lunedì 19 ottobre 2009

Mausoleo di Porsenna o Tempio ?


Tomba o Tempio?
O Piattaforma Spaziale?
Morte o Vita?
Oppure Vita Comunicante con l'Aldilà?.
Parlando di Etruschi
questi non sono temi convenzionali.
E fanno paura.
Incutono timore a tutti,
sopratutto ai poteri costituiti,
spesso corpi separati mai disposti
a concedersi alle matrici,
tornando ad esaminare lucidamente e realmente
verità scomode trasmesse dagli Antenati.


Tutto nasce dalla testimonianza
di Plinio il Vecchio,
che tramanda nella sua
un passo di Varrone Reatino
(vissuto un secolo prima di lui)
purtroppo non pervenutoci.
La costruzione :
un edificio quadrangolare
di 100 metri circa di lato e 13 circa di altezza,
sopra cui vi sono cinque piramidi
di 25 metri di lato alla base
ed alte circa 50 metri,
che reggono una struttura (semisferica con bordo?)
sulla quale trovano posto
altre quattro piramidi alte 33 metri
che a loro volta sorreggono
altre cinque piramidi (pinnacoli?)
alte 96 metrio giù di là,
è una cosa da capogiro anche per i tempi nostri.
Oggi ci sono alcuni proposte di ricostruzione,

ma tutte poco fedeli al modello originale
e certo è strano che un edificio
di tale imponenza non abbia lasciato resti...
anche se non si sa di quale materiale fosse fatto.
In ogni caso, la testimonianza di Varrone,
serissimo antiquario romano,
non è da rigettare facilmente,
specie quando si tratta di luoghi italici,
per ovvie ragioni.
Comunque sia, le ricerche sono state accanite,
già dall'epoca umanistica
(e persino papa Piccolomini la fece ricercare),
nell'Ottocento e nei giorni nostri.

Spesso si è creduto di averla rintracciata,
ma il problema non è che esista il Mausoleo
perchè ormai è assodato che esiste.
Il problema è conoscere l'uso che ne veniva fatto.
Se era destinato ad essere una Tomba,
grande e imponente, ma pur sempre una tomba.
Oppure... E se fosse stato un Tempio?
O una piattaforma spaziale sperimentale?
Sarebbero allora comprensibili negazioni,rimozioni,
fughe,precipitose .
chiusure da parte di Autorità politiche,
religiose e amministrative.
Nel Tempio Etrusco,ormai si sa,c'era vita.
E che vita!
Ma questa è un altra religione,
un altra storia,altre pulsioni.


Dormi Porsenna.
Per altri duemilacinquecent'anni.
Sacerdoti, Prostitute Sacre,
Aruspici,Auguri,Fulguratori,
Ostentari,Magistrati
e semplici Rasna nutriti dalle loro femmine
proteggono il tuo e il nostro segreto.
Nascosto eppure visibile
nel cielo stellato.

domenica 18 ottobre 2009

Rimini - F.De Andrè


http://youtube.com/watch?v=ETDfyS10gFk

Parla di Amarcord,
della piccola borghesia e delle sue minuscole ambizioni.
E' una canzone molto triste
che mescola ironia melanconica e tenerezza.
Rimini è solo una cornice,
l'ambiente in cui galleggia la bolla opaca delle bugie di Teresa.
E' la versione musicale dei Vitelloni di Fellini o
- come disse lui da ubriaco con la PFM -
dei "Vitellini di Felloni".

ti adoro,stregona!




Sin dagli albori del Cristianesimo le Streghe sono state oggetto di persecuzione. In Spagna come in Gallia vigevano leggi che proibivano la pratica o addirittura la credenza nella stregoneria. Nel IX secolo l'imperatore Carlo Magno promulgò leggi che sancivano pene molto severe, compresa la morte per coloro che fossero accusati di stregoneria. La caccia alle Streghe divenne effettiva nella metà del XV secolo. Nel 1484 due frati domenicani, Heinrich Kraemere e Jhann Sprenger, si rivolsero a Papa Innocenzo VIII, lamentandosi che le autorità locali impedivano loro di procedere adeguatamente contro la stregoneria. Il Papa conferì loro nuovi poteri affinché estirpassero il male nel loro paese, la Germania. I due frati si rivelarono brutalmente efficienti e i loro successori ricorrendo agli strumenti dell'inquisizione, nei successivi due secoli torturarono e misero a morte nella sola Germania quasi 100.000 Streghe. Nel 1486 i due frati pubblicarono il Malleus Maleficarum (il martello delle Streghe), una guida che sarebbe divenuta il punto di riferimento per tutti i cacciatori di Streghe nei secoli a venire. Tutte le superstizioni relative alle Streghe venivano convalidate dagli emissari del papa e le Streghe venivano descritte come amanti di Satana, dissacratici della croce e dell'Eucaristia, donne perverse, assassine e malvagie, soprattutto eretiche e nemiche giurate della fede cristiana. Gli Inquisitori potevano ormai agire liberamente e i processi erano sempre uguali. Chiunque fosse stato colpito da una disgrazia o avesse un bimbo epilettico o sofferente poteva accusare qualcuno, solitamente donne sole, vecchie, brutte e deformi, di avergli lanciato contro una maledizione. Abbandonata dalla famiglia l'accusata, già in partenza ritenuta colpevole, doveva affrontare da sola i suoi inquisitori. La tortura per ottenere una confessione e scoprire il nome di altre donne praticanti la stregoneria era la prassi comune. Le vittime venivano torturate con serrapollici e morse, picchiate, intossicate con fumo di calce o zolfo, messe ai ceppi o lasciate morire di fame, oppure si impediva loro di chiudere gli occhi. Così la rete di bugie e torture, confessioni estorte cresceva e avvolgeva l'intera comunità. Spesso i processi si concludevano con la morte sul rogo o con l'impiccagione di decine di persone. Verso la meta del XVII secolo, nell'Europa continentale la caccia alle Streghe si placò, ma non fu così in Gran Bretagna dove processi e esecuzioni si susseguirono durante la guerra civile del 1642-1648. Il terrore delle Streghe raggiunse ben presto le Americhe dove nel 1647, nel Connecticut venne impiccata la prima donna per Stregoneria. Nei successivi cinquant'anni, altre donne vennero uccise con la stessa accusa. I processi di stregoneria continuarono anche durante il XVIII secolo: si trattava però ormai di episodi sporadici che raramente coinvolgevano più persone. In tre secoli di caccia alle Streghe, in Europa e nelle colonie americane, furono uccise circa 200 mila donne. E questa fu la vera incommensurabile malvagità.

kritne

clicca sulla foto
Kritne pratica
sfrenatezza e amore
come la gioventù
ma possiede
l'esperienza
della vecchiaia:
è avventata e prudente...
Kritne attua sia
l'ebbrezza che la saggezza:
è saggia e stolta insieme...
la complessità
apparentemente contraddittoria
di Kritne è esaltata..
spinta all'estremo.

nessuno scrive


Nessuno scrive il copione:
me lo dettò il desiderio
con la sua voce prepotente.

