venerdì 16 ottobre 2009
Poseidon

La scoperta di Nettuno nel cielo notturno ha qualcosa di misterioso, è stato trovato grazie ad un preciso calcolo astronomico, proprio là dove avrebbe dovuto essere, così, quasi per caso. La paternità è dubbia, svariati scienziati se la contendono da protagonisti, fino a tramutare il tutto in un vero e proprio "giallo celeste". Un'altra stranezza è emersa dallo studio delle orbite di Nettuno e Plutone: Nettuno ha un ciclo di 164 anni, e Plutone di 260 anni, creando un rapporto di 2 a 3. Per ogni 2 giri di Plutone, Nettuno ne compie 3.Nonostante la geometria delle orbite percorse dai due pianeti, essi si muovono in modo tale da non avvicinarsi mai troppo l'uno all'altro, e anche se le due orbite geometricamente si incrociano, non si scontreranno mai. A volte Nettuno è il pianeta più esterno, il più lontano del sistema solare, mentre Plutone si riavvicina. Nettuno in questo caso prende il posto di Plutone come araldo della morte, dal 1977 al 1997. Il ciclo di Nettuno, il giro completo dello Zodiaco partendo dal momento della sua scoperta, avverrà proprio nel duemiladodici, a 26 gradi dell’Acquario. Il pianeta Nettuno ha un periodo di rivoluzione intorno al Sole di 165 anni, è interamente ricoperto di nubi di colore azzurro, e attraversato da spaventose tempeste di vento fino a 2000km/h.
Nettuno dominante o dissonante in un tema natale (insieme al segno dei Pesci e la dodicesima casa) ci parla di individui con personalità non comuni: produce sia il genio che la follia. Qualunque sia il segno solare, il segno lunare o l’Ascendente, avremo di fronte soggetti "diversi", stravaganti, devianti, illusi, artisti, idealisti, flamboyant, comunque "oltre i limiti". Nettuno, infatti, è simbolicamente il pianeta delle acque pescine, dell’Assoluto, della scomparsa del limite. Un limite posto da Saturno e abbattuto da Urano, che però ancora ci si confronta, mentre Nettuno ne è già al di là e chi ne è fortemente segnato vive proprio una vita "al limite": sospeso, spesso, fra realtà e illusione, fra materia e spirito, fra egoistico edonismo e sublime spirito di sacrifico, fra genialità e follia, fra il vivere in una "comune" e il ritirarsi in completa solitudine, fra distrazioni plateali e percezioni nitide dell’inconscio collettivo e delle leggi della natura. Dal punto di vista temporale astronomico, Nettuno fa la sua comparsa, nasce nel 1846: appena due anni dopo avremo il "’48" in Europa, con tutta la sua carica idealistica dei moti insurrezionali; sempre del 1848 è il "Manifesto del Partito Comunista" di Marx ed Engels, proclama del prossimo avvento dell’ "utopia" in Terra; sono, inoltre, gli anni in cui il concetto di inconscio comincia a prendere forma, gli esperimenti medianici tentano di dimostrare l’esistenza dell’aldilà, il Romanticismo recupera i sentimenti, dopo l’ubriacatura razionalistica dell’Illuminismo: a quei tempi Cartesio affermava che gli animali sono macchine..cogito ergo sum…
Larisa Kpne
Albero dell'Amore
Nei pressi di Arezzo si trova un piccolo e delizioso borgo medievale che, arroccato su un colle, conserva intatti i bei palazzi in pietra, i cortili fioriti e le intricate stradine che riportano ad un'epoca lontana: Lucignano Valdichiana.Tra le mura del borgo, le casette destinate agli antichi popolani a poco a poco si «aprono» e lasciano il posto ai palazzi della nobiltà, tra cui è piacevole passeggiare alla ricerca di prodotti dalla lunga ed appassionata tradizione artigianale.E' qui, in questo contesto fiabesco, che si trova uno dei simboli più importanti e conosciuti dell'amore: l'albero d'oro.Si tratta di un reliquiario di 2,60 metri d'altezza risalente al XIV-XV secolo e oggi custodito nel museo di Lucignano che, secondo la leggenda, porta fortuna agli innamorati che giungono da tutto il mondo per scambiarsi le promesse d'amore davanti ai suoi magnifici rami dalle decorazioni smaltate, arricchiti con cristalli di rocca e coralli.
L'estremità superiore dell'albero d'oro è sormontata da un Cristo sovrastato da un pellicano che con il suo sangue nutre i suoi piccoli. Si tratta, dunque, di un eccezionale esempio di amore religioso, simbolo ed amore umano e questo ne ha fatto la meta d'elezione per gli innamorati, i futuri ed i novelli sposi.
L'estremità superiore dell'albero d'oro è sormontata da un Cristo sovrastato da un pellicano che con il suo sangue nutre i suoi piccoli. Si tratta, dunque, di un eccezionale esempio di amore religioso, simbolo ed amore umano e questo ne ha fatto la meta d'elezione per gli innamorati, i futuri ed i novelli sposi.
padrona
terrore & rivoluzione
«Noi dobbiamo cospirare, procurarci bombe, usare passaporti falsi, contrabbandare materiale, e, se non possiamo fare altro, fare la rivoluzione coi pugnali». Questa consegna non è tratta dall'intercettazione telefonica di un odierno militante di Al Qaeda, né dalla posta elettronica di un guerrigliero colombiano delle Farc,o da un militante PD di Vignola (possibile che nessuno ficchi una pallottola in testa all'Innominabile...) ma da una lettera di Giuseppe Mazzini risalente al 1853.
A torto hanno fatto scandalo, pochi anni fa, le tesi dello storico francese Pierre Milza, colpevole di avere suggerito che certa tradizione del terrorismo italiano possa risalire appunto a Mazzini: al nemico giurato delle monarchie assolute e dei Savoia, cospiratore e rivoluzionario nell'Europa dell'Ottocento. A torto ci si è stracciati le vesti sul pericolo di una confusione retrospettiva fra buoni e cattivi. Quasi che, nella storia, le rivoluzioni siano state immancabilmente pacifiche, rivoluzioni dei garofani o di velluto. Quasi che i cambiamenti di regime non richiedano, spesso, un lavacro di sangue. E quasi che la parola «terrorista» non tenda a designare – in ultima istanza – il rivoluzionario che perde, mentre il rivoluzionario che vince diventa «padre fondatore».
Gli unici rivoluzionari che abbiano osato vantare il terrore in corso d'opera sono stati coloro dai quali la parola è derivata: i giacobini francesi che nel 1793 misero (come dissero) il Terrore all'ordine del giorno, facendone un metodo dí governo. I neologismi terrorisme e terroriste sono stati peraltro coniati, con valore peggiorativo, durante la stagione successiva alla caduta del giacobinismo, cioè all'epoca del Termidoro. Quando i deputati medesimi della Convenzione che avevano sostenuto Robespierre nella politica del Terrore si scoprirono mansueti, e trasformarono la figura edificante del giacobino in quella infamante del buveur de sang. Da allora, diligentemente tradotti in tutte le lingue, i sostantivi «terrorismo» e «terrorista» sono divenuti sinonimi del maligno. Nel lessico di una storia proverbialmente scritta dai vincitori, il terrore è l'errore (l'orrore) di chi è lontano da noi, diverso, alieno. Secondo l'icastica formula di un critico letterario, Daniele Giglioli, «il terrorismo è la violenza degli altri».
