Appena mi sento assegnare un’ora, un luogo, un atteggiamento del corpo o dello spirito ai fini dello svago, tutto il mio essere protesta: sbadiglia, fugge… Mi metto a pensare agli affari miei, ai miei misteri , al mio mestiere, a una cosa qualsiasi…
mercoledì 3 febbraio 2010
-mi incita Sparne -
Viaggia.
Non c'è felicità per l'uomo che non viaggia
-mi incita Velthur Sparne -
Vivendo nella società unama
anche il migliore degli uomini
diventa un peccatore.
Poichè il Sole Usil è amico del viandante,
vai,dunque!
Non c'è felicità per l'uomo che non viaggia
-mi incita Velthur Sparne -
Vivendo nella società unama
anche il migliore degli uomini
diventa un peccatore.
Poichè il Sole Usil è amico del viandante,
vai,dunque!
martedì 2 febbraio 2010
contro nulla
Si può fare nulla contro l'amore,
Contro il colore del fogliame
contro la carezza della schiuma
contro la luce, non potete far nulla.
Larthia Sepu Humandi
Smetterai di scrivere Principe quando avrai
gambe forti e animo sicuro.
mi esorta Larthia Sepu Humandi -
E sarà tutto un camminare cantando
lungo i bordi della terra.
Ubriaco senza sogni. E alla fine
della passeggiata, siediti .
lunedì 1 febbraio 2010
Kaliu Hansine
Kaliu Hansine decide
di partire da Bubluna
la Festa della Luna Piena a Tarqna .
di partire da Bubluna
e di andare a vedere
la Festa della Luna Piena a Tarqna .
Il cammino è lungo e pesante,
ma ha sentito dire che la festa
è una delle cose più belle
è una delle cose più belle
alla quale un essere umano
avrebbe mai potuto assistere.
avrebbe mai potuto assistere.
Decide allora di incamminarsi
stimando che da casa sua alla città
vi erano dodici giorni di cammino.
vi erano dodici giorni di cammino.
Il viaggio, in effetti,
è molto faticoso e viene sorpreso
da terribili tempeste di neve,
da terribili tempeste di neve,
sfugge all'assalto dei briganti del bosco
e per un po' non viene divorato da un lupo.
Eppure và avanti,
fino a quando nel penultimo giorno di viaggio
fino a quando nel penultimo giorno di viaggio
trova una frana lungo il suo percorso.
"Basta" grida con voce spezzata e sconfitta
"non posso continuare in questo modo!
Se anche questo è successo,
vuol dire che non è destino
che io veda la Festa della Luna Piena ".
che io veda la Festa della Luna Piena ".
Si volta indietro per tornare a casa
ma a quel punto l'Augure Pavle Falkunte
che lo sente imprecare
contro la sorte avversa, gli dice:
ma a quel punto l'Augure Pavle Falkunte
che lo sente imprecare
contro la sorte avversa, gli dice:
"Se nella strada da casa tua a Tarqna
ti fermerai all'undicesimo giorno,
ti fermerai all'undicesimo giorno,
come farai a vedere
la Luna sulla capitale?"
la Luna sulla capitale?"
Kaliu capisce che se ha avuto
il coraggio di intraprendere il viaggio
il coraggio di intraprendere il viaggio
non sarà la frana a fermare i suoi intenti.
L'unico modo di scoprire
se vale la pena continuare il cammino
se vale la pena continuare il cammino
è quello di andare oltre.
In caso contrario,
la Luna rimarrà solo un disco
di ghiaccio e d'argento in mezzo alla notte.
di ghiaccio e d'argento in mezzo alla notte.
Avle Pharcunte
Avle Parchunte è un nobile proprietario terriero che vive in campagna. Non ha ovviamente molta tecnologia a sua disposizione ma i suoi schiavi si occupano delle sue quotidiane incombenze, come la pulizia, la contabilità, l’intrattenimento e così via, mentre altri schiavi coltivano i campi, misurano i confini e sistemano le pietre “tular”, che delimitano la proprietà privata. Gli Etruschi sono infatti grandi sostenitori della proprietà: hanno cambiato il vecchio ordine di cose, in cui la terra ereditata è sempre stata un bene comune della tribù. Ora, molte famiglie possiedono centinaia di ettari ben delimitati da queste pietre di confine, che recano incise minacce e maledizioni eterne verso chiunque voglia spostarle. Avle e i suoi contemporanei, per far rispettare i confini, si affidano anche alla figura tutelare del dio Tagete.
