giovedì 8 ottobre 2009

pronoia


La pronoia consisteva nella concessione a cittadini illustri di terreni, perché li amministrassero (εἰς πρόνοιαν) in cambio di servigi resi allo Stato. In questo senso essa appare durante il regno di Costantino IX Monomaco. L'usufruttuario non era padrone del fondo (che era invece proprietà dello stato): non poteva quindi venderlo, e inizialmente neppure lasciarlo in eredità. La pronoia infatti finiva generalmente alla morte del concessionario. Tuttavia, il concessionario poteva gestire tutti i beni presenti sul fondo, contadini compresi, i quali pagavano a lui le tasse e gli altri introiti del terreno: il concessionario era insomma il rappresentante dello stato per i cittadini del fondo (paroikoi). Questo aspetto avvicina molto la pronoia al sistema feudale, che ormai nel XI secolo aveva raggiunto la sua forma classica nell'Europa occidentale. Tuttavia, la condizione dei paroikoi non può essere paragonata a quella dei servi della gleba, in quanto non dovevano nessun giuramento di fedeltà al concessionario, perché in ogni caso il vero padrone del fondo era comunque lo Stato e il suo rappresentante (l'imperatore).
A rendere questo istituto ancora più simile a un feudo fu la sua militarizzazione: inizialmente infatti, quando fu introdotta verso la metà del XI secolo, la pronoia non aveva nessun carattere militare. Sotto il regno di Alessio (e molto più sotto il regno del nipote
Manuele I) invece, la concessione di un terreno in pronoia implicava che il concessionario partecipasse alle guerre (di solito, a cavallo e con l'armatura), e accompagnato da un truppa a piedi, più o meno numerosa a seconda dell' estensione del fondo[1]. In questo modo Alessio Comneno tentò di risolvere due problemi: il primo, la carenza di denaro con cui finanziare le sue guerre; il secondo, di evitare la concentrazione di aristocratici nella capitale, Costantinopoli, e quindi evitare le frequenti ribellioni che scoppiarono nella seconda metà del XI secolo. Negli anni successivi al regno di Alessio, il concessionario tuttavia tese ad evitare di fornire il servizio militare (soprattutto se il fondo gli garantiva una vita agiata); si registrarono anche casi di ribellioni nei confronti del governo centrale, che tuttavia furono sempre molto meno gravi di quelle del secolo XI: la pronoia infatti, nel corso del XII secolo, fu un metodo assai efficace per placare un nobile ribelle.

antidoti


La pronoia è l'antidoto alla paranoia.
888 metodi per diventare selvaggiamente felici
Autore
Brezsny Rob
Prezzo
€ 17,50
Prezzi in altre valute
Dati
2006, VII-365 p., ill., brossura
Curatore
Recchiuti M.
Traduttore
Restani D.
Editore
Rizzoli (collana 24/7)

In sintesi
Pensate che la vita sia fondamentalmente una lotta spietata in cui vale la regola del più forte, che la nostra società sia in decadenza, che i fili del nostro destino siano manovrati da poteri occulti su cui non abbiamo alcun controllo? Siete in errore, dice Rob Brezsny. Se proprio si vuole sposare una teoria cospirazionista, perché non immaginare una trama alle nostre spalle per farci del bene? Brezsny ci conduce alla scoperta di un universo che, a saperlo prendere, si rivela amichevole e accogliente. Disponendosi con mente aperta a cercare il lato sorprendente e poetico delle cose, ad accogliere i doni straordinari che la vita quotidiana può offrire, si può davvero diventare più leggeri, più gioiosamente creativi, ma anche più lucidi e consapevoli, meglio preparati per reagire al continuo bombardamento di cattive notizie e messaggi ansiogeni da parte dei media. Con irresistibile ironia, Brezsny dimostra che tutto sommato il pessimismo e il cinismo imperanti sono armi spuntate per affrontare la realtà, e ci offre ben 888 metodi per diventare ragionevolmente ottimisti e selvaggiamente felici.

occhi medievali


Gli occhi com'erano chiamati nel medioevo, cioè le cosiddette tarsie delle facciate delle chiese medievali , sono simboli che a mio parere avevano ed hanno lo scopo di elevare spiritualmente. Non entro nei particolari di cosa significhi elevarsi spiritualmente, io non sò ma c'è chi dice conoscersi meglio, entrare in contatto con noi e con l'universo, ognuno ha una propria idea in merito. Una cosa però che ho capito nel tempo è che i simboli sono attorno a noi in natura, c'è chi ha detto che è il modo di esprimersi di Dio, e certamente l'uomo li ha usati e abusati da lungo tempo fino ai nostri giorni, nei quali siamo sottoposti ad un bombardamento continuo di simboli per lo più creati per irretirci, per portarci a pensare in una determinata maniera, se non addirittura per corromperci l'anima ) se siamo totalmente all' oscuro di ciò, risultiamo facile preda di chi del mondo ne ha fatto un 'illusione

forza senza forzare


La forza non aveva intenzioni o scopi.
Si limitava ad essere ciò che era
e purtuttavia non era.


Si potrebbe dire che non esistendo fosse colma di un vuoto senza il suo contrario, e non essendo era anche priva di energia anche se essa rappresentava la totalità di ogni energia.


Non si poteva né misurare né quantificare.
Poteva assomigliare ad una vibrazione infinita
senza tempo e senza spazio.


