Narra Tito Livio che un giorno gli dèi si accanirono contro Roma, mandando contro la città non solo una pestilenza ma anche un’inondazione del Tevere che contribuì a complicare la vita degli abitanti della città.Nonostante gli “umani provvedimenti”, “l’aiuto divino” e l’istituzione dei “ludi scenici” con la partecipazione di danzatori e suonatori Etruschi, i giorni infausti non cessavano. Gli anziani si ricordarono che una volta, molto tempo prima, una simile sciagura fu debellata grazie all’elezione di un dittatore avvenuta con un metodo antico: la fissione del chiodo al tempio.Si sa che la superstizione è figlia dell’ignoranza e foriera di rimedi alquanto particolari: si diceva che il chiodo fosse il segno degli anni che passavano e che il conficcare chiodi al tempio era usanza di Volsini dove si potevano ancora vedere i chiodi piantati presso il tempio di Norzia . L’usanza arcaica arrivò a Roma un anno dopo la cacciata dei re, ma poiché rari erano gli scritti antichi che ne parlavano, si pensava che la cerimonia avvenisse nel tempio di Minerva poiché questa aveva inventato i numeri.In quell’anno nefasto per le sciagure che colpirono Roma, il Senato accolse il suggerimento degli anziani e ricorse all’elezione di un nuovo dittatore secondo i metodi della superstizione antica.Alle idi di settembre, infatti, seguendo l’antica legge “scritta in lettere e parole arcaiche”, il supremo magistrato, con solenne cerimonia, si recò al tempio di Giove Ottimo, nella cella dedicata a Minerva: sul lato destro del tempio fu conficcato un chiodo e fu eletto il nuovo dittatore, Lucio Manlio Imperioso.Quest’ultimo, spinto più dal desiderio di governare che di compiere un atto sacro, volendo dichiarare guerra agli Ernici, istituì una leva obbligatoria che irritò la gioventù romana. Contro di lui insorsero anche i tribuni della plebe ed alla fine, “per forza o per pudore”, Lucio Manlio Imperioso fu costretto a deporre la sua dittatura.Infatti, il dittatore fu citato in giudizio dal tribuno della plebe Marco Pomponio. L’arruolamento forzato aveva comportato notevoli disagi ai cittadini che non avevano risposto subito alla chiamata alle armi: non solo furono multati, ma anche fustigati e imprigionati. L’Imperioso, odioso e spietato per carattere e con quel soprannome così “insopportabile per una città libera”, fu ritenuto colpevole anche di aver bandito il proprio figlio, innocente, dalla casa di famiglia, dal foro e dagli amici, di averlo costretto ai lavori più servili, condannandolo al carcere e all’ergastolo affinché imparasse chi fosse il padre e si ricordasse di essere figlio di un dittatore.Il figlio, “mal sopportando d’essere anche lui motivo d’odio e d’incriminazione per il padre”, si recò un giorno a casa del tribuno Pomponio. Armato di coltello minacciò il tribuno facendosi promettere, pena la morte immediata, di non tenere mai l’assemblea della plebe per accusare e condannare il dittatore.La plebe “non vide di mal occhio che un figlio avesse osato tanto per il padre”, tanto che a Lucio Manlio Imperioso venne risparmiata l’umiliazione di difendersi pubblicamente di fronte a Roma intera; e al figlio fu concessa la carica di tribuno militare presso le legioni, carica che ottenne per voto dei generali, nonostante non avesse nessun merito perchè vissuto sempre “lontano dall’umano consorzio”.
sabato 26 settembre 2009
canto feticista
Il culo è il centro caldo del mondo.
Tutti gli esseri viventi per accoppiarsi utilizzano il culo
come riferimento e l'uomo non è da meno.
12
Il culo è inoltre il club migliore del mondo, altro che Rotary Club, perché:
Entrano solo membri selezionati I coglioni stanno fuori
Gli stronzi vengono espulsi senza mai fare ritorno
13
Che vi serva una puntura
o una supposta – ghigna Calune -
sempre in culo la prenderete
14
Senza culo sareste
anche tutti incredibilmente sfortunati
conclude il Larth .
Tutti gli esseri viventi per accoppiarsi utilizzano il culo
come riferimento e l'uomo non è da meno.
12
Il culo è inoltre il club migliore del mondo, altro che Rotary Club, perché:
Entrano solo membri selezionati I coglioni stanno fuori
Gli stronzi vengono espulsi senza mai fare ritorno
13
Che vi serva una puntura
o una supposta – ghigna Calune -
sempre in culo la prenderete
14
Senza culo sareste
anche tutti incredibilmente sfortunati
conclude il Larth .
fusti in azione
Rischi e pericoli

Se sei un frequentatore di discoteche, pensi che le frecce della tua macchina abbiano un ritmo irresistibile e sei privo di pollice opponibile, c'è la possibilità che tu possa riconoscerti in una o più frasi e persino offenderti.
26
Ovviamente, tutto questo è possibile soltanto se è presente il membro del branco in grado di leggere. Se non fate parte del primo gruppo, esiste la possibilità che questo canto distrugga ogni ipotetica speranza voi riserviate nelle generazioni future.
Insomma, leggete ciò che segue
a vostro rischio
e pericolo.
26
Ovviamente, tutto questo è possibile soltanto se è presente il membro del branco in grado di leggere. Se non fate parte del primo gruppo, esiste la possibilità che questo canto distrugga ogni ipotetica speranza voi riserviate nelle generazioni future.
Insomma, leggete ciò che segue
a vostro rischio
e pericolo.
Amore invenduto
il grande Lucumone Etrusco ,
Pursyna
disse e predisse
che l'uomo romanizzato
sarebbe morto
seppellito dai propri rifiuti.
Ciononostante
entriamo allegramente
dentro il terzo millennio
trascinandoci il peso di milioni
di cose rotte,
invendute,
vuoti a perdere,
gioielli consumati
troppo in fretta.
Non sono soltanto gli oggetti
a subire questa sorte,
ma anche le idee,
il pensiero,
le arti e la musica tra queste.
Ogni attività dell'ingegno umano
dovrebbe sempre "servire" a qualcosa
(compreso rispondere
disse e predisse
che l'uomo romanizzato
sarebbe morto
seppellito dai propri rifiuti.
Ciononostante
entriamo allegramente
dentro il terzo millennio
trascinandoci il peso di milioni
di cose rotte,
invendute,
vuoti a perdere,
gioielli consumati
troppo in fretta.
