mercoledì 3 marzo 2010

mille alberi morti



Hanno abbattuto  mille alberi a Migliarino...
Ancora ieri il vento, il sole, gli uccelli
l’accarezzavano benignamente.
Erano felici? Erano vecchi? O giovani?
Comunque erano candidi,  eretti
con una chiara vocazione di cielo
e un alto futuro di stelle.
Stasera giacciono  come bambini
esiliati dalla loro culla, spezzate
le tenere gambe, affondati
il capo, sparso per terra e triste,
disfatti in foglie
e in pianto ancora verde, in pianto.
Questa notte il bambino uscirà
 dal corpo maturo di Wasco ,
quando nessuno potrà vedere,
quando sarà solo,
a chiudergli gli occhi  ai suoi  alberi
e a cantargli
quella canzone che ancora ieri il vento
passando sussurrava.

implora Massi Bofurste


il vostro unico dio,
 ti prego,
mi implora Massi Bofurste
 non avendo alcuna
 complessità concettuale al suo interno,
direi
che si è esaurito, 
 e comunque a furia di parlarne
 mi è venuto a noia.

alti ideali



Da questo canto
Scaturiscono poche idee.
Però confuse

arepo


incessanti giorni
consumano mesi
annientano anni

sorride Calunte Vanteliu


Potevi passare - sorride Calunte  Vanteliu .
e invece hai detto basta:
così non sei passata,
così tu sei rimasta.

fine inverno


Collerici istinti
tinti di rosso e viola,
le farfalle fanno la spola
3
tra l'inverno e l'inferno
che spunta
dalla primavera.


Lingua di Porsenna



Thesaurus Linguae Etruscae curato da Enrico Benelli, Maristella Pandolfini Angeletti e Valentina Belfiore (Pisa-Roma, Fabrizio Serra Editore, 2009, pagine xxxiv+586, euro 245)

La morte di una lingua è un fenomeno che può essere osservato anche nel presente in vari contesti e aree geo-culturali e questo costituisce un evento drammatico, un sostanziale impoverimento del genere umano nella sua articolata e straordinaria diversità. Al pari dell'estinzione di una specie, la fine di una lingua lascia un vuoto non reintegrabile in quella sorta di biodiversità rappresentata dalle culture.
Con una lingua non finisce solo un codice per comunicare, ma anche e soprattutto una visione del mondo. Nozioni empiriche, concetti, miti, racconti e poesie, dimensioni dello spirito, saperi e memorie implodono con essa. Nel caso di una cultura complessa, storica, a farne irreversibilmente le spese sono la letteratura, la scienza, la storiografia e tutto il patrimonio che gli uomini hanno voluto affidare alla potenza della parola e, da un certo punto in poi, alla parola scritta.
Questo fenomeno ha coinvolto, circa ventuno secoli fa, anche una delle civiltà più evolute dell'Italia antica e dell'intero bacino del Mediterraneo, quella degli etruschi.
Questo popolo, in realtà, non si estinse né fu oggetto di un genocidio. Esso semplicemente si trasformò con un processo storico di integrazione politica ed economica nello stato romano, al quale la cooptazione dei ceti magnatizi etruschi fornirà un nucleo sostanziale della propria classe dirigente.
A partire dagli anni 90-88 antecedenti all'era cristiana, con la guerra sociale e la conseguente concessione della cittadinanza romana agli italici, l'etrusco scomparirà progressivamente anche dall'uso nella sfera privata. A eccezione di qualche erudito, come l'imperatore Claudio, e di qualche raro superstite, l'etrusco scomparirà come lingua parlata nei primi secoli della nostra era. Aulo Gellio (Noctes Atticae XI, 7, 4), verso la fine del ii secolo ricorda un interlocutore dal linguaggio difficilmente comprensibile, a suo dire etrusco o gallico.
Il naufragio della lingua ha sicuramente contribuito nei secoli a creare il mito degli etruschi, unitamente a quel "mistero" legato a un idioma che sembra sfuggire alla classificazione in un gruppo linguistico definito.
Nonostante questo, l'etrusco costituisce una delle lingue più conosciute dell'Italia antica, eccettuato il latino. Sarà forse anche per questo che un evento scientifico e culturale come la pubblicazione del Thesaurus Linguae Etruscae, solennemente presentato all'Accademia dei Lincei, appare destinato a uscire dagli interessi ristretti dei cultori della materia per trovare una sua più ampia risonanza nel grande pubblico.
L'opera costituisce uno strumento essenziale per lo studio dell'antico idioma.
Il volume raccoglie infatti tutto il patrimonio linguistico etrusco censito sino al 2006 e costituisce l'aggiornamento, con tutte le novità delle recenti scoperte e acquisizioni, della prima edizione pubblicata a partire dal 1978 a cura di Massimo Pallottino, che così introduceva: "Allo studio dell'etrusco è mancato finora quello strumento basilare di ogni esplorazione ed operazione linguistica che è il vocabolario".