La campagna etrusca è una tavolozza di colori: campi ordinati e coltivati con le migliori piante di farro e frumento, alberi da frutto, canali d’irrigazione. Una campagna che incanta anche i viaggiatori greci e attira persone libere, disposte a lavorare come schiavi, ma con uno status simile ai “clientes” romani, in cambio della protezione dei “principes” etruschi. Come riferiscono i cronisti greci, gli schiavi stessi, anche nei campi, sono puliti, vestiti dignitosamente e non trattati poi così male. Altra forza dell’economia etrusca è il ferro. Si estrae nell’Isola d’Elba. I centri metallurgici di Populonia, Massa Marittima e Arezzo, dove si fabbricano anche armi, hanno fatto dell’Etruria qualcosa di simile all’attuale area strategica del petrolio. Fra le poche cose di cui deve occuparsi un nobile come Avle c’è la guerra. Guerre contro i Greci, contro i Fenici, i Celti, i Romani, i Siracusani e altri ancora. Quando la pratica bellica viene sospesa, la giornata di Avle comincia con la caccia, attività prettamente aristocratica; seguono gli allenamenti con un maestro d’armi: importante è l’allenamento col carro da guerra (il nobile etrusco combatte generalmente a bordo di un carro seguito da un drappello di fanti). Poi c’è la visita alle coltivazioni. Avle deve decidere se comprare da Laris Huspreche dei campi di farro, ma deve prima consultare gli aruspici, addetti alla divinazione, dai quali si va per ogni sorta di questione. Gli aruspici etruschi hanno riunito in ponderosi libri le diverse arti di prevedere il futuro, libri che saranno consultati anche in età romana per le decisioni di una certa gravità. Tre sono i metodi che utilizzano : l’osservazione della posizione dei fulmini del cielo, il volo degli uccelli e l’aspetto del fegato degli animali sacrificati. Il cielo, come il fegato, è diviso in settori, ciascuno corrispondente all’area di pertinenza di una divinità, in grado di influenzare il destino degli uomini. Oggi Avle ha un impegno importante: un funerale. La vita media, in Etruria, è di 40 anni. Non ci sono vecchi. Prima di arrivare alla processione funebre, Avle butta l’occhio su un gruppo di neonati in vendita (figli di prigioniere dell’ultima guerra). Poi si sofferma davanti a una parata: c’è un carro da guerra con a bordo anche un attore che rappresenta il defunto, seguito dalle maschere dei suoi antenati. In processione appaiono la scure e i fasci, simbolo del potere dell’aristocratico morto. La tomba etrusca riprende in piccolo l’abitazione dei vivi; è destinata ad essere visitata negli anni da amici e parenti del defunto.
La cerimonia finisce con i giochi rituali. Uno di questi, il “phersu”, è terribile: un malfattore, o un semplice prigioniero, viene incappucciato, gli viene legata una mano dietro la schiena e con l’altra deve impugnare una spada per combattere alla cieca contro una belva feroce. Una sorta di sacrificio umano per favorire l’ingresso nell’aldilà del nobile morto. Alcuni studiosi ritengono che il phersu abbia ispirato i giochi gladiatori dei romani. Gli Etruschi, nutrono una vera e propria ammirazione per l’arte greca e lo stile greco, per cui si fanno raffigurare con aria orientaleggiante, originando così l’ipotesi di una possibile provenienza dall’Oriente degli Etruschi, rafforzata dal ritrovamento nell’isola di Lemno, nell’Egeo,di una iscrizione in lingua simile a quella etrusca lasciata da un popolo che pure lavora i metalli. Un’altra ipotesi è che gli Etruschi siano i discendenti di europei che avevano resistito all’invasione dei popoli Kurgan, che diffusero le lingue indoeuropee, alla base di quelle attuali. L’isola di Lemno sarebbe allora per gli Etruschi solo una colonia. Molte divinità greche sono entrate nel Pantheon etrusco, inizialmente popolato da figure dell’aldilà con tratti animaleschi o mostruosi. Charun, il demone traghettatore dei morti, forse mutuato dai Greci, conserva però tutto l’aspetto di un demone. Un etrusco come Avle, appena può, passa dal Tempio di Uni (Era), un centro di contatto importante nella realtà rurale, non solo religioso, che sostituisce il foro delle città greche e romane.
Ma la sua giornata finisce sovente in totale relax, nel simposium, un banchetto in casa, fra amici. Per i Greci, il simposium etrusco è scandaloso, poiché vi partecipano anche le donne, distese sui triclini sotto i mantelli degli uomini, come scrive il cronista greco dell’epoca Teopompo. Ateneo aggiunge che erano grandi bevitrici di vino e, sempre Teopompo, rivela che, nel simposium, si arrivava anche allo scambio di coppia. Ad ogni modo, una cosa sembra certa: le donne etrusche, a differenza di quelle greche, sono libere e hanno importanti diritti, come quello di mantenere il nome di famiglia (hanno infatti un doppio cognome) e di poter ereditare (partecipando così alla concentrazione delle terre e dei mezzi di produzione. Sono state ritrovate anche resti umani di donne col carro o l’ascia del potere. Per quanto concerne la fine della civiltà etrusca, si ritiene che gli Etruschi siano geniali. Infatti, mentre i Romani vogliono rinnovarsi a livello sociale, creando la figura del console popolare, dando progressivamente diritti e libertà agli schiavi,entrando in una decadenza senza fine, gli Etruschi non fanno concessioni alle classi subalterne. Avle,protetto dalle sua tradizione, fa del potere delegato dalle divinità il suo vanto.E vive eternamente amando se stesso,la sua razza,la sua religione.