Non sono soltanto gli oggetti
a subire questa sorte,
ma anche le idee,
il pensiero,
le arti e la musica tra queste.
Ogni attività dell'ingegno umano
dovrebbe sempre "servire" a qualcosa
(compreso rispondere
all'eterna richiesta di Bellezza e Piacere)
e consumare interamente
la propria essenza
nell'arco del ciclo "servile"
per il quale viene prodotta.
Senza residui, senza scorie.
e consumare interamente
la propria essenza
nell'arco del ciclo "servile"
per il quale viene prodotta.
Senza residui, senza scorie.
venerdì 25 settembre 2009
come ho perso la guerra
Autore
Filippo Bologna
Titolo
Come ho perso la guerra
Edizione
Fandango, Roma, 2009 , pag. 280, cop.fle., dim. 15x21x1,8 cm , Isbn 978-88-6044-114-0
Lettore
Flo Bertelli, 2009
Classe
narrativa italiana
Il castello
Bisogna che lo dica subito così non ci penso più. Vivo in un castello. O meglio, ci vivevo. Con i merli, la torre che svetta superba sui tetti rossi, i piccioni, le mura e tutti i requisiti minimi che deve avere un castello per essere tale. Vivere in un castello vuol dire vivere una condizione di eterno anacronismo, che non può essere sanato con nessun condono temporale, e che non poteva non produrre qualche — seppur minimo spostamento della mia psiche rispetto agli assi cartesiani della storia. Nascere in un luogo morto, venire alla luce al buio, aprire gli occhi al chiuso; svegliarsi in un sepolcro, ecco cosa significa vivere in un castello. Niente di magico, niente di principesco, nelle facce accigliate degli antenati che ti scrutano dai loro ritratti fuligginosi. Ed essere l'unico maschio. L'ultimo rampollo depositario di un cognome, di una storia, di una tradizione. Il germoglio più tenero in punta di ramo, quello più esposto al rischio delle gelate, basta una brinata d'aprile e addio raccolto. Contiamo su di te perché si perpetui la razza, ammoniscono severi gli avi mentre attraverso a passo svelto i corridoi bui, infilando gallerie di ritratti bisunti a capo basso, per evitare gli sguardi inquisitori del parentame. Mi raccomando! T'insegue la voce della carne della tua carne da una stanza all'altra: Ricorda che hai in mano il nostro avvenire. Altro che in mano, nelle gonadi ce l'ho il vostro avvenire. No, non contate su di me.
Ma come si fa a costruire un castello nel Novecento? Nel secolo della velocità, delle masse, della guerra totale, dell'uomo sulla luna e del grande balzo in avanti? Solo un necrofilo - o un reazionario — potrebbe concepire un edificio già morto agli albori del secolo più moderno della storia. Perché un castello non è solo un edificio ma è anche un concetto. Un concetto tramontato da secoli, sprofondato nei recessi della storia assieme alla ridicola società cavalleresca che abitava le sue stanze. Provate per un attimo a uscire dalla grettezza dei vostri condomini, dallo squallore delle vostre palazzine, dalla pretenziosità delle vostre villette, e immaginate di abitarci voi, in un castello. Non c'è niente di romantico, niente di favoloso, levatevelo dalla testa. È come abitare nel bozzolo essiccato di una crisalide. È una cosa orribile. Eppure è sublime. E non c'è affatto contraddizione, perché non si può che provare orrore ed estasi per le forme morenti. Se siete un pittore di nature morte sapete di cosa parlo.
Io ho fatto il massimo, ve lo giuro, il massimo del minimo d'accordo, ma pur sempre il massimo di quello che si poteva fare. Converrete con me che non mi si poteva certo chiedere di essere un uomo moderno. "Sei un uomo ottocentesco!" mi rinfacciavano le fidanzate lasciandomi (anche quando le lasciavo io). Sfido io. E mi è andata bene. Potevo a ragione essere un uomo trecentesco, o peggio ancora, duecentesco. Sono un passatista all'avanguardia, un conservatore progressista, un retrivo alla moda. Dai, alla fine poteva andare peggio.
Quello che ancora non mi capacito, è cosa passasse nella testa del mio bisnonno Terenzio quando decise che piuttosto si sarebbe rovinato, ma avrebbe costruito un castello. Fu lui che dette inizio a tutto e fece deragliare il treno del tempo dai binari. E quando ebbe l'illusione di aver fermato quel treno innalzando il castello contro il volere della storia, fra tutti fu forse il passeggero più a disagio. Perché una casa non è di chi la edifica ma di chi viene dopo, e la abita per generazioni. Nonostante fosse stato Terenzio a volere quella casa, a volerla con una determinazione febbrile che lo consumò e al tempo stesso lo tenne in vita.
Per costruire quel castello vennero muratori, carpentieri e artigiani da ogni dove, vennero scalpellini da Rapolano, pittori da Siena e decoratori da Orvieto. Vennero architetti da Roma e giardinieri da Firenze. Si lavorò per anni. Venti, trenta. Forse più. Si lavorò finché non finirono i soldi e il mio bisnonno non ebbe dilapidato tutta la sua immensa fortuna. I creditori più impazienti dovettero pazientare, per l'antico rispetto, o timore, fate voi, per la nostra famiglia e per quell'omone fiero che frustava i contadini. E tutti vennero pagati, fino all'ultimo centesimo. Finché i conti non furono saldati e i soldi finiti. Con l'ultima moneta si pagò l'ultimo artigiano. Restava un conto in banca asciutto e un castello eretto. Solo allora il bisnonno Terenzio, che era già morto da quando era morto Fede, si sentì davvero libero di morire. Il risultato giudicatelo voi, non voglio essere io a discuterne. L'architettura è un fatto. Anzi, è un oggetto. E gli oggetti non si discutono. Esistono o non esistono. Ci sono o non ci sono. Il castello è lì, sotto gli occhi di tutti. C'è.
Sì, c'è, ma prima non c'era... dicono molti con un sorrisino carico di malizia. La questione è spinosa e nondimeno oziosa. E ha tolto il sonno a più di una persona, che poi sarei io.
Perché i paesani tutti, ovvero contadini, artigiani, commercianti, professionisti e feudatari da quattro ettari che vivono da queste parti, e anche i parenti, più o meno stretti, il castello non l'hanno mai digerito. Ci ho pensato su parecchio, ho elaborato teorie assai complesse, anche troppo, perché in fin dei conti era piuttosto semplice.
Invidia.
venere scorpionica
(clicca sopra la foto )
Un'incredibile resistenza si ritrova
nell'Essenza dello Scorpione.