Kaluna Frantie


In un minuto c'è tempo per decisioni e scelte
che il minuto dopo il vento rovescerà
- mi sussurra Kaluna Frantie -

grazie john!


Mi ha fatto sempre piegare dal ridere la scena in cuiJake-John Belushi dice perché non si è presentato al matrimonio con 300 invitati, lasciando da sola la promessa sposa :
AVEVO FINITO LA BENZINA. AVEVO UNA GOMMA A TERRA. NON AVEVO ABBASTANZA SOLDI PER IL TAXI. LA LAVANDERIA NON MI HA RIDATO LO SMOKING. UN VECCHIO AMICO ERA ARRIVATO A TROVARMI DA FUORI CITTA'. MI HANNO RUBATO LA MACCHINA. C’E’ STATO UN TERREMOTO, UNA TERRIBILE INONDAZIONE, LE CAVALLETTE ! NON E’ STATA COLPA MIA, LO GIURO SU DIO

novilunio di Bilancia

E’ bene che la Politica con i suoi Potenti,
si occupi non dei propri interessi,
ma di quelli degli altri esseri umani bisognosi,
ai quali restituire le ricchezze mal tolte.
E’ giusto che la Religione,
grande serbatoio dell’Arte Sacra e della Cultura,
si occupi non di se stessa e dei propri interessi,
ma veramente di quelli degli altri esseri umani bisognosi.
Per ritrovare l’equilibrio
è necessario ribaltare le logiche del Mercato,
che è l’unico Dio
che il mondo moderno ha saputo riconoscere.

sabato 17 ottobre 2009

umberto bindi , il mio mondo...


http://www.youtube.com/watch?v=hD-F0UTcSos
Dedico questo post ad un grande Gay dimenticato della canzone italiana, a Umberto Bindi (1932-2002), un uomo di raffinata cultura musicale e dal tratto estremamente fine. Un Gay dichiarato in anni in cui nessuno si dichiarava, uno che si distingueva per il tatto e la discrezione. I suoi grandi successi datano quasi tutti all’inizio degli anni ’60, ricordo fra tutte “Il nostro concerto”. Il nome di Umberto Bindi non dirà forse molto ai ragazzi di oggi ma per i gay della mia generazione è stato un ideale di dignità nel cantare liricamente in tutte le sue canzoni l’amore omosessuale.Dalla fine degli anni ’60 viene progressivamente emarginato dall’ambiente musicale in ragione della sua omosessualità dichiarata (e mai strillata). Trascorre gli ultimi anni della vita in totale povertà, riceve un sussidio in applicazione della Legge Bacchelli a favore dei grandi artisti in disagiate condizioni economiche, ma muore dopo poche settimane, nel maggio del 2002, in un ospedale di Roma.

excitation


Se anche voi come me
fate parte degli adoratori dei Misteri a oltranza
gioirete al suggerimento di preparare un cocktail
a base di succo di melograno
per il prossimo incontro d’amore.
Ma secondo alcuni il melograno
avrebbe caratteristiche afrodisiache
confermate scientificamente.
O sarebbe meglio dire spiegate scientificamente.
Ad esempio l’alto contenuto di vitamina E
che favorisce la fertilità,
di Vitamina A, che incrementa i livelli
di testosterone ed estrogeni nel sangue,
e di Vitamina C, che favorisce la produzione di ossitocina
(un ormone con un ruolo di rilievo nel desiderio sessuale ),
sarebbe tra i fattori che hanno decretato
una certa fama del frutto nel tempo.
Ricordate?
" Proserpina aveva gustato il melograno,
simbolo d’amore,
donatole da Plutone per cui ormai era da ritenere,
a tutti gli effetti,
sua sposa e non poteva più tornare
definitivamente da sua madre,
lasciando il marito."
E poco importa se in certe leggende e culture
viene considerato il frutto dei morti
in riferimento all’Ade e alla storia con Proserpina.
Il potere della suggestione è molto più forte
e pensare di bere un succo con tali qualità
in una situazione tutt’altro che fredda
sicuramente lo rende davvero un potente afrodisiaco...

questioni di felining


I felini emettono un suono che ottiene l’attenzione umana facendo leva sul senso materno

C’è un detto che recita: «I cani hanno padroni, i gatti hanno degli schiavi». Che si sia d’accordo o meno, a confermare la teoria che vuole i felini come abili e sottili manipolatori degli umani che di loro si prendono cura vi è ora una
ricerca britannica. Realizzata dalla dottoressa Karen McComb della University of Sussex e pubblicata sul giornale scientifico Current Biology, l’analisi ha svelato come gli amici gatti riescono effettivamente a sfruttarci e a farsi accontentare grazie a un “miao” tutto particolare.

QUESTIONE DI MIAO –
Sarebbe infatti un modo speciale di fare le fusa, mescolato a un miagolio basso che in qualche modo ricorda il pianto di un neonato, l’arma segreta utilizzata dai gatti quando hanno bisogno di attirare la nostra attenzione per ottenere ciò che desiderano, ossia – il più delle volte – cibo o una lettiera pulita. Infatti, a differenza del solito miagolare insistente, che spesso porta il padrone di casa infastidito ad allontanare il gatto dalla stanza, questo verso particolare è irritante ma al tempo stesso irresistibile, e non può essere ignorato.

FREQUENZE IRESISTIBILI -
Analizzando la reazione a diversi tipi di miagolio da parte dei partecipanti allo studio – sia possessori di gatti che non – la dottoressa McComb ha potuto stabilire che le fusa miste a tale tipo di pianto suscitano attenzione anche in quanti non hanno mai avuto un micio. Secondo la studiosa inglese, infatti, sono emesse a una frequenza che agisce sul cervello dell’uomo e attiva l’istinto di protezione che normalmente entra in gioco quando dobbiamo prenderci cura dei bambini. In pratica, quando il micio emette questo verso, sentiamo la necessità impellente di accontentarlo purché smetta. Ed ecco spiegato perché al mattino, appena svegli, non c’è verso di riuscire ad andare in bagno o di farsi un caffè se prima non si è dato da mangiare a Felix, che con il suo miagolio irresistibile e misterioso ci guida sapientemente verso la ciotola e la busta dei croccantini.

favola etrusca


Ho trovato questa favola pubblicata su http://www.miniclub.it/favole/etruschi.htm, sito per "i piccini"