La campagna etrusca è una tavolozza di colori: campi ordinati e coltivati con le migliori piante di farro e frumento, alberi da frutto, canali d’irrigazione. Una campagna che incanta anche i viaggiatori greci e attira persone libere, disposte a lavorare come schiavi, ma con uno status simile ai “clientes” romani, in cambio della protezione dei “principes” etruschi. Come riferiscono i cronisti greci, gli schiavi stessi, anche nei campi, sono puliti, vestiti dignitosamente e non trattati poi così male. Altra forza dell’economia etrusca è il ferro. Si estrae nell’Isola d’Elba. I centri metallurgici di Populonia, Massa Marittima e Arezzo, dove si fabbricano anche armi, hanno fatto dell’Etruria qualcosa di simile all’attuale area strategica del petrolio. Fra le poche cose di cui deve occuparsi un nobile come Avle c’è la guerra. Guerre contro i Greci, contro i Fenici, i Celti, i Romani, i Siracusani e altri ancora. Quando la pratica bellica viene sospesa, la giornata di Avle comincia con la caccia, attività prettamente aristocratica; seguono gli allenamenti con un maestro d’armi: importante è l’allenamento col carro da guerra (il nobile etrusco combatte generalmente a bordo di un carro seguito da un drappello di fanti). Poi c’è la visita alle coltivazioni. Avle deve decidere se comprare da Laris Huspreche dei campi di farro, ma deve prima consultare gli aruspici, addetti alla divinazione, dai quali si va per ogni sorta di questione. Gli aruspici etruschi hanno riunito in ponderosi libri le diverse arti di prevedere il futuro, libri che saranno consultati anche in età romana per le decisioni di una certa gravità. Tre sono i metodi che utilizzano : l’osservazione della posizione dei fulmini del cielo, il volo degli uccelli e l’aspetto del fegato degli animali sacrificati. Il cielo, come il fegato, è diviso in settori, ciascuno corrispondente all’area di pertinenza di una divinità, in grado di influenzare il destino degli uomini. Oggi Avle ha un impegno importante: un funerale. La vita media, in Etruria, è di 40 anni. Non ci sono vecchi. Prima di arrivare alla processione funebre, Avle butta l’occhio su un gruppo di neonati in vendita (figli di prigioniere dell’ultima guerra). Poi si sofferma davanti a una parata: c’è un carro da guerra con a bordo anche un attore che rappresenta il defunto, seguito dalle maschere dei suoi antenati. In processione appaiono la scure e i fasci, simbolo del potere dell’aristocratico morto. La tomba etrusca riprende in piccolo l’abitazione dei vivi; è destinata ad essere visitata negli anni da amici e parenti del defunto.
La cerimonia finisce con i giochi rituali. Uno di questi, il “phersu”, è terribile: un malfattore, o un semplice prigioniero, viene incappucciato, gli viene legata una mano dietro la schiena e con l’altra deve impugnare una spada per combattere alla cieca contro una belva feroce. Una sorta di sacrificio umano per favorire l’ingresso nell’aldilà del nobile morto. Alcuni studiosi ritengono che il phersu abbia ispirato i giochi gladiatori dei romani. Gli Etruschi, nutrono una vera e propria ammirazione per l’arte greca e lo stile greco, per cui si fanno raffigurare con aria orientaleggiante, originando così l’ipotesi di una possibile provenienza dall’Oriente degli Etruschi, rafforzata dal ritrovamento nell’isola di Lemno, nell’Egeo,di una iscrizione in lingua simile a quella etrusca lasciata da un popolo che pure lavora i metalli. Un’altra ipotesi è che gli Etruschi siano i discendenti di europei che avevano resistito all’invasione dei popoli Kurgan, che diffusero le lingue indoeuropee, alla base di quelle attuali. L’isola di Lemno sarebbe allora per gli Etruschi solo una colonia. Molte divinità greche sono entrate nel Pantheon etrusco, inizialmente popolato da figure dell’aldilà con tratti animaleschi o mostruosi. Charun, il demone traghettatore dei morti, forse mutuato dai Greci, conserva però tutto l’aspetto di un demone. Un etrusco come Avle, appena può, passa dal Tempio di Uni (Era), un centro di contatto importante nella realtà rurale, non solo religioso, che sostituisce il foro delle città greche e romane.
Ma la sua giornata finisce sovente in totale relax, nel simposium, un banchetto in casa, fra amici. Per i Greci, il simposium etrusco è scandaloso, poiché vi partecipano anche le donne, distese sui triclini sotto i mantelli degli uomini, come scrive il cronista greco dell’epoca Teopompo. Ateneo aggiunge che erano grandi bevitrici di vino e, sempre Teopompo, rivela che, nel simposium, si arrivava anche allo scambio di coppia. Ad ogni modo, una cosa sembra certa: le donne etrusche, a differenza di quelle greche, sono libere e hanno importanti diritti, come quello di mantenere il nome di famiglia (hanno infatti un doppio cognome) e di poter ereditare (partecipando così alla concentrazione delle terre e dei mezzi di produzione. Sono state ritrovate anche resti umani di donne col carro o l’ascia del potere. Per quanto concerne la fine della civiltà etrusca, si ritiene che gli Etruschi siano geniali. Infatti, mentre i Romani vogliono rinnovarsi a livello sociale, creando la figura del console popolare, dando progressivamente diritti e libertà agli schiavi,entrando in una decadenza senza fine, gli Etruschi non fanno concessioni alle classi subalterne. Avle,protetto dalle sua tradizione, fa del potere delegato dalle divinità il suo vanto.E vive eternamente amando se stesso,la sua razza,la sua religione.