Un'inaccettabile e torbida sensualità
ai limiti dell'umana comprensione.
Aggressività irresistibile
e freddezza da predatore
che attende nell'ombra.
Combustione.
Lasciatevi andare alle vostre pulsioni
Zitti e ascoltate.
Venite a scoprire cosa vi riserva il fato.
Atomica fissione.
farsi amare

Il mezzo migliore
per farsi amare è di amare ;
essere amati è il mezzo
per vedere seguiti
i propri esempi,
ascoltate le proprie parole,
efficaci i propri consigli,
credute le proprie affermazioni,
adottate le proprie credenze
Però….
Immagina le meraviglie
Immagina le meraviglie
che conosceremmo,
se credessimo nelle cose
in cui non crediamo
Lucretia Borchia

Odio che mi si chieda di spiegare come “funziona” il film,il blog, internet, cosa avevo in mente, e così via. Dal momento che si muove su un livello non-verbale, l’ambiguità è inevitabile. Ma è l’ambiguità di ogni arte, di un bel pezzo musicale o di un dipinto.
”Spiegarli” non ha senso, ha solo un superficiale significato “culturale”
buono per i critici e gli insegnanti
che devono guadagnarsi da vivere.
”Spiegarli” non ha senso, ha solo un superficiale significato “culturale”
buono per i critici e gli insegnanti
che devono guadagnarsi da vivere.
percettibilità
Woman in life
canto di Proserpina
Un altro aspetto delle comunità virtuali è quello per cui quando le informazioni sono digitalizzate,
collegate e trasmesse in rete si può creare una priorità del circuito di distribuzione dell’informazione
rispetto sull’informazione stessa.
36
Il passaggio dalla società dello spettacolo a una società delle telecomunicazioni, che fonda la sua economia sulla diffusione interattiva della merce-informazione, ha tra le sue caratteristiche il fatto che sia il prodotto che il messaggio non sono una specifica esclusiva di chi ha la proprietà del mezzo, ma vengono forniti dall’utente stesso.
37
In questa società basata sulla simulazione di spazi virtuali (dentro i quali si svolgono il lavoro e le transazioni quotidiane, oltre che le attività ludiche e creative) la merce si trasforma sulla base delle informazioni che vengono fornite dall’utente, delle tracce lasciate dal suo passaggio e della sua presenza in tempo reale negli spazi virtuali.
38
Inoltre il valore stesso della merce aumenta proporzionalmente al numero di utenti che vi si collegano, di modo che l’utente non è più soltanto un soggetto che fa uso degli spazi virtuali, ma è contemporaneamente un oggetto-merce nei confronti di ogni altro utente connesso in rete.
collegate e trasmesse in rete si può creare una priorità del circuito di distribuzione dell’informazione
rispetto sull’informazione stessa.
36
Il passaggio dalla società dello spettacolo a una società delle telecomunicazioni, che fonda la sua economia sulla diffusione interattiva della merce-informazione, ha tra le sue caratteristiche il fatto che sia il prodotto che il messaggio non sono una specifica esclusiva di chi ha la proprietà del mezzo, ma vengono forniti dall’utente stesso.
37
In questa società basata sulla simulazione di spazi virtuali (dentro i quali si svolgono il lavoro e le transazioni quotidiane, oltre che le attività ludiche e creative) la merce si trasforma sulla base delle informazioni che vengono fornite dall’utente, delle tracce lasciate dal suo passaggio e della sua presenza in tempo reale negli spazi virtuali.
38
Inoltre il valore stesso della merce aumenta proporzionalmente al numero di utenti che vi si collegano, di modo che l’utente non è più soltanto un soggetto che fa uso degli spazi virtuali, ma è contemporaneamente un oggetto-merce nei confronti di ogni altro utente connesso in rete.
39
Questi elementi possono produrre delle libertà notevoli nel campo della comunicazione sociale,
così come possono, a seconda degli scopi,
trasformarsi in trappole per controllare e limitare le libertà individuali.
40
Quando l’utente diventa merce,
il rischio è che la strategia del capitale si adoperi per controllarne l’identità
in modo che sia facilmente vendibile.
giovedì 24 settembre 2009
altrove
armanda bertolina sancasciani - people
Armanda Donatella Bertolina Sancasciani nasce il 7 Gennaio del 1950 a Torino ,lo stesso giorno 100 anni dopo di S.Bernadette da Lourdes.
Cresciuta nel capoluogo piemontese, sin dall'età adolescenziale si mette alla ricerca di una propria identità che ben presto la porterà a conoscere aspetti inusuali del mondo. Capisce ben presto che per andare alla ricerca della verità, non solamente fisica, metafisica, sociale o artistico, deve accumulare una serie di esperienze in grado di creargli un bagaglio culturale, capace di aprirgli la strada futura per ogni sua ricerca e sperimentazione.
Misteriosa è la vita di questa donna, che si è sempre mossa con passo svelto e silenzioso tra le vie di una città come in mezzo ai campi della campagna, protagonista spesso di importanti eventi mondani, ha sondato con occhio attento e curioso, molto spesso ironico, ogni possibile aspetto della natura umana, traendone linfa vitale per la sua intera esistenza. Durante la sua vita ha intrapreso innumerevoli quanto mai a volte singolari mestieri: ballerina, modella, cartomante, colf, disegnatrice, pittrice, segretaria, fotografa, ecc. In ogni lavoro ha sempre messo impegno, amore e dedizione, cercando di sviscerarne i contenuti, modificandoli al suo estro creativo personale, lasciando un impronta per quanto indelebile del suo passaggio.
Personaggio eccentrico e poliedrico è quello che nasce da tutte queste esperienze, personaggio talmente cosmopolita da rendere vana ogni teoria sulla globalizzazione, in quanto lei stessa è diventata l'idea globalizzante (totale) per eccellenza. Da tutto questo non poteva che nascere un idea evanescente, impalpabile, ma talmente presente e non quantificabile come la sabbia fine di un deserto.