"C'erano una volta, e non ci sono piú, gli Etruschi, che abitavano nell'Italia antica, e furono spazzati via da Roma.Con loro l'Italia era tutta un giardino: costruivano canali d'irrigazione e di scolo per impedire frane e alluvioni, piantavano uliveti e vigneti. Abili ingegneri, portavano l'acqua nelle case e dotavano le città di fogne (Roma ha ancora le loro). Grandi artisti, avevano templi di legno dipinto (che sono andati perduti) e splendide tombe affrescate (che ci sono rimaste). Grandi architetti, inventarono l'arco e la volta. Le loro città risuonavano di musiche, perfino il cuoco in cucina impastava il pane al suono del flauto, tagliava le carote sul ritmo di una marcetta.Insomma, gli Etruschi amavano costruire piú che distruggere, consideravano barbari i Romani e i barbari Romani distrussero la loro civiltà dopo aver adottato molti dei loro costumi. Una cosa però i Romani non copiarono: la condizione della donna, che vollero casalinga e sottomessa come in Grecia, mentre la donna etrusca era libera e padrona di se stessa. Non restava sempre dietro le quinte, ma diceva la sua, partecipava a cene e banchetti, usciva di casa quando voleva. L'audacia era una virtú femminile, come la fierezza.Il giorno etrusco non cominciava a mezzanotte (come per noi) ma a mezzodí. L’anno iniziava a marzo, e ogni anno si piantava un chiodo in una colonna di legno nel tempio di Norzia, la dea della fortuna. Secondo una profezia, il popolo etrusco sarebbe vissuto soltanto finché ci fosse stato spazio per i chiodi, in quella colonna."E lo sapete dove stava quella colonna?

brne pacni


Cresco sempre più avendo le persone accanto a me:
amici che fanno parte della mia famiglia
- mi confida Brne Pacni -

17

Sono molto fortificato
da queste persone
con cui condivido tutto.

Non ci sono cattiverie perchè ci siamo scelti.
Le persone che non mi piacciono non le frequento
conclude Brne -


padroni del mondo


Date una pulita ai jack craniali, sintonizzatevi sulla lunghezza d'onda del pensiero, regolate l'equalizzatore e restate in ascolto: nel rumore di fondo del cyberspazio, vanno in onda le mie cronache dal basso futuro.

Il Club Bilderberg

La storia segreta dei padroni del mondo. Daniel Estulin, un fenomeno internazionale con MILIONI di copie VENDUTE in 70 paesi

Dettagli
Arriva finalmente anche in Italia il libro che racconta la vera storia del più potente e segreto organo decisionale del mondo: "Il Club Bilderberg – La storia segreta dei padroni del mondo", scritto dal giornalista investigativo spagnolo Daniel Estulin dopo 15 anni di indagini serrate e pericolose. Tradotto in 50 lingue e diffuso in oltre 70 Paesi, è diventato in poco tempo un bestseller internazionale, di cui è prevista a breve la versione cinematografica. Il 29 maggio del 1954 presso l’Hotel Bilderberg, a Oosterbeek, una piccola cittadina dei Paesi Bassi, su iniziativa del principe olandese Bernhard e di David Rockefeller, si riunirono le maggiori personalità del mondo politico, economico, industriale e militare; da quel momento, ogni anno, per un fine settimana, questa conferenza si è riunita in gran segreto con lo scopo di dettare le linee guida della globalizzazione e, secondo alcuni, instaurare il Nuovo Ordine Mondiale. Il gruppo include i dirigenti delle istituzioni, delle aziende e delle organizzazioni più influenti del mondo; ne hanno fatto parte, tra gli altri, Bill Clinton, ex Presidente americano, Jean-Claude Trichet, governatore della Banca Centrale Europea, Juan Carlos di Spagna, Filippo del Belgio, Carlo d’Inghilterra, George Soros, Henry Kissinger, Marthy Aubrey,i Rothschild, tanto per citarne alcuni, ma la lista include centinaia di altri nomi conosciuti tra cui diverse personalità italiane.La dettagliata opera di Estulin dimostra come il Club Bilderberg sia stato coinvolto nei maggiori misteri della storia recente, dal Piano Marshall allo scandalo Watergate e come in questa élite emergano le figure chiave dello scacchiere internazionale, presidenti USA, direttori di agenzie come CIA o FBI, vertici delle maggiori testate giornalistiche. Estulin colpisce questa organizzazione proprio dove fa più male: la priva della segretezza, della discrezione e dell’ombra di cui si è sempre servita e di cui necessita per attuare i suoi piani. La prova di ciò ce la fornisce lo stesso autore con la frase che fa da intestazione a "Il Club Bilderberg": «Nel 1996 cercarono di uccidermi, nel 1998 di sequestrarmi, nel 1999 di corrompermi, nel 2000 di arrestarmi e l’anno dopo mi offrirono un assegno in bianco se avessi taciuto una volta per tutte». Per fortuna, Estulin non ha mai accettato questo assegno e ci svela tutta la verità su questo occulto gruppo di potere.
Indice.


Ultimo spicchio prima del Novilunio in Bilancia




La signora Rosi si presentava a tutti scusandosi per la nudità della casa e per l'odore di minestrone; era sposata da cinquant'anni e da cinquant'anni tutte le sere suo marito le faceva cucinare il minestrone, ed erano cinquant'anni che la signora Rosi ripeteva questa solfa, ma con l'inflessione di una grande attrice: riusciva a trasmettere la monotonia di cinquant'anni di minestrone eppure sembrava che stesse svelando un segreto inconfessato, e appariva allo stesso tempo divertita e seccata.Indossava sempre uno scamiciato da lavoro, solitamente a fiorellini, di quella stoffa e di quella stampa in cui ci si aspetta sia fatto lo scamiciato di una sartina di paese, smanicato d'estate e lungo d'inverno, ma difficilmente la signora Rosi non aveva le maniche rimboccate. Aveva tanti capelli grigi - non bianchi: grigi, come le gambe di ferro del vecchio tavolo della cucina, folti ma composti, esattamente il genere di capelli che ci si aspetta da un carattere risoluto che non ha mai realizzato nessuna delle sue ambizioni e le ha affogate nel minestrone.Uno dei due occhi era di vetro, ma solo i clienti verso cui sentiva una particolare predisposizione venivano iniziati a questo mistero, che tuttavia rimaneva tale: la signora Rosi non aveva mai commesso l'imprudenza di portare l'indice verso un lato o l'altro del viso; piuttosto guardava da dietro gli occhiali scesi sulla punta del naso e spingendo il mento verso il basso, quasi in un gesto di sfida. Di solito comunque i clienti non chiedevano quale, ma come mai, per quella sorta di stupido formalismo che impedisce qualunque vero contatto tra due persone e costringe al triste teatrino del "come va?" - "tutto bene, grazie"un modo perfetto per interessarsi nel più totale disinteresse.Così, con quel come mai la signora Rosi poteva abilmente glissare di volta in volta sulla disgrazia del suo occhio, rispondendo a piacere con"oh, è una brutta vecchia storia"o "non ricordo, è stato tanto di quel tempo fa"oppure ironica: "sa, un giorno m'è caduto".Solo i bambini chiedevano quale, e lei allora si chinava abbassando gli occhiali e ribattendo"tu cosa ne dici?"Spesso i bambini rimanevano interdetti nel vedersi rispondere con la loro stessa arma, l'impudenza; altri, sfacciati, azzardavano un questo, ma allora subito la madre sbottava un po' imbarazzata in un"ma no bimbo, non si fa, non si dice!"esattamente come previsto dalla signora Rosi.