domenica 31 gennaio 2010
lost
svanisci insieme alla tua stupida sincerità
– mi consiglia Kriu Morine –
solo ciò che è stupido naviga nell’universo.
sabato 30 gennaio 2010
canto ritmico
La mente colma di antipensiero
lavora tranquilla
preparando i campi alla semina
delle scemenze umane
30
Niente poesia stasera
ma tanti movimenti di arti
e corteccia cerebrale
Katliu Hansina -
La tradizione Principe,
non è il culto delle ceneri
non è il culto delle ceneri
- mi sussurra Katliu Hansina -
ma la trasmissione del fuoco.
asfodeli e vento a Poggio Buco
Poggiobuco è uno dei luoghi etruschi più scientificamente devastati,dissacrati e rapinati. Una vera industria del crimine addetta al trafugamento di reperti archeologici vi si insediò fino dagli anni del primo dopoguerra. Recintato e protetto dalle Soprintendenze laziali e toscane, una finta impresa agricola ha lavorato per decenni senza soste recuperando tesori che,ufficialmente,
hanno avuto diversa destinazione: alcuni nuclei sono approdati ai musei di Berlino, della California, di Philadelphia e di Chicago, altri sono rimasti in Italia e si trovano al Museo Archeologico di Firenze e al Museo della Civiltà etrusca di Pitigliano.Poi,finito il lavoro, l'abbandono. Agghiacciante abbandono.
La parte più cospicua dei rinvenimenti è costituita dalla ceramica, che spazia dalle produzioni a decorazione geometrica, al bucchero, alla ceramica etrusco-corinzia.
Ora solo vento e asfodeli annunciano
nuove tremende e invisibili scoperte.
hanno avuto diversa destinazione: alcuni nuclei sono approdati ai musei di Berlino, della California, di Philadelphia e di Chicago, altri sono rimasti in Italia e si trovano al Museo Archeologico di Firenze e al Museo della Civiltà etrusca di Pitigliano.Poi,finito il lavoro, l'abbandono. Agghiacciante abbandono.
La parte più cospicua dei rinvenimenti è costituita dalla ceramica, che spazia dalle produzioni a decorazione geometrica, al bucchero, alla ceramica etrusco-corinzia.
Ora solo vento e asfodeli annunciano
nuove tremende e invisibili scoperte.
venerdì 29 gennaio 2010
mi dice Larisa Tular
Qualcuno tornerà Principe per sentire la tua voce - mi dice Larisa Tular - Per dirti che la vita è un gioco in mezzo ai prati,che il tempo non ha fine se vivi per qualcuno. Qualcuno tornerà per amarti tutti i giorni.
reflex
Guardo Il Piccolo Airone che ha appena calpestato
le Tracce del Fulmine
Rivelando le Impronte Riflesse sul Lago...
Rivelando le Impronte Riflesse sul Lago...
Larisa Tular svanisce
Si tratta di passare da zero a zero - conclude Larisa Tular svanendo - E’ la vita – Dall’incosciente e dall’insensibile all’incoscienza ed all’insensibilità.
selva di Malano - Bomarzo
È una vasta superficie a tratti boscosa o coltivata, molto accidentata, piena di dirupi e di enormi blocchi vulcanici di peperino staccatisi dai cigli della piattaforme o colline superiori rovinati in basso. I suoi confini sono all’incirca limitati a nord dal fiume Vezza che tutta l’attraversa per gettarsi nel Tevere, ad ovest e a sud dalla strada Vitorchiano-Pallone e ad est dalla provinciale Orfana. La caratteristica principale di questa zona che racchiude cimeli archeologici dalla Preistoria al basso medioevo è quello di un costante sfruttamento e utilizzazione diversa dei massi di peperino che ovunque la costellano. È in fondo, la stessa tecnica dei rinascimentali Mostri di Bomarzo che viene ad essere applicata decine di secoli prima a scopi religiosi, funebri, civili, della vita e del lavoro quotidiano. I Mostri sono l’ultimo clamoroso esempio di questo sistema.È stato osservato che in questo comprensorio si ha la massima concentrazione di are rupestri pagane (F.Prayon) e di epigrafi, sempre rupestri, latine oggi conosciuta nei paesi mediterranei.
S.Nicolao.
La località prende il nome dalla diruta chiesa medievale di S.Nicola che si trova nella valle sottostante il pianoro Sterpeta. Già sull’estremo punto settentrionale di questo pianoro che si affaccia sulla valle del torrente Serraglio sono raggruppati numerosi resti antichi. Si tratta di fondi di capanne, pozzi, vasche, abitazioni e ripostigli scavati nella roccia, di un villaggio rupestre difeso da una cinta muraria in rovina e da un vallo che la precede.