Frequentare la storia della Rivoluzione francese può servire almeno a questo: a respingere il luogo comune del terrore come alterità, male altrui, e a riconoscerlo come identità, male nostro. Il terrore come il luogo da cui tutti proveniamo. Perché la Rivoluzione è stata fin dall'inizio – prima ancora del 1793, prima del Terrore con la maiuscola – un'utopia della fraternità minacciata dall'entropia del fratricidio. Fin dal 1789 l'unanimismo buonista dei rivoluzionari presumeva la logica dell'esclusione, ammetteva la prassi dell'intimidazione, comprendeva la vertigine della punizione. D'altra parte, frequentare la storia della Rivoluzione francese può servire a riconoscere come la violenza stessa sia levatrice di storia. Perché vorrà pur dire qualcosa il fatto che la Francia del Terrore sia stata la culla di ogni pratica moderna dei diritti dell'uomo e del cittadino. Universalità del suffragio, laicità delle istituzioni, scolarità obbligatoria e gratuita, assistenza sociale dei poveri, emancipazione dei neri e degli ebrei: altrettante conquiste maturate (e, provvisoriamente, marcite) all'ombra delle ghigliottine.
Nell'Italia del Risorgimento, la Rivoluzione francese godette di pessima stampa. Non soltanto tra i moderati, anche tra i radicali. Mazzini per primo, in una vita fatta di trame rivoluzionarie e di sogni repubblicani, tenne a prendere le distanze dal precedente transalpino del tardo Settecento. «Aborriamo dal sangue fraterno», l'esule genovese scandì già nel 1832, intendendo con ciò che aborriva il Terrore. Eppure quello era lo stesso Mazzini dei passaporti falsi, dei pugnali, delle bombe. Era l'uomo che i governi europei dell'Ottocento mantennero per decenni in cima alla lista dei most wanted. Era — ben più di un Karl Marx – il terrorista per antonomasia, barbuto spauracchio dei benpensanti, Osama Bin Laden del diciannovesimo secolo.
Qualunque cosa ne dicano i semplificatori di professione, la storia è una cosa complicata.
A torto hanno fatto scandalo, pochi anni fa, le tesi dello storico francese Pierre Milza, colpevole di avere suggerito che certa tradizione del terrorismo italiano possa risalire appunto a Mazzini: al nemico giurato delle monarchie assolute e dei Savoia, cospiratore e rivoluzionario nell'Europa dell'Ottocento. A torto ci si è stracciati le vesti sul pericolo di una confusione retrospettiva fra buoni e cattivi. Quasi che, nella storia, le rivoluzioni siano state immancabilmente pacifiche, rivoluzioni dei garofani o di velluto. Quasi che i cambiamenti di regime non richiedano, spesso, un lavacro di sangue. E quasi che la parola «terrorista» non tenda a designare – in ultima istanza – il rivoluzionario che perde, mentre il rivoluzionario che vince diventa «padre fondatore».
Gli unici rivoluzionari che abbiano osato vantare il terrore in corso d'opera sono stati coloro dai quali la parola è derivata: i giacobini francesi che nel 1793 misero (come dissero) il Terrore all'ordine del giorno, facendone un metodo dí governo. I neologismi terrorisme e terroriste sono stati peraltro coniati, con valore peggiorativo, durante la stagione successiva alla caduta del giacobinismo, cioè all'epoca del Termidoro. Quando i deputati medesimi della Convenzione che avevano sostenuto Robespierre nella politica del Terrore si scoprirono mansueti, e trasformarono la figura edificante del giacobino in quella infamante del buveur de sang. Da allora, diligentemente tradotti in tutte le lingue, i sostantivi «terrorismo» e «terrorista» sono divenuti sinonimi del maligno. Nel lessico di una storia proverbialmente scritta dai vincitori, il terrore è l'errore (l'orrore) di chi è lontano da noi, diverso, alieno. Secondo l'icastica formula di un critico letterario, Daniele Giglioli, «il terrorismo è la violenza degli altri».
Frequentare la storia della Rivoluzione francese può servire almeno a questo: a respingere il luogo comune del terrore come alterità, male altrui, e a riconoscerlo come identità, male nostro. Il terrore come il luogo da cui tutti proveniamo. Perché la Rivoluzione è stata fin dall'inizio – prima ancora del 1793, prima del Terrore con la maiuscola – un'utopia della fraternità minacciata dall'entropia del fratricidio. Fin dal 1789 l'unanimismo buonista dei rivoluzionari presumeva la logica dell'esclusione, ammetteva la prassi dell'intimidazione, comprendeva la vertigine della punizione. D'altra parte, frequentare la storia della Rivoluzione francese può servire a riconoscere come la violenza stessa sia levatrice di storia. Perché vorrà pur dire qualcosa il fatto che la Francia del Terrore sia stata la culla di ogni pratica moderna dei diritti dell'uomo e del cittadino. Universalità del suffragio, laicità delle istituzioni, scolarità obbligatoria e gratuita, assistenza sociale dei poveri, emancipazione dei neri e degli ebrei: altrettante conquiste maturate (e, provvisoriamente, marcite) all'ombra delle ghigliottine.
Nell'Italia del Risorgimento, la Rivoluzione francese godette di pessima stampa. Non soltanto tra i moderati, anche tra i radicali. Mazzini per primo, in una vita fatta di trame rivoluzionarie e di sogni repubblicani, tenne a prendere le distanze dal precedente transalpino del tardo Settecento. «Aborriamo dal sangue fraterno», l'esule genovese scandì già nel 1832, intendendo con ciò che aborriva il Terrore. Eppure quello era lo stesso Mazzini dei passaporti falsi, dei pugnali, delle bombe. Era l'uomo che i governi europei dell'Ottocento mantennero per decenni in cima alla lista dei most wanted. Era — ben più di un Karl Marx – il terrorista per antonomasia, barbuto spauracchio dei benpensanti, Osama Bin Laden del diciannovesimo secolo.
Qualunque cosa ne dicano i semplificatori di professione, la storia è una cosa complicata.
giovedì 15 ottobre 2009
e l'orizzonte ?
allo specchio
enigma del quadrato magico
dell'altra faccia delle cose
(cioè, del contrario)
con la speranza che attraverso il lato opposto
se ne potesse vedere la faccia vera.
tular conclude

chiedo a Tular : " come posso rappresentare il mondo contemporaneo che si alimenta di nove connessioni e deve metabolizzare sempre più informazioni senza perdere il senso dell'orientamento? "
Questo canto è una vera fogna
-mi risponde lo spettro -
più aumenta il carico meno ce la fà.
Detto questo ci sono due modi di vivere la vita.
Uno stà nel non ritenere possibile un miracolo.
L'altro stà nel ritenere ogni cosa un miracolo.
canto azzurro
mercoledì 14 ottobre 2009
misteri della tabula cortonensis

Musme Pictriu ci spiega.
I frammenti bronzei furono rinvenuti nel 1992, ma resi pubblici soltanto nel 1999. Da allora tante ipotesi. Dentro la sua esclusiva vetrina del Maec, raffinato Museo di Cortona, il prezioso documento dal millimetrico spessore è di una fragilità quasi com movente.
Sono 7 frammenti bronzei invecchiati di patina nobile per oltre 2000 anni: 40 righe disposte su due facciate, incise con la tecnica a cera perduta, contenenti 206 parole, delle quali 34 vocaboli «appellativi» già conosciuti ed altrettanti nuovi, oltre a un alto numero di nomi propri.
