo Berosso, e le stesse antiche cronache sumere e babilonesi scritte sulle tavolette d'argilla, parlano del resto di curiosi esseri anfibi, gli "apkallu" (saggi) Oannes, Annedotos, Odakon, ed altri, dall'aspetto tutt'altro che umano, che in tempi remoti avrebbero insegnato a quegli antichi mesopotamici le nozioni base della civiltà: l'agricoltura, il calendario, l'architettura, e via dicendo. Anche le divinità maggiori - o "Annunaki" - del pantheon Sumero-Babilonese, Enlil, Enki, Inanna, Sin, ecc. da studiosi come Zecharia Sitchin vengono considerati come esseri in carne ed ossa, dall'aspetto umano, ma provenienti da un altro pianeta. Preferendo tuttavia rimanere il più possibile "con i piedi in questo mondo", vari indizi archeologici portano a considerare una interpretazione molto più "terrestre", anche se inscindibilmente legata all'astronomia antica ed al ciclo solare dei solstizi e degli equinozi.
Negli ultimi anni sono stati rivalutati alcuni reperti appartenenti al IV sec. prima dell'era cristiana, ed in precedenza erroneamente interpretati e classificati. Si tratta di due dischi piuttosto spessi provenienti l'uno, in pietra, dalla famosa località israeliana di Qumran e l'altra, in terracotta, dal Monte Bibele, nei pressi di Bologna. Ambedue presentano un foro centrale e alcune scanalature. Ma mentre quello mediorientale appare più semplice ed essenziale, poichè reca soltanto quattro scanalature circolari (segnate tuttavia da molte "tacche"), il disco degli appennini emiliani oltre a tre segmenti circolari riporta anche quattro segmenti ortogonali (una croce e due diagonali) che suddividono il disco in otto sezioni di 45 gradi ciascuno.
Da qualche anno gli archeologi sono del parere che la funzione di ambedue questi strumenti, meridiane o "cronografi", ed in particolare di quello italiano, oltre che di "calendario portatile" fosse anche quella di un moderno GPS per il rilevamento delle coordinate geografiche. Ponendo infatti un'asticella di legno sul foro centrale, l'ombra proiettata sui diversi settori poteva consentire ad un esperto astronomo antico di ricavare preziose informazioni sia dal punto di vista del calendario (la data esatta di solstizi ed equinozi), sia sotto il punto di vista geografico, in quanto alle diverse latitudini l'ombra ricavata alla medesima ora (ad esempio a mezzogiorno) risulta più o meno lunga (massima al circolo polare, praticamente inesistente all'equatore) in rapporto all'angolazione della superficie terrestre nei confronti del sole. E' evidente come tali strumenti si ricolleghino a tutta la precedente tradizione archeoastronomica dei popoli del Vecchio Continente, e certamente è significativo che l'esemplare italiano sia stato ritrovato in una località ricca di insediamenti archeologici appartenenti alla cultura celtica (Galli Boi). Al pari dei loro colleghi transalpini, anche i sacerdoti druidi dell'Italia Cisalpina certamente conservavano le tradizionali conoscenze astronomiche ereditate da un passato lontano e strettamente collegate ai monumenti megalitici disseminati nell'Europa Occidentale. Anzi sembra che tra i due, proprio il disco italiano avesse validità universale in ogni luogo, mentre quello di Qumran fosse inefficace come "sestante-gps" alle latitudini palestinesi, venendo così probabilmente utilizzato solo come orologio e calendario.
In un certo senso quindi il cronografo in terracotta del Monte Bibele può essere considerato una sorta di "Stonehenge tascabile", valevole, per chi sapesse interpretarne i giochi di ombre, a determinare appunto con precisione le principali ricorrenze stagionali, come i solstizi e gli equinozi, oltre che la latitudine del luogo in cui ci si trovava. E questo ovviamente, non solo a fini agricoli, quanto piuttosto soprattutto per motivi legati alle ricorrenze religiose ed a particolari cerimonie, come la ricerca del periodo, del luogo, e dell'orientamento più propizi per la fondazione di città o templi.