Fino ad allora era praticamente impossibile per un singolo studioso conoscere l'intero patrimonio linguistico etrusco. Le iscrizioni, che cominciarono a essere pubblicate sistematicamente a partire dagli ultimi decenni del xix secolo, risultavano comunque sparse in sedi diverse "repertori, monografie, articoli" e talvolta con proposte di lettura tutt'altro che univoche.
Questa ultima edizione del Thesaurus Linguae Etruscae compare nell'ambito di una collana curata dall'Istituto di Studi sulle Civiltà Italiche e del Mediterraneo Antico del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che oggi incorpora l'ex Istituto per l'Archeologia Etrusco-Italica che promosse la prima edizione. Si tratta dell'inventario di tutte le "voci" individuabili nei testi etruschi, la relativa documentazione e la citazione dei passi in cui esse occorrono. Sono inoltre inseriti tutti i lemmi etruschi riportati da fonti greche e latine, quasi il relitto di un dizionario. Una curiosità, per i non addetti, è rappresentata dalla sezione con l'ordinamento inverso dei lemmi, ovvero delle parole ordinate alfabeticamente secondo la parte finale: uno strumento utile per integrare un'iscrizione incompleta.
Un lavoro meritorio quanto complesso è stato costituito dalla verifica sistematica dei testi raccolti, di cui sono stati emendati gli errori di lettura.
La conoscenza dell'etrusco si basa oggi su oltre 11.000 testi. Nella maggior parte dei casi si tratta di testi brevi e ripetitivi, come epigrafi funerarie, dediche, iscrizioni di possesso. Troppo poco per comprendere pienamente e tradurre alla lettera i testi più lunghi e complessi. Sono comunque note le funzioni morfologiche e sintattiche, per cui nell'approccio col testo è possibile distinguere i vari elementi del discorso: il genere e il numero, un verbo da un sostantivo, nomi propri, numerali, toponimi; inoltre è dato comprendere le regole della flessione di nomi e appellativi, identificare le forme verbali, definire la sfera semantica dei termini di più incerta traduzione, adottando i vari metodi approntati dall'indagine linguistica.
I testi più lunghi si limitano a pochi casi. Sulle fasce della mummia di Zagabria (III-I secolo prima dell'era cristiana), ricavate da un libro sacro su lino (liber linteus), è redatto un calendario religioso di circa 1130 parole superstiti destinato a una comunità etrusca che viveva in Egitto. La tegola di Capua (prima metà del v secolo prima dell'era cristiana) costituisce analogamente un calendario religioso festivo di circa 300 parole. La Tabula Cortonensis (III-II secolo prima dell'era cristiana) rappresenta un documento giuridico o un contratto, similmente al coevo cippo di Perugia che stabilisce limiti di proprietà tra due famiglie. Le lamine auree di Pyrgi (inizi del V secolo prima dell'era cristiana) provengono da un santuario e presentano una dedica alla dea Uni (Giunone) da parte di un magistrato etrusco, Thefarie Velianas; due di queste hanno contenuto simile in etrusco, insieme a una terza in idioma fenicio-punico che inizialmente aveva acceso la speranza di un testo bilingue.
Le prime iscrizioni etrusche risalgono agli inizi del vii secolo prima di Cristo e sono redatte con un alfabeto di tipo greco euboico con alcune modifiche corinzie.
Alcune lettere dell'alfabeto modello resteranno "morte" per gli etruschi. Per questo motivo l'etrusco veniva già letto abbastanza correttamente nel XVIII secolo.
La classificazione linguistica dell'etrusco è ancora un problema aperto, in quanto si differenzia sostanzialmente dalla famiglia indoeuropea, nonostante alcuni richiami come il sistema flessivo e alcune desinenze, oltre a consistenti affinità linguistiche che in alcuni casi potrebbero essere dovute a prestiti seriori, mentre è opinione abbastanza condivisa di riconoscervi il relitto di un più antico ceppo linguistico mediterraneo o protoindoeuropeo. Tale ipotesi è confortata dal confronto con nomi pregreci rimasti poi nel greco storico, ma di origine non indoeuropea. Suggestive a tal riguardo sono le affinità riscontrate tra l'etrusco e l'iscrizione della stele di Kaminia, redatta nella lingua parlata a Lemnos (e nella vicina Imbros) prima della conquista attica alla fine del vi secolo antecedente all'era cristiana.
L'approccio alla comprensione dell'etrusco, abbandonato il sistema etimologico, si è basato dai primi decenni del xx secolo sul metodo ermeneutico o "combinatorio", inteso a esaminare il testo dal suo interno, usando come chiave di decodifica un elemento acquisito. A questo si è affiancato il metodo bilinguistico, basato sul presupposto che culture contermini abbiano elaborato testi paralleli, pur in lingue diverse, per esprimere concetti simili.
In tutti questi casi è necessario conoscere il contesto su cui compare il testo scritto. Da qui nasce l'esigenza di censire le iscrizioni con tutti i dati complementari al testo: tipo di supporto, materia, datazione, provenienza.
L'etrusco, come si diceva, non sopravvisse nemmeno come lingua morta in forma letteraria alla distruzione delle antiche biblioteche. I testi, forse già rari, non furono copiati, come pure i testi sacri dell'etrusca disciplina, tradotti in latino e usati dagli ultimi sacerdoti pagani fino alla fine del mondo antico e al tempo delle invasioni barbariche, non sono pervenuti.
La ricostruzione oggi di un corpus di fonti storiche primarie, quali sono le epigrafi, non mediate dalle interpolazioni dei copisti, certo non ripaga dell'enorme danno costituito dalla perdita intera di una lingua e della sua letteratura. Pur restando la possibilità teorica, forse remota, di straordinarie e inaspettate scoperte, le cognizioni sino a oggi raggiunte sulla lingua etrusca costituiscono solo uno specchio offuscato su cui vedere riflessa l'immagine di una civiltà fortemente basata sulla parola scritta.