Stiamo parlando della Tabula Cortonensis, terzo testo etrusco più lungo, dopo il Liber linteus della Mummia di Zagabria e la Tegola di Capua, che questo popolo ci ha lasciato in eredità.
La piccola Tabula fu scoperta nel 1992, da un carpentiere che aveva rinvenuto i 7 frammenti nei pressi di Camucia, ai piedi di Cortona. Il ritardo della consegna e le confuse indicazioni sul luogo di ritro vamento gettarono in seri guai lo scopritore (prima condannato, quindi assolto, infine privato della lauta ricompensa, un miliardo delle vecchie lire).
Ricomposta nel suo assetto con il tradizionale andamento della scrittura da destra a sinistra, la Tabula fu resa pubblica nel 1999, esattamente 10 anni fa, scatenando l’entusiasmo di linguisti ed etruscologi per quella che fu definita la scoperta etrusca del secolo.
Un entusiasmo durato qualche anno, cui seguì un silenzio «dogmatico», tanto comune ai reperti linguistici etruschi. Ma veramente la lingua etrusca rimane un mistero tale da imporre timori «accademici» reverenziali? Sembrerebbe di sì, visto l’impasse degli specialisti, che nel caso della Tabula concordano su tre punti: la valenza di documento giuridico, la datazione tra il III e il II secolo a. C.; la cornice generale del testo, con due famiglie del l’ager umbro-cortonese indaffarate a spartirsi beni terrieri.
Un conto è però discutere della Tabula, un altro è affrontarne scientificamente la traduzione letterale. A tal proposito è il glottologo sardo Musme Pictriu (allievo di Giacomo Devoto, autore di circa 40 libri, fra cui l’unico dizionario etrusco in circolazione, e da tempo impegnato in importanti scoperte ermeneutiche riguardanti la Tabula) ed essersi spinto più avanti di tutti nel corso di questi 10 anni.
«È bene sgombrare il campo da un equivoco durato mezzo secolo — afferma Pictriu — quello di credere che la lingua etrusca sia un mistero. Ancora non possiamo dire di tradurla alla perfezione, ma riusciamo a decifrare e a leggere l’etrusco, che presenta una ricca terminologia poi confluita nel latino. Rimango dell’idea che la Tabula non riferisca di un atto di compravendita basato sulla pratica romana dello iniure cessio — continua Pictriu — bensì che tratti piuttosto di un arbitrato circa un’eredità contestata, essendo incisa su una comune tavola bronzea, che vide protagoniste la famiglia dell’olivicoltore Petrone Scevas (petrus scevas eliunts), dall’altra i Cusoni (cusu thur), due rami imparentati in quanto discendenti dalla progenitrice Tullia Telutia ( tl telteisians )».
L’esatta redistribuzione dell’eredità sarebbe confermata dalla presenza dei numerali sar (dieci), sa («dal significato di sei o non di quattro», avverte Pictriu), e zal (due), tutti abbinati al termine monetario tenthur (talento): elementi che comproverebbero a loro volta le quantità territoriali oggetto dell’arbitrato. All’atto presenziarono 15 periti, oltre 20 testimoni («un numero che non deve sorprendere se guardiamo anche la Tavola di Esterzilli » garantisce Pictriu) e una figura imponente quale lo zilath mechl rasnal (il pretore della Federazione Etrusca).
L’accattivante versione proposta da Pictriu non può che rimanere indige ta agli etruscologi perché urta contro una precedente interpretazione «sociologica» del reperto, considerato una testimonianza delle «prudenti» oligarchie locali, preoccupate di trasferire beni e terreni ai ceti emergenti. Fenomeno, questo, che potrebbe aver caratterizzato il periodo ellenistico della Curtun etrusca. Resta il mistero, forse.
Ma anche la constatazione che, a 10 anni dalla pubblicazione della Tabula, nessun’altro studioso ha messo a setaccio i 206 vocaboli del documento. Ci piace quindi immaginare l’olivicoltore Petrone Sce vas che si vede riconoscere il vignale ( vinac ) e il filare alberato di accesso ( restmc , «che corrisponde al latino restis», spiega Pictriu orgoglioso del la nuova scoperta) valutati 10 talenti. Mentre la famiglia dei Cusoni riceve in eredità la terra situata nel «bacino» del Trasimeno ( spante tarsminass , in latino Tarsumennus ) del valore di 6 talenti, beneficiando di un conguaglio di 2 talenti in cibo e travi di legno ( zaginat priniserac ), in grado di riequilibrare alla perfezione il lascito.
Tutto sembra essersi concluso con un happy end. Eredi, periti, testimoni, notaio ( suthivena ) — dopo che l’atto fu ratificato («il vocabolo ratm significa proprio questo, perché si riscontra nel latino ratus , a, um», spiega ancora Pictriu riguardo all’altra sua «scoperta») — avranno festeggiato la fine della contesa con un sontuoso pranzo in stile etrusco.
E la Tabula avrà perso con gli anni il proprio valore di atto giuridico, finendo spezzata in otto parti (quello mancante conteneva solo antroponimi), e dimenticata nella pianura della Valdichiana. Un po’ come accade alla lingua etrusca, sostiene Musme Pictriu, che a 88 anni ha da poco pubblicato l’ennesimo lavoro: il Dizionario Comparativo Latino-Etrusco (Edes, 228 pagg. € 25,00), composto da circa 2300 voci. «Adesso toccherà alle nuove generazioni approfondire il campo — conclude — e c’è ancora tanto da scoprire grazie al metodo comparativo con il latino, che valuto vincente. E per favore, togliamo all’etrusco, una volta per tutte, l’etichetta di lingua misteriosa
prelievi
Stamattina, verso le 7:15, mi sono recato nel laboratorio dei prelievi di sangue e vi ho trovato alcuni pazienti che prima di eseguire gli esami, discutevano del più e del meno in attesa del medico. La gente era allegra, si scherzava e si rideva come se il prelievo fosse una cosa da nulla (ed in effetti è così visto che ne ho fatti molti e la cosa non è affatto dolorosa), ma purtroppo c’era anche un ragazzino che mostrava una certa ansia, forse era la prima volta oppure il pensiero della siringa che entra nella vena gli dava molta apprensione, ad ogni molto gli altri pazienti cercavano di fargli coraggio e alla fine fu accompagnato da un signore nel timore che il ragazzino svenisse durante il prelievo.
La cosa che più mi fece senso fu l’osservare l’assoluta tranquillità degli altri pazienti rispetto all’ansia del ragazzino, lo rincuoravano e gli davano coraggio come se fosse nato in un mondo di dolore sul quale far di tutto di non farlo riflettere, ma l’interessato non ne voleva sapere di calmarsi, era cupo in volto e lo spavento si leggeva chiaramente sul suo volto.
A quella vista le mie riflessioni in merito mi portarono a pensare a quel ragazzino e al suo atteggiamento panico, probabilmente viveva la sua vita lontano da tribolazioni e problemi e il trovarsi davanti ad un semplice prelievo lo metteva davanti ad una situazione che forse non si aspettava.
Era come se leggessi nella sua mente: la vita umana, oltre ai divertimenti, propone anche questi accadimenti apparentemente normali ma effettivamente dolorosi e per me spaventosi?
