giovedì 4 febbraio 2010

s.cecilia

È uno dei piccoli e sparsi insediamenti rupestri del territorio di Bomarzo  la cui origine si perde a volte nella Preistoria. I resti per lo più medievali esistenti in questa località si trovano a sinistra della valle di Fosso Castello a poca distanza dalla strada che dalla provinciale Orfana adduce al paese di Bomarzo. Quanto si evidenzia di costruzioni, ma soprattutto di tombe antropomorfe è su diverse, ma limitate piattaforme rocciose create4 dall’opera dell’uomo; il tutto in mezzo ad una fitta boscaglia. Nel ripiano più largo emergono dal terreno, chiaramente discernibili, le strutture murarie in blocchi di tufo su tre filari di una piccola chiesa rettangolare (m.9x6 circa) con abside orientata a S/E. (XII secolo). Della sua decorazione rimangono capitelli, pulvini, archetti dentati, modanature ed altri parti in peperino scolpite con motivi floreali e zoomorfi.
Gli schiavi compiuti nel 1973 da Joselita Raspi Serra hanno evidenziato che laddove oggi è visibile parte dell’abside, precedentemente, sulla viva roccia, si era creato un diverso ambiente rettangolare: forse un primo edificio sacro.
Attorno alle superstiti mura, per ogni dove, parte ordinate a file parallele, altre senza alcun ordine vi sono numerose tombe antropomorfe. Alcune sono fosse scavate direttamente nel piano roccioso, altre, evidentemente sarcofagi monolitici di peperino lavorati a parte e poi trasportati. Questi hanno per lo più il luogo della testa orientato a NW. Si stacca da tutti sia per l’orientamento (SE/NE) sia per la fattura un sarcofago allogato a poca distanza dall’abside, che oltre ad essere l’unico ad avere una copertura, ha in essa, in netto rilievo su ogni lato del doppio spiovente, due croci greche e ed una al centro di ogni frontone. Gli altri sarcofagi non risultano avere un coperchio; avendo trovato diverso materiale fittile (mattoni, coppi e tegole alcune aventi il marchio di fabbrica riferibile al II sec.d.C.) si è ipotizzato una copertura con il riutilizzo di tali manufatti. Quattro tipologie dell’incasso che racchiude la testa del defunto distinguono la struttura interna delle tombe. Nicchie, incassi e fori per l’inserimento di strutture lignee, tracce di cave, abitazioni ipogee, gradini, cabalette di scolo, massi con superfici squadrate e lavorate sono ovunque.
Le quantità di sepolture entro il terreno ben giustifica il nome di Cimitero vecchio che assieme a S. Cecilia (forse la santa ivi venerata) indica questa particolare località.
Tutta la zona ha una frequentazione ben più antica dei reperti medievali visibili, riportabile nell’ambito quanto meno etrusco e romano come è deducibile dai bolli dei tabellones; lo stesso accesso da Bomarzo, scavato in trincea nella roccia, ne è una prova tangibile. Negli immediati dintorni affiorano resti diversi del periodo romano con ceramica sparsa, tombe a fossa per inumati ed incinerati, pestarole, tracciati stradali basolati. La presenza romana è evidente particolarmente a Pian di Carletto dove sono rocchi di colonne, cornici e trabeazioni scolpiti con fiori e animali in peperino ed in marmo, un’ara; reperti che hanno fatto ipotizzare l’esistenza di un tempio. Lungo il fosso del Rio, a poca distanza (300 m. circa a N/E) nei pressi di un terrazzamento artificiale realizzato utilizzando blocchi riversi di peperino, sembra essere stato un altro modesto insediamento umano del quale, tuttavia, non è possibile offrire una certa cronologia. Le evidenze più notevoli sono fori circolari sui massi determinati dall’insrimento di pali per capanne ed una serie di pestarole di diversa grandezza aventi una sola vasca con il relativo foro di uscita scavate in massi erratici.
Non molto distante da S. Cecilia svetta la torre e sono le mura del castello di Chia un tempo abitazione e proprietà dello scrittore regista Pier Paolo Pisolini. Molto vicino è anche il Poggio Civitelle con tombe a camera, a nicchia, e a fossa antropomorfa ricavate nella roccia come diversi piastrini monolitici più o meno conservati.

canto trasparente

Abbiamo grandi Aspettative
E Spesso le leghiamo
alla Presenza di qualcosa
ma i vincoli del Lupo sono fatti di nulla:
rumor di passo di gatto,
Radici di Montagna,
Barba di donna,
Respiro di pesce,
Sputo di uccello.