martedì 2 marzo 2010

alieno canto


Malessere.
 insostenibile pesantezza
dell'essere!

lost



oggi canto 
esercitando il potere svincolato
 da ogni censura esterna.


Un diario,
un bar virtuale,
uno sfogo una farsa.

Potente mezzo anarcoide
 alienante.
 Una contraddizione affascinante.

selvaggia mente



OGNI SITUAZIONE E’ SIMBOLICA E FIORISCE.
QUANDO E’ TRATTATA ANALITICAMENTE SVANISCE.
UN ALBERO È UN ALBERO. UN ALBERO! E NON FINISCE.

Plenilunio dei Pesci


La solitudine attraversata dal sogno e dal silenzio.
Racchiusa tra il mare e la tristezza.
Silenziosa,delirante tra due sponde immobili.

- mi avverte Larisa Turnei -


Pesce che lotta contro la corrente
 muore fulminato
 - mi avverte Larisa Turnei  -

lunedì 1 marzo 2010

enigatica



Uno è la Verità
Due il silenzio che ne consegue.
Tre sono le gocce d'acqua che servono a Sognare.

Quattro è tutto il resto.
Cinque la necessaria continuazione.
Sei è l'uomo libero.

Sette la magia o semplicemente l'illusione.

Otto sono il sole e la luna,
e le loro eclissi.

Nove è Sherazade che racconta al sultano la favola di Sherazade che racconta al sultano la favola di Sherazade che racconta.

Dieci è l'arte di finire, ma questa è una storia che non può morire e neppure con un trucco semplicemente svanire.

terzo da sinistra al centro

SONO MORTO.
OGGI E' UN GIORNO
DI   SPARI.

l'Aruspice Donas



 Per spiegarmi cos'è l'infinito l'Aruspice Donas mi dice che c'è un arciere che,
postosi ai confini dei mondo, scaglia una freccia: il dardo prosegue la corsa verso l'infinito. Potrà sbattere contro qualche roccia, contro qualche montagna. Ma a quel punto l'arciere potrà sempre scagliare una nuova freccia verso l'infinito. E' così che la freccia corre. Ma soprattutto - continua Donas -
 è così che l'arciere agisce: quando la freccia si ferma, magari si rompe, prende una nuova freccia, carica l'arco e tira. Per sempre. E l'infinito non è tanto quello che non si raggiunge, ma la ripetizione del gesto, il rito che ogni giorno l'arciere compie per amore del tiro con l'arco. Cosa importa il resto? Cosa importa se il tiro non ha bersaglio definito? L'arciere cerca di mantenere sempre teso l'arco, non si lascia andare. Può darsi che il tempo tenda ad allentare la corda, ma un buon arciere cambia freccia, non l'arco.