La chiesa di S.Nicolao venne eretta spianando la parte superiore di un gran masso. In basso, già nel periodo romano, vi erano state ricavate tre tombe pagane di cui due a camera; una di loro è decorata da pilastri ed un siperiore frontone con al centro un piccolo rosone ed è in parte rovinata dall’attuale ingresso fatto posteriormente. Vicino vi è una nicchia arcuata contenetenteuna fossetta per la deposizione dell’urna cineraria sormontata dall’iscrizione: Heros / v(ixit) / a(nnos) XXV. Attorno al macigno si notano tracce di costruzioni e sepolture per lo più cristiane. A poca distanza vi sono altri massi con fossette per urne cinerarie, vasche ed epigrafi latine funerarie di notevole interesse tra cui quella di due liberti, Dama e Rufam, nella quale appare in gentilizio Urinatius di chiara origine etrusca attestato nella necropoli rupestre di Castel d’Asso e in quella della prossima necropoli di Pian della Colonna. (vedi Bomarzo).
Rimarchevoli: un grande blocco di peperino trasformato in un cubo monolitico lavorato a finto bugnato e modanato alla base; un masso di forma ovoidale con dieci gradini che portano verso la cima dove sono state ricavate tre are dedicate forse alla triade etrusca: Tinia-Uni-Menrva, oggi in parte rovinate, ed un macigno, ora capovolto, scavato internamente per creare una cameretta contenente due sarcofagi scolpiti dal vivo della pietra stessa. Uno dei sarcofagi sul lato frontale presenta una scena con uomini ed animali, ma molto rovinata e per questo non ben leggibile. Varie sono le iscrizioni ritrovate, tutte in lingua latina, per lo più di carattere funerario classiche, ma alcune con caratteri arcaici.
Non mancano le pestarole, vasche ricavate nei massi o nella roccia disposte su piani diversi ed intercomunicanti create per la prima lavorazione del vino: la pigiatura.(Vedi Corviano).
Tra il torrente Vezza ed il Serraglio suo affluente, si trovano poi numerose tombe a camera ed altere a fossa sempre ricavate nella roccia aventi la caratteristica di essere sagomate a forma umana (tombe antropomorfe).
Tra il torrente Vezza ed il Serraglio suo affluente, si trovano poi numerose tombe a camera ed altere a fossa sempre ricavate nella roccia aventi la caratteristica di essere sagomate a forma umana (tombe antropomorfe).
In questa zona, posta ad ovest di S.Nicolao, uno dei monumenti più importanti è un grande cubo monolitico di pietra vulcanica lavorata; ha una scaletta ricavata nel lato sinistro che porta sulla sommità fornita di un piccolo parapetto creato a risparmio nella roccia; ul piano è incisa una sorta di croce che viene interpretata come riferimento ai punti cardinali sebbene da essi abbia una leggera deviazione. È chiamato il Sasso del Predicatore; probabilmente era legato al culto e per i segni incisi poteva anche essere un auguraculum.
Nei pressi vi sono delle tombe a fossa antropomorfe; tombe etrusche a camera con il soffitto a doppio spiovente e lavorato a rilievo con columen e travicelli; altri macigni variamente utilizzati con tombe antropomorfe, iscrizioni latine, are, fossette per urne cinerarie, tombe a camera di vario tipo, sarcofagi e pestarole.
Tra tante utilizzazioni degna di nota è la cosiddetta Tomba del Re e della Regina. Si tratta di un enorme blocco di roccia entro il quale è stata ricavata una piccola camera che ha sul pavimento deu loculi di diversa lunghezza.
Purtroppo tutte le tombe sono state ritrovate prive di corredo funebre e ciò impedisce di stabilirne con certezza la cronologia.
Le iscrizioni latine seppure consentono di fissare qualche data per i manufatti nei quali sono incise, tuttavia per la gran parte dei monumenti non hanno alcun valore cronologico. Possiamo arguire che la maggioranza di essi risalgano all’epoca romana, tardo-repubblicana e imperiale, ma su molti resti per lo più singolari – tombe antropomorfe – permane l’incognito scientifico. Tra le epigrafi conosciute ha una certa importanza soprattutto per le recenti ipotesi di ubicazione della città di Statonia nel territorio di Bomarzo, quella di Caio Anicio che fu quadrunviro di questo centro etrusco e poi romano.
In località Poggiarello si trovano fondi di capanne e due monumenti preistorici di tipo dolmenico identici fra loro. Posti a pochi metri metri di distanza l’uno dall’altro, consistono in un masso ovoidale di peperino inclinato sopra una sporgenza del suolo. Si vedono anche i resti di una cinta muraria etrusca in opera quadrata e varie tombe a fossa scavate nel suolo roccioso del tipo antropomorfo. Molto interessante il monumento funebre eretto su un macigno di peperino da M. Larcio (famiglia di origine etrusca) appartenente alla tribù Stellatine la cui epigrafe è racchiusa entro una tabella ansata (I sec a.C.).