Una personalità così ampia che sembra sempre uguale, ma come ogni deserto che si rispetta ha al suo interno sterminate lunghezze per meditare con la calma necessaria e microcosmi dove si avverano i più miracolosi esempi di vita. In questi ultimi anni la sua inesauribile sperimentazione, si è affinata maggiormente attraverso l’installazione e la fotografia. Ma è soprattutto in quest’ultima dove ha raggiunto gli esiti più alti, riportando la fotografia stessa a dei livelli di primordialità tali, da ribaltare ogni regola del fotografare. Per Armanda fotografare diventa un esigenza interiore immediata, istantanea come il momento in cui in un semplice scatto, si ferma il tempo di azione dell’immagine che diventa fotografia. Volutamente si dimentica anche delle più elementare nozioni, la luce, i chiaroscuri, i contrasti, l’inquadratura non sono mai attentamente studiati, ma frutto della più disparata casualità, lasciando all’incertezza il compito di esprimere ciò che in questo mix di sana incoscienza si è creato. Gli esiti in più di un caso sono sconvolgenti, il fotografare diventa un esperienza unica, la creazione “pura”. Qualsiasi concetto filosofico, ogni regola canonica del fotografare o più in generale del fare Arte, viene rimessa in discussione, lasciando che l’immagine si esprima da sola e che diventi “Arte” per una serie di coincidenze. Per quanto inaspettata, sono presenti tutti i germi per una vera rivoluzione artistica, perché è il concetto di base che viene scardinato lasciando che il “tutto” sia manifestazione del creato. Nelle sue fotografie l’Arte è insita nella quotidianità, nell’essere normale, anche banale, ma con dietro celata tutta la complessità di un mondo, che non sarà mai completamente svelato.
Conoscere l’opera di Armanda Bertolina è come intraprendere un viaggio appassionante tra i meandri più misteriosi della natura umana, un viaggio che si concluderà ad una meta dagli esiti incommensurabili.
giù le mani
Cari avventori vi segnalo il dibattito sul Ritalin, lo psicofarmaco utilizzato nel disturbo da deficit di attenzione e iperattività nei bambini (ADHD), che si sta svolgendo sul blog KidZone. Quello che penso io sulla somministrazione disinvolta di psicofarmaci ai bambini probabilmente qualcuno di voi lo sa già.Per quanto mi riguarda anche per il Ritalin come per il Prozac: giù le mani dai bambini, che non vuol dire negare aprioristicamente l'utilizzabilità di un farmaco, significa resistere alla tentazione di medicalizzare ciò che può essere, in moltissimi casi, affrontato efficacemente con strategie terapeutiche di tipo psicologico e comportamentale. Il nostro stesso Istituto Superiore di Sanità raccomanda che il metilfenidato (Ritalin) è lo strumento farmacologico di un piano multimodale di trattamento per bambini con forme gravi e invalidanti di ADHD.Quello che strenuamente si tenta di scongiurare è l'uso "allegro" di una pasticca per bambini "difficili".
vitale follia

"nuda vita"
cioè soggettività
prive di qualsiasi diritto
rinchiuse in campi di detenzione
per il fatto di essere
dove non dovrebbero essere e
dunque di burlar la ley.
Non hanno commesso nessun delitto,
ma devono essere controllati
preventivamente dal potere sopranazionale.
Possono anche finire
nel circuito psichiatrico
per essere ricodificati
all'ordine logico
di un altro organismo sopranazionale
chiamato DSMIV.
E poi trattati con psicofarmaci
e inseriti in corridoi istituzionali dicontrollo.
Tutti questi sistemi
violano l'habeas corpus
e si presentano su scala planetaria
come il grande internamento
dei vagabondi
così ben descritto da
Foucault
in
Nascita della follia.
moriture salutant
compulsivo accumulo
Il compulsive hoarding è un disturbo ossessivo compulsivo che costringe chi ne è vittima ad accumulare senza freni un grande quantitativo di oggetti, anche quando la loro conservazione impedisce e/o riduce sensibilmente la possibilità fisica di girare per casa. Con il termine disposofobia si intende la complementare paura di gettar via le cose. Provate un po’ a guardare queste abitazioni di disposofobici o a dare un’occhiata a questo breve video di un uomo che riprende con la telecamera l’appartamento di sua madre, accumulatrice compulsiva. Bene, secondo la rivista Wired, oggi è possibile assistere alla declinazione digitale di questi comportamenti patologici, con la differenza che il campo dove si gioca la battaglia non è l’appartamento di residenza, ma il proprio pc. Gli accumulatori digitali compulsivi downloadano tutto il downloadabile (dvd, cd, e-book, musica, programmi televisivi, fumetti), posseggono ogni episodio di qualsiasi serie, ogni traccia audio di qualsiasi discografia, conservano tutte le e-mail inviate e ricevute da anni, non buttano nel cestino mai un documento, hanno una colonnina di preferiti lunga come un’autostrada, scaricano tutti i film possibili e immaginabili anche se sanno perfettamente che non li vedranno mai. Il confine fra normale passione collezionistica e patologia è evidentemente molto complesso da tracciare.Se la vita digitale del nostro soggetto è un inferno, fatto di ricerche di file persi in un mare magnum di byte, possiamo farci venire il dubbio.
mercoledì 23 settembre 2009
voca bollario progi gioioso
Vocabolario
Le parole dei mondi più grandi
Autore: Igor Sibaldi
Editore: Anima Edizioni
Data pubblicazione: Ottobre 2009
Tipo: Libro
Pagine: 340
Formato: 15x21
Categorie: Saggi e racconti, Alla scoperta dell'anima
disponibilità: Ottobre 2009
Prezzo € 20,00
Avvertimi quando disponibile
Dettagli
Il modo più semplice di cambiare il mondo è scoprire il vero senso delle parole con cui ne parli. Ciò vale sia per il mondo concreto, sia – ancor di più – per l’Aldilà: per le dimensioni della mente, dell’anima, dei desideri e delle possibilità ancora da sco-prire. In questo Vocabolario, appassionante come un romanzo, ogni parola diventa come la lampada di Aladino: sprigiona novità, rivelazioni, poteri
«Tutto ciò che sappiamo può essere superato, se ne abbiamo il coraggio»: su questo principio, Igor Sibaldi fonda la sua nuova psicologia, in cui il meraviglioso, il prodi-gioso non viene escluso come «non-scientifico», e diventa invece il principale crite-rio per la scoperta e l’analisi della nostra realtà quotidiana.