Al pari dei templi megalitici più famosi, come Stonehenge o Avebury, anche il cronografo di Monte Bibele presenta dunque la suddivisione dello spazio terreno e celeste in otto parti: quattro, individuati dalla classica croce ortogonale, volti ad incontrare i corrispondenti punti cardinali orientati agli equinozi (con il sole esattamente ad est all'alba e ad ovest al tramonto) e a mezzogiorno (sole allo zenith); altri quattro intermedi, individuati da una croce diagonale (ad X) corrispondenti ai punti di alba e tramonto del sole ai solstizi d'estate e d'inverno. Questa suddivisione in otto parti dello spazio celeste e terreno (e conseguentemente anche delle ricorrenze festive dell'anno solare) può costituire la chiave per cercare di far luce su molti enigmi.
Il cronografo di Monte Bibele ed il suo gemello di Qumran non dovevano certamente essere gli unici esempi del loro genere nel mondo antico. Leonardo Melis ed altri, sostengono infatti - e probabilmente non a torto - che manufatti tradizionali sardi chiamati in dialetto pintaderas, anch'essi di forma circolare e dotati di foro centrale e suddivisione in otto parti, non siano semplici sigilli decorativi, secondo l'interpretazione classica, ma altri esempi di cronografi ancora più antichi, finalizzati a calcolare, con medesimo procedimento, le ricorrenze religiose pagane dell'antica civiltà nuragica in Sardegna. Parecchi di questi strumenti dovettero insomma diffondersi sin dalle epoche più remote nelle diverse regioni europee e mediterranee, recando con sè al contempo (o assimilando e contaminando) anche le convinzioni religiose legate ai cicli di morte e rinascita naturale. Caratteristiche, queste ultime, proprie dei culti solari connessi alle conoscenze archeoastronomiche praticamente di tutte le civiltà del Vecchio Continente (dal concetto di "rinascita" del sole in prossimità del 22 dicembre, solstizio d'inverno, a quello di "indebolimento" della luce dopo il solstizio d'estate, fino ai cupi e brevi giorni autunnali associati alla vecchiaia e alla morte - ancora ai giorni nostri -, specie alle latitudini settentrionali) .
Non doveva certamente essere un caso se nella più antica scrittura cuneiforme, quella proto-sumerica, il termine "cielo" fosse identificato da un ideogramma - simile al nostro asterisco: * - costituito da otto raggi uniti al centro, e che tale simbolo avesse anche il significato di "stella". Nell'antica iconografia artistica mesopotamica, il sole era rappresentato da un disco regolarmente suddiviso in otto raggi, e le divinità venivano spesso raffigurate accanto ad una stella ad otto punte. Anche la stilizzazione iconografica-simbolica del cielo suddiviso in otto parti, opportunamente trasformato dagli scultori in un artistico fiore ad otto petali, contraddistingueva nella Mesopotamia Babilonese, in primo luogo ovviamente le divinità, come il dio Marduk, raffigurato letteralmente rivestito di rose con otto petali.
Parimenti dunque, è altrettanto verosimile che il simbolo della rosa assumesse contemporaneamente anche un significato religioso di rinascita e sopravvivenza dopo la morte, non solo nelle culture mediorientali ma anche nelle posteriori civiltà, come quelle ellenistica e romana.