Ma questa sua caratteristica -non caratterizzata- non poteva nemmeno essere espressa a parole e nemmeno poteva lontanamente essere immaginata.


Era e non era, vibrava e stava immobile, agiva ma non si vedeva. Influenzava la materia e la non materia e tutto a lei era subordinato senza esserlo veramente.


Le sue dimensioni non esistevano ma contemporaneamente poteva essere infinita nel micro e infinita nel macro. All'interno del suo vuoto spazio-temporale non esistevano né dimensioni né tempo.


Non andava né veniva
eppure si muoveva
perennemente intorno al suo non centro.


Forse muovendo l'immobilità del suo stato si avevano movimenti nella materia ma di contro la non materia doveva stare immobile per permetterle il movimento negli universi da lei creati.


Creava e distruggeva senza motivo
e rinnovava tutto lo scibile dell'esistente
partendo dal non esistente.

mercoledì 7 ottobre 2009

anonimus


ho delle solide convinzioni.

Perchè?

Non ho approfondito nulla.

scudi extraterrestri


Scudi Ancili.
Così erano chiamati i dodici scudi sacri
di cui solo uno era autentico
e gli altri imitazioni.
Quello autentico era caduto dal cielo
a Numa Pompilio
quale segno di consenso degli dei
ai quali aveva chiesto la protezione di Roma.
Per paura che lo scudo potesse essere rubato
Numa Pompilio ne fece fare
altri undici uguali da Veturio Mamurio.
Gli Ancili erano custoditi sul Palatino
nella Curia Saliorum
e portati in processione dai sacerdoti Salii
ogni primo di marzo

Calphurnie Thesana


sono lenta perchè non mi interessa
ciò che raggiungo
- mi spiega Calphurnie Thesana -
mi interessa solo ciò
che voglio raggiungere

Giovanni Acuto .Capitano di ventura

http://www.youtube.com/watch?v=H1UHoycmTgI

trionfante




se il viaggio nel tempo diventasse cosa comune

forse le agenzie turistiche

sarebbero occupatissime a prenotare viaggi

per particolari epoche del passato

in cui si sono svolti eventi importanti

Leggenda di Bubbluns


Una vecchia leggenda Etrusca

raccolta da Kaitli a Bubbluns,

nella Lucumonia di Velathri

racconta che vi fu un tempo in cui

tutti gli uomini erano dei.

Essi però abusarono talmente

della loro divinità,

che Tinia Signore degli dei,

decise di privarli del potere divino

e decise di nasconderlo in un posto,

dove fosse impossibile trovarlo.

Il grande problema fu dunque quello

di trovare un nascondiglio.


Quando gli dei minori

furono riuniti a consiglio

per risolvere questo dilemma,

essi proposero la cosa seguente:

"Sotterriamo la divinità dell'uomo nella terra".

Tinia tuttavia rispose:

'"No, non basta

perchè l'uomo scaverà e la ritroverà".

Gli dei allora replicarono:

'"In tal caso, gettiamo la divinità

nel più profondo degli oceani".

E di nuovo Tinia rispose :

'"No, perchè prima o poi

l'uomo esplorerà le cavità

di tutti gli oceani e sicuramente un giorno

la ritroverà e la riporterà in superficie".

Gli dei minori conclusero allora:

'"Non sappiamo dove nasconderla,

perchè non sembra esistere

sulla terra o in mare

luogo alcuno che l'uomo

non possa una volta raggiungere".


E fu così che Tinia disse:

'"Ecco ciò che faremo della divinità dell'uomo.

La nasconderemo nel suo io

più profondo e segreto,

perchè è il solo posto,

dove non gli verrà mai in mente di cercarla".


A partire da quel tempo

l'uomo ha compiuto il periplo della terra,

ha esplorato, scalato montagne,

scavato la terra e si è immerso nei mari

alla ricerca di qualcosa

che si trova dentro di lui.

codex

il segreto del cercare
- spiega Katliuna -
è che non si trova

martedì 6 ottobre 2009

news stampa indipendente




Quest’anno ci siamo fatti in pezzi per voi!
Pisa Book Festival – Palazzo dei Congressi
Pisa Book Junior – Stazione Leopolda
9-10-11 ottobre – dalle 10.00 alle 20.00

Ingresso gratuito

Al di là del bene e del male

gli occhi capiscono senza parole
- afferma Cocunde Vincu -
perchè gli occhi celano più che rivelare


ISOTROPICA


l'orologio atomico mi affrontava capovolto.
niente in cui trovare tepore a lungo termine,
ma la relazione tra il suono e la percezione.

Buon Costume


Poi ci sono quelli della buon costume.
Che poi si vestono di merda,
datemi retta o datemi il retto.
Sono feroci, veloci,organizzati.
Tanti sono froci, ex stilisti, eroinomani,
acidomani con la mania della masturbazione in pubblico.
I ragazzi della Buon Costume
si aggirano sempre per i negozi di abbigliamento
dove difendono il loro credo:
il loro scopo è comprare le cose più brutte,
goffe, paradossali che trovano nei negozi
per tenere in piedi il mercato,
lo scopo di tutto questo non lo sa nessuno,
forse nemmno loro,
o almeno non io quello che conta
è che quella roba continui a circolare
che cappelli giganti viola, bastoni laccati,
occhiali imperlati, magliette con ultrascollo da uomo,
pellicce, moon boot di pelo di faina muschiata e tutto il resto
siano in giro,
siano sotto gli occhi del mondo e circolino,
come virus, nelle vene del sistema.