mercoledì 3 febbraio 2010

riassumendo

 Appena mi sento assegnare un’ora, un luogo, un atteggiamento del corpo o dello spirito ai fini dello svago, tutto il mio essere protesta: sbadiglia, fugge… Mi metto a pensare agli affari miei, ai miei misteri , al mio mestiere, a una cosa qualsiasi…

-mi incita Sparne -

Viaggia.
Non c'è felicità per l'uomo che non viaggia
 -mi incita Velthur Sparne -
Vivendo nella società unama
 anche il migliore degli uomini
diventa un peccatore.
Poichè il Sole Usil è amico del viandante,
vai,dunque!

martedì 2 febbraio 2010

canto extraterreno


L’effetto di un’idea politica
 in un’opera letteraria
è come un colpo di pistola
nel bel mezzo di un concerto

contro nulla



Si può fare nulla contro l'amore,
Contro il colore del fogliame
contro la carezza della schiuma
contro la luce, non potete far nulla.

Larthia Sepu Humandi

Smetterai di scrivere Principe  quando avrai
gambe forti e animo sicuro.
 mi esorta Larthia Sepu  Humandi -
E sarà tutto un camminare cantando
lungo i bordi della terra.
Ubriaco senza sogni. E alla fine
della passeggiata, siediti .

lunedì 1 febbraio 2010

Kaliu Hansine


  Kaliu Hansine  decide
 di partire da Bubluna
e di andare a vedere
la Festa della Luna Piena a Tarqna .
Il cammino è lungo e pesante,
ma ha sentito dire che la festa
è una delle cose più belle
alla quale un essere umano
avrebbe mai potuto assistere.
Decide allora di incamminarsi
stimando  che da casa sua alla città
vi erano dodici giorni di cammino.
Il viaggio, in effetti,
è molto faticoso e viene sorpreso
 da terribili tempeste di neve,
sfugge all'assalto dei briganti del bosco
e per un po' non viene divorato da un lupo.
Eppure và  avanti,
fino a quando nel penultimo giorno di viaggio
trova una frana lungo il suo percorso.
"Basta" grida con voce spezzata e sconfitta
"non posso continuare in questo modo!
Se anche questo è successo,
vuol dire che non è destino
 che io veda la Festa della Luna Piena ".
Si volta indietro per tornare a casa
ma a quel punto  l'Augure Pavle Falkunte
che lo sente  imprecare
contro la sorte avversa, gli dice:
"Se nella strada da casa tua a Tarqna 
  ti fermerai all'undicesimo giorno,
come farai a vedere
 la Luna sulla capitale?"
Kaliu  capisce  che se ha  avuto
 il coraggio di intraprendere il viaggio
non sarà  la frana a fermare i suoi intenti.
L'unico modo di scoprire
se vale la pena continuare il cammino
è  quello di andare oltre.
In caso contrario,
la Luna  rimarrà  solo un disco
 di ghiaccio e d'argento in mezzo alla notte.

chimera


stò giocando.
dipende.
 a volte con il sesso a volte con la mente

Avle Pharcunte


Avle Parchunte è un nobile proprietario terriero che vive in campagna. Non ha ovviamente molta tecnologia a sua disposizione ma i suoi schiavi si occupano delle sue quotidiane incombenze, come la pulizia, la contabilità, l’intrattenimento e così via, mentre altri schiavi coltivano i campi, misurano i confini e sistemano le pietre “tular”, che delimitano la proprietà privata. Gli Etruschi sono infatti grandi sostenitori della proprietà: hanno cambiato il vecchio ordine di cose, in cui la terra ereditata  è sempre stata  un bene comune della tribù. Ora, molte famiglie possiedono centinaia di ettari ben delimitati da queste pietre di confine, che recano incise minacce e maledizioni eterne verso chiunque voglia spostarle. Avle e i suoi contemporanei, per far rispettare i confini, si affidano anche alla figura tutelare del dio Tagete.