Quelli che continuavano a ridere e in un certo senso a deridere il giovine continuavano imperterriti nel loro modo di fare, ma anche loro a un certo punto dovettero forse capire qualcosa del comportamento impaurito del giovane, perché improvvisamente sembrò calare nella stanza una sorta di silenzio e subito dopo venne intavolata una piccola discussione tra di noi pazienti alla quale intervenni con una semplice ma dirompente affermazione:
“Lasciate stare il ragazzo, noi siamo adulti e abituati alle malattie e ai dolori, ma lui, che ne può sapere? Giusto fargli coraggio e rincuorarlo, ma questo non toglie il fatto che la vita è effettivamente un affare molto pesante da portare in porto, nel porto della morte. Il prelievo di sangue, quantunque una cosa da nulla, è il simbolo di qualcosa di molto sanguinoso, il versamento finale del sangue che la vita comporta fino al suo sterminio totale e mortale”
A quella frase tutti smisero di ridere
e nessuno si permise più di scherzare col ragazzino.
La cosa che più mi fece senso fu l’osservare l’assoluta tranquillità degli altri pazienti rispetto all’ansia del ragazzino, lo rincuoravano e gli davano coraggio come se fosse nato in un mondo di dolore sul quale far di tutto di non farlo riflettere, ma l’interessato non ne voleva sapere di calmarsi, era cupo in volto e lo spavento si leggeva chiaramente sul suo volto.
A quella vista le mie riflessioni in merito mi portarono a pensare a quel ragazzino e al suo atteggiamento panico, probabilmente viveva la sua vita lontano da tribolazioni e problemi e il trovarsi davanti ad un semplice prelievo lo metteva davanti ad una situazione che forse non si aspettava.
Era come se leggessi nella sua mente: la vita umana, oltre ai divertimenti, propone anche questi accadimenti apparentemente normali ma effettivamente dolorosi e per me spaventosi?
Quelli che continuavano a ridere e in un certo senso a deridere il giovine continuavano imperterriti nel loro modo di fare, ma anche loro a un certo punto dovettero forse capire qualcosa del comportamento impaurito del giovane, perché improvvisamente sembrò calare nella stanza una sorta di silenzio e subito dopo venne intavolata una piccola discussione tra di noi pazienti alla quale intervenni con una semplice ma dirompente affermazione:
“Lasciate stare il ragazzo, noi siamo adulti e abituati alle malattie e ai dolori, ma lui, che ne può sapere? Giusto fargli coraggio e rincuorarlo, ma questo non toglie il fatto che la vita è effettivamente un affare molto pesante da portare in porto, nel porto della morte. Il prelievo di sangue, quantunque una cosa da nulla, è il simbolo di qualcosa di molto sanguinoso, il versamento finale del sangue che la vita comporta fino al suo sterminio totale e mortale”
A quella frase tutti smisero di ridere
e nessuno si permise più di scherzare col ragazzino.
doppiezza divina

"Non ha risparmiato le zone terremotate la violenta tromba d'aria che nel pomeriggio si è abbattuta sull'Abruzzo. I disagi maggiori nell'aquilano sono stati registrati nelle tendopoli nelle quali si trovano ancora circa ottomila persone. Molte tende sono state letteralmente scoperchiate dalla violenza del vento. Anche l'erogazione di energia elettrica ha subito molte interruzioni. Nel campo di accoglienza di Coppito il capannone adibito a sala mensa e alcune tende allestite ad ad aule didattiche sono state seriamente danneggiate dalla tromba d'aria.
" (il Tempo.it, 13 ottobre 2009)
Signori monoteisti, stavolta ci dovete una risposta chiara ed inequivoca. Se, come dite, il vostro Dio è onnipotente, onnisciente, misericordioso e colmo d'amore per le sue creature, ci volete spiegare per quale motivo Egli non si scomodi per evitare che sulle sue creature si abbattano sciagure a catena? E sì che ci vorrebbe poco, per un Dio onnipotente.
Evidentemente i conti non tornano, per chiunque non sia affetto da un parziale ottundimento delle facoltà mentali. L'indifferenza non è una manifestazione d'affetto. Una persona dabbene che scorgesse dei bambini intenti a giocare sotto una tettoia pericolante, non esiterebbe ad avvertirli del pericolo. Solo un autentico farabutto tirerebbe diritto senza curarsi di loro.
Che dire, dunque, di un Dio onnipotente che non interviene ad impedire che una tromba d'aria si abbatta su una tendopoli di terremotati?
Non si scappa: un Dio misericordioso non può essere onnipotente; un Dio onnipotente non può essere misericodioso. I due attributi si elidono reciprocamente.
sterminati dolcemente
La "lotta" non è tra il bene e il male così come crediamo di conoscere, l'uno e l'altro, ma tra chi ti stermina senza alcuna pietà e chi ti ammazza dolcemente dopo averti dichiarato il suo amore
(Orioney)*Influenza suina: il pericolo è il vaccino*(cliccaci sopra e leggi)
un giorno insieme - Nomadi
martedì 13 ottobre 2009
come vorrei che fossi qui

pensi di saper distinguere il paradiso dall'inferno?
I cieli azzurri dal dolore?
Sai distinguere un campo verde da una fredda rotaia d'acciaio?
Un sorriso da un pretesto?
Pensi di saperli distinguere?
E ti hanno portata a barattare i tuoi eroi fantasmi?
Ceneri calde con gli alberi?
Aria calda con brezza fresca?
Un caldo benessere con un cambiamento?
e hai scambiato un ruolo di comparsa nella guerra
con il ruolo di protagonista in una battaglia?
Come vorrei, come vorrei che fossi qui .
Siamo solo due anime sperdute
Che nuotano in una boccia di pesci
Anno dopo anno
Corriamo sullo stesso vecchio terreno
E cosa abbiamo trovato?
Le solite vecchie paure .
Vorrei che fossi qui ...
I cieli azzurri dal dolore?
Sai distinguere un campo verde da una fredda rotaia d'acciaio?
Un sorriso da un pretesto?
Pensi di saperli distinguere?
E ti hanno portata a barattare i tuoi eroi fantasmi?
Ceneri calde con gli alberi?
Aria calda con brezza fresca?
Un caldo benessere con un cambiamento?
e hai scambiato un ruolo di comparsa nella guerra
con il ruolo di protagonista in una battaglia?
Come vorrei, come vorrei che fossi qui .
Siamo solo due anime sperdute
Che nuotano in una boccia di pesci
Anno dopo anno
Corriamo sullo stesso vecchio terreno
E cosa abbiamo trovato?
Le solite vecchie paure .
Vorrei che fossi qui ...
