Andare a caccia di ricordi,Principe, non è mai un bell’affare- sostiene Partni Faluske - Qualunque cosa trovi sulla tua strada, rimane in ogni caso un nulla di fatto. Quelli belli non li puoi più catturare e quelli brutti non li puoi uccidere.
sabato 6 marzo 2010
cantando
Abbiate pietà di me. Ma stavolta indietro non torno.
Mi sveglio cantando canzoni
e amo tutto il giorno.
venerdì 5 marzo 2010
tunnel
Oggi un doloroso torcicollo mi costringe ad aggirarmi
senza meta attraverso le ore
come una puttana in un mondo
senza marciapiedi.
osserva Chime Laurina -
La soluzione prospettata dalla tecnologia
è il condizionatore, il mondo stesso pare richiederlo
è il condizionatore, il mondo stesso pare richiederlo
è impossibile vivere senza.
- osserva Chime Laurina -
Eppure milioni di condizionatori all’unisono
succhiano energia, consumano l’acqua, portano alla siccità..
.morte, la morte della terra ormai inaridita.
- osserva Chime Laurina -
Eppure milioni di condizionatori all’unisono
succhiano energia, consumano l’acqua, portano alla siccità..
.morte, la morte della terra ormai inaridita.
giovedì 4 marzo 2010
fisso segno
Oggi , 4 marzo Giovedi, ho provato un vivo sentimento di me stesso, proprio come prendevo coscienza di me a cinque o sei anni. La coscienza senza movimento.
afferma Petri Maskuna
La felicità,Principe, è reale solo quando condivisa
- afferma Petri Maskuna - Vero sentimento.
Muore per mancanza di giudizio.
- afferma Petri Maskuna - Vero sentimento.
Muore per mancanza di giudizio.
Arnth il prescelto
Il Giovane Arnth fece una pausa. Aveva fatto la sua strada a mezza costa lungo i ripidi pendii della Grande montagna Cimina che sovrastava il suo villaggio. E aveva speso la metà migliore della giornata, ed ora metteva in dubbio la sua capacità di andare fino in cima. Ma sapeva che nessun altro avrebbe potuto farlo, e doveva raggiungere la cima ad ogni costo. La sua vita dipendeva da questo. La vita del villaggio intero dipendeva da questo. Era l'uomo più forte del Suo villaggio all'epoca e a cura della Confederazione Lucumonica era stato scelto per svolgere questo Compito Apparentemente da Superuomo di Raggiungere la cima della Montagna Grande. Ha dovuto arrivare. Ha dovuto. Ha dovuto.
E 'stato un anno negativo per il paese. Le piogge che avevano procurato fertilità per anni erano scomparse , E non vi era stato nemmeno un accenno di una nuvola. Gli abitanti del villaggio avevano sempre vissuto all'ombra della montagna, e le dolci colline circondate in tutte le altre Direzioni. Erano circondati da tutte le direzioni, e vissuto fuori della terra desolata esterna . Mentre quando alcuni di quelli più temerari si avventuravano nella selva sulle prime pendici delle colline per la caccia, i Capi Lucumoni ammonivano. Selve Cimine Tabù erano, perché piene di bestie feroci. Regno di dei sconosciuti. E gli abitanti del villaggio avevano, così vissuto separati dal mondo esterno da quando la nonna più antica tra i quali uno riusciva a ricordare. Gli dei della pioggia avevano sempre un sorriso su di loro, e il raccolto era stato buono . Ma quest'anno bruciava ogni cosa. Dominava lo stato di sesso maschile. Veramente maschile. Vero maschio veramente.