venerdì 16 ottobre 2009

rimmel . de gregori


Poseidon


La scoperta di Nettuno nel cielo notturno ha qualcosa di misterioso, è stato trovato grazie ad un preciso calcolo astronomico, proprio là dove avrebbe dovuto essere, così, quasi per caso. La paternità è dubbia, svariati scienziati se la contendono da protagonisti, fino a tramutare il tutto in un vero e proprio "giallo celeste". Un'altra stranezza è emersa dallo studio delle orbite di Nettuno e Plutone: Nettuno ha un ciclo di 164 anni, e Plutone di 260 anni, creando un rapporto di 2 a 3. Per ogni 2 giri di Plutone, Nettuno ne compie 3.Nonostante la geometria delle orbite percorse dai due pianeti, essi si muovono in modo tale da non avvicinarsi mai troppo l'uno all'altro, e anche se le due orbite geometricamente si incrociano, non si scontreranno mai. A volte Nettuno è il pianeta più esterno, il più lontano del sistema solare, mentre Plutone si riavvicina. Nettuno in questo caso prende il posto di Plutone come araldo della morte, dal 1977 al 1997. Il ciclo di Nettuno, il giro completo dello Zodiaco partendo dal momento della sua scoperta, avverrà proprio nel duemiladodici, a 26 gradi dell’Acquario. Il pianeta Nettuno ha un periodo di rivoluzione intorno al Sole di 165 anni, è interamente ricoperto di nubi di colore azzurro, e attraversato da spaventose tempeste di vento fino a 2000km/h.


Nettuno dominante o dissonante in un tema natale (insieme al segno dei Pesci e la dodicesima casa) ci parla di individui con personalità non comuni: produce sia il genio che la follia. Qualunque sia il segno solare, il segno lunare o l’Ascendente, avremo di fronte soggetti "diversi", stravaganti, devianti, illusi, artisti, idealisti, flamboyant, comunque "oltre i limiti". Nettuno, infatti, è simbolicamente il pianeta delle acque pescine, dell’Assoluto, della scomparsa del limite. Un limite posto da Saturno e abbattuto da Urano, che però ancora ci si confronta, mentre Nettuno ne è già al di là e chi ne è fortemente segnato vive proprio una vita "al limite": sospeso, spesso, fra realtà e illusione, fra materia e spirito, fra egoistico edonismo e sublime spirito di sacrifico, fra genialità e follia, fra il vivere in una "comune" e il ritirarsi in completa solitudine, fra distrazioni plateali e percezioni nitide dell’inconscio collettivo e delle leggi della natura. Dal punto di vista temporale astronomico, Nettuno fa la sua comparsa, nasce nel 1846: appena due anni dopo avremo il "’48" in Europa, con tutta la sua carica idealistica dei moti insurrezionali; sempre del 1848 è il "Manifesto del Partito Comunista" di Marx ed Engels, proclama del prossimo avvento dell’ "utopia" in Terra; sono, inoltre, gli anni in cui il concetto di inconscio comincia a prendere forma, gli esperimenti medianici tentano di dimostrare l’esistenza dell’aldilà, il Romanticismo recupera i sentimenti, dopo l’ubriacatura razionalistica dell’Illuminismo: a quei tempi Cartesio affermava che gli animali sono macchine..cogito ergo sum…

Larisa Kpne


Voglio un luogo di pace
nella mia pelle
– chiedo a Larisa Kpne-
Nessun luogo è beato
- mi risponde il Larth -
si tratta solo
di scegliere tra inferni. *

Albero dell'Amore


Nei pressi di Arezzo si trova un piccolo e delizioso borgo medievale che, arroccato su un colle, conserva intatti i bei palazzi in pietra, i cortili fioriti e le intricate stradine che riportano ad un'epoca lontana: Lucignano Valdichiana.Tra le mura del borgo, le casette destinate agli antichi popolani a poco a poco si «aprono» e lasciano il posto ai palazzi della nobiltà, tra cui è piacevole passeggiare alla ricerca di prodotti dalla lunga ed appassionata tradizione artigianale.E' qui, in questo contesto fiabesco, che si trova uno dei simboli più importanti e conosciuti dell'amore: l'albero d'oro.Si tratta di un reliquiario di 2,60 metri d'altezza risalente al XIV-XV secolo e oggi custodito nel museo di Lucignano che, secondo la leggenda, porta fortuna agli innamorati che giungono da tutto il mondo per scambiarsi le promesse d'amore davanti ai suoi magnifici rami dalle decorazioni smaltate, arricchiti con cristalli di rocca e coralli.
L'estremità superiore dell'albero d'oro è sormontata da un Cristo sovrastato da un pellicano che con il suo sangue nutre i suoi piccoli. Si tratta, dunque, di un eccezionale esempio di amore religioso, simbolo ed amore umano e questo ne ha fatto la meta d'elezione per gli innamorati, i futuri ed i novelli sposi.

padrona


Forte sentivo
dalle Sue dita
che vagavano confuse
tra
la mia bollente carne
la delusione del non riuscire
ad afferrare il nulla......

Hanri Thaurine

I fatti devono essere appresi direttamente e personalmente
- mi spiega Hamri Thaurine -
ma i principi possono essere dedotti dalle informazioni