incerta


incerta profondità di campo.

improvvisa profondità

di tempo

improvvisa


incerta profondità di tempo.

improvvisa profondità

di campo.

siamo tutti meticciati

e contaminati

dai diversi respiri del mondo

Laris Weliote


ascolto Laris Weliote,

dirmi che le chiavi della prigione

sono nelle mie dita.

lunedì 5 ottobre 2009

Hansne Templui

clicca sopra la foto


dal tuo corpo in putrefazione

cresceranno i fiori - mi conferma Hansne Themplui -

Questa è l'eternità

Ultima cripta


L'Ultima Cripta
di Fernando Gamboa

Editore: Il Punto d'Incontro
Collana: NarrativaPrezzo: 17,90 EuroDati: 416 p.Anno: 2009
Descrizione:

Ulises Vidal, sommozzatore professionista, tra i coralli lungo le coste dell'Honduras scopre una campana di bronzo risalente al XIV secolo. L'inspiegabile ritrovamento lo spinge a investigare, aiutato da un'archeologa messicana e da un medievalista spagnolo. Dopo un viaggio intorno al mondo alla ricerca di indizi, nella prima mappa del mondo completa della storia troveranno le prove che confermano la loro scoperta: i Templari raggiunsero le coste americane due secoli prima di Colombo... nascondendo laggiù un controverso tesoro.

Catari & Templari



Anche Rennes-le-Chateau, un piccolo paese della provincia francese del profondo sud, divenne teatro di una caccia al tesoro, simile a quella di Gisors.Quella che era iniziata per gli studiosi Lincoln, Baigentl e Leigh come semplice ricerca del tesoro condusse, per loro stessa ammissione, a un labirinto sempre più intricato di segreti, la cui scoperta, dal loro punto di vista, avrebbe potuto avere conseguenze tanto rivoluzionarie, che intere parti di storia dell’Occidente avrebbero dovuto essere riscritte.Tutto sarebbe iniziato, secondo i tre autori, nel 1885, quando un certo Bérenger de Saunière diventò parroco nel paese di Rennes-le-Chateau. Nonostante disponesse solo delle entrate estremamente ridotte di un parroco di paese e non possedesse alcun patrimonio personale, a partire dal 1896, cominciò di punto in bianco a spendere molto denaro. Solo per i francobolli spendeva più di quanto guadagnasse ufficialmente in tutto l’anno. Fece restaurare la chiesa, si costruì una villa e mise da parte un patrimonio in porcellane, sculture antiche e libri rari.

Indiscutibilmente aveva raggiunto un benessere improvviso e per cercare di chiarire da dove provenisse questa ricchezza è stato speso molto inchiostro. Per quanto diverse fossero tra loro le teorie, anche qui i Cavalieri Templari occupano una posizione di primo piano. Dipende dal fatto che Rennes-le-Chateau, un paese posto su una montagna impervia e appartata, era stato un territorio chiave dei Cavalieri Templari; infatti, su cinquantadue chilometri quadrati si trovavano sei sedi dell’Ordine, che servivano ufficialmente a sorvegliare la strada dei pellegrini verso Santiago di Compostela, che passava per quel territorio.

È facile supporre che nel 1307 i Cavalieri Templari, che già sospettavano di essere arrestati, abbiano trasportato le loro ricchezze al sicuro nella regione in cui erano più presenti e dove potevano contare sul massimo appoggio da parte della popolazione. Nel XII e nel XIII secolo, l’ impervia regione di montagna intorno a Rennes-le-Chateau era divenuta un bastione dei
Catari e, durante il loro sterminio operato dalle crociate di papa Innocenzo III, molti perseguitati avevano trovato asilo nelle fortezze dei Cavalieri Templari in Languedoc e molti erano persino entrati nell’Ordine.

I Cavalieri Templari, infatti, si opposero rigorosamente all’ordine papale di alzare la spada contro dei Cristiani, anche se eretici. In quel periodo di persecuzione, tra i Cavalieri Templari e gli abitanti della regione si formò una solida comunità, tanto che l’intera regione si trasformò in un unico covo di resistenza contro il re francese e la Chiesa. In realtà i Cavalieri Templari che vivevano nella sede dell’ Ordine sul Bézu, una montagna nelle vicinanze di Rennes-le-Chateau, nel 1307 riuscirono a sfuggire alle guardie del re.

Non è chiaro se furono avvertiti o se forse la polizia locale li lasciò scappare di proposito, in ogni caso è chiaro che qui i Cavalieri Templari si muovevano in assoluta sicurezza. Qui sarebbe stato conservato al sicuro, per secoli, il tesoro del Tempio. Molte leggende in Languedoc raccontavano che il tesoro dei Cavalieri Templari si trovava in questa regione e che era stato portato da Gerusalemme, nel 70 d.C., dall’imperatore romano Tito.

Il punto di partenza di questa leggenda è l’anno 1156, quando il Gran Maestro Bertrand de Blanquefort, la cui casa natale distava solo a un chilometro e mezzo, ordinò vasti scavi nelle vecchie miniere d’oro intorno a Rennes-le-Chateau.
Tutto ciò si verificò in circostanze misteriose: Bertrand de Blanquefort fece venire gli operai da fuori, dalla Germania, probabilmente perché non avrebbero potuto parlare,con gli abitanti del luogo, di ciò che cercavano o che avevano trovato nelle miniere. Le voci che presto cominciarono a circolare su queste attività dicevano che i Cavalieri Templari cercavano l’oro là sotto, ma è davvero poco verosimile, infatti già i Romani avevano scavato in quella miniera alla ricerca dell’oro finché ne era valsa la pena. Quindi quasi sicuramente questi scavatori non cercavano l’oro.