Bilancia e i suoi cristalli

La Bilancia è un segno d’aria, settimo dello zodiaco, governato da Venere. Questo pianeta, simbolo della femminilità, è legato all’infanzia e regola l’apprendimento e la comprensione del mondo che ci circonda. Conferisce grande immaginazione, una mente fertile e buona memoria. Dona fascino e bellezza, piacere per l’amicizia, la comodità ed il lusso. I suoi colori sono il rosa e il verde.La Bilancia è connessa con il chakra del cuore e dal punto di vista fisico governa i reni, la vescica e gli organi sessuali interni. Le caratteristiche del segno sono la ricerca della giustizia, l’equilibrio, la socievolezza, l’amore per l’arte e la bellezza. Stabilisce buone relazioni d’amore e di amicizia con Acquario, Sagittario e Gemelli.È un segno a cui si addicono tutti i cristalli di colore rosa o verde, che lavorano sul chakra del cuore, ma anche alcune pietre azzurre o bianche trasparenti. Secondo gli esperti dei cristalli, il quarzo rosa con la sua dolce vibrazione, la nutre emotivamente e la sostiene negli affetti. La kunzite rosa potrebbe alleviare la Bilancia che soffre di disturbi del sistema nervoso, rinforzare la memoria e donarle vitalità. La giada, potrebbe essere utile per i reni e per la ritenzione dei liquidi, ponendo i nativi della Bilancia in sintonia con le energie positive della natura. Gli studiosi delle pietre affidano alla malachite i disturbi dello stomaco e quelli legati agli organi genitali femminili. Promuove lo spirito d’amicizia, l’amore per le cose belle e la giustizia. Lo smeraldo potrebbe, invece, stimolarne la crescita interiore, la sensibilità e l’armonia, l’aiuta a superare i momenti difficili e “rafforza” il cuore ed il fegato. L’opale nobile con le sue tonalità verdi, azzurre e rosate la fa sentire rilassata e in pace con sé stessa. Lo zaffiro ne amplia conoscenza e saggezza. Potrebbe inoltre avere un effetto calmante e rassicurante, rafforzare la volontà e rigenerare il sistema nervoso. Il turchese l’aiuta nei rapporti di amicizia e le dona armonia, conferendole anche un effetto rilassante. L’acquamarina le dona fiducia in sé e la rende perseverante. Le regala un senso di leggerezza e di tranquillità. Il diamante infine ne incoraggia la libertà di pensiero, sostiene il suo senso morale e la voglia di giustizia. La aiuta se deve affrontare importanti cambiamenti nella vita.I nativi del segno potranno scegliere uno di questi cristalli da portare secondo le necessità. Per periodi più o meno lunghi fino a raggiungere gli scopi prefissati. Si ricorda l’importanza di purificarli al momento dell’acquisto e durante l’uso e di ricaricarli ogni 15-20 giorni.
Ekatlos,eroe etrusco armato d'aratro
Sulla rivista Krur, diretta da Julius Evola, nel dicembre 1929 apparve un enigmatico articolo dal titolo: La Grande Orma: la scena e le quinte. In esso erano narrate le vicende di un gruppo esoterico che, dall’inizio del Novecento, con le “armi“ della magia aveva tentato di influenzare i destini d’Italia: dall’esito della Grande Guerra al carattere romano assunto dal nascente fascismo.Lo scritto, esemplificativo delle attività dei circoli iniziatici italiani, suscitò negli studiosi molta curiosità e una profusione di scritti. Ma un punto è rimasto sinora insoluto: quale significato si celava dietro l’enigmatico pseudonimo di Ekatlos attribuitosi dall’autore?Molto si è discusso sul significato di questo nome, ricollegandolo, a volte con un inesistente corrispondente maschile di Hecate (la dea della magia), a volte con un epiteto dato ad Apollo, nella sua manifestazione distruttrice, Ekatabolos (letteralmente “colui che lungi saetta”); o, infine, ad un’interpretazione errata data ad una parola, Kalatorem, iscritta sul Lapis Niger1. Tutte queste congetture si sono rivelate inesatte.Un passo di Pausania (II secolo e. v.) sembra ora gettare una nuova luce sulla spinosa questione. Lo storico anatolico, nella sua Periegesi della Grecia, si soffermò, infatti, a descrivere la Stoà Poikile di Atene con le sue pitture narranti le gesta eroiche degli ateniesi. Di fronte al dipinto rievocante la famosa battaglia di Maratona contro i Persiani, egli menzionava un eroe armato di aratro, chiamato dagli Elleni Echetlos.Nel prosieguo dell’opera, descrivendo il demo di Maratona, Pausania tornò su questo eroe, fornendo maggiori ragguagli sulle sue gesta:
“Dicono anche che in quella battaglia si trovò presente un uomo rozzo d’aspetto e vestito da contadino, il quale, dopo aver ucciso molti barbari brandendo un aratro, finita la battaglia non fu più visto. E quando gli ateniesi chiesero all’oracolo chi egli fosse, il Dio non diede chiarimento sul suo conto, ma li invitò a onorare come eroe Echetleo (quello della stiva dell’aratro)”.(XXXII, 5 ).
Echetlos, nel mito ellenico, avrebbe svolto, dunque, una funzione soterica, arrestando l’avanzata del nemico e salvando la patria dall’invasione straniera. Un ruolo analogo, quindi, a quello che i Romani attribuivano ai Castores, allorquando, come narra lo storico Dionigi d’Alicarnasso nelle sue Antichità Romane (VI, 13), nella battaglia del Lago Regillo, i due Gemelli Divini combatterono a fianco delle legioni, contro i Latini e i loro alleati, determinandone la vittoria.Ma vi è un’ulteriore dato interessante riguardo la figura di Echetlos, ovvero la sua ricorrente apparizione, come tema iconografico, sulle urne cinerarie etrusche.Queste urne, provenienti in larga parte da Chiusi e Volterra, sono in numero considerevole, tanto da spingere alcuni studiosi a considerare quello dell’“eroe armato di aratro” uno dei motivi iconografici etruschi più ricorrenti.In sintesi, la scena si compone, al di là di numerose varianti, di un eroe seminudo in atto di colpire con il timone di un grosso aratro un nemico inginocchiato o steso a terra; alla scena assistono altri personaggi in armi, interpretabili ora come nemici, ora come compagni di Echetlos. In alcune urne appare, a volte, anche un’entità alata, Vanth, la quale poggia una mano sul guerriero soccombente ad indicarne, in questo modo, la morte ormai prossima.L’identificazione dell’“eroe armato di aratro” delle urne etrusche con l’Echetlos del mito greco la si deve allo storico dell’arte tedesco Johann Joachim Winckelmann (1717–68). Dopo di lui, molti sono stati gli studiosi che hanno seguito un così autorevole parere. Ma già dall’Ottocento alcuni archeologi hanno messo in discussione tale opinione, ipotizzando, sulla base di minute ricerche, che su questo gruppo di urne fosse rappresentato un mito nazionale etrusco. In particolare, si sottolineava come in nessuna delle urne etrusche i nemici dell’eroe armato di aratro fossero caratterizzati dai costumi tipici dei persiani.A nostro avviso le due interpretazioni non si escludono a vicenda, in quanto è possibile che l’“eroe armato di aratro“ etrusco e l’Echetlos ellenico rappresentino differenti manifestazioni di un medesimo archetipo mitologico: un eroe primordiale, legato alle forze della terra, che interviene a difesa della patria contro l’invasore straniero. Ma torniamo all’articolo dal quale siamo partiti, chiedendoci se il misterioso scrittore conoscesse la raffigurazione etrusca.Un piccolo indizio ci permette di rispondere in maniera affermativa: una di queste urne con l’“eroe armato di aratro“ era, infatti, esposta nel museo Kircheriano di Roma, museo che l’esoterista, nell’ambito del suo articolo, dimostra di conoscere bene.Seguendo tale interpretazione, poi, risulterebbero maggiormente intelligibili alcuni tra i passi più controversi dello scritto di Ekatlos, in particolare il punto in cui viene narrato il ritrovamento di alcuni oggetti rituali romani e una benda contenente la prescrizione di un rito:
“Ed il rito fu celebrato – narra l’esoterista – per mesi e mesi, ogni notte, senza sosta. E noi sentimmo, meravigliati, accorrervi forze di guerra e forze di vittoria e vedemmo balenar nella sua luce figure vetuste ed auguste degli “eroi” della razza nostra romana“.