terrore & rivoluzione



«Noi dobbiamo cospirare, procurarci bombe, usare passaporti falsi, contrabbandare materiale, e, se non possiamo fare altro, fare la rivoluzione coi pugnali». Questa consegna non è tratta dall'intercettazione telefonica di un odierno militante di Al Qaeda, né dalla posta elettronica di un guerrigliero colombiano delle Farc,o da un militante PD di Vignola (possibile che nessuno ficchi una pallottola in testa all'Innominabile...) ma da una lettera di Giuseppe Mazzini risalente al 1853.
A torto hanno fatto scandalo, pochi anni fa, le tesi dello storico francese Pierre Milza, colpevole di avere suggerito che certa tradizione del terrorismo italiano possa risalire appunto a Mazzini: al nemico giurato delle monarchie assolute e dei Savoia, cospiratore e rivoluzionario nell'Europa dell'Ottocento. A torto ci si è stracciati le vesti sul pericolo di una confusione retrospettiva fra buoni e cattivi. Quasi che, nella storia, le rivoluzioni siano state immancabilmente pacifiche, rivoluzioni dei garofani o di velluto. Quasi che i cambiamenti di regime non richiedano, spesso, un lavacro di sangue. E quasi che la parola «terrorista» non tenda a designare – in ultima istanza – il rivoluzionario che perde, mentre il rivoluzionario che vince diventa «padre fondatore».
Gli unici rivoluzionari che abbiano osato vantare il terrore in corso d'opera sono stati coloro dai quali la parola è derivata: i giacobini francesi che nel 1793 misero (come dissero) il Terrore all'ordine del giorno, facendone un metodo dí governo. I neologismi terrorisme e terroriste sono stati peraltro coniati, con valore peggiorativo, durante la stagione successiva alla caduta del giacobinismo, cioè all'epoca del Termidoro. Quando i deputati medesimi della Convenzione che avevano sostenuto Robespierre nella politica del Terrore si scoprirono mansueti, e trasformarono la figura edificante del giacobino in quella infamante del buveur de sang. Da allora, diligentemente tradotti in tutte le lingue, i sostantivi «terrorismo» e «terrorista» sono divenuti sinonimi del maligno. Nel lessico di una storia proverbialmente scritta dai vincitori, il terrore è l'errore (l'orrore) di chi è lontano da noi, diverso, alieno. Secondo l'icastica formula di un critico letterario, Daniele Giglioli, «il terrorismo è la violenza degli altri».
Frequentare la storia della Rivoluzione francese può servire almeno a questo: a respingere il luogo comune del terrore come alterità, male altrui, e a riconoscerlo come identità, male nostro. Il terrore come il luogo da cui tutti proveniamo. Perché la Rivoluzione è stata fin dall'inizio – prima ancora del 1793, prima del Terrore con la maiuscola – un'utopia della fraternità minacciata dall'entropia del fratricidio. Fin dal 1789 l'unanimismo buonista dei rivoluzionari presumeva la logica dell'esclusione, ammetteva la prassi dell'intimidazione, comprendeva la vertigine della punizione. D'altra parte, frequentare la storia della Rivoluzione francese può servire a riconoscere come la violenza stessa sia levatrice di storia. Perché vorrà pur dire qualcosa il fatto che la Francia del Terrore sia stata la culla di ogni pratica moderna dei diritti dell'uomo e del cittadino. Universalità del suffragio, laicità delle istituzioni, scolarità obbligatoria e gratuita, assistenza sociale dei poveri, emancipazione dei neri e degli ebrei: altrettante conquiste maturate (e, provvisoriamente, marcite) all'ombra delle ghigliottine.
Nell'Italia del Risorgimento, la Rivoluzione francese godette di pessima stampa. Non soltanto tra i moderati, anche tra i radicali. Mazzini per primo, in una vita fatta di trame rivoluzionarie e di sogni repubblicani, tenne a prendere le distanze dal precedente transalpino del tardo Settecento. «Aborriamo dal sangue fraterno», l'esule genovese scandì già nel 1832, intendendo con ciò che aborriva il Terrore. Eppure quello era lo stesso Mazzini dei passaporti falsi, dei pugnali, delle bombe. Era l'uomo che i governi europei dell'Ottocento mantennero per decenni in cima alla lista dei most wanted. Era — ben più di un Karl Marx – il terrorista per antonomasia, barbuto spauracchio dei benpensanti, Osama Bin Laden del diciannovesimo secolo.
Qualunque cosa ne dicano i semplificatori di professione, la storia è una cosa complicata.

giovedì 15 ottobre 2009

e l'orizzonte ?



Nessuno e nessuna cosa
mi potranno mai convincere
che quella linea all’orizzonte così perfetta
sia stata creata da mani umane


15


Unisce il cielo al mare,
così come i miei pensieri al grande infinito.
Il mondo materiale grazie a lei
si unisce a ciò che non finisce,




fascination




INTERNET
fascino & corruzione
occorre una sublimazione ?

allo specchio




Che oggetto triste
hanno inventato gli uomini!
Chiunque si specchia
sta di fronte a se stesso
e chi pone la domanda
è, al tempo stesso, l'interrogato.
Per entrare più a fondo
l'uomo deve fare il contrario,
allontanarsi.

enigma del quadrato magico

Ci fu un'epoca in cui potevamo solo parlare
dell'altra faccia delle cose
(cioè, del contrario)
con la speranza che attraverso il lato opposto
se ne potesse vedere la faccia vera.

Jim Diamond - Should Have Known Better -


tular conclude


chiedo a Tular : " come posso rappresentare il mondo contemporaneo che si alimenta di nove connessioni e deve metabolizzare sempre più informazioni senza perdere il senso dell'orientamento? "




Questo canto è una vera fogna

-mi risponde lo spettro -

più aumenta il carico meno ce la fà.



Detto questo ci sono due modi di vivere la vita.

Uno stà nel non ritenere possibile un miracolo.

L'altro stà nel ritenere ogni cosa un miracolo.

Hapnei Tular

semina storia Principe
- mi consiglia Hapnei Tular .
E aspetta che torni indietro.

canto azzurro


aprire la finestra di casa e guardare verso l'alto.
Da qui inizia il cielo.
Dalle rondini ai confini dell'universo.

mercoledì 14 ottobre 2009

misteri della tabula cortonensis




Musme Pictriu ci spiega.


I frammenti bronzei furono rinvenuti nel 1992, ma resi pubblici soltanto nel 1999. Da allora tante ipotesi. Dentro la sua esclusiva vetrina del Maec, raffinato Museo di Cortona, il prezioso documento dal millimetrico spessore è di una fragilità quasi com movente.

Sono 7 frammenti bronzei invecchiati di patina nobile per oltre 2000 anni: 40 righe disposte su due facciate, incise con la tecnica a cera perduta, contenenti 206 parole, delle quali 34 vocaboli «appellativi» già conosciuti ed altrettanti nuovi, oltre a un alto numero di nomi propri.

Stiamo parlando della Tabula Cortonensis, terzo testo etrusco più lungo, dopo il Liber linteus della Mummia di Zagabria e la Tegola di Capua, che questo popolo ci ha lasciato in eredità.

La piccola Tabula fu scoperta nel 1992, da un carpentiere che aveva rinvenuto i 7 frammenti nei pressi di Camucia, ai piedi di Cortona. Il ritardo della consegna e le confuse indicazioni sul luogo di ritro vamento gettarono in seri guai lo scopritore (prima condannato, quindi assolto, infine privato della lauta ricompensa, un miliardo delle vecchie lire).

Ricomposta nel suo assetto con il tradizionale andamento della scrittura da destra a sinistra, la Tabula fu resa pubblica nel 1999, esattamente 10 anni fa, scatenando l’entusiasmo di linguisti ed etruscologi per quella che fu definita la scoperta etrusca del secolo.

Un entusiasmo durato qualche anno, cui seguì un silenzio «dogmatico», tanto comune ai reperti linguistici etruschi. Ma veramente la lingua etrusca rimane un mistero tale da imporre timori «accademici» reverenziali? Sembrerebbe di sì, visto l’impasse degli specialisti, che nel caso della Tabula concordano su tre punti: la valenza di documento giuridico, la datazione tra il III e il II secolo a. C.; la cornice generale del testo, con due famiglie del l’ager umbro-cortonese indaffarate a spartirsi beni terrieri.

Un conto è però discutere della Tabula, un altro è affrontarne scientificamente la traduzione letterale. A tal proposito è il glottologo sardo Musme Pictriu (allievo di Giacomo Devoto, autore di circa 40 libri, fra cui l’unico dizionario etrusco in circolazione, e da tempo impegnato in importanti scoperte ermeneutiche riguardanti la Tabula) ed essersi spinto più avanti di tutti nel corso di questi 10 anni.