Rimangono sempre sconosciuti i motivi per cui gruppi di persone abbiano abitato con una evidente continuità queste valli, ricche sì di acqua, ma con alta umidità e poca terra fertile, quando, appena qualche centinaio di metri al di sopra si estendevano pianori liberi e ubertosi. Se una qualche giustificazione si può trovare per i tempi pericolosi delle invasioni barbariche e dei secoli successivi quando un tale isolamento poteva dare una certa sicurezza di vita, non si comprendono invece gli insediamenti del periodo etrusco e romano.
Comunque la vita in questi luoghi si esaurì nel corso del tardo Medioevo; da allora la presenza umana si limitò, come ancora dai centri abitati vicini
giovedì 28 gennaio 2010
Lucumone di Vhelatri
si dipinge bene il proprio cuore
soltanto attribuendolo a un altro
- sospira Calisna Sepu,Lucumone di Vhelatri
Larth Calisna Sepu
Le persone si riconoscono dall'anima.. - mi dice Calisna Sepu - da quanto sono profondi i pensieri.. da come taglia il dolore nei loro cuori.. le persone si riconoscono dalla loro assenza..dal loro ritorno.. dal silenzio attorno a loro..quando gli altri non sanno..non vedono.. le persone ti sorridono con gli occhi anche se non hanno sguardi..ti parlano con sensazioni..con leggere intonazioni dello spirito..
volo d'aquila
E' spesso con prodigi che gli dei si fanno vivi ed è attraverso fenomeni naturali o voli di uccelli che essi fanno pervenire agli uomini i loro messaggi. A adempiere alla funzione, inviate da Giove per mostrare ai mortali quali siano i suoi voleri , sono sempre le aquile e fu precisamente un'aquila quella che indicò e quasi incoronò un re di Roma: l'uomo che che venne poi chiamato Tarquinio Prisco. Si trattava di un greco chiamato Lucumone che, trasferitosi in Etruria, aveva qui sposato la nobile Tanaquilla. L'intelligentissima sposa, comprendendo che mai e poi mai, neanche con la sua protezione e quella di tutta la sua famiglia, il marito sarebbe riuscito a far carriera in Etruria, lo persuase a trasferirsi a Roma, città nuova dove un uomo abile intelligente poteva facilmente diventare qualcuno. Così partirono a quella volta e, durante il loro viaggio, Giove con un prodigio manifestò quale sarebbe stato il suo destino.
Erano appena arrivati sul Gianicolo e Lucumone stava sdraiato nella lettiga accanto a sua moglie quando un’aquila discese lentamente su di loro e, afferrato tra i suoi artigli il copricapo del futuro re, si alzò continuando volteggiare sulla lettiga e lanciando alte strida. Poi, come se stesse adempiendo ad una missione affidatale dagli Dei, glie lo posò nuovamente sulla testa. Ciò fatto riprese il volo.
La scena così come la descrive Tito Livio è idilliaca: nella lettiga non un’esclamazione, non un sussulto. Eppure chiunque si fosse visto piombare sul capo un’aquila avrebbe avuto certamente un gesto di terrore e, quando poi si fosse visto portar via il cappello dal nobile volatile, una bestemmia l’avrebbe pur tirata.
Invece i due non si scomposero e non si scomposero nemmeno quando perplessa, essendo animale di alta educazione, l’aquila, che forse credeva di aver preso un coniglio, vedendo che quell'affare peloso da lei sollevato coniglio proprio non era, non solo riporto indietro il cappello, ma addirittura lo mise di nuovo sulla testa del futuro Tarquinio Prisco.
Avvenuto il prodigio e felice di ciò che aveva visto Tanaquilla, cresciuta in mezzo a gente che passava il suo tempo a regolarsi su ciò che facevano gli uccelli, interpretò perfettamente il fenomeno. Abbracciando il marito, gli confermò il fausto presagio spiegandogli accuratamente quanto era accaduto: quell’uccello era disceso dal cielo, e dalla sua parte più alta - gli diceva - quindi dalla zona celeste più importante; inoltre l'aquila era il classico messaggero di Giove che di quell'uccello si era sempre servito per simili cose; senza contare che il sacro volatile aveva portato il suo presagio sulla parte più alta del corpo e, avendo tolto l’ornamento della testa d’un uomo, glie lo aveva poi posto sopra di nuovo per ordine divino. Lo aveva praticamente incoronato.
mercoledì 27 gennaio 2010
roccaltia
È una collina posta a nord-est del massiccio cimino, al di sopra della località la Fornacchia, lungo la strada Viterbo-Soriano nel Cimino.
Molti sono gli archeologi e i ricercatori locali che ne parlano, ma uno studio non è ancora stato fatto. La particolarità di Roccaltìa è nei resti imponenti di mura ciclopiche che testimoniano, assieme a tutto un convergere di strade, selciate o no, l’antica vitalità del centro.
Ai piedi della collina si stende tutta una necropoli con tombe a fossa etrusche e romane.