Ammesso tuttavia che sia vero che la rosa ad otto petali (o rosetta, come denominata dagli archeologi) risulti essere la raffigurazione artistica delle otto direzioni archeoastronomiche dell'antica civiltà megalitica, anche altri simboli, ancora oggi oggetto di interpretazione e discussione, potrebbero derivare dalla medesima radice, essendo anch'essi caratterizzati da otto elementi (linee rette e angoli) attorno ad un centro comune. Marisa Uberti e Giulio Coluzzi hanno censito e studiato all'incirca un centinaio di enigmatici simboli, simili all'antico gioco del tris o filetto, graffiti o scolpiti in ogni parte d'Italia, sia in zone rupestri, sia, soprattutto, in chiese e abbazie di epoca medievale (ed anche fuori dal nostro paese, come ad esempio in alcune cattedrali gotiche francesi e nelle prigioni del Castello di Chinon, dove vennero rinchiusi molti templari). Il loro meticoloso lavoro, confluito nel volume "I luoghi delle Triplici Cinte in Italia" (ed. Eremon), ha tuttavia portato ad escludere che la maggior parte di tali reperti abbia avuto finalità ludiche, in quanto si trovano in una posizione impossibile o quantomeno scomoda ai fini del gioco (ad es. in posizione verticale). La maggior parte di questi graffiti - dagli autori denominati Triplici Cinte - si presentano comunque effettivamente composti da tre quadrati o rettangoli concentrici, attraversati e uniti da una croce perpendicolare, che generalmente non invade il quadrato centrale, proprio come nel classico gioco sul retro delle moderne scacchiere. Il periodo a cui appartengono i graffiti di questo tipo è soprattutto quello medievale, sino al XIV secolo.
I due studiosi hanno tuttavia trovato diverse varianti stilistiche del simbolo in questione, alcune delle quali più semplici, composte solo da otto rette perpendicolari disposte attorno ad un quadrato centrale. Localizzate anche in zone rupestri e montane, al pari di alcuni esempi di Triplici Cinte quadrangolari più complesse, possono risalire anche al 500 a. C. e sono attribuite dagli studiosi alle culture celtiche pre-romane, come quella di La Tene. Altre ancora presentano una forma alquanto differente, caratterizzate non più dal quadrato ma dalla circonferenza, che racchiude tuttavia sempre otto raggi, come nella Chiesa di San Pietro delle Immagini, a Bulzi, in provincia di Sassari. In questo edificio religioso risalente nelle sue parti più antiche - in stile romanico - all'XI secolo, è presente nel suo lato verso sud appunto un graffito di forma circolare suddiviso da otto raggi accuratamente definiti. Un foro al centro, destinato a contenere un'asta, contribuisce a svelarne la funzione, cioè quella di meridiana. Il fatto tuttavia che a differenza delle classiche meridiane del mondo antico e medievale, si presenti non come una semicirconferenza, ma come un cerchio completo, dotato cioè anche di una parte superiore dove l'ombra non arriva mai, fa sospettare che il graffito (o "ruota della vita", come viene denominato ad esempio anche nelle culture orientali) avesse anticamente anche una funzione simbolica, ovvero il richiamo a tutta l'antica tradizione archeoastronomica e religiosa del passato che ancora in età medievale non venne mai meno.
Significativi sono anche alcuni esempi rupestri di triplici quadrati, come quello inciso sulla "Roccia delle Alci" in Val Germanasca-Balziglia, Piemonte, associati a figure di animali ed a coppelle utilizzate probabilmente per lasciarvi delle offerte. Tali esempi richiamano alla mente alcune preistoriche rappresentazioni di uomini, animali ed altri simboli, come quella dell'"uomo-uccello" nella Grotta di Lascaux in Francia, la cui enigmatica disposizione ha suscitato parecchi interrogativi presso i ricercatori. Una decina di anni fa lo studioso tedesco Michael Rappenglueck, simulando al computer la mappa del cielo del 15.000 a. C. (l'età dei dipinti nella grotta) ha osservato come la disposizione delle diverse figure - l'uomo, il bastone a forma di uccello, il bisonte, il rinoceronte, ecc. - corrispondano a gruppi di stelle che dagli sciamani del paleolitico potevano essere raggruppati in vere e proprie costellazioni (da: Giulio Magli - Misteri e scoperte dell'archeoastronomia - Newton Compton, p. 19 e sgg.).