Così come le riserve di cibo buttato, e le riserve idriche asciugate, si sono recati alla nonna più antica del paese, che ha dettato loro Il racconto che era stato raccontato dalla nonna, e da sua nonna, e così via e così via. E lei disse: "Questa storia mi è stato detta da mia nonna, che, se mai ha smesso di piovere, e la fame e la morte ci guardava in faccia, la risposta ai nostri problemi sarebbero trovati nella parte superiore della Montagna Grande. Ci vive una vecchio uomo che può far piovere lontano. "La Montagna Grande Cimina era venerata da tutti gli abitanti del villaggio per l'ombra della sua Presenza benevola. Era sacra, E nessuno era stato a scalare le sue pendici. Ma ora qualcuno doveva. E dopo un lungo Dibattito e un sacco di discussioni, l'uomo più forte è Stato scelto per scalare la montagna e Trovare la risposta.Così Arnth, il campione della salita , si arrampicò fino alla fine della Montagna, si alzò sul picco e cadde al di là in esaurimento. Le labbra secche e annerito dalla mancanza di acqua, la sua pelle screpolata Dalla furia del sole di mezzogiorno, si trascinò lentamente in avanti, e vide la bocca di una caverna. Egli entro e ascolto una voce.
E 'stato un anno negativo per il paese. Le piogge che avevano procurato fertilità per anni erano scomparse , E non vi era stato nemmeno un accenno di una nuvola. Gli abitanti del villaggio avevano sempre vissuto all'ombra della montagna, e le dolci colline circondate in tutte le altre Direzioni. Erano circondati da tutte le direzioni, e vissuto fuori della terra desolata esterna . Mentre quando alcuni di quelli più temerari si avventuravano nella selva sulle prime pendici delle colline per la caccia, i Capi Lucumoni ammonivano. Selve Cimine Tabù erano, perché piene di bestie feroci. Regno di dei sconosciuti. E gli abitanti del villaggio avevano, così vissuto separati dal mondo esterno da quando la nonna più antica tra i quali uno riusciva a ricordare. Gli dei della pioggia avevano sempre un sorriso su di loro, e il raccolto era stato buono . Ma quest'anno bruciava ogni cosa. Dominava lo stato di sesso maschile. Veramente maschile. Vero maschio veramente.
Così come le riserve di cibo buttato, e le riserve idriche asciugate, si sono recati alla nonna più antica del paese, che ha dettato loro Il racconto che era stato raccontato dalla nonna, e da sua nonna, e così via e così via. E lei disse: "Questa storia mi è stato detta da mia nonna, che, se mai ha smesso di piovere, e la fame e la morte ci guardava in faccia, la risposta ai nostri problemi sarebbero trovati nella parte superiore della Montagna Grande. Ci vive una vecchio uomo che può far piovere lontano. "La Montagna Grande Cimina era venerata da tutti gli abitanti del villaggio per l'ombra della sua Presenza benevola. Era sacra, E nessuno era stato a scalare le sue pendici. Ma ora qualcuno doveva. E dopo un lungo Dibattito e un sacco di discussioni, l'uomo più forte è Stato scelto per scalare la montagna e Trovare la risposta.Così Arnth, il campione della salita , si arrampicò fino alla fine della Montagna, si alzò sul picco e cadde al di là in esaurimento. Le labbra secche e annerito dalla mancanza di acqua, la sua pelle screpolata Dalla furia del sole di mezzogiorno, si trascinò lentamente in avanti, e vide la bocca di una caverna. Egli entro e ascolto una voce.
mercoledì 3 marzo 2010
mille alberi morti
Hanno abbattuto mille alberi a Migliarino...
Ancora ieri il vento, il sole, gli uccelli
l’accarezzavano benignamente.
Erano felici? Erano vecchi? O giovani?
Comunque erano candidi, eretti
con una chiara vocazione di cielo
e un alto futuro di stelle.
Stasera giacciono come bambini
esiliati dalla loro culla, spezzate
le tenere gambe, affondati
il capo, sparso per terra e triste,
disfatti in foglie
e in pianto ancora verde, in pianto.