La campagna etrusca è una tavolozza di colori: campi ordinati e coltivati con le migliori piante di farro e frumento, alberi da frutto, canali d’irrigazione. Una campagna che incanta anche i viaggiatori greci e attira persone libere, disposte a lavorare come schiavi, ma con uno status simile ai “clientes” romani, in cambio della protezione dei “principes” etruschi. Come riferiscono i cronisti greci, gli schiavi stessi, anche nei campi, sono puliti, vestiti dignitosamente e non trattati poi così male. Altra forza dell’economia etrusca è il ferro. Si estrae nell’Isola d’Elba. I centri metallurgici di Populonia, Massa Marittima e Arezzo, dove si fabbricano anche armi, hanno fatto dell’Etruria qualcosa di simile all’attuale area strategica del petrolio. Fra le poche cose di cui deve occuparsi un nobile come Avle c’è la guerra. Guerre contro i Greci, contro i Fenici, i Celti, i Romani, i Siracusani e altri ancora. Quando la pratica bellica viene sospesa, la giornata di Avle comincia con la caccia, attività prettamente aristocratica; seguono gli allenamenti con un maestro d’armi: importante è l’allenamento col carro da guerra (il nobile etrusco combatte generalmente a bordo di un carro seguito da un drappello di fanti). Poi c’è la visita alle coltivazioni. Avle deve decidere se comprare da Laris Huspreche dei campi di farro, ma deve prima consultare gli aruspici, addetti alla divinazione, dai quali si va per ogni sorta di questione. Gli aruspici etruschi hanno riunito in ponderosi libri le diverse arti di prevedere il futuro, libri che saranno consultati anche in età romana per le decisioni di una certa gravità. Tre sono i metodi che utilizzano : l’osservazione della posizione dei fulmini del cielo, il volo degli uccelli e l’aspetto del fegato degli animali sacrificati. Il cielo, come il fegato, è diviso in settori, ciascuno corrispondente all’area di pertinenza di una divinità, in grado di influenzare il destino degli uomini. Oggi Avle ha un impegno importante: un funerale. La vita media, in Etruria, è di 40 anni. Non ci sono vecchi. Prima di arrivare alla processione funebre, Avle butta l’occhio su un gruppo di neonati in vendita (figli di prigioniere dell’ultima guerra). Poi si sofferma davanti a una parata: c’è un carro da guerra con a bordo anche un attore che rappresenta il defunto, seguito dalle maschere dei suoi antenati. In processione appaiono la scure e i fasci, simbolo del potere dell’aristocratico morto. La tomba etrusca riprende in piccolo l’abitazione dei vivi; è destinata ad essere visitata negli anni da amici e parenti del defunto.
La cerimonia finisce con i giochi rituali. Uno di questi, il “phersu”, è terribile: un malfattore, o un semplice prigioniero, viene incappucciato, gli viene legata una mano dietro la schiena e con l’altra deve impugnare una spada per combattere alla cieca contro una belva feroce. Una sorta di sacrificio umano per favorire l’ingresso nell’aldilà del nobile morto. Alcuni studiosi ritengono che il phersu abbia ispirato i giochi gladiatori dei romani. Gli Etruschi, nutrono una vera e propria ammirazione per l’arte greca e lo stile greco, per cui si fanno raffigurare con aria orientaleggiante, originando così l’ipotesi di una possibile provenienza dall’Oriente degli Etruschi, rafforzata dal ritrovamento nell’isola di Lemno, nell’Egeo,di una iscrizione in lingua simile a quella etrusca lasciata da un popolo che pure lavora i metalli. Un’altra ipotesi è che gli Etruschi siano i discendenti di europei che avevano resistito all’invasione dei popoli Kurgan, che diffusero le lingue indoeuropee, alla base di quelle attuali. L’isola di Lemno sarebbe allora per gli Etruschi solo una colonia. Molte divinità greche sono entrate nel Pantheon etrusco, inizialmente popolato da figure dell’aldilà con tratti animaleschi o mostruosi. Charun, il demone traghettatore dei morti, forse mutuato dai Greci, conserva però tutto l’aspetto di un demone. Un etrusco come Avle, appena può, passa dal Tempio di Uni (Era), un centro di contatto importante nella realtà rurale, non solo religioso, che sostituisce il foro delle città greche e romane.
 Ma la sua giornata finisce sovente in totale relax, nel simposium, un banchetto in casa, fra amici. Per i Greci, il simposium etrusco è scandaloso, poiché vi partecipano anche le donne, distese sui triclini sotto i mantelli degli uomini, come scrive il cronista greco dell’epoca Teopompo. Ateneo aggiunge che erano grandi bevitrici di vino e, sempre Teopompo, rivela che, nel simposium, si arrivava anche allo scambio di coppia. Ad ogni modo, una cosa sembra certa: le donne etrusche, a differenza di quelle greche, sono libere e hanno importanti diritti, come quello di mantenere il nome di famiglia (hanno infatti un doppio cognome) e di poter ereditare (partecipando così alla concentrazione delle terre e dei mezzi di produzione. Sono state ritrovate anche resti umani di donne col carro o l’ascia del potere. Per quanto concerne la fine della civiltà etrusca, si ritiene che gli Etruschi siano geniali. Infatti, mentre i Romani vogliono rinnovarsi a livello sociale, creando la figura del console popolare, dando progressivamente diritti e libertà agli schiavi,entrando in una decadenza senza fine, gli Etruschi non fanno concessioni alle classi subalterne. Avle,protetto dalle sua tradizione, fa del potere delegato dalle divinità il suo vanto.E vive eternamente amando se stesso,la sua razza,la sua religione.