«È bene sgombrare il campo da un equivoco durato mezzo secolo — afferma Pictriu — quello di credere che la lingua etrusca sia un mistero. Ancora non possiamo dire di tradurla alla perfezione, ma riusciamo a decifrare e a leggere l’etrusco, che presenta una ricca terminologia poi confluita nel latino. Rimango dell’idea che la Tabula non riferisca di un atto di compravendita basato sulla pratica romana dello iniure cessio — continua Pictriu — bensì che tratti piuttosto di un arbitrato circa un’eredità contestata, essendo incisa su una comune tavola bronzea, che vide protagoniste la famiglia dell’olivicoltore Petrone Scevas (petrus scevas eliunts), dall’altra i Cusoni (cusu thur), due rami imparentati in quanto discendenti dalla progenitrice Tullia Telutia ( tl telteisians )».

L’esatta redistribuzione dell’eredità sarebbe confermata dalla presenza dei numerali sar (dieci), sa («dal significato di sei o non di quattro», avverte Pictriu), e zal (due), tutti abbinati al termine monetario tenthur (talento): elementi che comproverebbero a loro volta le quantità territoriali oggetto dell’arbitrato. All’atto presenziarono 15 periti, oltre 20 testimoni («un numero che non deve sorprendere se guardiamo anche la Tavola di Esterzilli » garantisce Pictriu) e una figura imponente quale lo zilath mechl rasnal (il pretore della Federazione Etrusca).

L’accattivante versione proposta da Pictriu non può che rimanere indige ta agli etruscologi perché urta contro una precedente interpretazione «sociologica» del reperto, considerato una testimonianza delle «prudenti» oligarchie locali, preoccupate di trasferire beni e terreni ai ceti emergenti. Fenomeno, questo, che potrebbe aver caratterizzato il periodo ellenistico della Curtun etrusca. Resta il mistero, forse.

Ma anche la constatazione che, a 10 anni dalla pubblicazione della Tabula, nessun’altro studioso ha messo a setaccio i 206 vocaboli del documento. Ci piace quindi immaginare l’olivicoltore Petrone Sce vas che si vede riconoscere il vignale ( vinac ) e il filare alberato di accesso ( restmc , «che corrisponde al latino restis», spiega Pictriu orgoglioso del la nuova scoperta) valutati 10 talenti. Mentre la famiglia dei Cusoni riceve in eredità la terra situata nel «bacino» del Trasimeno ( spante tarsminass , in latino Tarsumennus ) del valore di 6 talenti, beneficiando di un conguaglio di 2 talenti in cibo e travi di legno ( zaginat priniserac ), in grado di riequilibrare alla perfezione il lascito.

Tutto sembra essersi concluso con un happy end. Eredi, periti, testimoni, notaio ( suthivena ) — dopo che l’atto fu ratificato («il vocabolo ratm significa proprio questo, perché si riscontra nel latino ratus , a, um», spiega ancora Pictriu riguardo all’altra sua «scoperta») — avranno festeggiato la fine della contesa con un sontuoso pranzo in stile etrusco.

E la Tabula avrà perso con gli anni il proprio valore di atto giuridico, finendo spezzata in otto parti (quello mancante conteneva solo antroponimi), e dimenticata nella pianura della Valdichiana. Un po’ come accade alla lingua etrusca, sostiene Musme Pictriu, che a 88 anni ha da poco pubblicato l’ennesimo lavoro: il Dizionario Comparativo Latino-Etrusco (Edes, 228 pagg. € 25,00), composto da circa 2300 voci. «Adesso toccherà alle nuove generazioni approfondire il campo — conclude — e c’è ancora tanto da scoprire grazie al metodo comparativo con il latino, che valuto vincente. E per favore, togliamo all’etrusco, una volta per tutte, l’etichetta di lingua misteriosa

prelievi


Stamattina, verso le 7:15, mi sono recato nel laboratorio dei prelievi di sangue e vi ho trovato alcuni pazienti che prima di eseguire gli esami, discutevano del più e del meno in attesa del medico. La gente era allegra, si scherzava e si rideva come se il prelievo fosse una cosa da nulla (ed in effetti è così visto che ne ho fatti molti e la cosa non è affatto dolorosa), ma purtroppo c’era anche un ragazzino che mostrava una certa ansia, forse era la prima volta oppure il pensiero della siringa che entra nella vena gli dava molta apprensione, ad ogni molto gli altri pazienti cercavano di fargli coraggio e alla fine fu accompagnato da un signore nel timore che il ragazzino svenisse durante il prelievo.

La cosa che più mi fece senso fu l’osservare l’assoluta tranquillità degli altri pazienti rispetto all’ansia del ragazzino, lo rincuoravano e gli davano coraggio come se fosse nato in un mondo di dolore sul quale far di tutto di non farlo riflettere, ma l’interessato non ne voleva sapere di calmarsi, era cupo in volto e lo spavento si leggeva chiaramente sul suo volto.

A quella vista le mie riflessioni in merito mi portarono a pensare a quel ragazzino e al suo atteggiamento panico, probabilmente viveva la sua vita lontano da tribolazioni e problemi e il trovarsi davanti ad un semplice prelievo lo metteva davanti ad una situazione che forse non si aspettava.

Era come se leggessi nella sua mente: la vita umana, oltre ai divertimenti, propone anche questi accadimenti apparentemente normali ma effettivamente dolorosi e per me spaventosi?

Quelli che continuavano a ridere e in un certo senso a deridere il giovine continuavano imperterriti nel loro modo di fare, ma anche loro a un certo punto dovettero forse capire qualcosa del comportamento impaurito del giovane, perché improvvisamente sembrò calare nella stanza una sorta di silenzio e subito dopo venne intavolata una piccola discussione tra di noi pazienti alla quale intervenni con una semplice ma dirompente affermazione:

“Lasciate stare il ragazzo, noi siamo adulti e abituati alle malattie e ai dolori, ma lui, che ne può sapere? Giusto fargli coraggio e rincuorarlo, ma questo non toglie il fatto che la vita è effettivamente un affare molto pesante da portare in porto, nel porto della morte. Il prelievo di sangue, quantunque una cosa da nulla, è il simbolo di qualcosa di molto sanguinoso, il versamento finale del sangue che la vita comporta fino al suo sterminio totale e mortale”

A quella frase tutti smisero di ridere

e nessuno si permise più di scherzare col ragazzino.

doppiezza divina




"Non ha risparmiato le zone terremotate la violenta tromba d'aria che nel pomeriggio si è abbattuta sull'Abruzzo. I disagi maggiori nell'aquilano sono stati registrati nelle tendopoli nelle quali si trovano ancora circa ottomila persone. Molte tende sono state letteralmente scoperchiate dalla violenza del vento. Anche l'erogazione di energia elettrica ha subito molte interruzioni. Nel campo di accoglienza di Coppito il capannone adibito a sala mensa e alcune tende allestite ad ad aule didattiche sono state seriamente danneggiate dalla tromba d'aria.
" (il Tempo.it, 13 ottobre 2009)