Cesare d’Arcons, che apparteneva alla squadra di ingegneri, nel suo rapporto scriveva che forse avevano messo al riparo del metallo, costruito oggetti di metallo o forse addirittura scavato una cripta e installato una specie di cassaforte. Cosa doveva contenere questa cassaforte?

E, come arrivò il tesoro ai Cavalieri Templari? I Visigoti nel 410 lo presero ai Romani e lo nascosero in un luogo sconosciuto. Il re dei Merovingi di Francia, Dagobert II, aveva sposato una principessa dei Visigoti e forse proprio da lei era venuto a conoscenza del nascondiglio del tesoro.

Nel corso della ristrutturazione della chiesa del villaggio di Rennes-le-Chateau, il parroco Bérenger de Saunière si sarebbe imbattuto in alcuni documenti cifrati che lo portarono a scoprire un segreto. In uno di questi vi era la citazione: "A Dagobert u roi et a Sion est ce tresor et il est la mort". Vi sono due diverse traduzioni possibili ed entrambe pongono interrogativi. La prima suona così: "questo tesoro appartiene al re Dagobert II e a Sion, e qui giace morto".
La Hauf sostiene che i Cavalieri Templari (o i loro predecessori) avrebbero probabilmente scoperto nella miniera un materiale di enorme valore, che però poteva anche uccidere: l’uranio. Questo spiegherebbe l’impiego di operai stranieri nelle miniere, perché, se fossero comparsi segni sospetti di contaminazione si sarebbe potuto rispedire in patria gli uomini colpiti o lasciarli morire sul posto e quindi farli sparire.

La Hauf ritiene inoltre di sapere come utilizzavano l’uranio i Cavalieri Templari: lo usavano per uccidere lentamente. Così si spiega perché i nemici dell’Ordine morirono quasi tutti nello stesso anno in cui salì sul rogo l’ultimo Gran Maestro
Jacques de Molay (1314), spesso per cause misteriose.
Lincoln, Baigent e Leigh formulano una teoria totalmente diversa, perché ritengono che non si tratti di un tesoro materiale, ma di un segreto tanto pericoloso, che in certi luoghi si sarebbe pagata qualsiasi cifra perché non fosse reso pubblico. Questi autori sono dell’opinione che si tratti della prova inconfutabile che Gesù Cristo non fu crocifisso, ma che visse fino all’anno 45.
Queste enormi quantità di denaro vennero dall’unico luogo a cui potesse interessare che questa sconvolgente notizia rimanesse segreta: il Vaticano. Se infatti Gesù non fosse morto per espiare le colpe dell’umanità e non fosse risorto, cadrebbe il dogma principale della Chiesa Cattolica. Prendendo in considerazione questa ipotesi, alcune dichiarazioni dei Cavalieri Templari durante il processo appaiono sotto una luce totalmente diversa: i Cavalieri Templari sputavano forse sul crocifisso poiché sapevano con certezza che Gesù non era morto sulla croce e quindi quel simbolo era una falsità?
I Gran Maestri sapevano o tenevano questa prova inconfutabile tra il loro Tesoro?
Come ebbero questa prova? Quasi sicuramente la ebbero dai Catari, la cui fortezza più importante, Montségur, era caduta il 15 marzo 1244. Anche in questo caso si dice che uno o addirittura due tesori sarebbero stati portati via, poco prima. Già nel gennaio del 1244 i Catari avevano messo al sicuro il loro oro e argento, ma solo immediatamente prima della caduta della fortezza avrebbero messo in salvo ciò che per loro aveva evidentemente un valore enorme, anche se non si trattava di valore materiale. Dove portarono questo tesoro di enorme valore?

Quasi sicuramente dai Cavalieri Templari a Rennes-le-Chateau, che distava solo una mezza giornata di viaggio e dove, probabilmente, molti Cavalieri Templari erano Catari.
I Catari credevano all’esistenza di due divinità, un’entità essenzialmente spirituale, che rappresenta l’amore puro e un’altra, creatrice del mondo, che, tuttavia, è pieno di errori, impuro e quindi da condannare. Da questa divisione in due parti, i Catari trassero la conclusione che Gesù non potesse essere il Dio del puro amore e, contemporaneamente, assumere sembianze umane e tanto meno morire sulla croce. Anche i Catari negavano quindi che Gesù fosse morto sulla croce. La loro certezza derivava forse dalla "prova inconfutabile" che consegnarono, nel 1244, nelle mani dei Cavalieri Templari?

Ci sono altre analogie tra i Catari e l’Ordine: anche gli inviati dei Catari, ad esempio, viaggiavano per il paese sempre in due, come i Cavalieri Templari, per proteggersi a vicenda dalle tentazioni.

danza macabra


chi non sono


Io sono il riflesso della coscenza
che torna a bussa nei silenzi della sera,
il fiume lento di vino
che placa il dolore dei pensieri,
il demone di nero fumo dalle ombre del giorno che muore.