domenica 31 gennaio 2010

lost


svanisci insieme alla tua stupida sincerità
– mi consiglia Kriu Morine –
solo ciò che è stupido naviga nell’universo.

sabato 30 gennaio 2010

canto ritmico



La mente colma di antipensiero
lavora tranquilla
preparando i campi alla semina
delle scemenze umane
30
Niente poesia stasera
ma tanti movimenti di arti
e corteccia cerebrale


Katliu Hansina -


La tradizione Principe, 
 non è il culto delle ceneri
- mi sussurra Katliu Hansina -
ma la trasmissione del fuoco.

gemito


Attonito allo specchio 
meditando sul respiro
ho colto in fallo un gemito

asfodeli e vento a Poggio Buco

 Poggiobuco è uno dei luoghi etruschi più  scientificamente devastati,dissacrati e rapinati. Una vera industria del crimine addetta al trafugamento  di reperti archeologici vi si insediò fino dagli anni del primo dopoguerra. Recintato e protetto dalle Soprintendenze laziali e toscane, una finta impresa agricola ha lavorato per decenni   senza soste recuperando tesori che,ufficialmente,
hanno avuto diversa destinazione: alcuni nuclei sono approdati ai musei di Berlino, della California, di Philadelphia e di Chicago, altri sono rimasti in Italia e si trovano al Museo Archeologico di Firenze e al Museo della Civiltà etrusca di Pitigliano.Poi,finito il lavoro, l'abbandono. Agghiacciante abbandono.

La parte più cospicua dei rinvenimenti è costituita dalla ceramica, che spazia dalle produzioni a decorazione geometrica, al bucchero, alla ceramica etrusco-corinzia.
Ora solo  vento e asfodeli annunciano
nuove  tremende e invisibili scoperte.

venerdì 29 gennaio 2010

mi dice Larisa Tular


Qualcuno tornerà Principe per sentire la tua voce - mi dice Larisa Tular -  Per dirti che la vita è un gioco in mezzo ai prati,che il tempo non ha fine se vivi per qualcuno. Qualcuno tornerà per amarti tutti i giorni.

reflex


 Guardo Il Piccolo Airone che ha  appena calpestato
 le Tracce del Fulmine
Rivelando le Impronte Riflesse sul Lago...

Larisa Tular svanisce


Si tratta di passare da zero a zero - conclude  Larisa Tular  svanendo -  E’ la vita – Dall’incosciente e dall’insensibile all’incoscienza ed all’insensibilità.