Dunque, similmente ai simboli ad otto elementi di forma circolare, anche i complementari simboli di forma quadrata (le "Triplici Cinte" vere e proprie) potrebbero riprendere i medesimi significati astronomico-religiosi tanto dei grandi cerchi megalitici quanto delle piccole meridiane portatili di Qumran e Monte Bibele, con la rappresentazione degli otto orientamenti fondamentali (tramite croci e angoli) e con le tre suddivisioni concentriche dello spazio interno. Unica variante: la sostituzione della forma circolare con quella quadrata, per motivi probabilmente anche di "dissimulazione" . Tra i numerosi esemplari censiti in tutta Italia, non sono pochi i graffiti quadrangolari con un un foro al centro (come nell'Abbazia di Piona, in provincia di Lecco, o in diverse località laziali) che suggeriscono oltre che un'analogia di significati simbolici anche un uso simile a quello delle meridiane di Qumran e Monte Bibele.
Marisa Uberti e Giulio Coluzzi hanno osservato che ancora in epoca cristiana, particolari luoghi rupestri ritenuti sacri venivano segnati con simili simboli con otto elementi (più o meno elaborati): "...Il simbolo della triplice Cinta sulle rocce poteva assumere un significato simbolico di 'sacralizzazione' di un posto o della sua valenza magico rituale, sul quale poteva impiantarsi, in tempi successivi, una diversa tradizione o cultura, che andava adeguando gli schemi a modelli intellettuali strategici, come i giochi, forse l'unica 'forma' con cui poteva continuare a sopravvivere nella memoria e nella società..." (M. Uberti, G. Coluzzi - op. cit. p. 34). Dalla catalogazione da loro effettuata tuttavia risulta che la maggior parte dei graffiti di forma quadrata - come si è già detto - si riscontrano in edifici religiosi del periodo medievale, e ciò sarebbe dovuto al fatto che con la nuova religione gli "spazi sacri" abbandonarono i luoghi naturali aperti per concentrarsi esclusivamente fra le solide mura delle chiese. Perpetuando un costume ereditato dalla precedente tradizione, vi fu evidentemente chi continuò a segnare col "marchio" megalitico-astronomico i nuovi luoghi sacri. Erano pagani? Erano cristiani convinti in buona fede di "benedire" ulteriormente il luogo di culto? E' certo comunque - come si sono resi conto i medesimi autori del volume - che spesso le autorità ecclesiastiche avversavano tale pratica, poichè taluni graffiti risultano cancellati e rimossi già in età medievale. Probabilmente fu anche per tale motivo che i simboli megalitico-astronomici non solo vennero stilizzati sempre più in forma quadrata, e non più circolare, ma assunsero anche innocenti funzioni ludiche, a scopo di "mimetizzazione" e maggiore tollerabilità da parte della Chiesa.