Di questa nuova psicolo-gia, Sibaldi dà nel Vocabolario l’esposizione più completa, le chiavi del sistema
Le parole dei mondi più grandi
Autore: Igor Sibaldi
Editore: Anima Edizioni
Data pubblicazione: Ottobre 2009
Tipo: Libro
Pagine: 340
Formato: 15x21
Categorie: Saggi e racconti, Alla scoperta dell'anima
disponibilità: Ottobre 2009
Prezzo € 20,00
Avvertimi quando disponibile
Dettagli
Il modo più semplice di cambiare il mondo è scoprire il vero senso delle parole con cui ne parli. Ciò vale sia per il mondo concreto, sia – ancor di più – per l’Aldilà: per le dimensioni della mente, dell’anima, dei desideri e delle possibilità ancora da sco-prire. In questo Vocabolario, appassionante come un romanzo, ogni parola diventa come la lampada di Aladino: sprigiona novità, rivelazioni, poteri
«Tutto ciò che sappiamo può essere superato, se ne abbiamo il coraggio»: su questo principio, Igor Sibaldi fonda la sua nuova psicologia, in cui il meraviglioso, il prodi-gioso non viene escluso come «non-scientifico», e diventa invece il principale crite-rio per la scoperta e l’analisi della nostra realtà quotidiana.
Di questa nuova psicolo-gia, Sibaldi dà nel Vocabolario l’esposizione più completa, le chiavi del sistema
guantanamera
http://youtube.com/watch?v=Jm1anurhbeg
il mio canto è di un verde chiaro
e di un rosso incendiario.
il mio canto è un cervo ferito
che salta nel monte desolato
il mio canto è di un verde chiaro
e di un rosso incendiario.
il mio canto è un cervo ferito
che salta nel monte desolato
tao

Bianco
il principio maschile, inteso come porre il limite, senso compiuto delle cose, l’essenza e la fluttuanza già trasformata. Il con-tatto compiuto, già avvenuto, il punto come la piattaforma per i tuffi , i lanci e il voli nel quotidiano dell’essere uomo.
Nero
Nero
il principio femminile, inteso come l’accoglienza, il senso delle cose da realizzare e trasformare, l’essenza e la fluttuanza da portare a compimento; il con-tatto nel suo intimo sentire, l’evoluzione dei tuffi e voli nei momenti del quotidiano nel mondo femminile.
selvaggia mente
vivere naturali
very good
genius malus
Ma le ragioni della gerarchia sono profonde.
E le sue norme più sono stupide, più vanno considerate indiscutíbili.
(Le regole intelligenti si difendono da sole).
La ragione principale è questa: se tutti cominciassero a sollevare dubbi, a mettere in discussione i comportamenti e le soluzioni date, l'attività della struttura ne resterebbe paralizzata.
Nelle gerarchie conta
chi fa qualcosa,
non chi cerca il modo migliore di farla.
L'intelligenza, per le società umane,
è sabbia negli ingranaggi;
rischia di farne inceppare i meccanismi.
Il genio è sovversivo non soltanto perché, invece di applicare la norma, la discute; ma perché, così facendo,
blocca il cammino regolare dell'intero sistema burocratico.
L'intelligenza,
mentre valuta con spirito critico il funzionamento delle strutture sociali,
di fatto lo rallenta o lo interrompe.
L'acume,
o semplicemente il buon senso,
portano confusione.
Se il sistema reagisce, riaffermando la supremazia della propria imbecillità, fa bene:
si difende,
come un organismo qualsiasi contro un agente esterno che ne metta in pericolo la sicurezza, l'esistenza.
Ecco perché la stupidità è necessaria:
è la vera linfa vitale
della società umana.
E le sue norme più sono stupide, più vanno considerate indiscutíbili.
(Le regole intelligenti si difendono da sole).
La ragione principale è questa: se tutti cominciassero a sollevare dubbi, a mettere in discussione i comportamenti e le soluzioni date, l'attività della struttura ne resterebbe paralizzata.
Nelle gerarchie conta
chi fa qualcosa,
non chi cerca il modo migliore di farla.
L'intelligenza, per le società umane,
è sabbia negli ingranaggi;
rischia di farne inceppare i meccanismi.
Il genio è sovversivo non soltanto perché, invece di applicare la norma, la discute; ma perché, così facendo,
blocca il cammino regolare dell'intero sistema burocratico.
L'intelligenza,
mentre valuta con spirito critico il funzionamento delle strutture sociali,
di fatto lo rallenta o lo interrompe.
L'acume,
o semplicemente il buon senso,
portano confusione.
Se il sistema reagisce, riaffermando la supremazia della propria imbecillità, fa bene:
si difende,
come un organismo qualsiasi contro un agente esterno che ne metta in pericolo la sicurezza, l'esistenza.
Ecco perché la stupidità è necessaria:
è la vera linfa vitale
della società umana.
martedì 22 settembre 2009
ribadisce Kaphuna
guantanamera
kaitli smurtine

Avrei voluto vedere accadere cose nella mia vita-
So che niente e’ come sembra.
Riuscirò a trovarne una prova?
non c’e’ niente di male nello sbagliarsi
- mi sostiene Kaitli Smurtine –
specialmente se ti scoprono subito.
Il difficile non è raggiungere qualcosa
- termina Kaitli svanendo -
ma liberarsi dalla condizione anonima ìn cui si e’
Ordu Brne

la malinconia è la più bella
e alta fra le sensazioni umane
- afferma Ordu Brne -
Essa vi lega indissolubilmente
alle belle persone
e ai bei momenti della vostra esistenza passata.
E' il filo sottile che affonda la barriera del tempo
e vi tiene legati al denso ricordo,
vi ricorda quali sono le belle cose
della vostra esistenza
che hanno lasciato in voi
un traccia profonda
e vi impedisce di dimenticarle.
Essa è memoria delle sensazioni
ed è di sicuro un dono divino.
Il Signore Oscuro
che suonando la sacra Arpa
evoca la tristezza
vuole che le cose vane
affondino nel nulla
e non abitino mai
il cuore delle persone
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Il 21 Dicembre 2012 è una data che sembrerebbe segnare la fine e l’inizio di qualcosa, un cambiamento, un passaggio. Molte sono le profezie e le leggende che girano intorno a questa data, e a parlarcene questa volta non sono un numero ristretto di fanatici, ma sembrerebbe che l’intero pianeta lo faccia. Ce ne parlano i profeti, i popoli antichi, le religioni, internet, i libri, le riviste, i giornali e molto altro ancora; restare passivi dinnanzi a tanta informazione e non sentire il bisogno di documentarsi maggiormente è per il nostro punto di vista praticamente impossibile.Ma perché proprio il 21 Dicembre 2012? Perché in questa data termina uno dei calendari Maya, ossia quello a lungo Computo che dura 5125 anni: iniziato nel 3114 a.C. finirà appunto nel 2012 d.C.Ma ci sarà la fine del mondo? Secondo la maggior parte delle teorie analizzate no, l’unico mondo a finire è quello come noi lo conosciamo. Il nostro pianeta subirà un qualche cambiamento ma non morirà. Di teorie su come questo avverrà ce ne sono davvero tante, ma la maggior parte hanno un punto in comune: infatti si basano sull’idea che per un qualche motivo la terra subirà un cambio di rotazione, invertendo il suo moto, o un inversione della sua polarità.