Questa notte il bambino uscirà
dal corpo maturo di Wasco ,
quando nessuno potrà vedere,
quando sarà solo,
dal corpo maturo di Wasco ,
quando nessuno potrà vedere,
quando sarà solo,
a chiudergli gli occhi ai suoi alberi
e a cantargli
quella canzone che ancora ieri il vento
passando sussurrava.
implora Massi Bofurste
il vostro unico dio,
ti prego,
mi implora Massi Bofurste
ti prego,
mi implora Massi Bofurste
non avendo alcuna
complessità concettuale al suo interno,
direi
complessità concettuale al suo interno,
direi
che si è esaurito,
e comunque a furia di parlarne
mi è venuto a noia.
e comunque a furia di parlarne
mi è venuto a noia.
sorride Calunte Vanteliu
Potevi passare - sorride Calunte Vanteliu .
e invece hai detto basta:
così non sei passata,
così tu sei rimasta.
fine inverno
Collerici istinti
tinti di rosso e viola,
le farfalle fanno la spola
3
tra l'inverno e l'inferno
che spunta
dalla primavera.
Lingua di Porsenna
Thesaurus Linguae Etruscae curato da Enrico Benelli, Maristella Pandolfini Angeletti e Valentina Belfiore (Pisa-Roma, Fabrizio Serra Editore, 2009, pagine xxxiv+586, euro 245)
La morte di una lingua è un fenomeno che può essere osservato anche nel presente in vari contesti e aree geo-culturali e questo costituisce un evento drammatico, un sostanziale impoverimento del genere umano nella sua articolata e straordinaria diversità. Al pari dell'estinzione di una specie, la fine di una lingua lascia un vuoto non reintegrabile in quella sorta di biodiversità rappresentata dalle culture.
Con una lingua non finisce solo un codice per comunicare, ma anche e soprattutto una visione del mondo. Nozioni empiriche, concetti, miti, racconti e poesie, dimensioni dello spirito, saperi e memorie implodono con essa. Nel caso di una cultura complessa, storica, a farne irreversibilmente le spese sono la letteratura, la scienza, la storiografia e tutto il patrimonio che gli uomini hanno voluto affidare alla potenza della parola e, da un certo punto in poi, alla parola scritta.
Questo fenomeno ha coinvolto, circa ventuno secoli fa, anche una delle civiltà più evolute dell'Italia antica e dell'intero bacino del Mediterraneo, quella degli etruschi.
Questo popolo, in realtà, non si estinse né fu oggetto di un genocidio. Esso semplicemente si trasformò con un processo storico di integrazione politica ed economica nello stato romano, al quale la cooptazione dei ceti magnatizi etruschi fornirà un nucleo sostanziale della propria classe dirigente.
A partire dagli anni 90-88 antecedenti all'era cristiana, con la guerra sociale e la conseguente concessione della cittadinanza romana agli italici, l'etrusco scomparirà progressivamente anche dall'uso nella sfera privata. A eccezione di qualche erudito, come l'imperatore Claudio, e di qualche raro superstite, l'etrusco scomparirà come lingua parlata nei primi secoli della nostra era. Aulo Gellio (Noctes Atticae XI, 7, 4), verso la fine del ii secolo ricorda un interlocutore dal linguaggio difficilmente comprensibile, a suo dire etrusco o gallico.
Il naufragio della lingua ha sicuramente contribuito nei secoli a creare il mito degli etruschi, unitamente a quel "mistero" legato a un idioma che sembra sfuggire alla classificazione in un gruppo linguistico definito.
Nonostante questo, l'etrusco costituisce una delle lingue più conosciute dell'Italia antica, eccettuato il latino. Sarà forse anche per questo che un evento scientifico e culturale come la pubblicazione del Thesaurus Linguae Etruscae, solennemente presentato all'Accademia dei Lincei, appare destinato a uscire dagli interessi ristretti dei cultori della materia per trovare una sua più ampia risonanza nel grande pubblico.
L'opera costituisce uno strumento essenziale per lo studio dell'antico idioma.