Signori monoteisti, stavolta ci dovete una risposta chiara ed inequivoca. Se, come dite, il vostro Dio è onnipotente, onnisciente, misericordioso e colmo d'amore per le sue creature, ci volete spiegare per quale motivo Egli non si scomodi per evitare che sulle sue creature si abbattano sciagure a catena? E sì che ci vorrebbe poco, per un Dio onnipotente.
Evidentemente i conti non tornano, per chiunque non sia affetto da un parziale ottundimento delle facoltà mentali. L'indifferenza non è una manifestazione d'affetto. Una persona dabbene che scorgesse dei bambini intenti a giocare sotto una tettoia pericolante, non esiterebbe ad avvertirli del pericolo. Solo un autentico farabutto tirerebbe diritto senza curarsi di loro.
Che dire, dunque, di un Dio onnipotente che non interviene ad impedire che una tromba d'aria si abbatta su una tendopoli di terremotati?
Non si scappa: un Dio misericordioso non può essere onnipotente; un Dio onnipotente non può essere misericodioso. I due attributi si elidono reciprocamente.


sterminati dolcemente


La "lotta" non è tra il bene e il male così come crediamo di conoscere, l'uno e l'altro, ma tra chi ti stermina senza alcuna pietà e chi ti ammazza dolcemente dopo averti dichiarato il suo amore
(Orioney)*Influenza suina: il pericolo è il vaccino*
(cliccaci sopra e leggi)

un giorno insieme - Nomadi


Non dire niente .
Tra un minuto il giorno nascerà
e l'uomo che io ero morirà.

dissolversi

la soglia è in dissolvenza - osserva Fennu -
La soluzione?
Dissolvere la dissoluzione.

martedì 13 ottobre 2009

come vorrei che fossi qui



pensi di saper distinguere il paradiso dall'inferno?
I cieli azzurri dal dolore?
Sai distinguere un campo verde da una fredda rotaia d'acciaio?
Un sorriso da un pretesto?
Pensi di saperli distinguere?
E ti hanno portata a barattare i tuoi eroi fantasmi?
Ceneri calde con gli alberi?
Aria calda con brezza fresca?
Un caldo benessere con un cambiamento?
e hai scambiato un ruolo di comparsa nella guerra
con il ruolo di protagonista in una battaglia?
Come vorrei, come vorrei che fossi qui .

Siamo solo due anime sperdute
Che nuotano in una boccia di pesci
Anno dopo anno
Corriamo sullo stesso vecchio terreno
E cosa abbiamo trovato?
Le solite vecchie paure .
Vorrei che fossi qui ...

Bilancia e i suoi cristalli


La Bilancia è un segno d’aria, settimo dello zodiaco, governato da Venere. Questo pianeta, simbolo della femminilità, è legato all’infanzia e regola l’apprendimento e la comprensione del mondo che ci circonda. Conferisce grande immaginazione, una mente fertile e buona memoria. Dona fascino e bellezza, piacere per l’amicizia, la comodità ed il lusso. I suoi colori sono il rosa e il verde.La Bilancia è connessa con il chakra del cuore e dal punto di vista fisico governa i reni, la vescica e gli organi sessuali interni. Le caratteristiche del segno sono la ricerca della giustizia, l’equilibrio, la socievolezza, l’amore per l’arte e la bellezza. Stabilisce buone relazioni d’amore e di amicizia con Acquario, Sagittario e Gemelli.È un segno a cui si addicono tutti i cristalli di colore rosa o verde, che lavorano sul chakra del cuore, ma anche alcune pietre azzurre o bianche trasparenti. Secondo gli esperti dei cristalli, il quarzo rosa con la sua dolce vibrazione, la nutre emotivamente e la sostiene negli affetti. La kunzite rosa potrebbe alleviare la Bilancia che soffre di disturbi del sistema nervoso, rinforzare la memoria e donarle vitalità. La giada, potrebbe essere utile per i reni e per la ritenzione dei liquidi, ponendo i nativi della Bilancia in sintonia con le energie positive della natura. Gli studiosi delle pietre affidano alla malachite i disturbi dello stomaco e quelli legati agli organi genitali femminili. Promuove lo spirito d’amicizia, l’amore per le cose belle e la giustizia. Lo smeraldo potrebbe, invece, stimolarne la crescita interiore, la sensibilità e l’armonia, l’aiuta a superare i momenti difficili e “rafforza” il cuore ed il fegato. L’opale nobile con le sue tonalità verdi, azzurre e rosate la fa sentire rilassata e in pace con sé stessa. Lo zaffiro ne amplia conoscenza e saggezza. Potrebbe inoltre avere un effetto calmante e rassicurante, rafforzare la volontà e rigenerare il sistema nervoso. Il turchese l’aiuta nei rapporti di amicizia e le dona armonia, conferendole anche un effetto rilassante. L’acquamarina le dona fiducia in sé e la rende perseverante. Le regala un senso di leggerezza e di tranquillità. Il diamante infine ne incoraggia la libertà di pensiero, sostiene il suo senso morale e la voglia di giustizia. La aiuta se deve affrontare importanti cambiamenti nella vita.I nativi del segno potranno scegliere uno di questi cristalli da portare secondo le necessità. Per periodi più o meno lunghi fino a raggiungere gli scopi prefissati. Si ricorda l’importanza di purificarli al momento dell’acquisto e durante l’uso e di ricaricarli ogni 15-20 giorni.