Tuttavia anche verosimili spiegazioni come queste devono fare i conti con aspetti suscettibili di contraddirle. Ad Osimo, antica città marchigiana in provincia di Ancona, una fitta rete di gallerie e cunicoli disposti su più livelli e collegati da pozzi verticali, racchiudono ambienti per molti secoli adibiti chiaramente - a motivo delle raffigurazioni e dei simboli ritrovati - a riunioni segrete di gruppi seguaci di culti esoterici (eretici? Templari?). Fra statue di demoni, inquietanti mascheroni e croci "patenti" - come quelle dei templari - scolpite o dipinte in rosso, è presente anche una Triplice Cinta dotata di più di tre quadrati (cinque per l'esattezza), accuratamente scolpiti in maniera tale da formare quattro cornici concentriche "che sembrano 'guidare' chi le osserva verso il quadrato più basso, come se fossero dei percorsi o gradinate convoglianti verso la 'piattaforma' centrale, piana e priva di incisioni o fori. Il quadrato più esterno è unito con i 'consueti' segmenti perpendicolari a quello più interno, mentre mancano del tutto segmenti in diagonale. Come mai qualcuno ha scolpito questo simbolo in un tunnel sotterraneo buio e segreto? Come mai non lo ha semplicemente graffito, esprimendo 'concettualmente' il senso recondito che voleva imprimergli e che altri probabilmente avrebbero inteso, ma ha voluto 'conformarlo' proprio in questa maniera? (cfr. I luoghi delle Triplici Cinte, op. cit. p. 70). In tali ambienti segreti non sarebbe stata necessaria alcuna opera di "dissimulazione" nei confronti di alcuna autorità inquisitoria, il simbolo megalitico ad otto elementi lo si sarebbe potuto rappresentare chiaramente anche in forma circolare, ed in effetti alle pareti delle medesime gallerie non mancano diversi esempi di fiori ad otto petali dipinti in rosso. Si dovrebbe forse ammettere che la Triplice Cinta in questione sia stata scolpita in tarda età medievale o addirittura posteriormente, allorchè essa aveva già sciolto qualunque legame concettuale con i simbolismi circolari, ed aveva ormai assunto significati propri ed autonomi?
La ricerca e la riflessione su questo argomento ovviamente è ancora lunga e apre nuovi interrogativi, ad esempio se altri enigmatici simboli circolari di tutte le epoche, come le spirali o i labirinti, abbiano o meno una radice comune o perlomeno una correlazione di significati con la cultura megalitico-astronomica: se siano assimilabili cioè a rose a otto petali e a Triplici Cinte circolari. Nella località laziale di Alatri (Frosinone), famosa per le sue antiche ed enigmatiche mura costruite con massi poligonali - con una tecnica cioè simile a quella riscontrabile in alcuni siti sudamericani, come Machu Pichu o Sacsahuaman - le incisioni di Triplici Cinte presenti nella Chiesa di San Francesco (XIII sec.) si trovano anch'esse in compagnia di graffiti circolari con otto raggi analoghi alla meridiana sarda di Bulzi, e persino di una croce "patente" come quella dei Cavalieri Templari. In una cripta sotterranea nella medesima chiesa, scoperta nel 1997, sono stati ritrovati anche alcuni affreschi, in pessimo stato di conservazione, riproducenti stelle, spirali, rose ad otto petali, e la raffigurazione di un labirinto di dodici cornici concentriche al centro del quale appare l'immagine di un Cristo Pantocrator che con una mano (provvista di un anello) regge un libro mentre con l'altra afferra un'altra mano di qualcuno "fuori campo" (cfr. I luoghi delle Triplici Cinte, op. cit. p. 194-197).
Va detto per inciso che la correlazione fra il simbolo della spirale (presente in molte parti del mondo) e la cultura archeoastronomica è stata dimostrata in almeno un caso, non nel Vecchio Continente, bensì in America. Nel Nord dello stato del Nuovo Messico (Usa) si trovano le rovine della civiltà degli indiani Anasazi, un antico popolo per molti versi ancora enigmatico, fiorito tra il IX ed il XIII secolo della nostra era. I resti degli enormi edifici (Grandi Casas) sparsi all'interno del Chaco Canyon, come Pueblo Bonito, il più suggestivo tra questi, costituiscono un vero paradiso per gli archeoastronomi, in quanto non soltanto presentano precisi orientamenti con punti cardinali, equinozi, solstizi e persino con le maggiori fasi lunari, ma i medesimi edifici risultano