daimon


Qualcuno esalta l'uguaglianza,
un diavolo nero danza in cattedrale,
il bene, il male,
un battesimo, un funerale.

marzeggiante

 si comincia col sale,
si finisce col vento;
non è un lamento,
1
solo amara constatazione:
ogni costellazione ha il suo tormento
e un mito dal quale prende nome.

domenica 28 febbraio 2010

Castel d ' Asso (Axia)


La Necropoli di Castel d'Asso,  antica città di Axia, Si snoda a ridosso dell'antico tracciato che portava verso Viterbo,Tuscania e il lago di Bolsena. Le tombe risalgono al periodo che va dal IV al II secolo a.C. sono soprattutto afacciata.le più note sono la Orioli, La Tetnie, la Urinates Salvies e la cosidetta grande con tre ingressi. L'ingresso alla necropoli è libero,per arrivarci da Viterbo seguire le indicazioni per le Terme dei Papi poi per Castel d'Asso.
Correva l’anno 1817, quella di Castel d’Asso fu la prima necropoli rupestre etrusca ad essere scoperta,depredata e fatta conoscere al mondo della cultura, forse anche a questo è dovuta la sua fama in tutto il mondo. Essa si sviluppa lungo le rupi che dominano la valle del torrente Freddano ed ai lati di una piccola valle posta alle sue spalle. Lo spettacolo offerto dalle tombe variamente intagliate nella roccia, distribuite su due o anche tre ordini sovrapposti è veramente suggestivo. Il periodo di massima fioritura della necropoli si ha tra il IV ed il II secolo a.C. La forma predominante delle tombe è quella caratteristica a dado che qui si articola su facciate semplici o su un modello canonico più complesso costituito da tre elementi sovrapposti: la facciata, l’ambiente di sottofacciata, la vera e propria camera sepolcrale. Tutte le facciate si caratterizzano per la sequenza di classiche modanature, ma soprattutto per la suggestione che emana la raffigurazione della Finta Porta, la porta dell’Aldilà, delineata con uno spesso cordolo a rilievo, che si ripete anche nell’ambiente di sottofacciata.


Spesso sui fascioni sono profondamente incise delle iscrizioni etrusche che indicano la tomba e i suoi proprietari. Modesti ed inornati sono gli ipogei sepolcrali per lo più aventi basse banchine lasciate a risparmio entro le quali si allineano numerose fosse ai lati di un corridoio centrale. Non mancano tombe con sarcofagi. Tra quelle più notevoli: la Tomba Orioli che prende il nome dall’archeologo viterbese che per primo scoprì e senza dubbio depredò  questa località. La facciata è molto articolata e la grande la camera sepolcrale conteneva oltre sessanta deposizioni e servì per più generazioni succedutesi dal 250 al 150 a.C. Altre tombe significative sono quella dei Tetnie, con iscrizione e resti delle scalette laterali che conducono alla parte superiore del dado e l’adiacente degli Urinates Salvies. La tomba più spettacolare è quella Grande con facciata, ambiente inferiore con tre aperture e un profondo corridoio d’accesso (rimaneggiato nei secoli) al vasto ambiente sepolcrale. Qui sono ancora conservati quattordici sarcofagi con o senza copertura dei quaranta che vi furono trovati. Tutte le tombe mostrano in vario modo il riutilizzo avvenuto nel corso dei secoli da parte dei contadini e dei pastori che frequentavano la zona. Di fronte alla necropoli sta alto sulle rupi, il centro abitato segnato da tre valli successive, con al vertice, ben conservato, il mastio quadrato delle fortificazioni medievali.

venerdì 26 febbraio 2010

material mente

Senti? Piove,
è un bel momento:
siamo fatti di acqua, di cuore e di vento.

mi ricorda Laris Tular:


Attento Principe,mi ricorda Laris Tular:
se cogli un fiore dal prato muore,
se cogli un fiore perde il suo colore.

divinità


A volte il Dio riposa sull'ala infinita
d'una farfalla gialla
alla vana ricerca d'un fiore
26
e ogni petalo che cade
è colore e rumore
e nulla più.

giovedì 25 febbraio 2010

- ghigna Papunte -


Sono un ricercatore bordeline
- ghigna Papunte -
Le mie immagini crescono
( svaniscono sempre )
ai lati dell’ignoto.