selva di Malano - Bomarzo


È una vasta superficie a tratti boscosa o coltivata, molto accidentata, piena di dirupi e di enormi blocchi vulcanici di peperino staccatisi dai cigli della piattaforme o colline superiori rovinati in basso. I suoi confini sono all’incirca limitati a nord dal fiume Vezza che tutta l’attraversa per gettarsi nel Tevere, ad ovest e a sud dalla strada Vitorchiano-Pallone e ad est dalla provinciale Orfana. La caratteristica principale di questa zona che racchiude cimeli archeologici dalla Preistoria al basso medioevo è quello di un costante sfruttamento e utilizzazione diversa dei massi di peperino che ovunque la costellano. È in fondo, la stessa tecnica dei rinascimentali Mostri di Bomarzo che viene ad essere applicata decine di secoli prima a scopi religiosi, funebri, civili, della vita e del lavoro quotidiano. I Mostri sono l’ultimo clamoroso esempio di questo sistema.È stato osservato che in questo comprensorio si ha la massima concentrazione di are rupestri pagane (F.Prayon) e di epigrafi, sempre rupestri, latine oggi conosciuta nei paesi mediterranei.
S.Nicolao.
La località prende il nome dalla diruta chiesa medievale di S.Nicola che si trova nella valle sottostante il pianoro Sterpeta. Già sull’estremo punto settentrionale di questo pianoro che si affaccia sulla valle del torrente Serraglio sono raggruppati numerosi resti antichi. Si tratta di fondi di capanne, pozzi, vasche, abitazioni e ripostigli scavati nella roccia, di un villaggio rupestre difeso da una cinta muraria in rovina e da un vallo che la precede.
La chiesa di S.Nicolao venne eretta spianando la parte superiore di un gran masso. In basso, già nel periodo romano, vi erano state ricavate tre tombe pagane di cui due a camera; una di loro è decorata da pilastri ed un siperiore frontone con al centro un piccolo rosone ed è in parte rovinata dall’attuale ingresso fatto posteriormente. Vicino vi è una nicchia arcuata contenetenteuna fossetta per la deposizione dell’urna cineraria sormontata dall’iscrizione: Heros / v(ixit) / a(nnos) XXV. Attorno al macigno si notano tracce di costruzioni e sepolture per lo più cristiane. A poca distanza vi sono altri massi con fossette per urne cinerarie, vasche ed epigrafi latine funerarie di notevole interesse tra cui quella di due liberti, Dama e Rufam, nella quale appare in gentilizio Urinatius di chiara origine etrusca attestato nella necropoli rupestre di Castel d’Asso e in quella della prossima necropoli di Pian della Colonna. (vedi Bomarzo).
Rimarchevoli: un grande blocco di peperino trasformato in un cubo monolitico lavorato a finto bugnato e modanato alla base; un masso di forma ovoidale con dieci gradini che portano verso la cima dove sono state ricavate tre are dedicate forse alla triade etrusca: Tinia-Uni-Menrva, oggi in parte rovinate, ed un macigno, ora capovolto, scavato internamente per creare una cameretta contenente due sarcofagi scolpiti dal vivo della pietra stessa. Uno dei sarcofagi sul lato frontale presenta una scena con uomini ed animali, ma molto rovinata e per questo non ben leggibile. Varie sono le iscrizioni ritrovate, tutte in lingua latina, per lo più di carattere funerario classiche, ma alcune con caratteri arcaici.
Non mancano le pestarole, vasche ricavate nei massi o nella roccia disposte su piani diversi ed intercomunicanti create per la prima lavorazione del vino: la pigiatura.(Vedi Corviano).
Tra il torrente Vezza ed il Serraglio suo affluente, si trovano poi numerose tombe a camera ed altere a fossa sempre ricavate nella roccia aventi la caratteristica di essere sagomate a forma umana (tombe antropomorfe).
In questa zona, posta ad ovest di S.Nicolao, uno dei monumenti più importanti è un grande cubo monolitico di pietra vulcanica lavorata; ha una scaletta ricavata nel lato sinistro che porta sulla sommità fornita di un piccolo parapetto creato a risparmio nella roccia; ul piano è incisa una sorta di croce che viene interpretata come riferimento ai punti cardinali sebbene da essi abbia una leggera deviazione. È chiamato il Sasso del Predicatore; probabilmente era legato al culto e per i segni incisi poteva anche essere un auguraculum.
Nei pressi vi sono delle tombe a fossa antropomorfe; tombe etrusche a camera con il soffitto a doppio spiovente e lavorato a rilievo con columen e travicelli; altri macigni variamente utilizzati con tombe antropomorfe, iscrizioni latine, are, fossette per urne cinerarie, tombe a camera di vario tipo, sarcofagi e pestarole.
Tra tante utilizzazioni degna di nota è la cosiddetta Tomba del Re e della Regina. Si tratta di un enorme blocco di roccia entro il quale è stata ricavata una piccola camera che ha sul pavimento deu loculi di diversa lunghezza.
Purtroppo tutte le tombe sono state ritrovate prive di corredo funebre e ciò impedisce di stabilirne con certezza la cronologia.
Le iscrizioni latine seppure consentono di fissare qualche data per i manufatti nei quali sono incise, tuttavia per la gran parte dei monumenti non hanno alcun valore cronologico. Possiamo arguire che la maggioranza di essi risalgano all’epoca romana, tardo-repubblicana e imperiale, ma su molti resti per lo più singolari – tombe antropomorfe – permane l’incognito scientifico. Tra le epigrafi conosciute ha una certa importanza soprattutto per le recenti ipotesi di ubicazione della città di Statonia nel territorio di Bomarzo, quella di Caio Anicio che fu quadrunviro di questo centro etrusco e poi romano.
In località Poggiarello si trovano fondi di capanne e due monumenti preistorici di tipo dolmenico identici fra loro. Posti a pochi metri metri di distanza l’uno dall’altro, consistono in un masso ovoidale di peperino inclinato sopra una sporgenza del suolo. Si vedono anche i resti di una cinta muraria etrusca in opera quadrata e varie tombe a fossa scavate nel suolo roccioso del tipo antropomorfo. Molto interessante il monumento funebre eretto su un macigno di peperino da M. Larcio (famiglia di origine etrusca) appartenente alla tribù Stellatine la cui epigrafe è racchiusa entro una tabella ansata (I sec a.C.).
Rimangono sempre sconosciuti i motivi per cui gruppi di persone abbiano abitato con una evidente continuità queste valli, ricche sì di acqua, ma con alta umidità e poca terra fertile, quando, appena qualche centinaio di metri al di sopra si estendevano pianori liberi e ubertosi. Se una qualche giustificazione si può trovare per i tempi pericolosi delle invasioni barbariche e dei secoli successivi quando un tale isolamento poteva dare una certa sicurezza di vita, non si comprendono invece gli insediamenti del periodo etrusco e romano.
Comunque la vita in questi luoghi si esaurì nel corso del tardo Medioevo; da allora la presenza umana si limitò, come ancora dai centri abitati vicini