Dicono sia un mago,
un vagabondo,
uno da cui stare lontano.
un artista di parole,
un principe caduto,
un diavolo che cerca redenzione,
o ancora un folle,
un pazzo,
un'anima braccata che è riuscita a farla franca.

Un perditempo che gioca con la luna,
un cantastorie,
un re,
uno che un tempo è morto
e che non morrà mai più

ghost


Come forse i più attenti avranno notato,
ho voluto cambiare oltre al guscio esteriore,
anche il sottotitolo a questa sorta di disordinato diario di viaggio
che mi sono venuto a costruire,
per poter meglio donare un'identità propria
a questo spazio irreale,
nato dalla voglia di tenere una traccia dei miei pensieri,
e sapere dove andarli a trovare,
il giorno in cui sarò preso dalla voglia di cercarli.

arcadico


Bisogna combattere la tristezza
subito
non si sa mai quanto possa durare
5
Bisogna
vivere la felicità completamente
non si sa mai quanto possa durare


domenica 4 ottobre 2009

quel cappello color porpora


A tre anni Lei si guarda e vede una Regina.

A otto anni Lei si guarda e vede Cenerentola.

A quindici anni Lei si guarda e vede una Brutta sorella ("mamma non posso andare a scuola con questo aspetto qui").

A venti anni Lei si guarda e si vede "troppo grassa/troppo magra, con i capelli troppo lisci/ troppo arricciati", ma decide che uscirà di casa lo stesso.

A trenta anni Lei si guarda e si vede "troppo grassa/troppo magra, troppo bassa/troppo alta, con i capelli troppo lisci/ troppo arricciati" ma decide che non ha tempo di risistemarsi e che uscirà di casa lo stesso.

A quaranta anni Lei si guarda e si vede "troppo grassa/troppo magra, troppo bassa/ troppo alta, con i capelli troppo lisci/ troppo arricciati" ma dice: "almeno sono pulita", ed esce di casa lo stesso.

A cinquanta anni Lei si guarda e si vede "esistere" e se ne va dovunque abbia voglia di andare.

A sessanta anni Lei si guarda e ricorda tutte le persone che non possono più nemmeno guardarsi allo specchio. Esce di casa e conquista il… mondo.

A settanta anni Lei si guarda e vede saggezza, capacità di ridere e saper vivere, esce e si gode la vita.

A ottanta anni non perde tempo a guardarsi. Si mette in testa un cappello color porpora ed esce per divertirsi con il mondo.

Manda questo messaggio a tutte le donne che hai la fortuna di avere come amiche con l' augurio che sappiano afferrare molto prima quel cappello color porpora!

io ti voglio bene

perchè ci sei andato?
ci andai perchè
ci si crede.

Pisa ! Pisa ! Pisa !


Tre volte sulle rive del Mediterraneo compare il nome Pisa: e sempre là dove due fiumi, Arno Serchio, Alfeo e Cladeo, e due rami dell'Ebro o quale altro fiume fosse di Spagna, si univano a delta per formare un'erbosa pianura.Prateria dunque, o delta, significò quel nome in qualche lingua antichissima di popoli antichissimi e scomparsi, che molto tempo prima dell'invasione indo-europeapopolavano la Spagna, l' Italia e la Grecia; e i cui toponimi, generalmente conservatidai loro discendenti Iberi, furono talvolta, dai sopraggiunti Italici e Greci, tradotti nelle proprie lingue. Così Pisa fu detta Olimpia quando prese vigore il culto di Zeus oracolo olimpio, mentre il contado intorno serbava ancora l'antico nome di Pisatide: Invece- e non senza profonda ragione-questa che è LA PIU' ANTICA CITTA'MADRE D'EUROPA , serbò sempre saldo il nome ibero-ligure datole dai suoi fondatori, e quel nome rimase sulle labbra e nel cuore di tutti i loro tenaci nipoti.Pisani rimasero, e non si fecero Etruschi, malgrado la valanga rasenica;pisani furono, e non italici,malgrado l'invasione indo-europea; ne si germanizzarono nonostante le calate dei Longobardi e dei Franchi.Pisani rimasero, e non divennero Toscani, resistendo alle istanze appassionate del secolo guelfo e nazionale; così come mai si erano lasciati romanizzare, ad onta della guarnigione romana, del pretorio, del circo e dell'impero.SE C'E' UN POSTO AL MONDO DOVE DA UN NOME SI PUO' LEGGERE LA STORIA, E' QUESTO, PISA. Incompresa, anzi odiata, senza cercare comprensione, senza averne bisogno ne desiderio, poggiata su millenni di arcaica grandezza che la legano via mare ai Fenici e ad altri popoli navigatori di cui è andato sommerso il ricordo, prima che sorgano le rocche contadine del Tevere e i fondacho attorno al ponte fiesolano, Pisa volge le spalle all'Italia con spirito sidonio e cartaginese e si cerca un impero sul mare, dal quale a lei venne una morte tragica, sidonia e cartaginese.Cartagine oltre la morte patì l'invettiva poetica di Lucrezio,e Pisa quella, celebre, di Dante, che sopportò stoicamente quasi estrema corona.Ma prima che fossero abbattute le sue torri e il suo porto venisse inghiottito dalla sabbia,si era espressa con tale potenza di forme davanti agli Dei e agli uomini, che la stessa carnefice di Corinto, e tanto meno la bramosia di vendetta dei fiorentini, mai osarono toccare la sacra cerchia delle sue mura.