L'amico Laris Hulmenia ben disse:


L'amico Laris Hulmenia ben disse:

«Quello che un uomo ha veramente pensato
 (per sé) si scrive su tre righe.
Il resto è spiegazione, dimostrazione, sviluppo».

canto lento


L'arte della velocità
non ha albergo nella mia città privata
dove la bella addormentata sogna tartarughe.

sussurra Thane Lusnei


Le donne, lo so,
non dovrebbero scrivere;
sussurra Thane Lusnei -
ma io scrivo
perché tu possa leggere
da lontano nel mio cuore

notturno


Le onde mutevoli di una spiaggia
mi infradiciano
le maniche di spruzzi:
25
I miei canti piangono
solo per far cantar
le stelle.

mercoledì 24 febbraio 2010

stand by


Lorem ipsum vim ut utroque mandamus intellegebat, ut eam omittam ancillae sadipscing, per et eius soluta veritus.

martedì 23 febbraio 2010

- mi confida Maris Veliharde -


Tra il profumo e la bellezza
trascorrerò il mio tempo raffinato
- mi confida Maris Veliharde -
con l'eleganza di chi non è mai stato bestiale,
tra il paganesimo e l'altare
lascerò girare la ruota del destino
e berrò del vino liquoroso,
sposo dell'ebrezza
e del coro degli dei.

nera divina


il dio che dispensa i colori
mi ha regalato
 tutte le sue ombre.

sbrana mente


mille soldati uniti stati bruciano
 magneti senza ragione
mandano una stella d'oriente  in combustione

lunedì 22 febbraio 2010

Tular Kapkuna

il cielo non si apre ,Principe,
mi dice Tular Kapkuna
    a meno che tu
non voglia vedere
 cosa lo riempie.

si lamenta Athne Haperini


Dovrei essere tutto
invece non so che essere una cosa alla volta
- si lamenta Athne  Haperini-

La capacità di sovrapporre i ruoli
propria del mondo femminile
in me diventa calca

di apparenti strati leggeri
ammasso di pietre
praticamente una tomba.

affascinante Neptune

 
Per « Fascinazione » s'intende « l'atto di affascinare, o lo stato di essere affascinato ». La parola « affascinare » deriva dal latino « fascinare », che significa « ammaliare, affascinare, incantare mediante la vista o la parola; cattivare, attrarre », ecc. La definizione della parola inglese « fascinate» (affascinare) è la seguente: «Esercitare una azione su altri mediante qualche influenza potente od irresistibile; influenzare per un incanto irresistibile; allettare, sospingere, irresistibilmente o potentemente; incantare, cattivare od attrarre po­tentemente; influenzare l'immaginazione, la ragio­ne o la volontà altrui, in un modo incontrollabile; ammaliare, cattivare od allettare potentemente od irresistibilmente ».
Le definizioni suddette sono estratte da diversi dei migliori vocabolari e ci danno il significato dell'idea espressa dalla parola « fascinazione »

In Astrologia, la posizione nel tema Natale di alcuni elementi, per lo più Giove, Il Sagittario, Nettuno ed il segno dei Pesci, la IX e la XII casa, chiariscono le energie del vedere, guardare, osservare, in una parola: la fascinazione.

MA CHE COSA È LÀ FASCINAZIONE DAL PUNTO DI VISTA ASTRALE ?

Innanzitutto bisogna chiarire che può affascinare sia il bello che il brutto secondo la sensibilità individuale. La sensibilità collettiva di questa era Acquariana di Nettuno che transita nel segno dell'Acquario è sintonizzata sul brutto, sul mostruoso, vibra stonata, diversa. Per avere attenzione oggi basta comportarsi male, molto male, e si otterranno alti valori di audience, e di visibilità. Se in parallelo guardiamo l'epoca opposta alla nostra, con canoni di bellezza diversi, dobbiamo guardare all'epoca di Netttuno in Leone, l'epoca dei parruchini bianchi di Mozart (fine 1700), l'epoca della bella musica, la "Belle Epoque": il periodo orbitale di Nettuno infatti è di circa 160 anni.

mistero impassibile


22
E se cercassi di dirti
quello che mi porti nell'anima
anche senza volerlo

arriverei alla definizione del bello
in maniera più profonda
di poeti, filosofi e profeti

ma i nostri magneti
spingono in direzione opposta
e non sai quanto mi costa sederti accanto

con questa crosta di cuore
che non spezza l'incanto:
forse sei solo liquore e io mi stò ubriacando?

domenica 21 febbraio 2010

canto danzante


UN OMAGGIO A TE
CHE HAI PENSIERI INSONDABILI
 DA CHIUNQUE.