Il volume raccoglie infatti tutto il patrimonio linguistico etrusco censito sino al 2006 e costituisce l'aggiornamento, con tutte le novità delle recenti scoperte e acquisizioni, della prima edizione pubblicata a partire dal 1978 a cura di Massimo Pallottino, che così introduceva: "Allo studio dell'etrusco è mancato finora quello strumento basilare di ogni esplorazione ed operazione linguistica che è il vocabolario".
Fino ad allora era praticamente impossibile per un singolo studioso conoscere l'intero patrimonio linguistico etrusco. Le iscrizioni, che cominciarono a essere pubblicate sistematicamente a partire dagli ultimi decenni del xix secolo, risultavano comunque sparse in sedi diverse "repertori, monografie, articoli" e talvolta con proposte di lettura tutt'altro che univoche.
Questa ultima edizione del Thesaurus Linguae Etruscae compare nell'ambito di una collana curata dall'Istituto di Studi sulle Civiltà Italiche e del Mediterraneo Antico del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che oggi incorpora l'ex Istituto per l'Archeologia Etrusco-Italica che promosse la prima edizione. Si tratta dell'inventario di tutte le "voci" individuabili nei testi etruschi, la relativa documentazione e la citazione dei passi in cui esse occorrono. Sono inoltre inseriti tutti i lemmi etruschi riportati da fonti greche e latine, quasi il relitto di un dizionario. Una curiosità, per i non addetti, è rappresentata dalla sezione con l'ordinamento inverso dei lemmi, ovvero delle parole ordinate alfabeticamente secondo la parte finale: uno strumento utile per integrare un'iscrizione incompleta.
Questa ultima edizione del Thesaurus Linguae Etruscae compare nell'ambito di una collana curata dall'Istituto di Studi sulle Civiltà Italiche e del Mediterraneo Antico del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che oggi incorpora l'ex Istituto per l'Archeologia Etrusco-Italica che promosse la prima edizione. Si tratta dell'inventario di tutte le "voci" individuabili nei testi etruschi, la relativa documentazione e la citazione dei passi in cui esse occorrono. Sono inoltre inseriti tutti i lemmi etruschi riportati da fonti greche e latine, quasi il relitto di un dizionario. Una curiosità, per i non addetti, è rappresentata dalla sezione con l'ordinamento inverso dei lemmi, ovvero delle parole ordinate alfabeticamente secondo la parte finale: uno strumento utile per integrare un'iscrizione incompleta.
Un lavoro meritorio quanto complesso è stato costituito dalla verifica sistematica dei testi raccolti, di cui sono stati emendati gli errori di lettura.
La conoscenza dell'etrusco si basa oggi su oltre 11.000 testi. Nella maggior parte dei casi si tratta di testi brevi e ripetitivi, come epigrafi funerarie, dediche, iscrizioni di possesso. Troppo poco per comprendere pienamente e tradurre alla lettera i testi più lunghi e complessi. Sono comunque note le funzioni morfologiche e sintattiche, per cui nell'approccio col testo è possibile distinguere i vari elementi del discorso: il genere e il numero, un verbo da un sostantivo, nomi propri, numerali, toponimi; inoltre è dato comprendere le regole della flessione di nomi e appellativi, identificare le forme verbali, definire la sfera semantica dei termini di più incerta traduzione, adottando i vari metodi approntati dall'indagine linguistica.
I testi più lunghi si limitano a pochi casi. Sulle fasce della mummia di Zagabria (III-I secolo prima dell'era cristiana), ricavate da un libro sacro su lino (liber linteus), è redatto un calendario religioso di circa 1130 parole superstiti destinato a una comunità etrusca che viveva in Egitto. La tegola di Capua (prima metà del v secolo prima dell'era cristiana) costituisce analogamente un calendario religioso festivo di circa 300 parole. La Tabula Cortonensis (III-II secolo prima dell'era cristiana) rappresenta un documento giuridico o un contratto, similmente al coevo cippo di Perugia che stabilisce limiti di proprietà tra due famiglie. Le lamine auree di Pyrgi (inizi del V secolo prima dell'era cristiana) provengono da un santuario e presentano una dedica alla dea Uni (Giunone) da parte di un magistrato etrusco, Thefarie Velianas; due di queste hanno contenuto simile in etrusco, insieme a una terza in idioma fenicio-punico che inizialmente aveva acceso la speranza di un testo bilingue.