Un anno di Saturno corrisponde a 29 dei nostri anni di vita da terreni. Saturno è immortale. La sua gigantesca manifestazone fisica, il pianeta Saturno, il più vecchio del sistema solare, ultimo pianeta visibile ad occhio nudo, attraversa tutte le costellazioni ed in 29 anni ritorna a casa. Succede quest’anno 2009. A fine Ottobre, rientra nel suo domicilio esaltato, il segno della Bilancia. Saturno è pur sempre la crisi. 30 anni fa era a crisi del petrolio, oggi quella finanziaria, fra trent’anni…? Probabilmente quella spirituale. L’essere umano per troppo tempo si è comportato nei confronti dei suoi simili, della violenza e delle guerre, come le mosche, che in miliardi di anni non solo non si sono evolute, ma ancora oggi non sanno a cosa serve la tela del ragno.Alla nascita Saturno è muto, parla solo attraverso la madre, i genitori e la famiglia che il Destino, ovvero Ananke, la necessità, ci ha affidato. A trent’anni, Saturno già fa rimpiangere la spensierata giovinezza, con il peso delle responsabilità, a sessanta già mette in sintonia con una sicura quanto malinconica dipartita dalle miserie terrene. Il terzo compleanno di Saturno, da ultranovantenne, è alquanto improbabile, ma si trova qualche raro esempio. Il regista Monicelli, che a novant’anni lavorava ancora, è nato il 15.5.1915, con Saturno in Cancro, e lavora ancora. Quando si dice che il segno del Toro è un gran lavoratore…« Il cinema non morirà mai, ormai è nato e non può morire: morirà la sala cinematografica, forse, ma di questo non mi frega niente. » (Mario Monicelli alla consegna del Leone d'Oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1991), Saturno in Cancro di nascita ha permesso al regista toscano di rimanere ancora bambino, passati i novant’anni.Saturno stesso però nasce, nella dimensione senza tempo, con altri nomi.Nella mitologia greca, Chronos (greco antico: Χρόνος) nelle opere filosofiche presocratiche si dice che sia la personificazione del tempo. Il suo nome significa "anno" in greco e in alternativa digitato Khronos (traslitterazione del greco) o Crono (in versione latina). Chronos è stato immaginato come un dio incorporeo. Serpentina è la sua forma, con tre teste: quella di un uomo, un toro e un leone che sono poi i capisaldi geografici, i segni fissi astrologici, con Kronos posizionato in Acquario, dove domina. Lui e la sua consorte, la serpentina Ananke (Inevitabilità del Fato), fanno il giro del mondo nell’uovoprimordiale stritolando tutto al loro passaggio, per permettere al nuovo di sopraggiungere. Dividendo vecchio e nuovo permetttono alle energie formare un'universo ordinato dell’elemento Terra, Cielo e Mare. Chronos è di solito raffigurato come un vecchio saggio con una lunga barba grigia, immagine del "Dio del Tempo". Da cronos derivano “cronico”, “cronaca”, “cronologia
lunedì 21 settembre 2009
999 ultimo custode
Editore: Castelvecchi
Collana: NarrativaPrezzo: 18,50 Euro
Dati: 400 p.Anno: 2009
Descrizione:
«Firenze: 26 luglio 2007. Due letterati da best seller avvelenati con l'arsenico da un killer assoldato dal potere politico. I Ris in un'antica basilica di Firenze. Se fosse accaduto oggi, sarebbe il giallo del secolo. A distanza di 500 anni, si vuole trovare una risposta alla fine di Giovanni Pico della Mirandola e di Angelo Poliziano. Ma perché?»... forse perché in realtà si era alla ricerca delle 99 clausole segrete mancanti che, insieme alle 900 tesi pubblicate nel 1486 da Pico della Mirandola, rivelerebbero qualcosa di fondamentale sulla natura di Dio. Un segreto che avrebbe potuto, e potrebbe ancora, cambiare il corso della storia. È su questa sconvolgente rivelazione che si basa 999. L'ultimo custode, romanzo storico-esoterico di Carlo Martigli che, attraverso lunghi studi, ha ipotizzato l'esistenza di un filo rosso che lega la stesura delle 99 clausole segrete, ai giorni nostri. Pico della Mirandola voleva un Concilio dei saggi delle tre religioni monoteiste per rivendicare un Dio unico: Donna. Per scongiurare il pericolo e difendere la Santa Romana Chiesa, Innocenzo VIII e Rodrigo Borgia diedero così inizio alla sanguinaria caccia alle streghe con lo scopo di rendere la donna indegna agli occhi del mondo. In quel modo le 99 tesi di Pico, qualora fossero state pubblicate, non sarebbero state credibili. Romanzo storico, ma anche romanzo di fantasia, in cui i personaggi descritti non sfuggono allo sguardo acuto e ironico dello scrittore.
«Firenze: 26 luglio 2007. Due letterati da best seller avvelenati con l'arsenico da un killer assoldato dal potere politico. I Ris in un'antica basilica di Firenze. Se fosse accaduto oggi, sarebbe il giallo del secolo. A distanza di 500 anni, si vuole trovare una risposta alla fine di Giovanni Pico della Mirandola e di Angelo Poliziano. Ma perché?»... forse perché in realtà si era alla ricerca delle 99 clausole segrete mancanti che, insieme alle 900 tesi pubblicate nel 1486 da Pico della Mirandola, rivelerebbero qualcosa di fondamentale sulla natura di Dio. Un segreto che avrebbe potuto, e potrebbe ancora, cambiare il corso della storia. È su questa sconvolgente rivelazione che si basa 999. L'ultimo custode, romanzo storico-esoterico di Carlo Martigli che, attraverso lunghi studi, ha ipotizzato l'esistenza di un filo rosso che lega la stesura delle 99 clausole segrete, ai giorni nostri. Pico della Mirandola voleva un Concilio dei saggi delle tre religioni monoteiste per rivendicare un Dio unico: Donna. Per scongiurare il pericolo e difendere la Santa Romana Chiesa, Innocenzo VIII e Rodrigo Borgia diedero così inizio alla sanguinaria caccia alle streghe con lo scopo di rendere la donna indegna agli occhi del mondo. In quel modo le 99 tesi di Pico, qualora fossero state pubblicate, non sarebbero state credibili. Romanzo storico, ma anche romanzo di fantasia, in cui i personaggi descritti non sfuggono allo sguardo acuto e ironico dello scrittore.