Ekatlos metteva, poi, in relazione il ridestarsi di tali forze occulte con gli avvenimenti occorsi all’Italia durante la Prima Guerra Mondiale:
“1917. Vicende varie. E poi il crollo. Caporetto. Un’alba. Sul cielo tersissimo di Roma, sopra il sacro colle Capitolino, la visione di un’Aquila; e poi, portati dal suo volo trionfale, due figure corruscanti di guerrieri: i Dioscuri. Un senso di grandezza, di resurrezione, di luce. In pieno sgomento per le luttuose notizie della grande guerra, questa apparizione ci parlò la parola attesa: un trionfale annuncio era già segnato negli italici fasti”.Il nome di Ekatlos non fu, dunque, scelto a caso ma doveva indicare, a chi era in grado di interpretarlo, che una forza arcaica, primordiale, era stata destata in quel tragico frangente a difesa del suolo patrio, fermando, ancora una volta, il barbaro invasore
Sheep - Pink Floyd
http://youtube.com/watch?v=F5njyzcqeOo
PECORE
Innocuamente trascorrendo il tempo in un lontano pascolo
Solo vagamente consapevole di un certo disagio nell'aria
E' meglio che tu stia attento
Ci potrebbero essere dei cani in giro
Ho guardato oltre il Giordano,
e ho visto
Che le cose non sono quello che sembrano
Cosa ottieni facendo finta che il pericolo non è reale?
Mite e obbediente segui il capo
Lungo sentieri ben battuti nella valle d'acciaio
Che sorpresa!
Uno sguardo di shock nei tuoi occhi
Ora le cose sono proprio quello che sembrano
No, questo non è un brutto sogno
Il Signore è mio pastore,
non avrò bisogno di nulla
Egli mi fa giacere
In verdi pascoli,
mi conduce presso calme acque
Con luccicanti coltelli
Egli libera la mia anima
Mi fa penzolare dall'alto,
appeso a ganci
Mi trasforma in braciole d'agnello
Perchè Egli ha grande potere,
e grande fame
Quando viene il giorno noi esseri inferiori
Attraverso calme riflessioni,
e grande impegno
Padroneggiamo l'arte del karate
Sì, noi ci rialzeremo
E faremo lacrimare gli occhi di quel bastardo
Belante a balbettante
mi sono precipitato sul suo collo con un grido
Ondate e ondate di vendicatori impazziti
Marciano allegri fuori dall'oscurità dentro il sogno
Avete sentito la notizia?
I cani sono morti!
E' meglio che stiate a casa
E facciate quello che vi viene detto
Levatevi dalla strada
se volete arrivare alla vecchiaia
Sapevate di questa canzone dei Pink Floyd?
PECORE
Innocuamente trascorrendo il tempo in un lontano pascolo
Solo vagamente consapevole di un certo disagio nell'aria
E' meglio che tu stia attento
Ci potrebbero essere dei cani in giro
Ho guardato oltre il Giordano,
e ho visto
Che le cose non sono quello che sembrano
Cosa ottieni facendo finta che il pericolo non è reale?
Mite e obbediente segui il capo
Lungo sentieri ben battuti nella valle d'acciaio
Che sorpresa!
Uno sguardo di shock nei tuoi occhi
Ora le cose sono proprio quello che sembrano
No, questo non è un brutto sogno
Il Signore è mio pastore,
non avrò bisogno di nulla
Egli mi fa giacere
In verdi pascoli,
mi conduce presso calme acque
Con luccicanti coltelli
Egli libera la mia anima
Mi fa penzolare dall'alto,
appeso a ganci
Mi trasforma in braciole d'agnello
Perchè Egli ha grande potere,
e grande fame
Quando viene il giorno noi esseri inferiori
Attraverso calme riflessioni,
e grande impegno
Padroneggiamo l'arte del karate
Sì, noi ci rialzeremo
E faremo lacrimare gli occhi di quel bastardo
Belante a balbettante
mi sono precipitato sul suo collo con un grido
Ondate e ondate di vendicatori impazziti
Marciano allegri fuori dall'oscurità dentro il sogno
Avete sentito la notizia?
I cani sono morti!
E' meglio che stiate a casa
E facciate quello che vi viene detto
Levatevi dalla strada
se volete arrivare alla vecchiaia
Sapevate di questa canzone dei Pink Floyd?
acqua alla gola
la Nasa ha bombardato la Luna per cercare l’acqua.
Appena la “vita” percepisce che da qualche parte nel cosmo
vi è qualcosa che può farle gola
si comporta sempre nello stesso modo:
attacca, distrugge, saccheggia.
Un satellite inanimato subisce un attacco missilistico
da un pianeta animato.
Ciascuno ne tragga le sue conclusioni
Ciascuno ne tragga le sue conclusioni
preghiera in etrusco
UNA PREGHIERA IN ETRUSCO
epnsvalanthuichthismczfumlecacias epesccvevalanthucenverzlvemnclimiznlaneiumslelanhvun csansulilehvsanlansenvmesafmirethura amn
cattedrali gotiche
Basta trovare la pietra giusta e rimuoverla: l'intera cattedrale si affloscerà come un castello di carte. Questa è una delle numerose leggende a proposito delle Cattedrali Gotiche, strutture svettanti verso il cielo ed architettonicamente arditissime, sostenute da un gioco di spinte, controspinte e "chiavi di volta" tanto bilanciato da far pensare, appunto, che togliere un solo elemento la chiave di tutte le chiavi provocherebbe un'i narrestabile reazione a catena. C'è chi afferma che i loro costruttori fossero gli eredi spirituali di Hiram, il mitico architetto dell'antico Tempio di Gerusalemme: sarebbero stati i Cavalieri Templari a indagare sugli antichi segreti ebraici nascosti nel sottosuolo di quel paese, a scoprire, in qualche nascondiglio sopravvissuto alla distruzione del Tempio, le "Leggi Divine dei Numeri, dei Pesi e delle Misure" che governano questo tipo di costruzioni.
[Le cattedrali gotiche] cominciarono a sorgere "d'improvviso" attorno al 1128, proprio quando i Templari ritornarono in Francia, e risulta molto difficile considerarlo una logica evoluzione del pre cedente stile romanico; i loro edificatori appartenevano a delle corporazioni con fortissime componenti esoteriche (i Compagnons e i Maçons ). La maggior parte delle cattedrali sorgono su luoghi sacri precedenti, so prattutto quelli in cui si praticava il culto della Grande Madre, oppure su punti tradizionalmente considerati "nodi" di correnti terrestri; le decorazioni delle loro facciate, le statue che adornano i transetti e le navate, le vetrate, i disegni dei pavimenti sono letteralmente gremiti di simboli magici, esoterici, alchemici.
..La precisa disposizione delle cattedrali gotiche le trasformerebbe in veri e propri ricevitori della potenza solare (proveniente dal Cielo) e di quella lunare (proveniente dalla Grande Madre nascosta nelle viscere della Terra); in tal modo le due forze percorrerebbero "la colonna vertebrale dei fedeli, aprendoli all'illuminazione". Nei sotterranei di molte cattedrali gotiche si trovano pozzi la cui profondità corrisponderebbe all' altezza della guglia più alta, in modo di creare una sorta di simmetria tra Cielo e Terra. ..