Le prime iscrizioni etrusche risalgono agli inizi del vii secolo prima di Cristo e sono redatte con un alfabeto di tipo greco euboico con alcune modifiche corinzie.
Alcune lettere dell'alfabeto modello resteranno "morte" per gli etruschi. Per questo motivo l'etrusco veniva già letto abbastanza correttamente nel XVIII secolo.
La classificazione linguistica dell'etrusco è ancora un problema aperto, in quanto si differenzia sostanzialmente dalla famiglia indoeuropea, nonostante alcuni richiami come il sistema flessivo e alcune desinenze, oltre a consistenti affinità linguistiche che in alcuni casi potrebbero essere dovute a prestiti seriori, mentre è opinione abbastanza condivisa di riconoscervi il relitto di un più antico ceppo linguistico mediterraneo o protoindoeuropeo. Tale ipotesi è confortata dal confronto con nomi pregreci rimasti poi nel greco storico, ma di origine non indoeuropea. Suggestive a tal riguardo sono le affinità riscontrate tra l'etrusco e l'iscrizione della stele di Kaminia, redatta nella lingua parlata a Lemnos (e nella vicina Imbros) prima della conquista attica alla fine del vi secolo antecedente all'era cristiana.
L'approccio alla comprensione dell'etrusco, abbandonato il sistema etimologico, si è basato dai primi decenni del xx secolo sul metodo ermeneutico o "combinatorio", inteso a esaminare il testo dal suo interno, usando come chiave di decodifica un elemento acquisito. A questo si è affiancato il metodo bilinguistico, basato sul presupposto che culture contermini abbiano elaborato testi paralleli, pur in lingue diverse, per esprimere concetti simili.
L'approccio alla comprensione dell'etrusco, abbandonato il sistema etimologico, si è basato dai primi decenni del xx secolo sul metodo ermeneutico o "combinatorio", inteso a esaminare il testo dal suo interno, usando come chiave di decodifica un elemento acquisito. A questo si è affiancato il metodo bilinguistico, basato sul presupposto che culture contermini abbiano elaborato testi paralleli, pur in lingue diverse, per esprimere concetti simili.
In tutti questi casi è necessario conoscere il contesto su cui compare il testo scritto. Da qui nasce l'esigenza di censire le iscrizioni con tutti i dati complementari al testo: tipo di supporto, materia, datazione, provenienza.
L'etrusco, come si diceva, non sopravvisse nemmeno come lingua morta in forma letteraria alla distruzione delle antiche biblioteche. I testi, forse già rari, non furono copiati, come pure i testi sacri dell'etrusca disciplina, tradotti in latino e usati dagli ultimi sacerdoti pagani fino alla fine del mondo antico e al tempo delle invasioni barbariche, non sono pervenuti.
La ricostruzione oggi di un corpus di fonti storiche primarie, quali sono le epigrafi, non mediate dalle interpolazioni dei copisti, certo non ripaga dell'enorme danno costituito dalla perdita intera di una lingua e della sua letteratura. Pur restando la possibilità teorica, forse remota, di straordinarie e inaspettate scoperte, le cognizioni sino a oggi raggiunte sulla lingua etrusca costituiscono solo uno specchio offuscato su cui vedere riflessa l'immagine di una civiltà fortemente basata sulla parola scritta.
martedì 2 marzo 2010
lost
oggi canto
esercitando il potere svincolato
da ogni censura esterna.
Un diario,
un bar virtuale,
uno sfogo una farsa.
Potente mezzo anarcoide
alienante.
Una contraddizione affascinante.
selvaggia mente
OGNI SITUAZIONE E’ SIMBOLICA E FIORISCE.
QUANDO E’ TRATTATA ANALITICAMENTE SVANISCE.