giovedì 28 gennaio 2010

Lucumone di Vhelatri



si dipinge bene il proprio cuore
soltanto attribuendolo a un altro
- sospira Calisna Sepu,Lucumone di Vhelatri

Larth Calisna Sepu



Le persone si riconoscono dall'anima.. - mi dice Calisna Sepu -  da quanto sono profondi i pensieri.. da come taglia il dolore nei loro cuori.. le persone si riconoscono dalla loro assenza..dal loro ritorno.. dal silenzio attorno a loro..quando gli altri non sanno..non vedono.. le persone ti sorridono con gli occhi anche se non hanno sguardi..ti parlano con sensazioni..con leggere intonazioni dello spirito..


nel soave azzurro fiorisce
con il suo tetto metallico
un campanile

volo d'aquila



E' spesso con  prodigi che gli dei si fanno vivi ed è attraverso fenomeni naturali o voli di uccelli che essi fanno pervenire agli uomini i loro messaggi. A adempiere alla funzione,  inviate da Giove per mostrare ai mortali quali siano i suoi voleri , sono sempre le aquile e fu precisamente un'aquila quella che indicò e quasi incoronò un re di Roma: l'uomo che che venne poi chiamato Tarquinio Prisco. Si trattava di un greco chiamato Lucumone che, trasferitosi in Etruria, aveva qui sposato la nobile Tanaquilla. L'intelligentissima sposa, comprendendo che mai e poi mai, neanche con la sua protezione e quella di tutta la sua famiglia, il marito sarebbe riuscito a far carriera in Etruria, lo persuase a trasferirsi a Roma, città nuova dove un uomo abile intelligente poteva facilmente diventare qualcuno. Così partirono a quella volta e, durante il loro viaggio, Giove con un prodigio manifestò quale sarebbe stato il suo destino.
Erano appena arrivati sul Gianicolo e Lucumone stava sdraiato nella lettiga accanto a sua moglie quando un’aquila discese lentamente su di loro e, afferrato tra i suoi artigli il copricapo del futuro re, si alzò continuando volteggiare sulla lettiga e lanciando alte strida. Poi, come se stesse adempiendo ad una missione affidatale dagli Dei, glie lo posò nuovamente sulla testa. Ciò fatto riprese il volo.
La scena così come la descrive Tito Livio è idilliaca: nella lettiga non un’esclamazione, non un sussulto. Eppure chiunque si fosse visto piombare sul capo un’aquila avrebbe avuto certamente un gesto di terrore e, quando poi si fosse visto portar via il cappello dal nobile volatile, una bestemmia l’avrebbe pur tirata.
Invece i due non si scomposero e non si scomposero nemmeno quando perplessa, essendo animale di alta educazione, l’aquila, che forse credeva di aver preso un coniglio, vedendo che quell'affare peloso da lei sollevato coniglio proprio non era, non solo riporto indietro il cappello, ma addirittura lo mise di nuovo sulla testa del futuro Tarquinio Prisco.
Avvenuto il prodigio e felice di ciò che aveva visto Tanaquilla, cresciuta in mezzo a gente che passava il suo tempo a regolarsi su ciò che facevano gli uccelli, interpretò perfettamente il fenomeno. Abbracciando il marito, gli confermò il fausto presagio spiegandogli accuratamente quanto era accaduto: quell’uccello era disceso dal cielo, e dalla sua parte più alta - gli diceva - quindi dalla zona celeste più importante; inoltre l'aquila era il classico messaggero di Giove che di quell'uccello si era sempre servito per simili cose; senza contare che il sacro volatile aveva portato il suo presagio sulla parte più alta del corpo e, avendo tolto l’ornamento della testa d’un uomo, glie lo aveva poi posto sopra di nuovo per ordine divino. Lo aveva praticamente incoronato.