Khitna Murine


Gli altri non si dimenticano
- sospira Khitna Murine .
si uccidono.

Oggi,Plenilunio di Bilancia


Sei di fronte al tuo sentiero
al centro,in perfetto equilibrio
prosegui il tuo cammino.
Muoviti con armonia
mentre scegli costantemente
procedi nella terra di mezzo.
Servi il prossimo tuo in modo
che l’essere umano,
possa servire a sua volta,
imparando a distinguere il bene dal male
e per questo tuo Servizio in dono
riceverai l’Amore.

indifferenza


Sono molte le atrocità nel mondo
e moltissimi i pericoli:
Ma di una cosa sono certo:
il male peggiore è l’indifferenza.
Il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza;
il contrario della vita non è la morte,
ma l’indifferenza;
il contrario dell’intelligenza non è la stupidità,
ma l’indifferenza.

cardamomo intrigante



del cardamono quale tonificante e afrodisiaco è ancora ben vivo come per la preparazione del caffè alla moda de Le Mille e una Notte che tanto intrigavano anche i signori del rinascimento medievale

RUBI HALINE


SOLO QUELLI CHE SONO COSI' FOLLI
DA PENSARE DI CAMBIARE IL MONDO,
- AFFERMA RUBI HALINE
LO CAMBIANO DAVVERO

sabato 3 ottobre 2009

Tuchinas sostiene

Tuchinas sostiene che
male voluto
non è mai troppo

limitante


i limiti del tuo linguaggio

- sorride Laris Tulesne -

significano i limiti del tuo mondo.

Sabato Ultimo


In media, un individuo vive settantacinque anni. Alcuni vivono più a lungo, altri meno, ma la persona media raggiunge questa età. Nel realizzare questo fatto, in un soleggiato sabato pomeriggio, Alberto fece dei veloci calcoli per contare quanti sabati una persona media è in grado di vivere: 3.900. Avendo cinquantacinque anni, ad Alberto rimanevano 1.000 sabati ancora da vivere. Si recò in un negozio di giocattoli e comprò tutte le biglie di vetro che avevano, 1.000 in tutto. Più tardi Alberto mise tutte le biglie in un vaso di vetro che poi sistemò nel soggiorno. Ad ogni sabato che passava, Alberto toglieva una biglia dal vaso di vetro e la buttava via. Alberto guardava il contenuto del vaso che diminuiva drasticamente e rifletteva sul fatto che non aveva moltissimo tempo per crearsi una vita più felice. Ogni giorno notare di aver perso ancora una opportunità di avere un giorno felice lo rendeva particolarmente negativo verso se stesso e la sua vita.


IL TEMPO NON ASPETTA NESSUNO


Un giorno arrivò il suo ultimo sabato. Alberto non aveva mai osservato la sua vita da questo punto di vista. Non aveva mai affrontato seriamente il fatto che la vita è corta e che c’è un tempo limitato per viverla al meglio. Alberto guardò le sue priorità e fece qualche aggiustamento. All’inizio della lista mise “trascorrere più tempo con la famiglia e con gli amici”, “apprezzare quello che ho”, “godere di ogni momento in cui sono vivo”. Senza cambiare il suo mondo esterno, la vita di Alberto era completamente differente. Non decise di guadagnare più soldi, di perdere peso o di creare nuove relazioni. Semplicemente prese quello che aveva e si mise a guardarlo sotto una nuova luce. Dopo aver fatto delle biglie parte della sua vita, la sua nuova attitudine gli permise di riequilibrare le aree della sua vita di cui non era soddisfatto. Prima sentiva che gli mancava il potere di cambiare alcunché e desiderava solo che le cose migliorassero senza che lui facesse nulla. Ora stava compiendo delle azioni positive per creare la vita che lo facesse sentire bene. Sappiamo tutti che non possiamo vivere per sempre, ma pensarci nei termini che vi ho appena raccontato potrebbe veramente aiutarci a mettere le cose nella giusta prospettiva. Ci rende consapevoli di quanto valore c’è in ogni singolo giorno che passa, e di quale perdita sarebbe se non potessimo goderci ogni giorno della nostra vita. A seconda della tua età, hai un certo numero di biglie che ti rimangono nel vaso. Se non hai ancora creato la vita che hai sempre sognato, a quale punto deciderai di iniziare il cambiamento? Quante altre biglie devi gettar via prima che inizi a goderti la tua vita?


IL TEMPO GIUSTO E’ ADESSO


Oggi è il giorno ideale per fare un cambiamento. Oggi è il tuo giorno per compiere il primo passo verso i tuoi obiettivi e i tuoi sogni. Immagina… vivere la vita a modo tuo, facendo quello che vuoi, e amarne ogni minuto. E’ possibile. Puoi avere qualsiasi cosa vuoi nella vita, ma devi avere il controllo della tua motivazione e farla lavorare per te.

Le cause di ogni avvenimento

assomigliano alle dune del mare:

una segue l’altra,

e l’ultimo perché,

presso il quale si potrebbe riposare,

stà nell’infinito.

venerdì 2 ottobre 2009

titanic


Manifesto del contadino folle


Amate il guadagno facile,
l'aumento annuale di stipendio,
le ferie pagate.
Desiderate sempre più case prefabbricate.
Abbiate paura di conoscere i vostri vicini, e di morire,
e avrete una finestra nel pensiero.
Nemmeno il vostro fututo sarà più un mistero,
la vostra mente sarà perforata in una scheda
e messa via in un cassetto.
Quando vi vorranno far comprare qualcosa vi chiameranno.
Quando vi vorranno far morire per il profitto
ve lo faranno sapere.