Salendo verso il pianoro si incontra una prima linea di mura molte volte definite pelagiche. Alcuni massi sono ancora in situ, altri rotolati per il declivio, giacciono confusi tra la fitta vegetazione. Sono enormi blocchi di c.a. m1x1,30, posti l’uno sopra l’altro a difendere l’accesso al colle. La seconda cinta, di cui restano più ampi tratti - uno è lungo oltre 13 metri – si incontra presso la cima dove arivati, si nota subito, come essa sia stata modificata dalla mano dell’uomo. È spianata completamente, formando all’incirca una radura rettangolare (m.30x15) con miseri avanzi di una postazione difensiva medievale.
Fino a che studi particolari e ricerche specifiche sul posto non diano un carattere preciso a questa località, rimane ancora valida – a solo scopo di studio – l’ipotesi avanzata da L.R. Danielli e da altri archeologi: che qui fosse il tempio a Giove Cimino. L’ipotesi prende le mosse dal ritrovamento di un’ara romana avvenuto in Orvieto. Si tratta di un cippo di travertino quadrato che, nella parte anteriore, riporta la seguente epigrafe in lingua latina: Aram / constituit / Iovi Cimi / nio A. Scil / leius / Pris / cus C.S.C… E’ stato agevole mettere in relazione questa scoperta con la spianata e la posizione di Roccaltìa.
Tutta la zona comunque abbonda di resti archeologici: sono tombe a grotta e a fossa scavate nella roccia come presso il fosso di Tinta; pestarole, tombe a fossa e sarcofagi antropomorfi (Sterpaio del Signore), resti di solchi di antiche strade come alla Fornacchia; resti di mura megalitiche a nord di Peretro e in località Spinacceto; tombe a cappuccina come a S. Lucia.
martedì 26 gennaio 2010
chiedo a Marni Tulsanie -
Vuole dire che più si trova,
più si cerca; e che più si cerca, più si trova?
- chiedo a Marni -
Esatto. Certe volte mi sembra che fra la ricerca e la scoperta si sia formata una relazione paragonabile a quella che i stabilisce fra la droga e l’intossicato. –
Molto curioso.
E allora tutta la trasformazione moderna del mondo… –
Ne è il risultato; e ne rappresenta, del resto, un altro aspetto - esclama lo spettro etrusco decomponendosi … Velocità. Abusi sensoriali. Luci eccessive. Bisogno dell’incoerenza. Mobilità. Gusto del sempre più grande. Automatismo del sempre più “avanzato”, che si manifesta in politica, in arte, e … nei costumi»
mi dice Lusie Hansina
Mutabile, temporale, soggetto è il divenire,Principe - mi dice Lusie Hansina - l’essere il gioco di altri se stessi che si mostrano nel mondo, l’essere è questo lasciarsi mostrare negli eventi.
spiego a Lusie Hansina
guardo le stelle
e non trovo
significati- spiego a Lusie Hansina
gratta i muri tanto per fare - mi risponde Lusie svanendo -
meglio che essere
assolutamente contemplativo.
meglio che essere
assolutamente contemplativo.
lunedì 25 gennaio 2010
enigma templare
L'enigma dei templari,
il mistero di Rennes-le-Château
e il potere delle società segrete
di Patton Guy; Mackness Robin
Editore: Newton e Compton
Collana: Universale Storica Newton
Prezzo: 11,00 Euro
Dati: p. 256
Anno: 2009
Descrizione:
Descrizione:
Che cosa lega il sacco di Gerusalemme
compiuto dai Romani nel 70 d.C.,
l’improvvisa ricchezza
di un prete a Rennes-le-Château
nell’Ottocento, le SS di Hitler,
l’arresto di un uomo d’affari inglese negli anni Ottanta vicino Lione e il corpo di un banchiere italiano impiccato sotto il Blackfriars Bridge? La risposta si trova nella straordinaria scoperta fatta da Guy Patton e Robin Mackness di una eccezionale traccia storica che risale a più di 2000 anni fa. La leggenda vuole che il favoloso tesoro degli Ebrei fosse portato nella Francia meridionale, dopo il sacco di Roma compiuto dai Visigoti. Gli autori ipotizzano che le “società segrete” del Medioevo e del Rinascimento, che vanno dai Templari impegnati nelle crociate ai precursori degli attuali massoni, siano state create per proteggere – o magari per acquisire – questa ricchezza nascosta. E dimostrano come nel corso dei secoli tale tesoro abbia continuato a essere una calamita e uno strumento per chi desiderava raggiungere il potere. Innescata dalle esperienze di Robin Mackness, accusato di trasportare illegalmente oro in Svizzera, questa indagine offre delle risposte illuminanti a misteri che hanno affascinato il mondo intero. E, cosa ancora più sorprendente, rivela la campagna di “insabbiamento” organizzata da coloro che si considerano gli attuali “guardiani” del tesoro: il misterioso Priorato di Sion che si trova al centro del classico Il Santo Graal. Dall’analisi di Patton e Mackness si evince, incredibilmente, come forze associate a questo antico tesoro possano aver manipolato grandi eventi come la fondazione dello Stato d’Israele o l’elezione di François Mitterrand.