Ekatlos,eroe etrusco armato d'aratro



Sulla rivista Krur, diretta da Julius Evola, nel dicembre 1929 apparve un enigmatico articolo dal titolo: La Grande Orma: la scena e le quinte. In esso erano narrate le vicende di un gruppo esoterico che, dall’inizio del Novecento, con le “armi“ della magia aveva tentato di influenzare i destini d’Italia: dall’esito della Grande Guerra al carattere romano assunto dal nascente fascismo.Lo scritto, esemplificativo delle attività dei circoli iniziatici italiani, suscitò negli studiosi molta curiosità e una profusione di scritti. Ma un punto è rimasto sinora insoluto: quale significato si celava dietro l’enigmatico pseudonimo di Ekatlos attribuitosi dall’autore?Molto si è discusso sul significato di questo nome, ricollegandolo, a volte con un inesistente corrispondente maschile di Hecate (la dea della magia), a volte con un epiteto dato ad Apollo, nella sua manifestazione distruttrice, Ekatabolos (letteralmente “colui che lungi saetta”); o, infine, ad un’interpretazione errata data ad una parola, Kalatorem, iscritta sul Lapis Niger1. Tutte queste congetture si sono rivelate inesatte.Un passo di Pausania (II secolo e. v.) sembra ora gettare una nuova luce sulla spinosa questione. Lo storico anatolico, nella sua Periegesi della Grecia, si soffermò, infatti, a descrivere la Stoà Poikile di Atene con le sue pitture narranti le gesta eroiche degli ateniesi. Di fronte al dipinto rievocante la famosa battaglia di Maratona contro i Persiani, egli menzionava un eroe armato di aratro, chiamato dagli Elleni Echetlos.Nel prosieguo dell’opera, descrivendo il demo di Maratona, Pausania tornò su questo eroe, fornendo maggiori ragguagli sulle sue gesta:
“Dicono anche che in quella battaglia si trovò presente un uomo rozzo d’aspetto e vestito da contadino, il quale, dopo aver ucciso molti barbari brandendo un aratro, finita la battaglia non fu più visto. E quando gli ateniesi chiesero all’oracolo chi egli fosse, il Dio non diede chiarimento sul suo conto, ma li invitò a onorare come eroe Echetleo (quello della stiva dell’aratro)”.(XXXII, 5 ).
Echetlos, nel mito ellenico, avrebbe svolto, dunque, una funzione soterica, arrestando l’avanzata del nemico e salvando la patria dall’invasione straniera. Un ruolo analogo, quindi, a quello che i Romani attribuivano ai Castores, allorquando, come narra lo storico Dionigi d’Alicarnasso nelle sue Antichità Romane (VI, 13), nella battaglia del Lago Regillo, i due Gemelli Divini combatterono a fianco delle legioni, contro i Latini e i loro alleati, determinandone la vittoria.Ma vi è un’ulteriore dato interessante riguardo la figura di Echetlos, ovvero la sua ricorrente apparizione, come tema iconografico, sulle urne cinerarie etrusche.Queste urne, provenienti in larga parte da Chiusi e Volterra, sono in numero considerevole, tanto da spingere alcuni studiosi a considerare quello dell’“eroe armato di aratro” uno dei motivi iconografici etruschi più ricorrenti.In sintesi, la scena si compone, al di là di numerose varianti, di un eroe seminudo in atto di colpire con il timone di un grosso aratro un nemico inginocchiato o steso a terra; alla scena assistono altri personaggi in armi, interpretabili ora come nemici, ora come compagni di Echetlos. In alcune urne appare, a volte, anche un’entità alata, Vanth, la quale poggia una mano sul guerriero soccombente ad indicarne, in questo modo, la morte ormai prossima.L’identificazione dell’“eroe armato di aratro” delle urne etrusche con l’Echetlos del mito greco la si deve allo storico dell’arte tedesco Johann Joachim Winckelmann (1717–68). Dopo di lui, molti sono stati gli studiosi che hanno seguito un così autorevole parere. Ma già dall’Ottocento alcuni archeologi hanno messo in discussione tale opinione, ipotizzando, sulla base di minute ricerche, che su questo gruppo di urne fosse rappresentato un mito nazionale etrusco. In particolare, si sottolineava come in nessuna delle urne etrusche i nemici dell’eroe armato di aratro fossero caratterizzati dai costumi tipici dei persiani.A nostro avviso le due interpretazioni non si escludono a vicenda, in quanto è possibile che l’“eroe armato di aratro“ etrusco e l’Echetlos ellenico rappresentino differenti manifestazioni di un medesimo archetipo mitologico: un eroe primordiale, legato alle forze della terra, che interviene a difesa della patria contro l’invasore straniero. Ma torniamo all’articolo dal quale siamo partiti, chiedendoci se il misterioso scrittore conoscesse la raffigurazione etrusca.Un piccolo indizio ci permette di rispondere in maniera affermativa: una di queste urne con l’“eroe armato di aratro“ era, infatti, esposta nel museo Kircheriano di Roma, museo che l’esoterista, nell’ambito del suo articolo, dimostra di conoscere bene.Seguendo tale interpretazione, poi, risulterebbero maggiormente intelligibili alcuni tra i passi più controversi dello scritto di Ekatlos, in particolare il punto in cui viene narrato il ritrovamento di alcuni oggetti rituali romani e una benda contenente la prescrizione di un rito:
“Ed il rito fu celebrato – narra l’esoterista – per mesi e mesi, ogni notte, senza sosta. E noi sentimmo, meravigliati, accorrervi forze di guerra e forze di vittoria e vedemmo balenar nella sua luce figure vetuste ed auguste degli “eroi” della razza nostra romana“.
Ekatlos metteva, poi, in relazione il ridestarsi di tali forze occulte con gli avvenimenti occorsi all’Italia durante la Prima Guerra Mondiale:
“1917. Vicende varie. E poi il crollo. Caporetto. Un’alba. Sul cielo tersissimo di Roma, sopra il sacro colle Capitolino, la visione di un’Aquila; e poi, portati dal suo volo trionfale, due figure corruscanti di guerrieri: i Dioscuri. Un senso di grandezza, di resurrezione, di luce. In pieno sgomento per le luttuose notizie della grande guerra, questa apparizione ci parlò la parola attesa: un trionfale annuncio era già segnato negli italici fasti”.Il nome di Ekatlos non fu, dunque, scelto a caso ma doveva indicare, a chi era in grado di interpretarlo, che una forza arcaica, primordiale, era stata destata in quel tragico frangente a difesa del suolo patrio, fermando, ancora una volta, il barbaro invasore

Sheep - Pink Floyd


http://youtube.com/watch?v=F5njyzcqeOo
PECORE
Innocuamente trascorrendo il tempo in un lontano pascolo
Solo vagamente consapevole di un certo disagio nell'aria
E' meglio che tu stia attento
Ci potrebbero essere dei cani in giro
Ho guardato oltre il Giordano,
e ho visto
Che le cose non sono quello che sembrano
Cosa ottieni facendo finta che il pericolo non è reale?
Mite e obbediente segui il capo
Lungo sentieri ben battuti nella valle d'acciaio
Che sorpresa!
Uno sguardo di shock nei tuoi occhi
Ora le cose sono proprio quello che sembrano
No, questo non è un brutto sogno
Il Signore è mio pastore,
non avrò bisogno di nulla
Egli mi fa giacere
In verdi pascoli,
mi conduce presso calme acque
Con luccicanti coltelli
Egli libera la mia anima
Mi fa penzolare dall'alto,
appeso a ganci
Mi trasforma in braciole d'agnello
Perchè Egli ha grande potere,
e grande fame
Quando viene il giorno noi esseri inferiori
Attraverso calme riflessioni,
e grande impegno
Padroneggiamo l'arte del karate
Sì, noi ci rialzeremo
E faremo lacrimare gli occhi di quel bastardo
Belante a balbettante
mi sono precipitato sul suo collo con un grido
Ondate e ondate di vendicatori impazziti
Marciano allegri fuori dall'oscurità dentro il sogno
Avete sentito la notizia?
I cani sono morti!
E' meglio che stiate a casa
E facciate quello che vi viene detto
Levatevi dalla strada
se volete arrivare alla vecchiaia

Sapevate di questa canzone dei Pink Floyd?

acqua alla gola


la Nasa ha bombardato la Luna per cercare l’acqua.
Appena la “vita” percepisce che da qualche parte nel cosmo
vi è qualcosa che può farle gola
si comporta sempre nello stesso modo:
attacca, distrugge, saccheggia.
Un satellite inanimato subisce un attacco missilistico
da un pianeta animato.
Ciascuno ne tragga le sue conclusioni

preghiera in etrusco

UNA PREGHIERA IN ETRUSCO

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