Ma tu amico,


ogni giorno,
fà qualcosa che non possa entrare nei calcoli.
Ama il Creatore, ama la Terra.
Lavora gratuitamente.
Conta su quello che hai e sii povero,
ama qualcuno anche se non lo merita.
Non ti fidare del governo, di nessun governo.
E abbraccia gli esseri umani.
Nel tuo rapporto con ciascuno di loro
riponi la tua speranza politica.
Approva nella natura ciò che non capisci,
e loda questa ignoranza,
perché ciò che l'uomo non ha razionalizzato,
non ha distrutto.
Fai le domande che non hanno risposta.
Investi nel millennio.
Pianta sequoie.
Sostieni che il tuo raccolto principale
è la foresta che non hai piantato
e che non vivrai per raccogliere.
Afferma che le foglie quando si decompongono
diventano fertilità.
Chiama questo "profitto".
Una profezia così si avvera sempre.
Poni la tua fiducia nei 5 cm. di humus
che si formeranno sotto gli albero ogni mille anni.
Stai a sentire come si decompongono i cadaveri:
metti l'orecchio vicino
e ascolta i bisbigli delle canzoni a venire.
Aspettati la fine del mondo.
Sorridi, il sorriso è incalcolabile,
sii pieno di gioia.
Finché la donna non ha abbastanza potere,
sostieni la donna più che l'uomo.


Domandati:


questo potrà dare gioia alla donna
che è contenta di aspettare un bambino?
Quest'altro disturberà il sonno della donna
vicina a partorire?
Vai col tuo amore nei campi.
Stendetevi tranquilli all'ombra,
posa il capo sul suo grembo ...
e vota fedeltà alle cose più vicine alla tua mente.
Appena vedi che i generali e i politicanti
riescono a prevedere i movimenti del tuo pensiero,
abbandonalo.
Lascialo come segnale
per indicare la falsa traccia,
la via che non hai preso.
Sii come la volpe,
che lascia molte più tracce del necessario,
alcune nella direzione sbagliata.
Pratica la resurrezione.

Piscu


A volte ,se mi metto faccia a faccia
- sospira Piscu -
non riesco a vedere la faccia dell'Altro.

enigma


Il perimetro di un essere umano
è pari alla lunghezza di un frammento di personalità
moltiplicato per il numero delle proprie esperienze variabili
(?)

sono




sono l'imperitura ruota
sono lo sfuggente salmone
sono l'intrepida lancia
sono colui che suona l'arpa nera
sono colui che evoca le parole sacre
sono colui che suscita il sogno
sono l'ombra nell'oscurità
sono la tristezza per ciò che è stato (e non è più)
sono il nome mai pronunciato
fui colui che giurò sulle sacre pietre
fui colui che torna in essere
fui colui che per i suoi figli piange
sono colui che venne per primo
sono colui che i figli sospinse
sono colui che per ultimo chiuderà il sacro cerchio (recinto)


di fuori


Ci sono tre pietre che non bisogna mai portare
se non per ottenere effetti specifici per breve tempo
- mi spiega Katlina :
1) l'amazzonite 2) la malachite 3) l'occhio di tigre.
Come vedi la malachite è al secondo posto.
Sono pietre che conducono
a una grande stimolazione endocrina e ormonale
che può essere utile in alcuni casi
ma devastante in altri,
per intenderci mandano veramente di fuori
e io le ho sperimentate tutte e tre personalmente

giovedì 1 ottobre 2009

dammi una mano

Se cerchi una mano
disposta ad aiutarti,
la trovi alla fine del tuo braccio.

ex tremiste

Quando per caso trovo delle idee insolite
le metto alla prova.
E il mio modo di metterle alla prova
è di estremizzarle

1


Cosi il confronto
mi aiuta a vivere
e le guerre a morire.

mare traverso

con il mare ho un rapporto travolgente.
Quando lo vedo muoversi,impazzire,calmarsi,
cambiare colore,rotta, è il mio amante .