mercoledì 27 gennaio 2010

roccaltia


È una collina posta a nord-est del massiccio cimino, al di sopra della località la Fornacchia, lungo la strada Viterbo-Soriano nel Cimino.
Molti sono gli archeologi e i ricercatori locali che ne parlano, ma uno studio non è ancora stato fatto. La particolarità di Roccaltìa è nei resti imponenti di mura ciclopiche che testimoniano, assieme a tutto un convergere di strade, selciate o no, l’antica vitalità del centro.
Ai piedi della collina si stende tutta una necropoli con tombe a fossa etrusche e romane.
Salendo verso il pianoro si incontra una prima linea di mura molte volte definite pelagiche. Alcuni massi sono ancora in situ, altri rotolati per il declivio, giacciono confusi tra la fitta vegetazione. Sono enormi blocchi di c.a. m1x1,30, posti l’uno sopra l’altro a difendere l’accesso al colle. La seconda cinta, di cui restano più ampi tratti - uno è lungo oltre 13 metri – si incontra presso la cima dove arivati, si nota subito, come essa sia stata modificata dalla mano dell’uomo. È spianata completamente, formando all’incirca una radura rettangolare (m.30x15) con miseri avanzi di una postazione difensiva medievale.
Fino a che studi particolari e ricerche specifiche sul posto non diano un carattere preciso a questa località, rimane ancora valida – a solo scopo di studio – l’ipotesi avanzata da L.R. Danielli e da altri archeologi: che qui fosse il tempio a Giove Cimino. L’ipotesi prende le mosse dal ritrovamento di un’ara romana avvenuto in Orvieto. Si tratta di un cippo di travertino quadrato che, nella parte anteriore, riporta la seguente epigrafe in lingua latina: Aram / constituit / Iovi Cimi / nio A. Scil / leius / Pris / cus C.S.C… E’ stato agevole mettere in relazione questa scoperta con la spianata e la posizione di Roccaltìa.
Tutta la zona comunque abbonda di resti archeologici: sono tombe a grotta e a fossa scavate nella roccia come presso il fosso di Tinta; pestarole, tombe a fossa e sarcofagi antropomorfi (Sterpaio del Signore), resti di solchi di antiche strade come alla Fornacchia; resti di mura megalitiche a nord di Peretro e in località Spinacceto; tombe a cappuccina come a S. Lucia.

parola della cosa



Se conosci la parola della cosa
- afferma Marni Tulsanie-
controllerai la cosa stessa

martedì 26 gennaio 2010

chiedo a Marni Tulsanie -



Vuole dire che più si trova,
 più si cerca; e che più si cerca, più si trova?
- chiedo a   Marni -

Esatto. Certe volte mi sembra che fra la ricerca e la scoperta si sia formata una relazione paragonabile a quella che i stabilisce fra la droga e l’intossicato. –

 Molto curioso.
E allora tutta la trasformazione moderna del mondo… –

Ne è il risultato; e ne rappresenta, del resto, un altro aspetto - esclama lo spettro etrusco  decomponendosi … Velocità. Abusi sensoriali. Luci eccessive. Bisogno dell’incoerenza. Mobilità. Gusto del sempre più grande. Automatismo del sempre più “avanzato”, che si manifesta in politica, in arte, e … nei costumi»


cascante



La calma nell’azione.
Come una cascata diventa nella caduta
più lenta e sospesa.

mi dice Lusie Hansina



Mutabile, temporale, soggetto è il divenire,Principe - mi dice Lusie Hansina - l’essere il gioco di altri se stessi che si mostrano nel mondo, l’essere è questo lasciarsi mostrare negli eventi.


big bang



Un fallo cosmico
 è il big bang
della tua età matura

spiego a Lusie Hansina



guardo le stelle
e non trovo
significati- spiego a Lusie Hansina
gratta i muri tanto per fare - mi risponde Lusie svanendo  -
meglio che essere
assolutamente contemplativo.

lunedì 25 gennaio 2010

canto assurdo



25

ah, per sfuggire al buco nero basterebbe pregare, non oltrepassare l’orizzonte degli eventi

mi consola Tecle Husmania



Forse questo mondo ,Principe,
è l'inferno di un altro pianeta.
- mi consola Tecle Husmania.