oracolo riflette

L'unicorno o capricorno... è il portale utilizzato dalle anime dei morti per andare verso il mondo dei morti, nel cielo australe... Le anime attendono sulla "terra", identificata con il piano dell'eclittica, ovvero lo Zodiaco, il mondo dei vivi, finché essa non incontra la Via Lattea... il sentiero dei morti che li accompagna verso il cielo "di sotto", nelle profonde acque dell'Oceano......fino a che esse non ritorneranno per reincarnarsi nel mondo dei vivi attraverso l'altro portale, l'altro incontro fra l'eclittica ed il piano della Galassia nel segno dei Gemelli... il 21 Dicembre 2012 il sole si leverà proprio lì, nel punto in cui le anime prendono il "traghetto" verso l'aldilà... sotto il dominio dell'Unicorno....Nel segno dei Gemelli invece le anime tornano attraverso il secondo portale perché dal mondo "di sotto", la Via Lattea incontra nuovamente l'eclittica, lo zodiaco, il mondo dei vivi. Ma è anche il portale per raggiungere il regno degli dei, perché questa è un fase di ascensione... Ascensione? Ho detto bene? penso di si... quando cade l'Ascensione di Gesù verso il Regno dei Cieli? 40 giorni dopo Pasqua... Ma, senza dimenticare il nostro Unicorno/Capricorno... nel solstizio invernale gli Dei possono scendere sulla Terra...
infinitamente distanti

La vita è come la sorte,
una distesa di acqua
indefinitamente estesa e turbinosa:
voi siete come su barche
sulla sua superficie alla deriva
e sottoposti a forze
complesse e vorticose.
A volte in questo casuale
essere sospinti i vostri persorsi si intersecano
con quelli di altri
ma non li ripercorrete mai
per più di un punto e tale evento
è irreversibilmente irripetibile ...
altre volte invece
una barca si avvicina a voi
e l'uomo su di essa tende la mano
aggrappandosi alla vostra barca
e un breve tratto di mare
viene percorso assieme ...
per forte che sia la presa però
le forze dei turbini prima o poi
vi strappano l'uno dall'altro
disperdendovi sempre più lontano
nella distesa, fra fitte nebbie.
domenica 20 settembre 2009
il destino di Roma è segnato
Almeno questo è ciò che sostengono alcuni tra i più conosciuti profeti del passato, secondo i quali proprio nella "città eterna" avrà inizio il conflitto finale tra le forze del bene e le armate sanguinarie di Satana. Un conflitto che si protrarrà a lungo e che si risolverà soltanto quando di Roma non resteranno che macerie.Diverse profezie affermano che Roma sarà distrutta. Una famosa predizione attribuita al venerabile Beda assicura: "Finché rimarrà in piedi il Colosseo anche Roma durerà. Quando il Colosseo cadrà anche Roma cadrà e quando Roma cadrà il mondo finirà".Identico vaticinio sulla fine di Roma era stato divulgato da Tertulliano. I messaggi della Vergine a La Salette e a Fatima avvertono che delle grandi disgrazie travolgeranno Roma. Nell’anno 1846 nel messaggio di La Salette, località delle alpi francesi vicino a Grenoble, la "bella Signora" ai bambini Massimino e Melania intenti a pascolare le pecore, tra l’altro, dirà: "…Roma sparirà e il fuoco cadrà dal cielo e distruggerà tre città. Tutto si crederà perduto e non si vedranno che omicidi; non si sentirà che rumori di armi e bestemmie. I giusti soffriranno molto. (…) Roma perderà la fede e diventerà il seggio dell’Anticristo. I demoni dell’aria, con l’Anticristo, faranno dei grandi prodigi sulla terra e nell’aria e gli uomini si pervertiranno sempre di più…"
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LA PROFEZIA DI FATIMA
La Madonna si rivelerà 71 anni dopo ai piccoli pastorelli Lucia dos Santos, Franco e Giacinta Marto e affiderà loro dei messaggi profetici.I primi due, tra l’altro, riguardano l’annuncio che la prima guerra mondiale sta per finire, ma che ne scoppierà un’altra, "durante il regno del prossimo pontefice (Pio XI, 1922-1939 nda)". Il 31 agosto 1941, ventiquattro anni dopo i fatti di Fatima, la stessa Lucia parlò, per la prima volta, del messaggio ricevuto dalla Madonna e disse che esso era diviso in tre parti; nel cosiddetto "terzo Memoriale" di Suor Lucia è, appunto, scritto: "Il Segreto comprende tre cose distinte ed io ne svelerò due".La parte non divulgata del messaggio, detta anche terzo segreto di Fatima, o quello che si ritiene tale, fu pubblicato a firma di L. Heinrich da un giornale di Stoccarda, il Neues Europa, il 15 ottobre 1963, e parla anch’esso di gravi castighi contro la città eterna."(…) Anche per la Chiesa, verrà il tempo per le sue più grandi prove. Cardinali, si opporranno a Cardinali; Vescovi a Vescovi. Satana marcerà in mezzo alle loro file, e a Roma vi saranno cambiamenti.Ciò che è putrido cadrà e ciò che cadrà, più non si alzerà. La Chiesa sarà offuscata, e il mondo sconvolto dal terrore…".Molti sensitivi hanno predetto la fine di Roma. Il sensitivo F. Blanchard, nel 1886, raccontò che aveva avuto una spaventosa visione, molto realistica che lo aveva lasciato per lungo tempo sconvolto. Ecco cosa disse di aver visto: "Al posto della fontana, nella piazza di Roma, dove si scorge la Basilica di San Pietro, c’era un’enorme tinozza di sangue e qui andava la gente per tingere i drappi, che poi esponeva lungo le strade… I drappi rossi gocciolavano sangue…".A suor Imelda, nel 1872, apparve Roma distrutta e "coperta di macerie". Nostradamus predisse inauditi flagelli che si dovrebbero abbattere su Roma.T. Mann ci informa che: "Secondo un commentatore, P. Innocent Rissault, intorno al 1980 sarebbe iniziata l’egemonia dell’Anticristo. Con lo scisma finale della Chiesa Cattolica Romana e la distruzione di Roma nell’anno 2000…".Renzo Baschera, attento studioso di profezie, fa notare che un gran numero di veggenti "vedono sorgere in Roma un vulcano, dal quale verrà vomitata lava e fuoco, mentre la terra si contorce…".