UN ALBERO È UN ALBERO. UN ALBERO! E NON FINISCE.
Plenilunio dei Pesci
La solitudine attraversata dal sogno e dal silenzio.
Racchiusa tra il mare e la tristezza.
Racchiusa tra il mare e la tristezza.
Silenziosa,delirante tra due sponde immobili.
lunedì 1 marzo 2010
enigatica
Uno è la Verità
Due il silenzio che ne consegue.
Due il silenzio che ne consegue.
Tre sono le gocce d'acqua che servono a Sognare.
Quattro è tutto il resto.
Cinque la necessaria continuazione.
Sei è l'uomo libero.
Sette la magia o semplicemente l'illusione.
Otto sono il sole e la luna,
e le loro eclissi.
Nove è Sherazade che racconta al sultano la favola di Sherazade che racconta al sultano la favola di Sherazade che racconta.
Dieci è l'arte di finire, ma questa è una storia che non può morire e neppure con un trucco semplicemente svanire.
l'Aruspice Donas
Per spiegarmi cos'è l'infinito l'Aruspice Donas mi dice che c'è un arciere che,
postosi ai confini dei mondo, scaglia una freccia: il dardo prosegue la corsa verso l'infinito. Potrà sbattere contro qualche roccia, contro qualche montagna. Ma a quel punto l'arciere potrà sempre scagliare una nuova freccia verso l'infinito. E' così che la freccia corre. Ma soprattutto - continua Donas -
è così che l'arciere agisce: quando la freccia si ferma, magari si rompe, prende una nuova freccia, carica l'arco e tira. Per sempre. E l'infinito non è tanto quello che non si raggiunge, ma la ripetizione del gesto, il rito che ogni giorno l'arciere compie per amore del tiro con l'arco. Cosa importa il resto? Cosa importa se il tiro non ha bersaglio definito? L'arciere cerca di mantenere sempre teso l'arco, non si lascia andare. Può darsi che il tempo tenda ad allentare la corda, ma un buon arciere cambia freccia, non l'arco.
daimon
Qualcuno esalta l'uguaglianza,
un diavolo nero danza in cattedrale,
il bene, il male,
un battesimo, un funerale.
marzeggiante
si comincia col sale,
si finisce col vento;
non è un lamento,
1
solo amara constatazione:
ogni costellazione ha il suo tormento
e un mito dal quale prende nome.
domenica 28 febbraio 2010
Castel d ' Asso (Axia)
La Necropoli di Castel d'Asso, antica città di Axia, Si snoda a ridosso dell'antico tracciato che portava verso Viterbo,Tuscania e il lago di Bolsena. Le tombe risalgono al periodo che va dal IV al II secolo a.C. sono soprattutto afacciata.le più note sono la Orioli, La Tetnie, la Urinates Salvies e la cosidetta grande con tre ingressi. L'ingresso alla necropoli è libero,per arrivarci da Viterbo seguire le indicazioni per le Terme dei Papi poi per Castel d'Asso.
Correva l’anno 1817, quella di Castel d’Asso fu la prima necropoli rupestre etrusca ad essere scoperta,depredata e fatta conoscere al mondo della cultura, forse anche a questo è dovuta la sua fama in tutto il mondo. Essa si sviluppa lungo le rupi che dominano la valle del torrente Freddano ed ai lati di una piccola valle posta alle sue spalle. Lo spettacolo offerto dalle tombe variamente intagliate nella roccia, distribuite su due o anche tre ordini sovrapposti è veramente suggestivo. Il periodo di massima fioritura della necropoli si ha tra il IV ed il II secolo a.C. La forma predominante delle tombe è quella caratteristica a dado che qui si articola su facciate semplici o su un modello canonico più complesso costituito da tre elementi sovrapposti: la facciata, l’ambiente di sottofacciata, la vera e propria camera sepolcrale. Tutte le facciate si caratterizzano per la sequenza di classiche modanature, ma soprattutto per la suggestione che emana la raffigurazione della Finta Porta, la porta dell’Aldilà, delineata con uno spesso cordolo a rilievo, che si ripete anche nell’ambiente di sottofacciata.