enigma templare


L'enigma dei templari,
 il mistero di Rennes-le-Château
e il potere delle società segrete

di Patton Guy; Mackness Robin


Editore: Newton e Compton
Collana: Universale Storica Newton
Prezzo: 11,00 Euro
Dati: p. 256
Anno: 2009
Descrizione:


Che cosa lega il sacco di Gerusalemme
 compiuto dai Romani nel 70 d.C.,
 l’improvvisa ricchezza
 di un prete a Rennes-le-Château
nell’Ottocento, le SS di Hitler,
 l’arresto di un uomo d’affari inglese negli anni Ottanta vicino Lione e il corpo di un banchiere italiano impiccato sotto il Blackfriars Bridge? La risposta si trova nella straordinaria scoperta fatta da Guy Patton e Robin Mackness di una eccezionale traccia storica che risale a più di 2000 anni fa. La leggenda vuole che il favoloso tesoro degli Ebrei fosse portato nella Francia meridionale, dopo il sacco di Roma compiuto dai Visigoti. Gli autori ipotizzano che le “società segrete” del Medioevo e del Rinascimento, che vanno dai Templari impegnati nelle crociate ai precursori degli attuali massoni, siano state create per proteggere – o magari per acquisire – questa ricchezza nascosta. E dimostrano come nel corso dei secoli tale tesoro abbia continuato a essere una calamita e uno strumento per chi desiderava raggiungere il potere. Innescata dalle esperienze di Robin Mackness, accusato di trasportare illegalmente oro in Svizzera, questa indagine offre delle risposte illuminanti a misteri che hanno affascinato il mondo intero. E, cosa ancora più sorprendente, rivela la campagna di “insabbiamento” organizzata da coloro che si considerano gli attuali “guardiani” del tesoro: il misterioso Priorato di Sion che si trova al centro del classico Il Santo Graal. Dall’analisi di Patton e Mackness si evince, incredibilmente, come forze associate a questo antico tesoro possano aver manipolato grandi eventi come la fondazione dello Stato d’Israele o l’elezione di François Mitterrand.

direzioni


Un tipo sta guidando la macchina, quando a un certo punto capisce di essersi perso.

Avvista un signore che passa per strada, accosta al marciapiede e gli grida:
- Mi scusi, mi potrebbe aiutare? Ho promesso a un amico di incontrarlo alle due, sono in ritardo di mezz'ora e non so dove mi trovo.
- Certo che posso aiutarla. Lei si trova in un automobile, a 44° 30' 18'' di latidudine Nord e 18° 36' 20' di longitudine Est, sono le 12 e 23 primi e 35 secondi e oggi è lunedi 7 aprile 2008 e ci 20,3 gradi centigradi .
- Lei è un impiegato? - chiede quello dentro l'automobile.
- Certamente. Come fa a saperlo?
- Perchè tutto quello che mi ha detto è 'tecnicamente' corretto, ma praticamente inutile.
Infatti non so che fare con l'informazione che mi ha dato e mi ritrovo ancora qui perso per strada!
- Lei allora deve essere un dirigente, vero? - risponde stizzito l'impiegato.
- Infatti lo sono. Ma .... da che cosa l'ha capito??
- Abbastanza facile: lei non sa dove si trova, nè come ci è arrivato, nè tanto meno dove andare, ha fatto una promessa che non sa assolutamente mantenere ed ora spera che un altro le risolva il problema; di fatto è esattamente nella merda in cui si trovava prima che ci si incontrasse...ma adesso, per qualche strano motivo... risulta che la colpa è mia!

domenica 24 gennaio 2010

presente


 Oggi la strada arretra.
Come il granchio tengo gli occhi fissi sul presente
che si allontana .

esclama Rusie Fenu !



Sono giovane! - esclama Rusie Fenu . Non cambio continuamente opinioni ne  muto i sentimenti della mia infanzia. Provo quotidianamente, a contatto con la vita, la forza e la tenacia di quelle idee e di quei sentimenti.

Kry Smurtie



Tu sei molto di più di quanto possa conoscerti
- mi spiega Kry Smurtie -
Come iceberg oscuro la cui punta visibile
si affaccia alla comprensione
ma le sfugge sempre,
rappresenti ciò che l'essere non può mai abbracciare totalmente ma solo sfiorare,
alla vana ricerca di un senso
che spieghi lo spettacolo del mondo
 senza mai offrirsi nella sua interezza.

luceombra



Nella luce fra gli alberi 
 la mia ombra  si muove
scaldando lune invernali