compiuto dai Romani nel 70 d.C.,
l’improvvisa ricchezza
di un prete a Rennes-le-Château
nell’Ottocento, le SS di Hitler,
l’arresto di un uomo d’affari inglese negli anni Ottanta vicino Lione e il corpo di un banchiere italiano impiccato sotto il Blackfriars Bridge? La risposta si trova nella straordinaria scoperta fatta da Guy Patton e Robin Mackness di una eccezionale traccia storica che risale a più di 2000 anni fa. La leggenda vuole che il favoloso tesoro degli Ebrei fosse portato nella Francia meridionale, dopo il sacco di Roma compiuto dai Visigoti. Gli autori ipotizzano che le “società segrete” del Medioevo e del Rinascimento, che vanno dai Templari impegnati nelle crociate ai precursori degli attuali massoni, siano state create per proteggere – o magari per acquisire – questa ricchezza nascosta. E dimostrano come nel corso dei secoli tale tesoro abbia continuato a essere una calamita e uno strumento per chi desiderava raggiungere il potere. Innescata dalle esperienze di Robin Mackness, accusato di trasportare illegalmente oro in Svizzera, questa indagine offre delle risposte illuminanti a misteri che hanno affascinato il mondo intero. E, cosa ancora più sorprendente, rivela la campagna di “insabbiamento” organizzata da coloro che si considerano gli attuali “guardiani” del tesoro: il misterioso Priorato di Sion che si trova al centro del classico Il Santo Graal. Dall’analisi di Patton e Mackness si evince, incredibilmente, come forze associate a questo antico tesoro possano aver manipolato grandi eventi come la fondazione dello Stato d’Israele o l’elezione di François Mitterrand.
direzioni
Un tipo sta guidando la macchina, quando a un certo punto capisce di essersi perso.
Avvista un signore che passa per strada, accosta al marciapiede e gli grida:
- Mi scusi, mi potrebbe aiutare? Ho promesso a un amico di incontrarlo alle due, sono in ritardo di mezz'ora e non so dove mi trovo.
- Certo che posso aiutarla. Lei si trova in un automobile, a 44° 30' 18'' di latidudine Nord e 18° 36' 20' di longitudine Est, sono le 12 e 23 primi e 35 secondi e oggi è lunedi 7 aprile 2008 e ci 20,3 gradi centigradi .
- Lei è un impiegato? - chiede quello dentro l'automobile.
- Certamente. Come fa a saperlo?
- Perchè tutto quello che mi ha detto è 'tecnicamente' corretto, ma praticamente inutile.
Infatti non so che fare con l'informazione che mi ha dato e mi ritrovo ancora qui perso per strada!
- Lei allora deve essere un dirigente, vero? - risponde stizzito l'impiegato.
- Infatti lo sono. Ma .... da che cosa l'ha capito??
- Abbastanza facile: lei non sa dove si trova, nè come ci è arrivato, nè tanto meno dove andare, ha fatto una promessa che non sa assolutamente mantenere ed ora spera che un altro le risolva il problema; di fatto è esattamente nella merda in cui si trovava prima che ci si incontrasse...ma adesso, per qualche strano motivo... risulta che la colpa è mia!
domenica 24 gennaio 2010
Kry Smurtie
Tu sei molto di più di quanto possa conoscerti
- mi spiega Kry Smurtie -
- mi spiega Kry Smurtie -
Come iceberg oscuro la cui punta visibile
si affaccia alla comprensione
ma le sfugge sempre,
rappresenti ciò che l'essere non può mai abbracciare totalmente ma solo sfiorare,
alla vana ricerca di un senso
che spieghi lo spettacolo del mondo
senza mai offrirsi nella sua interezza.
rappresenti ciò che l'essere non può mai abbracciare totalmente ma solo sfiorare,
alla vana ricerca di un senso
che spieghi lo spettacolo del mondo
senza mai offrirsi nella sua interezza.
sabato 23 gennaio 2010
ghigna Calunte
Quando hai un prurito e ti gratti,
Principe,
provi piacere,
Principe,
provi piacere,
ma è più piacevole
essere senza pruriti -
essere senza pruriti -
ghigna Calunte
arringatore
una ricetta per la pazzia: dire sempre la verità, la nuda e cruda e tagliente verità, infischiandosene dei riguardi e delle maniere, delle ipocrisie e delle convenzioni sociali.
dice Thane Kapnei
Vi sono momenti della storia, - dice Thane Kapnei -nei quali tutto quello che si può fare è tenere accesi piccoli fuochi nella notte, proteggendoli dalla tempesta
e da chi li vuole spegnere a colpi di prepotenza, di avvocati e di leggi, perché, a notte e bufera finite, il villaggio dovrà pur ricominciare a cuocere e scaldarsi.
sospira Thane
L’odio agguerrisce i sensi
- sospira Thane Kapnei -
- sospira Thane Kapnei -
Il rimpianto addolcisce
l’impazienza degli abbracci.
l’impazienza degli abbracci.
saturnine
Eppure, possono ribollire interiormente,
ma prudenti e riservate,
non lo daranno mai a vedere.
non lo daranno mai a vedere.
venerdì 22 gennaio 2010
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