significativamente orientati tra loro e le coordinate astronomiche, come in un vero e proprio "spazio sacro" (per usare i termini di Mircea Eliade). In questo "Canyon delle meraviglie" sono presenti anche una moltitudine di graffiti e pittogrammi con i temi ed i simboli più svariati. In un sito chiamato Fayada Butte sono raffigurati alle pareti rocciose delle spirali che si comportano come dei veri e propri calendari solari e lunari: "...l'esempio più interessante è il cosiddetto petroglifo delle tre lastre, sempre nei pressi della vetta. Il disegno è composto da due figure a spirale. Alla superficie rocciosa sono appoggiate tre grandi lastre di pietra, alte più di due metri e pesanti circa una tonnellata. La luce può illuminare le figure solo attraverso le due aperture tra le tre lastre, ed il percorso delle lame di luce così formate varia a seconda del giorno. Al solstizio d'estate la lama di luce percorre il centro della spirale più grande. Nei giorni successivi la "freccia" si sposta verso destra e una seconda "freccia" compare alla sua sinistra. All'equinozio questa seconda lama di luce raggiunge il centro della spirale più piccola. Il movimento di entrambe prosegue verso destra fino ad illuminare tangenzialmente, al solstizio d'inverno, la spirale più grande. Inoltre, continuando ad osservare gli effetti di luce e di ombra durante il corso dell'anno, i membri del Solstice Project si accorsero che quando il sole ha un azimuth vicino a quello della luna alla stazione minore nord l'ombra formata dal sole all'alba "taglia in due" la grande spirale illuminandone metà..." (da: Misteri e scoperte dell'archeoastronomia, op.cit., p. 155). Naturalmente non è detto - anzi è poco probabile - che le spirali ed i labirinti presenti in Europa, prima di diventare simboli cristiani del pellegrinaggio dell'uomo di fede in questo mondo, avessero la medesima funzione di quelle adoperate dagli Anasazi. Una delle ipotesi è quella che volessero raffigurare semplicemente il movimento circolare delle stelle attorno al polo celeste.
Tornando alla nostra vecchia Europa, è comunque certo che la tradizione ed il complesso di idee collegate ai fiori a otto petali, alle triplici cinte ed alla civiltà astronomico-megalitica conservata e tramandata da più di una cultura - la celtica, l'ellenistica, le mediorientali, la cistercense, e certamente anche quella templare - sopravvissero per tutto il medioevo, finendo poi per congedarsi dalle pareti delle chiese, ove dal XV secolo non viene più graffito alcun tipo di Triplice Cinta (all'infuori di quelle incise esclusivamente con finalità ludiche), per confluire quindi nella più esoterica e riservata cultura astrologico-alchemica che proprio negli ultimi secoli dell'età di mezzo si va strutturando. Come fece notare Renè Guenon "uno dei simboli più comunemente utilizzati dagli astrologi per descrivere l'oroscopo, il Quadrato delle Case Zodiacali, non è altri che la nostra Triplice Cinta con gli stessi elementi, semplicemente disposti in un ordine differente: comunque sempre tre quadrati concentrici e quattro tratti diagonali che li raccordano..." (cfr. I luoghi delle Triplici Cinte, op. cit. p. 46).
Forse uno degli ultimi a nascere e vivere in una società ancora apertamente permeata di simbolismi - come quelli profusi a piene mani in ogni angolo delle imponenti cattedrali gotiche - fu proprio l'imperatore Federico II. Egli che certamente sin da giovane apprese i fondamenti della tradizione archeoastronomica dai suoi maestri arabi, probabilmente con il suo enigmatico castello pugliese di otto lati e otto torri intese realizzare una sorta di Stonehenge gotica, densa, oltre che di simbolismi, anche di orientamenti astronomici, giochi di luce e ombre con significati non ancora del tutto compresi. Lui, al quale era stato profetizzato che sarebbe morto "sub flore", aveva amato per tutta la vita il simbolo della rosa ad otto petali e tutta l'ermetica tradizione archeoastronomica a cui era collegata. Non è escluso che con Castel del Monte - monumentale corona, o anche fiore, al centro del suo impero - intendesse anche "sacralizzare" tutti i suoi domini, e riuscire anche ad esorcizzare l'avversa sorte che si sarebbe scatenata contro di lui e la sua famiglia di lì a qualche anno.