IL REGNO DEL TERRORE
Il Monaco di Padova, vissuto nel XVIII secolo, ripete nelle sue profezie quelle dell’eremita Teolosforo (1300). Egli, tra l’altro, predisse la distruzione di Roma nel 2013.Nella seconda metà del secolo scorso, Giovanna Le Royer, che visse nel monastero di Fougères, annunciò il segno che avrebbe indicato che la catastrofe era vicina: "…quando si abbandonerà nella Chiesa la lingua della catacombe (si riferisce al latino, nda) Satana sarà prossimo a ingaggiare una tremenda lotta, perché sarà questo il tempo in cui il suo diletto figliolo starà per giungere sulla terra". Frate Bartolomeo di Salluzzo predisse: "…Firenze bella e Napoli gentile, ch’ognun di voi divenuta è un porcile, con l’empia, sporca Roma, tutte e tre sarete dome e porterete una gran soma".San Giovanni Bosco (1815-1888), fondatore dei salesiani e insigne taumaturgo, era dotato di grandi poteri paranormali, e fu frequentemente illuminato da sogni profetici puntualmente avveratisi come, tanto per fare due esempi, quella relativa alla conciliazione tra l’Italia e la Santa Sede e quella che descrisse le varie fasi in cui poi si svolse effettivamente il Concilio Vaticano I.In una delle sue tante visioni profetiche vide le afflizioni che avrebbero sconvolto Roma e ne informò papa Pio IX: "E di te, O Roma, che sarà? Roma ingrata, Roma effeminata; Roma superba. (…) Roma! Io verrò a te quattro volte. Nella prima percuoterò le tue terre e i suoi abitanti (potrebbe essere la Prima guerra mondiale, 1915-1918, nda). Nella seconda porterò la strage e lo sterminio fino alle tue mura (si riferisce alla Seconda guerra mondiale?). Non apri ancora l’occhio? Verrò la terza volta, abbatterò le difese e i difensori ed al comando del Santo Padre subentrerà il regno del terrore, dello spavento, della desolazione. Ma i miei savi fuggono. La mia legge è tuttora calpestata. Perciò farò la quarta visita. Guai a te se la mia legge sarà ancora un nome vano per te. Succederanno prevaricazioni nei dotti e negli ignoranti. Il tuo sangue ed il sangue dei tuoi figli laveranno le macchie che tu fai alla legge di Dio.Scrive ancora Baschera: "Roma, come Parigi, sarà distrutta. Su questo punto concordano decine di profezie. La distruzione non sarà però subitanea, immediata. Ci saranno ‘dei segni’. In questo messaggio si dice difatti: ‘Io verrò quattro volte a te’. Il primo ‘segno’ sarà dato probabilmente dal terremoto (ma si tratterà di una serie di mini-sismi, che ‘gireranno per i colli romani, come caproni imbizzarriti’)…".Santa Brigida vide: "Maometto ritornare a Roma, portando una lunga spada e seminando ovunque la discordia…".La monaca di Dresda scrisse di uno spaventoso e sibillino sogno profetico che aveva fatto su Roma: "Da poco mi ero addormentata quando una mano mi prese e mi sollevò. Mi trovai come su un poggio e ai miei piedi c’era la città benedetta, ma di questa riuscivo a distinguere solo il Colosseo… ho visto uscire una processione di vescovi e di cardinali che, al posto di pregare, litigavano fra di loro. ‘Riportano la Chiesa a Gerusalemme’, diceva qualcuno. E qualcun altro: ‘Hanno stipulato un patto con Satana’. Quando riaprii gli occhi, al posto del Colosseo c’era un piccolo lago e sopra un angelo con una scritta in fronte: ‘Questa è la seconda prova. Ma prima che il larice rinverdisca per la terza volta una grandinata ben peggiore si abbatterà sulla città santa, ridotta ormai ad una spelonca di ladri, dove la pestilenza e il vizio saranno pane quotidiano e dove i vescovi mangeranno nella stessa scodella dei malfattori, mentre i giusti periranno in carcere. Ed ora, mi disse ancora la voce, voglio farti vedere la prima prova che verrà mandata alla città santa. Ho visto allora una fiamma di fuoco cadere sibilando sulla terra e andare a incunearsi tra le case, poco lontano dalla Basilica… E un’enorme voragine si aprì inghiottendo case, strade e persone…"
L’ULTIMO PAPA
Il Papa San Pio X, nel 1909, ebbe una visione terrificante; nel corso di un’udienza cadde improvvisamente in uno stato molto simile alla trance. Ridestandosi da questo stato disse profondamente turbato: "Ciò che ho veduto è terribile! Sarò io o un mio successore? Ho visto il Papa fuggire dal Vaticano camminando tra i cadaveri dei suoi preti. Si rifugerà da qualche parte, in incognito, e dopo una breve pausa morrà di morte violenta". Tutto ciò dovrebbe accadere in una Roma in preda ad una grande tribolazione.Concludo questa inquietante rassegna di profezie su Roma citando il vescovo irlandese Malachia (1094-1149), canonizzato nel 1190 da Clemente III; a lui sono attribuiti 112 motti coi quali profetizza altrettanti papi, da Celestino II fino al Papa della fine del mondo. Profezie originali e molto inquietanti. Ad esempio Papa Giovanni Paolo I è designato col motto De Medietate Lunae (della metà della luna). Il suo papato durò appena 33 giorni; egli morì o, come scrive David Yellow nel suo libro "In nome di Dio", fu assassinato alla metà del mese lunare. Giovanni Paolo II col motto De Labore Solis (Del lavoro del sole). È noto il suo viaggiare continuamente per il mondo come l’astro fulgente che ogni giorno sorge e sembra percorrere infaticabilmente tutto il cielo per scomparire al tramonto e poi ricominciare.Benedetto XVI, penultimo Papa, è designato come Gloriae Olivae. L’ultimo Papa, secondo Malachia, si chiamerà Petrus Romanus. Ecco quanto dice la celebre profezia: "Durante l’ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa siederà Pietro Romano che pascerà il suo gregge tra mille tribolazioni; quando queste saranno terminate, la città dei sette colli sarà distrutta e il giudice temibile giudicherà il suo popolo".
buona domenica - one vision
«Vorresti dirmi che strada devo prendere, per favore?
»«Dipende, in buona parte,
da dove vuoi andare»
20
«Dove,
non m'importa molto...
»«Allora qualsiasi strada va bene»
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