[Le cattedrali gotiche] cominciarono a sorgere "d'improvviso" attorno al 1128, proprio quando i Templari ritornarono in Francia, e risulta molto difficile considerarlo una logica evoluzione del pre cedente stile romanico; i loro edificatori appartenevano a delle corporazioni con fortissime componenti esoteriche (i Compagnons e i Maçons ). La maggior parte delle cattedrali sorgono su luoghi sacri precedenti, so prattutto quelli in cui si praticava il culto della Grande Madre, oppure su punti tradizionalmente considerati "nodi" di correnti terrestri; le decorazioni delle loro facciate, le statue che adornano i transetti e le navate, le vetrate, i disegni dei pavimenti sono letteralmente gremiti di simboli magici, esoterici, alchemici.
..La precisa disposizione delle cattedrali gotiche le trasformerebbe in veri e propri ricevitori della potenza solare (proveniente dal Cielo) e di quella lunare (proveniente dalla Grande Madre nascosta nelle viscere della Terra); in tal modo le due forze percorrerebbero "la colonna vertebrale dei fedeli, aprendoli all'illuminazione". Nei sotterranei di molte cattedrali gotiche si trovano pozzi la cui profondità corrisponderebbe all' altezza della guglia più alta, in modo di creare una sorta di simmetria tra Cielo e Terra. ..
lunedì 12 ottobre 2009
luce
non c'è cuore senza amore
non c'è vita senza dolore
senza luce non c'è calore
l'anima è un antro senza uscita,
profuma di viola,
e dà la vita ed in fondo alla vita,
c'è solo la luce.
12 ottobre - segni del'anima
Cominciò una sera di Ottobre .
Tornò a casa, appoggiò la valigia a terra e disse:
"Piove".
Lei lo guardò perplessa:
non aveva visto cadere una sola goccia.
Lui precisò: "Mi piove dentro".
Lei accostò l'orecchio al suo petto
e sentì il rumore di una pioggia leggera,
coda di un temporale estivo,
che ticchettava dentro di lui.
"Come è successo?", chiese.
"Ho visto un cane abbandonato, ferito,
che guaiva a un angolo di strada.
Mi è venuto da piangere,
ma le lacrime non sono uscite,
è cominciata invece questa pioggia dentro.
Ora, però, rallenta".
Rallentò, sì, ma poi riprese:
impetuosa quando vide suo fratello ammalarsi,
insistente quando lesse la tragedia del gatto delle nevi,
inevitabile a ogni riflesso dolore.
E poiché era una persona molto sensibile,
ma per quarant'anni si era travestito da cinico,
dentro di lui pioveva di continuo.
Si fece visitare, esaminare, radiografare.
Il medico concluse: "Si sta allagando".
Non propose cure, le riteneva inutili:
troppe cose nella vita scatenavano quella pioggia,
l'acqua impregnava ormai il suo fisico.
Era fradicio e sempre più pesante.
Fu costretto a mettersi a letto.
Ormai non riusciva più a spostarsi, tanto era gonfio.
Lei lo vegliò.
Cercò di escluderlo dal mondo,
perché non avesse traumi,
ma lui adesso soffriva per il dolore che vedeva negli occhi di lei.
Questo, più di ogni altra cosa,
produsse lo scroscio che lo inondò.
Lei lo guardò affogare,
poi gli chiuse gli occhi e restò con la testa sul suo petto,
mare infine calmo.
Quando udì lo scoppio del temporale andò alla finestra,
ma vide il sole.
Si accorse di non avere lacrime.
Non all'esterno.
Tornò a casa, appoggiò la valigia a terra e disse:
"Piove".
Lei lo guardò perplessa:
non aveva visto cadere una sola goccia.
Lui precisò: "Mi piove dentro".
Lei accostò l'orecchio al suo petto
e sentì il rumore di una pioggia leggera,
coda di un temporale estivo,
che ticchettava dentro di lui.
"Come è successo?", chiese.
"Ho visto un cane abbandonato, ferito,
che guaiva a un angolo di strada.
Mi è venuto da piangere,
ma le lacrime non sono uscite,
è cominciata invece questa pioggia dentro.
Ora, però, rallenta".
Rallentò, sì, ma poi riprese:
impetuosa quando vide suo fratello ammalarsi,
insistente quando lesse la tragedia del gatto delle nevi,
inevitabile a ogni riflesso dolore.
E poiché era una persona molto sensibile,
ma per quarant'anni si era travestito da cinico,
dentro di lui pioveva di continuo.
Si fece visitare, esaminare, radiografare.
Il medico concluse: "Si sta allagando".
Non propose cure, le riteneva inutili:
troppe cose nella vita scatenavano quella pioggia,
l'acqua impregnava ormai il suo fisico.
Era fradicio e sempre più pesante.
Fu costretto a mettersi a letto.
Ormai non riusciva più a spostarsi, tanto era gonfio.
Lei lo vegliò.
Cercò di escluderlo dal mondo,
perché non avesse traumi,
ma lui adesso soffriva per il dolore che vedeva negli occhi di lei.
Questo, più di ogni altra cosa,
produsse lo scroscio che lo inondò.
Lei lo guardò affogare,
poi gli chiuse gli occhi e restò con la testa sul suo petto,
mare infine calmo.
Quando udì lo scoppio del temporale andò alla finestra,
ma vide il sole.
Si accorse di non avere lacrime.
Non all'esterno.
confini
Piove
Piove.
Chiudo gli occhi ed esco dal tempo.
Che differenza fa, se sono sdraiato su un letto nel 2009
o su un covone di paglia nel 1492?
Che differenza fa,
se lo scrosciare delle gocce d'acqua
proviene da fuori una casa o una grotta?
L'uomo è uno: le stesse domande,
le stesse preoccupazioni,
la stessa impotenza prostrata ai piedi dell'Eterno..
Mi dicono che sto oziando
- e loro intanto corrono nel loro “dover far qualcosa”.
Mi dicono che dovrei essere altrove -
e dove?
Sasso: pietra, più che uomo.
Pianta, che immobile si disseta.
Animale,
che raggiunta la tana si accuccia per ascoltare piovere.
Nessun orologio,
salvo quello naturale in me:
sto solo aspettando il sole,
nella mia urna di silenzio.
Non dormo: ascolto.
Divenendo io stesso suono che avvolge la natura.
Che ora era,
quando ho iniziato ad ascoltare la pioggia?
E chi ero?
Non importa.
Non m'importa più.
Piove.
curiosa mente
domenica 11 ottobre 2009
ARCA DELL'ALLEANZA

Tutto quel che c'è da sapere
su come vivere bene,
una volta salpata,
la nave non torna indietro per te.
Ricorda
che stiamo tutti
sulla stessa barca.
Pianifica le cose:
non stava ancora piovendo,
quando Noè cominciò a costruire l'arca.
Mantieniti in forma:
anche a 600 anni suonàti,
càpita che qualcuno ti chieda di fare
qualcosa di veramente importante.
Frègatene,
di chi ti dice che sei soltanto un pazzo:
completa tutto il lavoro che ritieni vada fatto.
Costruisci il tuo futuro su basi solide.
Per stare sicuro,
viaggia sempre in coppia.