Spesso sui fascioni sono profondamente incise delle iscrizioni etrusche che indicano la tomba e i suoi proprietari. Modesti ed inornati sono gli ipogei sepolcrali per lo più aventi basse banchine lasciate a risparmio entro le quali si allineano numerose fosse ai lati di un corridoio centrale. Non mancano tombe con sarcofagi. Tra quelle più notevoli: la Tomba Orioli che prende il nome dall’archeologo viterbese che per primo scoprì e senza dubbio depredò questa località. La facciata è molto articolata e la grande la camera sepolcrale conteneva oltre sessanta deposizioni e servì per più generazioni succedutesi dal 250 al 150 a.C. Altre tombe significative sono quella dei Tetnie, con iscrizione e resti delle scalette laterali che conducono alla parte superiore del dado e l’adiacente degli Urinates Salvies. La tomba più spettacolare è quella Grande con facciata, ambiente inferiore con tre aperture e un profondo corridoio d’accesso (rimaneggiato nei secoli) al vasto ambiente sepolcrale. Qui sono ancora conservati quattordici sarcofagi con o senza copertura dei quaranta che vi furono trovati. Tutte le tombe mostrano in vario modo il riutilizzo avvenuto nel corso dei secoli da parte dei contadini e dei pastori che frequentavano la zona. Di fronte alla necropoli sta alto sulle rupi, il centro abitato segnato da tre valli successive, con al vertice, ben conservato, il mastio quadrato delle fortificazioni medievali.
venerdì 26 febbraio 2010
mi ricorda Laris Tular:
Attento Principe,mi ricorda Laris Tular:
se cogli un fiore dal prato muore,
se cogli un fiore dal prato muore,
se cogli un fiore perde il suo colore.
divinità
A volte il Dio riposa sull'ala infinita
d'una farfalla gialla
alla vana ricerca d'un fiore
26
e ogni petalo che cade
è colore e rumore
e nulla più.
giovedì 25 febbraio 2010
- ghigna Papunte -
Sono un ricercatore bordeline
- ghigna Papunte -
Le mie immagini crescono
( svaniscono sempre )
ai lati dell’ignoto.
ai lati dell’ignoto.
L'amico Laris Hulmenia ben disse:
L'amico Laris Hulmenia ben disse:
«Quello che un uomo ha veramente pensato
(per sé) si scrive su tre righe.
(per sé) si scrive su tre righe.
Il resto è spiegazione, dimostrazione, sviluppo».
canto lento
L'arte della velocità
non ha albergo nella mia città privata
dove la bella addormentata sogna tartarughe.
sussurra Thane Lusnei
Le donne, lo so,
non dovrebbero scrivere;
non dovrebbero scrivere;
sussurra Thane Lusnei -
ma io scrivo
perché tu possa leggere
da lontano nel mio cuore
notturno
mercoledì 24 febbraio 2010
stand by
martedì 23 febbraio 2010
- mi confida Maris Veliharde -
Tra il profumo e la bellezza
trascorrerò il mio tempo raffinato
- mi confida Maris Veliharde -
con l'eleganza di chi non è mai stato bestiale,
con l'eleganza di chi non è mai stato bestiale,
tra il paganesimo e l'altare
lascerò girare la ruota del destino
e berrò del vino liquoroso,
sposo dell'ebrezza
e del coro degli dei.
lunedì 22 febbraio 2010
Tular Kapkuna
il cielo non si apre ,Principe,
mi dice Tular Kapkuna
a meno che tu
non voglia vedere
cosa lo riempie.
non voglia vedere
cosa lo riempie.
si lamenta Athne Haperini
Dovrei essere tutto
invece non so che essere una cosa alla volta
- si lamenta Athne Haperini-
La capacità di sovrapporre i ruoli
propria del mondo femminile
in me diventa calca
di apparenti strati leggeri
di apparenti strati leggeri
ammasso di pietre
praticamente una tomba.