recensione - Ombra della Sera


Raffinata poetessa dotata di intensa interiorità che si muove in un'articolazione di riflessioni e sogni espressi con un linguaggio denso di inventiva e risorse metriche, la Busca Gernetti in questa terza silloge Ombra della sera mantiene inalterata la sua cifra poetica in perfetta sintonia con l'incidenza simbolica delle immagini di cui aveva già dato prova nelle due precedenti sillogi: Asfodeli e La luna e la memoria. Ritualità di pulsioni laico-religiose che si accavallano e s'inseguono nel fecondo vivaio del suo universo dove la metafora dell'ombra della sera: "Forse la vera essenza si svela nel tardo crepuscolo presso l'oscura soglia della tetra notte" inanella le immagini in un unico affresco visionario a raggruppare le sezioni della raccolta: Metempsicosi, Ombra della sera, Eros, Elegie sicane, Canto della terra, Notturno, Thanatos, il cui ordito si dipana come un ininterrotto racconto.
La necessità di comprensione di sé, il desiderio d'immergersi nella natura: "le siepi ormai bianche di petali le timide viole che occhieggiano tra il verde rigoglio del prato, mi perdo con lo sguardo nella pura e immensa azzurrità del cielo e delle onde", il motivo religioso o quanto meno del trascendente: "io sono tutto e nulla nella chiaria dell'alba", il richiamo sottile dell'infanzia goduta: "oggi vivevo nel passato ero una bimba timida e scontrosa china sull'umida scabra battigia che cercava pietruzze colorate", la comunione poetica con gli altri: "l'ora di Barga del Poeta è viva nella mente", sono motivi frequenti della sua tematica abilmente interpretati da un verseggiare sapiente in cui il verso libero ben si amalgama con metri classici. Una poesia senza dubbio dotta in cui però la spontaneità di certe intuizioni: "una pietruzza verde fra le dita", non è affatto invalidata dall'alchemica progressione di versi come questi: "ecco mi bagno nel limpido mare turchino, nel mare che Ulisse ardito, con l'agile chiglia solcava alla volta del regno ventoso di Eolo". E non mancano i richiami e gli appuntamenti con Eros che acquistano fascino particolare per riferimenti forse autobiografici perché quando la storia di sé diventa urgente, sfugge dalle mani dell'autore e si fa inchiostro: "amaro è l'attendere vano mentre ore mute, incolori sembrano immobili". Né mancano stupende immagini rubate alla terra cui la nostra è tenacemente legata in una sorta di sensuale, atavico innamoramento: "il canto della terra è un lieve stormire di fronde un sussurro dolce dolente nel pallore dell'alba, sinfonia della vigna violacea di grappoli turgidi nell'aria sonora di vespe, campi di papaveri squillanti sulle prode nell'oro delle spighe (...)" dove il dettato poetico si fa carico di odori e presenze e diventa tessuto cromatico quasi a esorcizzare la paura dell'ombra. E neppure trascurato l'argomento morte (Thanatos) dove si fa certezza l'umano destino tribolato, dove forse emerge quella parte oscura di noi, l'ombra appunto: "occhi senza sorriso scuri nel volto triste" e più avanti "tutta la notte nel rifugio nella grande cantina dal soffitto a crociere", ma dove però nella mancanza di un giudizio negativo e nell'appassionato appello a un Padre misericordioso: "ti prego padre mio celeste fammi risvegliare bambina" la poetessa attraverso il lievito della religiosità unitamente a quello degli affetti familiari scommette sulla bontà dell'uomo dividendo con gli altri le sofferenze di un percorso di vita. Sofferenze da cui come dice Madame de Sévigé si esce anche attraverso lo scrivere: "l'unico modo per rendere tollerabile un'indicibile sofferenza".
Recensione
Ombra della sera
poesia
Autori
•
Giorgina Busca Gernetti
Edizione:Genesi Editrice Torino 2002
Prefazione di Antonio Gagliardi. Rassegna critica - pp. 162
prezzo: € 9,50
Recensione a cura di

Giuliana Matthieu Chiocchini
Pubblicata su:La Ballata nr.2/2003

logica esistenziale


Chiedo a Lucumone Vel Supline :
"V'è una logica nell'esistenza?
" Egli mi dice:
"Senza esistenza non può essere definita una logica,
essa è quindi a posteriori all'esistenza stessa
e quindi irrilevante e privo di senso il quesito ...
inoltre essa composta di parti o proposizioni
e non è una proprietà intrinseca
quindi l'intaglio è irrilevante alla stessa.
Due sono le realtà che si scontrano nell'esistere:
il caos e l'oscurità:
quelle sono immanenti,
imperiture quantità di sostegno
e dominano tutto,
compenetrandosi ...
esse sono a priori dell'esistenza.""

Larth - gli dico -
ti rendi conto dell'affermazione che hai fatto?
Se la minoranza dovesse appropriarsi
di queste idee il Regno potrebbe crollare
sulle sue stesse basi ...
""Se il nostro popolo non compirà presto
il passo verso l'Oscuro esso si estinguerà,
ma non è quella la peggiore
delle conseguenze come tu ben sai ...
La peggiore delle estinzioni
e quella che avviene
nella non conoscenza e nell'ottusità,
la non consapevolezza è colpa."



brutto carattere



C'era una volta un ragazzo con un brutto carattere.Suo padre gli diede un sacchetto di chiodi e gli disse di piantarne uno nello steccato del giardino ogni volta che avesse perso la pazienza e litigato con qualcuno.Il primo giorno il ragazzo piantò 37 chiodi nello steccato.Nelle settimane seguenti, imparò a controllarsi e il numero di chiodi piantati nello steccato diminuì giorno per giorno:aveva scoperto che era più facile controllarsi che piantare i chiodi.Finalmente arrivò un giorno in cui il ragazzo non piantò alcun chiodo nello steccato.Allora andò dal padre e gli disse che per quel giorno non aveva piantato alcun chiodo.Il padre allora gli disse di levare un chiodo dallo steccato per ogni giorno in cui non aveva perso la pazienza e litigato con qualcuno.I giorni passarono e finalmente il ragazzo poté dire al padre che aveva levato tutti i chiodi dallo steccato.Il padre portò il ragazzo davanti allo steccato e gli disse: "Figlio mio, ti sei comportato bene ma guarda quanti buchi ci sono nello steccato.Lo steccato non sarà mai più come prima.


Quando litighi con qualcuno e gli dici qualcosa di brutto, gli lasci una ferita come queste. Puoi piantare un coltello in un uomo, e poi levarlo, ma rimarrà sempre una ferita. Non importa quante volte ti scuserai, la ferita rimarrà.