21

UN OMAGGIO A CHIUNQUE
 ABBIA UNA VITA
 CHE NON È LA MIA.

sabato 20 febbraio 2010

osserva Hasne Tarquna


I fatti controllano i pensieri 
- osserva Hasne Tarquna -
Ma i fatti sono feticci
organizzati dai pensieri.

contemporanea mente


Chiunque creda che tutti i frutti
Maturino contemporaneamente
come le fragole non sa niente dell'uva.

dissolversi


pazienza.
il segreto è nella partenza,
  una lenta rotaia in dissolvenza .

firma d'autore


La terra
 è di una bellezza straordinaria
 ma ha il suo creatore.
20
Contemplo il mare, 
 stupefatto  ed ammirato:
 chi è  l’Autore ?

venerdì 19 febbraio 2010

oracolante


Semplice è l’atto
che dura e non consuma
nella buia domanda del mondo
stare con misura.

metafisica del tempo circolare


Nella metafisica  Etrusca la vita evolve ritmicamente in un movimento di continua trasformazione. I grandi Lucumoni  rivelano le tappe dell’ascesa della coscienza umana verso il divino originario. Le menti Etrusche   trovano nelle incessanti mutazioni formali il loro equilibrio, la loro ragione d’essere. Per esse ciò che noi chiamiamo “storia” non è altro che solidificazione mentale che postula un principio e una fine e che ha come conseguenza l’assolutizzazione di una forma, di una particolare storia della salvezza. Mentre la salvezza è il cammino perenne del mistero divino nella coscienza e, insieme, perenne ritorno di questa alle sue origini divine.
Considerano quindi gli eventi salienti della rivelazione come pietre miliari lungo la via del ritorno alle sorgenti divine, e le inglobano in una visione aperta a tutto mistero dell’esistenza universale. Per esse tutta l’esistenza presenta un carattere ciclico: dall’atomo ai sistemi planetari, dall’essere vivente all’essere universale. Il ciclo dei giorni e delle notti, i cicli stagionali, quelli della crescita e del declino, della vita e della morte, lo sviluppo delle razze, delle civiltà progrediscono e declinano con una ritmicità ineluttabile. L’uomo saggio e religioso Rasna  vive questo movimento ciclico e cerca di rispondere alle esigenze qualitative proprie delle varie tappe di questo ritmico cammino verso l’Assoluto. Per secoli L'Etrusco  è vissuto non distaccandosi dalle proprie radici , alla ricerca  di giungere dal visibile all’invisibile, dalle apparenze alla realtà, dalle illusioni mentali alla verità in sè; ha compreso che questo cammino è personale, intraducibile in formule generali valide per tutti e ha compreso che questo pellegrinaggio non è un privilegio dell’uomo ma di tutto il creato, che impaziente attende la sua trasfigurazione.

mi spiega Larisa Matuta



L'amore è desiderio che attrae e unisce
 gli esseri viventi e coscienti
 in vista di un reciproco bisogno di completamento
- mi spiega Larisa Matuta . 
La sua natura è paradossale.
 Nell'amato infatti si cerca
 contemporaneamente
 l'identico e il differente,
 l'altro se stesso
 e l'individuo diverso da sé,
la fusione senza residui
e il rafforzamento
della propria personalità.
Se l'altro non mi somigliasse,
 se non potessi rispecchiarmi in lui
e riconoscere nei suoi pensieri
e sentimenti il riflesso dei miei,
 l'amore non sorgerebbe,
ma non potrei amarlo neppure
 se mi somigliasse troppo,
 se fosse un mero duplicato,
un'eco monotona e ripetitiva
 di me stessa.

accarezza


Battito dopo battito
il cuore non  s'affatica:
mentre una luna nuova
disegna ombre su un balcone:
c'è un gatto che si lecca il culo,
c'è un uomo che accarezza il mio nome.

rumore del mare


Anche se domani
nessuno mi amasse più 
io resto così,
non c'è niente da fare:
non si affoga mai
quando si ha dentro il mare.

cuori affranti


Io sto con gli elefanti,
io sto coi cuori affranti,
memoria degli istanti,
di denti sorridenti,
di occhi illuminati,
di vento tra i capelli;
io sto con chiunque vada
e sempre si allontana:

 è inutile cercarmi.
Non seguo  la mia trama.