La velocità non è sempre un vantaggio:
dopotutto, Le lumache erano a bordo
insieme alle scimmie.
Quando ti senti stressata,
rilàssati e per qualche tempo bada soltanto
a rimanere a galla.
Rifletti sul fatto che l'arca
è stata costruita da un dilettante,
mentre il Titanic era opera di professionisti.
Per quanto tremenda ti appaia la tempesta,
se non perdi la fede
ci sarà sempre un arcobaleno ad aspettarti domani.
25 aprile

c'è un colore sfuocato
in quel cielo al tramonto
come un senso di quiete
dopo un sogno smarrito
mi fermo
sul ciglio di strada
un pensiero improvviso
d'inseguita chimera
una penna lì accanto
cerca un foglio di neve
e chiedono al cuore
se qualcosa ha da dire
un verso che parli d'amore
forse un canto di vita passata
a cercare il raggio di sole
che incendi quell'onda
mentre va sulla riva a posare
ma solo il silenzio
circonda il mio tempo
c'è una foglia sul ramo
sfuggita all'autunno
un alito appare
e si lascia cadere
dove ombre di sera
non danno timore
chissà se il domani
è giorno d'aprile
e un battito ancora
darà luce al cammino
per scriver di me
un'altra poesia
senza titolo
da ricordare
solo un'altra poesia
la più bella
la mia.
bar celestiale
"Durante tutta la mia vita, sia nei momenti difficili sia in quelli più felici, ho avuto la sensazione che mancasse qualcosa. Non sapevo cosa, ma mi rendevo conto che mancava".Questo è il concetto di partenza de Il bar celestiale, romanzo praticamente autobiografico scritto da Tom Youngholm e posto dall'editore Corbaccio all'interno della collana Mandala, dedicata ai romanzi e ai testi di argomento spirituale.Tra l'altro, da quando lo lessi la prima volta, ossia tanti anni fa, mi ricordo la definizione di "mandala" scritta sulla copertina dei libri della collana: "il mandala è lo spazio sacro generato nel processo di trasformazione dell'universo da un regno di sofferenza a un regno di felcità".Ma non domandatemi cosa voglia dire... :)Vi dirò invece la trama del libro: Jonathan, detto Digger, è una persona insoddisfatta. Non è felice del suo lavoro (vorrebbe fare il pianista professionista, ma ancora non vi è riuscito); non felice del suo rapporto sentimentale (da cui non riesca a farsi coinvolgere in toto); non è felice delle sue notti (in cui un incubo terrificante viene a fargli visita regolarmente).Un giorno, poco prima di un provino come pianista (in cui dovrà eseguire un brano che gli ha sempre dato problemi a un dito infortunato), Jonathan perde coscienza, ritrovandosi nel suo sogno-incubo.Alla fine del quale, però, stavolta trova un locale con un'insegna: Bar celestiale.Vi entra.All'interno del Bar celestiale (lo scrivo maiuscolo perché se lo merita :) Jonathan troverà molte risposte, ma ancora più domande.Chi sono quelle persone che egli non ha mai veduto ma che ha la forte impressione (persino la certezza) di conoscere già?Quello che gli viene detto sull'energia e sull'amore universali é vero?Ed é vero che ognuno di essi, Jonathan compreso, ha vissuto altre vite, e molte?Come intuibile, gli argomenti di questo libro sono tanti, come tanto è il piacere della lettura.In effetti, pur non essendo una capolavoro della letteratura, Il bar celestiale è comunque un'opera di spessore, assai importante e profonda, dal forte sapore iniziatico.L'impressione che si ha a fine lettura, difatti, è di saperne un po' di più sulla vita e sull'universo, e di uscirne in definitiva un poco migliorati.Concludo con una citazione tratta da Il bar celestiale: "Tutto ciò di cui hai bisogno sta proprio davanti a te. Per cambiare il mondo, cambia te stesso".Che, in sostanza, era uno degli insegnamento di Ghandi: "Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo".Se non lo aveste capito, il libro è consigliatissimo.
fine del mondo
0 - vasco smetterà di correre e fare l'amore1) il sole si sta scaldando,
2) la rotazione della terra si sta fermando,
3) i poli magnetici si stanno invertendo,
4) l’atmosfera si sta bucando,
5) le radiazioni ci stanno facendo impazzire,
6) le comete assassine ci stanno puntando contro,
7) il pianeta degli extraterrestri sumeri si sta avvicinando;
succederà qualcosa
o tutto quanto contemporaneamente
il 21 dodici 2012 ?
Forse.
sabato 10 ottobre 2009
connettivismo

FRAMMENTI DI UNA ROSA QUANTICA
Antologia dei CONNETTIVISTI
(autori vari).Febbraio 2008, 224 pagg.
Quattordici storie di graffiante fantascienza che traggono spunto dalle teorie più estreme della fisica e dell'astrofisica (meccanica quantistica, teoria delle stringhe), dalle prossime innovazioni tecnologiche (reti globali, realtà virtuale, computer quantici) e dalle istanze del transumanesimo, coniugandole con gli slanci poetici del postmodernismo, del futurismo e di certe visioni olistiche.I Connettivisti sono un gruppo di nuovi scrittori di fantascienza nati con tanto di manifesto alla fine del 2004.Un movimento dalle diverse anime che ha sfornato anche il vincitore del prestigioso Premio Urania del 2006 (Giovanni De Matteo) mentre altri tre sono risultati finalisti, e molti racconti vincitori di altri premi tra cui il Premio Robot.Il Connettivismo, secondo gli addetti alla fantascienza italiana, rappresenta bene la nuova generazione dello scrivere, caratterizata dall’interdisciplinarità del background culturale, e promette un rinnovamento della fantascienza stessa. Ne risulta un cocktail di forte impatto artistico e culturale da cui sono nati romanzi e racconti eccellenti.Dopo la prima antologia-manifesto Supernova Express, esce per la Kipple Officina Libraria la seconda antologia, con ospiti ai confini del Connettivismo.Introduzione di Luca Masali. Racconti di: Giovanni De Matteo, Filippo C. Battaglia, Alberto Cola, Roberto Furlani, andro Battisti, Dario Tonani, Lukha Kremo Baroncinij, Mario Gazzola, Daniele Pasquini, Domenico Mastrapasqua, Marco Milani, Fernando Fazzari, Simone Conti.14 racconti di graffiante fantascienza introdotti da Luca Masali e splendidamente illustrati dal Connettivista Giorgio Raffaelli.Imperdibile.
In grotta
baci & carezze

Un giorno un padre punì la propria bambina perché aveva perso un oggetto di valore. La bimba pianse.Il giorno dopo la bimba per farsi perdonare portò un regalo al padre dicendogli: “tieni papà, questo è per te”Il padre imbarazzato, aprì la scatola, ma subito si adirò perché si accorse che era vuota e rivolgendosi alla figlia disse, “non sai che quando si fa un regalo, si presuppone che nella scatola ci sia qualcosa e che si rimane delusi se non ci si trova nulla?” La bambina con le lacrime agli occhi sussurrò “papà non è vuota, l’ho riempita di baci, così potrai prenderne quando sarai triste”.Il padre si senti mortificato e strinse forte a se la bambina. Passo il tempo ed un giorno una disgrazia portò via la bambina.Da quel giorno il padre tenne sempre con se, vicino al letto, la scatola e quando si sentiva triste e scoraggiato tirava fuori un bacio che la bambina gli aveva regalato.
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