praticamente una tomba.
affascinante Neptune
Per « Fascinazione » s'intende « l'atto di affascinare, o lo stato di essere affascinato ». La parola « affascinare » deriva dal latino « fascinare », che significa « ammaliare, affascinare, incantare mediante la vista o la parola; cattivare, attrarre », ecc. La definizione della parola inglese « fascinate» (affascinare) è la seguente: «Esercitare una azione su altri mediante qualche influenza potente od irresistibile; influenzare per un incanto irresistibile; allettare, sospingere, irresistibilmente o potentemente; incantare, cattivare od attrarre potentemente; influenzare l'immaginazione, la ragione o la volontà altrui, in un modo incontrollabile; ammaliare, cattivare od allettare potentemente od irresistibilmente ».
Le definizioni suddette sono estratte da diversi dei migliori vocabolari e ci danno il significato dell'idea espressa dalla parola « fascinazione »
In Astrologia, la posizione nel tema Natale di alcuni elementi, per lo più Giove, Il Sagittario, Nettuno ed il segno dei Pesci, la IX e la XII casa, chiariscono le energie del vedere, guardare, osservare, in una parola: la fascinazione.
MA CHE COSA È LÀ FASCINAZIONE DAL PUNTO DI VISTA ASTRALE ?
Innanzitutto bisogna chiarire che può affascinare sia il bello che il brutto secondo la sensibilità individuale. La sensibilità collettiva di questa era Acquariana di Nettuno che transita nel segno dell'Acquario è sintonizzata sul brutto, sul mostruoso, vibra stonata, diversa. Per avere attenzione oggi basta comportarsi male, molto male, e si otterranno alti valori di audience, e di visibilità. Se in parallelo guardiamo l'epoca opposta alla nostra, con canoni di bellezza diversi, dobbiamo guardare all'epoca di Netttuno in Leone, l'epoca dei parruchini bianchi di Mozart (fine 1700), l'epoca della bella musica, la "Belle Epoque": il periodo orbitale di Nettuno infatti è di circa 160 anni.
In Astrologia, la posizione nel tema Natale di alcuni elementi, per lo più Giove, Il Sagittario, Nettuno ed il segno dei Pesci, la IX e la XII casa, chiariscono le energie del vedere, guardare, osservare, in una parola: la fascinazione.
MA CHE COSA È LÀ FASCINAZIONE DAL PUNTO DI VISTA ASTRALE ?
Innanzitutto bisogna chiarire che può affascinare sia il bello che il brutto secondo la sensibilità individuale. La sensibilità collettiva di questa era Acquariana di Nettuno che transita nel segno dell'Acquario è sintonizzata sul brutto, sul mostruoso, vibra stonata, diversa. Per avere attenzione oggi basta comportarsi male, molto male, e si otterranno alti valori di audience, e di visibilità. Se in parallelo guardiamo l'epoca opposta alla nostra, con canoni di bellezza diversi, dobbiamo guardare all'epoca di Netttuno in Leone, l'epoca dei parruchini bianchi di Mozart (fine 1700), l'epoca della bella musica, la "Belle Epoque": il periodo orbitale di Nettuno infatti è di circa 160 anni.
mistero impassibile
22
E se cercassi di dirti
quello che mi porti nell'anima
anche senza volerlo
arriverei alla definizione del bello
in maniera più profonda
di poeti, filosofi e profeti
ma i nostri magneti
spingono in direzione opposta
e non sai quanto mi costa sederti accanto
con questa crosta di cuore
che non spezza l'incanto:
forse sei solo liquore e io mi stò ubriacando?
domenica 21 febbraio 2010
canto danzante
UN OMAGGIO A TE
CHE HAI PENSIERI INSONDABILI
CHE HAI PENSIERI INSONDABILI
DA CHIUNQUE.
21
UN OMAGGIO A CHIUNQUE
ABBIA UNA VITA
CHE NON È LA MIA.
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